Abbazia di San Nicolò in Campolongo – Valfabbrica (PG)

L’edificio è tuttora conosciuto con il termine “Badia“, è volutamente inserito nel contesto Assisano e non Eugubino essendo sul confine e appartenente alla diocesi di Assisi.

 

Localizzazione territoriale

L’antico complesso abbaziale appartiene alla Diocesi di Assisi ed è a un paio di chilometri a sud-est di Valfabbrica su un’altura in località “ Il pioppo “ a poca distanza dal fosso di Paganzano che si getta nel Rio Grande il cui percorso più a monte è caratteristico per le sue forre scavate nella roccia dall’erosione dell’acqua.
Il territorio su cui grava è posto al confine tra il Comune di Valfabbrica e il Comune di Assisi e attraversato dal Sentiero Francescano che collega Assisi a Gubbio.
 

Cenni Storici

Secondo la tradizione, San Nicolò di Campolongo sarebbe stato fondato nel secolo VIII dai Longobardi.
L’ipotesi della sua antica fondazione è data dal fatto che il culto di San Nicolò era già molto diffuso molto prima dell’anno 1000.
La più antica testimonianza scritta pervenutaci circa l’esistenza del monastero reca la data del 1066; si tratta dell’atto di donazione di un certo Goffredo al monastero di San Nicolò “..situm in locum qui dicitur Vepre“, ora conservato nell’Archivio della cattedrale di Assisi.
Nel 1198, papa Innocenzo III confermò al vescovo di Assisi con una bolla la giurisdizione sulla chiesa e sul monastero di San Nicolò di Campolongo, accanto al quale era sorto un ospizio.
Le ricerche d’archivio hanno permesso di ricostruire in parte la storia abbaziale del
monastero: il primo abate di cui si ha notizia è Paolo, che nel 1245 intratteneva contatti con l’abbazia di Santa Maria di Valdiponte, seguito da Napoleone (1313), Simone, Clemente VI (1342), Francesco dí Giovanni di Castel Plagario (1349), Angelo (1363), Pietro (1384), Michelino (1391), Francesco (1405), Ludovico (1406) e Lorenzo di Stefano (1413).
Si ricorda anche in un antico Catasto del 1354 come dotata di 242 appezzamenti di terreno per un imponibile di 21.906 lire e sappiamo che dal 1333 al 1334 pagava una decima di 23 lire e 5 soldi.
La decadenza del monastero iniziò nel secolo XIV, quando la comunità cominciò a diminuire.
Nel 1413, l’abbazia fu affidata ad abati commendatari: nel 1425 al francescano Niccolò Vannini, vescovo di Assisi (1419-1429); nel 1435 a Catedro, monaco di San Fiorenzo di Perugia; nel 1450 a Giovanni Campisi di Ostia.
Gran parte dei terreni appartenenti al monastero fu data in enfiteusi; nonostante tutto, intorno al 1470 San Nicolò di Campolongo amministrava ancora una quindicina di chiese e cappelle.
Lo stato di decadenza della comunità indusse papa Sisto IV (1471-1484) a sopprimere il monastero benedettino e ad assegnare all’Ordine dei Francescani il complesso abbaziale insieme alle rendite che ne derivavano; nel 1476, la proprietà di San Nicolò di Campolongo passò quindi ai Frati Conventuali di Assisi.
A partire dal 1754, l’abbazia e le parrocchie dipendenti cominciarono ad essere affidate a sacerdoti diocesani, anche se i frati continuavano a detenerne la proprietà. L’abbazia con tutte le sue proprietà fu indemaniata dallo Stato italiano nel 1860.
Dopo aver ottenuto la restituzione del monastero e di parte dei beni nel 1895, nel 1928 i Francescani di Assisi furono costretti a venderli per poter mettere insieme i capitali necessari a riacquistare il Sacro Convento di Assisi, che era anch’esso passato allo Stato con le soppressioni.
Il complesso abbaziale di San Nicolò di Campolongo fu acquistato dalla ditta Pino e Rossi-Erba di Brescia.
Attualmente, gli edifici sono stati trasformati in strutture ricettive.
 

Aspetto

L’edificio è stato interamente rimaneggiato alla fine del secolo XVI e solo nel 1952 sono stati fatti importanti lavori di restauro che hanno alterato in maniera considerevole l’aspetto originario della facciata e dell’interno.
L’altare barocco è stato demolito e sostituito con l’attuale, la bifora della facciata è stata rifatta in pietra di Assisi, così come la soglia e l’arco della porta, della chiesa primitiva è rimasto solo l’abside.
Nel 1961, dopo il crollo del tetto della chiesa, fu rimosso il paliotto dell’altare maggiore nel quale è rappresentato San Nicolò in atto di predicazione ed ha con se la mitria ed il pastorale, la stessa immagine che compare su una parete della chiesa affrescato intorno al XVI secolo.
 

Fonti documentative

F.Guarino A. Melelli – Abbazie Benedettine in Umbria – Quattroemme 2008

http://www.lamiaumbria.it/

 

Da vedere nella zona

Castello di Valfabbrica
Abbazia di Santa Maria Assunta
Chiesa della Madonna del Chiascio
Forre di Rio Grande
 

Mappa

Link coordinate: 43.139136 12.630065

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