Abbazia di San Benedetto di Sasso Latrone – Caldarola (MC)

Cenni Storici

In prossimità del lago di Caccamo vicino al piccolo e caratteristico paesino medioevale di Pievefavera che quasi dà l’impressione di tuffarsi dentro lo specchio d’acqua, trovano spazio la chiesetta di Madonna del Sasso ed i resti dell’antico eremo di S. Benedetto.
Hanno certamente svolto un ruolo molto importante nell’alta valle del Chienti e sono stati strategici punti di appoggio per persone bisognose ed in cerca di riparo negli anni molto oscuri del Medioevo. Prima di spiegarvi come raggiungere questi due particolari siti, una breve occhiata alla loro storia sicuramente legata l’una al destino dell’altra. Della chiesa, che quasi certamente era annessa all’eremo, abbiamo notizie molto frammentarie e soprattutto non confermate al cento per cento. Come se avesse vissuto una vita appartata, in silenzio senza troppo esporsi alla vita quotidiana, alla realtà. Nata forse come romitorio dell’abbazia di S. Benedetto i cui resti resistono alle intemperie del tempo al di sopra di essa, sembrra che a partire dal XIV secolo, periodo in cui iniziò il declino del sito, ospitasse una piccola comunità di religiose forse dell’ordine francescano. E’, in pratica, incastonata sotto una prorompente sporgenza rocciosa del Monte Fiungo e domina l’alta valle del Chienti dall’alto di un suggestivo balcone. Una leggenda narra che all’interno di essa si nascondesse l’ingresso del tempio della Sibilla Cimaria ma non si hanno nessun tipo di notizie certe. Sono invece concreti i due affreschi presenti dentro la Madonna del Sasso: la Madonna con il Bambino ed una Crocifissione. I resti che si trovano più in alto sullo stesso versante del Monte Fiungo, fanno parte di una antica abbazia benedettina chiamata “Sancti Benedicti de crypta Saxi Latronis” la cui datazione risale all’incirca intorno al IX-X secolo. Ancor prima che venisse trasformata in un eremo, fu una vera e propria fortificazione all’interno della quale ricchi feudatari caduti in malora trovarono rifugio costretti ad arrangiarsi in qualche modo. Ma non solo feudatari ma anche persone benestanti che nel Medioevo, erano state private dei loro beni e proprietà da signori potenti e quindi costretti anch’essi a dedicarsi al brigantaggio o a vivere di stenti ed elemosina. Venivano chiamati “Latrones”. E’ certo che la posizione dell’eremo di S. Benedetto era decisamente adatta per agguati ed imboscate ai continui passaggi di merci considerato che dall’alto era in grado di controllare questa importante e stretta via di comunicazione e di commercio che si snodava all’interno della valle del Chienti. Un luogo isolato e difficilmente raggiungibile abitato successivamente dai monaci; l’eremo, considerata la vicinanza con la Rocca di Varano, fu certamente protetto dai Signori di Camerino e cadde in declino, seguendo la strada di altri monasteri, intorno al XV secolo. Molto suggestiva la facciata della torre che ancora resiste sotto la quale, intatta, è presente una splendida stanza con volta a botte perfettamente conservata. Sembra che il tempo qui dentro si sia fermato. Di tutto l’eremo, si può osservare qualche parete della chiesa con alcune monofore ed anche una cisterna interrata; una specie di pozzo delimitato ora da una rete con paletti di legno decisamente provvisori ma sufficienti per indicare di fare attenzione e renderlo visibile per evitare di cadere dentro la buca.
Panorama mozzafiato da quassù e l’unica cosa che purtroppo non è più possibile ascoltare è il silenzio; con la cava di fronte e la superstrada laggiù in basso, è impossibile estraniarsi dai rumori quotidiani ma ciò non toglie nulla alla suggestività di un luogo davvero isolato e arroccato sul versante Nord del Monte Fiungo. E’ incredibile come abbiano potuto costruire un’eremo in questo posto.
 

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Per approfondimenti maggiori: www.trekkingmontiazzurri.com

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