Abbazia di Santo Stefano di Manciano – Trevi

L’Abbazia è un ammaso di macerie immezzo al bosco sopraffatta dai rovi e dai vandali che si sono persino impossessati dei portali in pietra.

 

Cenni storici

È un edificio di culto risalente circa al XII secolo con un ampliamento forse riferibile al secolo successivo, di cui restano oggi solo pochi resti, immerso nella fitta vegetazione boschiva, è una delle più imponenti tra le numerosissime costruzioni dell’epoca.
I ruderi dell’antica chiesa dedicata a Santo Stefano in Manciano di Trevi si trovano a quota 527 sulla cima del colle omonimo, prospettante sul Fosso Rio che segna il confine con Foligno.
Nel periodo delle lotte tra comuni importante era la sua posizione strategica come avamposto a nord del territorio di Trevi, con vista su Foligno e un buon settore della valle e possibilità di controllo dei valichi a nord-nordest di Trevi, da sempre tanto importanti e trafficati, che aprivano la via verso la Marca di Ancona e il ducato dei Varano di Camerino.
All’interno è ancora visibile parte della cripta a sala unica e pianta quadrata.
Al di sopra, troviamo i resti del presbiterio sopraelevato e dell’abside semicircolare. Come le chiese coeve, è perfettamente orientata con l’abside a est e la facciata a ovest.
La posizione asimmetrica dell’abside rispetto all’asse della costruzione e la facciata con due portali denotano un ampliamento, verso il lato sud, con conseguente abbattimento della originale parete laterale alla destra di chi entra forse il tutto avvenuto nel XIII secolo.
La chiesa era annessa ad un’abbazia più antica con un insediamento monastico la cui fondazione si fa risalire circa al 600 d.C.
Secondo le memorie popolari fu centro di culto ricco di beni preziosi e di leggende.
I documenti storici legano questa chiesa all’ordine dei Benedettini, anche se nei resoconti della visita pastorale del Lascaris si cita la presenza di monaci dell’ordine degli Umiliati.
Nel 1296 il Vescovo di Spoleto sottrasse al complesso monastico il primato e i beni di Santa Maria Inturrita per unirli alla sua Diocesi.
Lo Jacobilli narra che, il 18 ottobre del 1318, l’abbate Pietro, non riuscendo a riportare i monaci di santo Stefano di Manciano alla pura osservanza della regola “… per esser nel capo, e nelli membri dissoluto, diruto e diformato nelle persone e nella robba et oppresso nel spirituale, e nel temporale, nè potervi più tener l’osservanza regolare: sapendo il Monastero di Sassovivo con suoi membri stava in vigore nel culto divino, e nell’osservanza regolare, …”, decise di annettere questa abbazia a quella di Sassovivo, conosciuta ed apprezzata per la fervenza religiosa dei monaci, con tutti i suoi membri, le pertinenze e i beni.
L’abbazia conobbe in seguito fasi alterne: per decisione di Papa Giovanni XXII (nell’anno 1319) con la quale annullò l’adesione a Sassovivo e passò dell’Abbazia alla Curia del Rettore del Ducato di Spoleto, poi nel 1320 fu aggregato alla mensa vescovile in cambio della Piave di Montefalco dove il rettore intendeva trasferire il suo quartier generale. .
Nel 1363 vi risiede il Vescovo Giovanni (Jean d’Amiel). Nel 1429 risulta già abbandonata ed oggetto di un restauro da parte della mensa vescovile spoletina. Nel 1571 il Vescovo De Lunel la descrive ” …in indecenti loco, et satis remoto, et separata a prefata villa…” e priva di pavimento.
Lui stesso ordinò la chiusura di due porte e della “catacumbam” sotto l’altare per ottenere un luogo di sepoltura.
Dai resoconti di questa visita veniamo anche a conoscenza che erano stati gli stessi abitanti di Manciano a non volere che fosse pavimentata, desiderando avere una chiesa posta in posizione più comoda e vicina al centro abitato.
 

Struttura

Da una visita del Barberini del 1612 sappiamo che il campanile era stato devastato da un fulmine e che la campana era conservata nella casa parrocchiale.
Rimangono solo le mura perimetrali della chiesa, l’elegante abside semicircolare e la cripta. Dell’antica abbazia adiacente restano soltanto pietre erratiche.
All’interno è ancora visibile parte della cripta a sala unica e pianta quadrata.
Al di sopra, troviamo i resti del presbiterio sopraelevato e dell’abside semicircolare.
Come le chiese coeve, è perfettamente orientata con l’abside a est e la facciata a ovest.
La posizione asimmetrica dell’abside rispetto all’asse della costruzione e la facciata con due portali denotano un ampliamento, verso il lato sud, con conseguente abbattimento della originale parete laterale alla destra di chi entra forse il tutto avvenuto nel XIII secolo.
All’interno della parete nord, fino ai primi anni ’80 si potevano individuare ancora tracce di colore su qualche brandello di intonaco superstite, mentre non si riescono ad individuare le imposte dei tre arconi che sostenevano le travature.
Testimonianze orali raccolte negli anni ’70 attestavano che intorno al 1920 la chiesa era ancora officiata seppur saltuariamente.
I portali della facciata sono stati puntigliosamente smontati e non si ha memoria di come fossero in origine.
 

Come arrivare

In auto – Da Trevi, raggiunto il bivio di Santa Maria in Valle, percorrendo la strada tra i monti che conduce a Ponze si raggiunge la frazione di Manciano.

A piedi – Si possono seguire le indicazioni puntualmente descritte nell’itinerario n. 2 del volume “Trevi: quattro passi tra storia e natura” edito dall’Associazione Pro Trevi e dal Comune di Trevi.

La visita ai ruderi si può abbinare ad una bella escursione che parte dalla Torre di Matigge, giunge alla chiesa di San Nicolò, prosegue verso i resti di Santo Stefano – ai quali si perviene grazie ad una breve digressione – si inoltra verso la chiesetta di San Martino e diverse frazioni di Manciano, per tornare, quindi, al punto di partenza, facendoci conoscere ed apprezzare questa montagna e quella di Matigge, con tutte le emergenze storiche ed ambientali del territorio attraversato.
 

Bibliografia

www.treviambiente.it
www.protrevi.com
 

Mappa

Link coordinate: 42.916115 12.757680

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