Abbazia di San Ponziano – Spoleto

L’Abbazia è fuori dalle mura di Spoleto ed è ben visibile dalla strada statale di collegamento Foligno -Terni poco lontana dal Cimitero della città

 

Storia e leggenda

Sorge al di fuori della cinta urbana di Spoleto, a poca distanza dal cimitero e dalla chiesa di San Salvatore, lungo la strada che porta a Colle Ciciano, fra boschi ed oliveti, secondo la tradizione sul luogo dove fu sepolto San Ponziano dopo il martirio o dove rotolò la sua testa tagliata. Di certo il luogo già all’epoca era un’area cimiteriale paleocristiana.
Ponziano era un giovane spoletino che, per testimoniare la sua fede cristiana, subì il martirio nell’anno 175 d. C., durante la persecuzione ordinata dall’ imperatore Marco Aurelio Antonino.
Narra la leggenda che il giovane, di famiglia agiata, fu arrestato, sottoposto per la sua fede a tortura, al giudice che gli chiedeva il suo nome lui rispose: “Io sono Ponziano ma mi puoi chiamare Cristiano“.
Fu poi posto nell’anfiteatro di Spoleto per essere sbranato dai leoni: gli animali però rimasero indifferenti alla sua presenza e si fecero da lui accarezzare.
Allora fu fatto camminare sui carboni ardenti, ma anche questa volta rimase illeso.
Lo segregarono senza cibo e acqua ma fu nutrito dagli angeli.
Fu infine decapitato sul Ponte Sanguinario che attraversava il torrente Tessino.
La sua testa rimbalzò tre volte e infine fece sgorgare l’acqua, nel sito dove fu eretta la chiesa a lui dedicata.
Scrive lo Iacobilli che “il corpo di lui (…..) sepolto (…..) nel campo detto Luciano, appresso le mura di Spoleto, et (appresso) al luogo, ove fu marterizzato. In esso campo fu eretta una Chiesa al suo santo nome (….) In progresso di tempo vi fu creato un Monastero, nel quale al presente (1647) vi abitarono le monache del secondo ordine di Santa Chiara. Questa chiesa fu privilegiata da molti pontefici di molte indulgenze perpetue“.
Un titolo epigrafico, posto nella cripta di San Ponziano, ricorda la matrona “Procula, spectabilis foemina” che, forse nel VI secolo, rinvenne il luogo dove, stando alla tradizione, la matrona Sincleta aveva deposto le spoglie di san Ponziano e vi fece erigere un altare.
Il luogo fu poi venerato con molta devozione dagli abitanti, tanto da diventare un cimitero cristiano, nel X secolo il luogo, noto come “cenobium beatissimi martyris Pontiani; sacratissimum cymiterium“, era custodito da monache penitenti.
Nell’anno 966, Baldrigo Vescovo di Utrecht, di ritorno da Roma, al seguito di Ottone incoronato imperatore, ottenne dagli Spoletini parte delle ossa di San Ponziano che recò con sé in Olanda.
Da allora nella città di Utrecht e in tutta la Diocesi, annualmente il 14 gennaio è celebrata la festa di San Ponziano.
In questo giorno non bisogna tagliare il pane col coltello: sarebbe come rinnovare il suo martirio.
Si hanno notizie dell’esistenza di un cenobio dedicato al martire già prima dell’anno mille.
Nell’XI secolo fu un florido monastero benedettino e nel 1392 vi era presente una comunità religiosa femminile che seguiva la regola di San Benedetto; nel XVI secolo alle benedettine subentrarono le clarisse.
Il culto del santo conobbe ulteriore fortuna quando, in occasione del terremoto del 1703 (avvenuto nel giorno della sua ricorrenza, il 14 gennaio), mentre le vicine Norcia e Cascia furono distrutte dal sisma, Spoleto rimase quasi indenne.
Da allora San Ponziano è anche il patrono dei terremoti: si disse che la terra tremò anche durante il suo martirio e che profetizzò “Spoleto tremerà ma non crollerà“.
In occasione della riparazione del palazzo comunale dai danni provocati dal sisma, gli fu dedicata la cappella interna in cui anticamente erano effigiati tutti i principali protettori della città.
Il Sommo Pontefice Pio VII, il 13 maggio 1805, procedeva alla ricognizione canonica della Sacra Testa del Martire, e la riponeva nel nuovo reliquiario conservato in questa chiesa.
Numerose opere d’arte e suppellettili sacre di proprietà del monastero furono alienate a seguito della soppressione napoleonica del 1810 e delle demaniazioni del 1860.
Dopo il 1860 chiesa e monastero passarono al Comune per poi essere acquistati da privati che, successivamente, li restituirono alle monache (che nel frattempo avevano continuato a viverci).
Dal 1905 è abitato dalle canoniche regolari lateranensi di Sant’Agostino, che erano già presso la chiesa della Stella a Spoleto.
Nel 1970 sono state restaurate la facciata e la cripta.
 

Aspetto esterno

Il complesso monumentale, dedicato al Santo patrono di Spoleto, è formato dalla basilica e dal monastero benedettino, in origine maschile, e successivamente femminile.
La chiesa fu eretta tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, della costruzione originaria restano la facciata, il campanile, l’abside e la cripta.
La facciata si presenta nella forma consueta delle chiese spoletine della seconda fase romanica, che subirono l’influsso della vicina basilica paleocristiana di S. Salvatore, è evidente la familiarità con quella del San Felice di Narco.
È delimitata da due lesene con capitelli corinzi che coincidono con la navata centrale ed è suddivisa in due ordini da cornici con archetti pensili.
Sul lato sinistro si erge l’alto campanile, originario solo fino alla demarcazione relativa alla seconda cornice, l’aspetto originario era quello di un mastio di fortilizio, quale forse era, poi ingentilito dall’aggiunta della torre campanaria.
Sul lato destro si nota il profilo di una navata laterale più bassa.
Nella parte inferiore si apre il portale architravato riquadrato da una cornice musiva cosmatesca e sormontato da un arco con decorazioni scultoree.
Nell’architrave c’è l’Agnus Dei, tra un leone e un’aquila e si legge la seguente iscrizione:
SIT PAX INTRANTI SIT GRATIA DIGNA PRECANTI ESSE MEME(N)TO LUTU(N) TEMEM(ENTO) CINERECUM(UE) FUTURU(M) ACCIPIA(S) BENIA(M)LACRIMIS GENITUS(S) –Q(UE) PETITA(M);
(A te che entri in pace, a te che preghi la grazia che meriti; ricordati che sei fango e diventerai cenere; generato tra le lacrime ricevi il perdono supplicato).
Alla base degli stipiti ci sono due leoni.
Nella zona mediana si trova il rosone, di cui rimane solo la cornice esterna con bassorilievi raffiguranti i quattro Evangelisti con le relative inscrizioni e fiancheggiato da due semplici finestrine rettangolari, il cui spazio originario doveva essere riempito da altrettante bifore; le sculture si ricollegano a quelle delle facciate della Cattedrale e di San Pietro fuori le mura, a testimonianza dell’esistenza a Spoleto di maestranze operanti tra la fine del secolo XII e l’inizio del XIII, con propri caratteri e con spiccata sensibilità artistica.
La facciata si conclude con un massiccio timpano di coronamento decorato anch’esso da una cornice di archetti pensili, probabilmente realizzato nel XIV secolo.
La chiesa ha un impianto basilicale a tre navate con presbiterio leggermente rialzato e tre leggiadre absidi semicircolari terminali esterne, ornate da una serie di archetti pensili, ripartiti da tenui lesene, simili alla cornice superiore della facciata ove si rilevano inflessioni goticheggianti.
La navata centrale ha copertura con volte a crociera.
 

Interno

L’interno della chiesa con forme settecentesche è il risultato di un rimaneggiamento compiuto nel 1788, come confermato dall’iscrizione sulla porta.
L’interno, elaborato secondo il nuovo gusto neoclassico su disegno del Valadier che, probabilmente, ne disegnò anche gli altari, fu ridotto nella lunghezza per ricavarvi il coro.
Ha pianta a tre navate, con un presbiterio sopraelevato e una cripta sottostante.
La navata centrale e il presbiterio conservano il pavimento settecentesco.
I dipinti degli altari laterali raffigurano San Francesco che riceve le stimmate e l’Immacolata con Santi, mentre quello dell’altare maggiore ritrae la Decapitazione di San Ponziano sul Ponte Sanguinario.
Il coro occupa lo spazio del presbiterio e conserva il cranio di San Ponziano che, nel giorno della ricorrenza viene portato in processione per la città.
In fondo alla navata destra c’è poi l’urna che raccoglie le spoglie della Beata Marina Petrucciani, monaca spoletina morta nel 1501 nel Monastero di San Matteo, in odore di santità.
Le due porte laterali di destra conducono alla piccola sagrestia, ornata da una tela raffigurante la Madonna col Bambino coronata da angeli tra i santi Antonio abate e Bernardino da Siena.
Dalla sagrestia è possibile vedere quel che resta della decorazione quattrocentesca dell’absidiola destra, sulla calotta, al centro, San Michele Arcangelo pesa le anime e calpesta il demonio, a destra una Santa Martire, sul tamburo a sinistra forse un San Giovanni Battista, al centro Flagellazione di Cristo, a destra Crocifissione.
 

Cripta

Si accede alla cripta dalla porta in fondo alla navata sinistra.
Nell’androne, a destra, rimane una piccola parte dell’originaria costruzione, due colonne con capitelli romanici su cui poggiano archi con centine in conci ben connessi.
Nella parete di fronte rimane parte di un affresco del seicento: Madonna in gloria, tra San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova.
Scendendo di pochi gradini si nota un notevole sarcofago, che sicuramente apparteneva all’antico cimitero di San Ponziano, assieme agli altri tre posti all’interno della cripta.
La cripta, che ha conservato l’impianto originario del XII secolo, si presenta suddivisa in tre corte navate con absidi terminali di cui la centrale, molto più ampia è a sua volta divisa in tre navatelle concluse da altrettante absidiole; la copertura è con volte a crociera sostenute da colonne.
Per la costruzione fu utilizzato molto materiale di spoglio: nella navata mediana elementi rastremati verso l’alto, usati come colonne, con capitelli di spoglio, furono accostati ai tozzi pilastri cruciformi.
Una colonna è stata riutilizzata invertendo capitello e base.
La cripta fu coperta di affreschi nei secoli XIV e XV secolo.
Il primo affresco che si incontra nella navata sinistra rappresenta la Madonna tra San Sebastiano e un altro santo, datato 148…, molto frammentario e di mano scadente; a seguire San Bernardino da Siena.
L’affresco seguente, datato 1481, rappresenta un fanciullo nudo che reca i segni di un completo martirio, con la mano destra regge il vessillo crociato, con la sinistra uno scudo su cui sono allineati gli strumenti della tortura, per molto tempo si è attribuita tale raffigurazione a San Ponziano, il santo patrono della città di Spoleto, più di recente alcuni attributi del martirio nonché la presenza di figure identificabili come ebrei, rappresentati con il tipico copricapo giallo e i nomi inseriti ai lati, hanno fatto riconoscere il piccolo fanciullo in Simonino da Trento.
Scomparso misteriosamente la sera del giovedì santo del 1475, il corpo del bambino fu ritrovato la mattina di Pasqua, orribilmente straziato, nello scantinato della casa di un ebreo.
Gli ebrei di Trento furono immediatamente accusati di aver perpetrato un omicidio rituale.
Dagli atti del processo che si svolse subito dopo risulta evidente come si fosse tentato di dimostrare ad ogni costo la colpevolezza degli ebrei.
Il piccolo Simone fu presto considerato un martire e il suo culto si andò propagando così rapidamente che Sisto IV fu costretto a proibirne ogni forma, non essendo stato ancora assodato il vero motivo della morte.
Il culto si era diffuso soprattutto nell’Italia nord orientale e in Germania meridionale, grazie anche alla vivace pubblicistica dell’ambiente umanistico di cui faceva parte Johannes Hinderbach, vescovo di Trento dal 1465 al 1486, che commissionò personalmente alcune rappresentazioni del soggetto e scrisse l’Historia beati Simonis tridentini, rimasta incompiuta.
Il culto fu ufficialmente abrogato nel 1965.
La rappresentazione del fanciullo, venerato principalmente nel Trentino, nella cripta di San Ponziano è unica in Umbria ed è sorprendente trovarlo in una chiesa che era allora (1481) monastero femminile benedettino, mentre il culto del santo era particolarmente caro ai Minori Osservanti, che promossero la causa di Simonino poiché essa ben si adattava ai contenuti antiebraici della loro predicazione e in modo particolare alla lotta all’usura.
Del resto la loro influenza sul monastero era così forte che alcuni decenni dopo esso era già in mano alle Clarisse.
Non è certo per caso che sia raffigurato vicino a San Bernardino da Siena, santo dell’osservanza minoritica.
Sin dalla fine del XIII secolo il prestito su pegno era infatti esercitato esclusivamente dagli ebrei, cui già nella prima metà del Quattrocento gli Osservanti strapparono il monopolio istituendo i Monti di Pietà e Frumentari.
Nel clima fortemente antiebraico fomentato dagli Osservanti e dalla predicazione popolare, anche a Spoleto furono prese misure discriminatorie nei confronti degli ebrei e nel 1469 comparve il primo Monte di Pietà.
Studi recenti hanno stabilito che Simonino era invocato anche come santo terapeuta contro l’anemia mediterranea.
Dal punto di vista stilistico l’opera è attribuibile a Bernardino Campilio da Spoleto, eseguita nel 1481, caratterizzata da una linea di contorno incisiva, da colori chiari e vivaci, spesso reperibili in questo artista di raggio squisitamente locale.
A seguire San Sebastiano, poi Madonna in trono con Bambino, opera di un ignoto pittore umbro di ispirazione giottesca, convenzionalmente chiamato Maestro di San Ponziano, di qualità non comune, come si rileva nel sicuro impianto delle figure e nella ricercata architettura del trono.
Sotto alcune piccole figure di difficile interpretazione, probabilmente ex voto di guariti dall’anemia mediterranea.
A seguire San Rocco, altra Madonna in trono con Bambino, attribuibile forse a Paolo da Visso e comunque ad un discreto pittore della seconda metà del Quattrocento.
Altra Madonna in trono con Bambino, attribuibile a Bartolomeo da Miranda, infine un altro Simonino da Trento, di iconografia e di mano del tutto simile all’antistante.
Nella seconda, terza e quarta navata sono disposti tre sarcofagi anepigrafi con coperchio a schiena d’asino.
Molto particolari le quattro colonne, costituite da materiali di risulta che fronteggiano l’Abside della navata centrale.
Due di esse, quelle posteriori, non sono cilindriche ma coniche.
Probabilmente erano le mete di un circo, le colonne intorno alle quali i cavalli o le bighe facevano la curva.
Poiché a Spoleto non c’è mai stato un circo, si suppone che provengano da quello di Mevania (Bevagna).
La colonna anteriore destra è montata con il capitello rovesciato e posto in una specie di buca, a livello più basso del pavimento.
Si tratta di un capitello realizzato in stile composito, che si differenzia degli altri per il fatto di essere ben conservato e di non essere stato adattato all’altezza tra il pavimento e il soffitto a volte.
Secondo talune interpretazioni il rovesciamento simboleggia l'”Anticristo” o il diavolo.
Alcuni, con più fantasia, osservando il capitello rovesciato, ci han visto due grandi occhi aperti e una bocca spalancata, leggendo nell’aspetto antropomorfo una raffigurazione del Santo Patrono.
Un’altra interpretazione indica questo punto come il luogo che, in seguito alla decollazione, la testa mozzata del santo avrebbe miracolosamente raggiunto, effettuando tre lunghi balzi, da qui avrebbe preso a zampillare una fonte di acqua purissima.
In quel luogo sacro, sempre secondo la tradizione agiografica, sarebbero state costruite successivamente la tomba e la chiesa romanica intitolata al santo martire di Spoleto.
Probabilmente, molto più prosaicamente, si tratta di una installazione “alla buona“.
Chi ha trovato una mezza colonna l’ha messa col capitello in basso, perché dava più stabilità.
La mezza colonna superiore, poi, proviene da altro ricavo, infatti è diversa dalla parte inferiore.
L’altare che era sotto l’abside è stato spostato.
Nell’abside centrale Crocifissione con due Marie e l’animula portata in cielo, di un pittore umbro del secolo XIV, la croce è stranamente disegnata a Y, forse per motivi prospettici, con Maddalena e Maria, aggiunte in epoca posteriore, l’animula portata in cielo da due angeli è, forse, l’unica raffigurazione di San Ponziano presente nella cripta.
Nell’absidiola seguente una Trinità: il Padre sullo sfondo, il Figlio in croce, lo Spirito Santo simboleggiato dalla colomba.
Questo affresco ha però due grandi particolarità: le gambe del Cristo non sono sovrapposte e la colomba non è in volo.
Pare sia l’unico affresco che si conosca con la colomba posata sulla croce.
Nella volta Quattro angeli, e nel muro a destra Sant’Onofrio e San Girolamo, tutte opere di un pittore umbro della prima metà del secolo XV, di carattere tardo gotico.
Nella parete di fronte a questa abside Madonna con Bambino, di un pittore umbro di buona qualità della prima metà XV secolo, a fianco una grata dalla quale le suore di clausura possono seguire la messa.
Nel pilastro altra Madonna con Bambino, di minore qualità rispetto alla precedente, attribuibile ad un pittore umbro di scuola spoletina affine al Maestro di Eggi; l’affresco ha una particolare lucentezza, pare che sia stata aggiunta cera d’api all’impasto.
Nella navata di destra c’è una grande figura di Angelo con due oranti, affresco opera del Maestro di Fossa, pittore spoletino tra i migliori umbri della metà del Trecento, la presenza di polvere d’oro e polvere di lapislazzulo conferiscono un particolare colore e brillantezza alle ali.
Le suore ed altri dettagli sono aggiunti posteriormente.
 

Monastero

Oggi completamente ristrutturato e adibito ad accoglienza è ornato da un arioso chiostro e da un bel giardino.
All’interno del monastero è custodito il teschio di San Ponziano, che ancora oggi viene portato in processione il 14 gennaio.
La reliquia è esposta fino alla domenica successiva in occasione delle celebrazioni per la festa del martire-patrono.
La tradizione popolare vuole che durante tale periodo si senta il pianto delle monache private della loro sacra reliquia.
Nella sala capitolare del monastero è conservato un grande affresco datato 1482 che rappresenta la Madonna con il Bambino tra i Santi Benedetto e Ponziano, patroni di Norcia e Spoleto.
 

Fonti documentative

Achille Sansi – Degli edifici e dei frammenti storici delle antiche età di Spoleto: notizie corredate di dodici tavole in rame – Stab. tip. e lit. di P. Sgariglia, Foligno, 1869.
Alessandro Delpriori – La scuola di Spoleto
Archivio monastico, con carte inedite a partire dal secolo XII, conservato alla Sezione di Archivio di Stato di Spoleto
Carlo Alberto Mastrelli – Il nome Agipertus dell’iscrizione di S. Ponziano, in Spoletium – Spoleto, 1985
Carlo Venuti – “La Bibbia Atlantica di San Ponziano” – della Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli, in Spoletium, n. 48, Accademia spoletina, 2011.
Francesco Guarino e Alberto Melelli – Abbazie Benedettine in Umbria – edizione Quattroemme
Farnedi G., Togni N. – I monasteri benedettini in Umbria – 2014
Giuseppe Sordini – Di un cimitero cristiano sotterraneo nell’Umbria. Memoria letta in una solenne adunanza del III Congresso Internazionale di archeologia cristiana – Spoleto, Tip. dell’Umbria, 1903.
Lamberto Gentili – Spoleto formato cartolina. Album di storia urbana 1890-1940 – Spoleto, Associazione pro Spoleto, 1986.
Lamberto Gentili, Luciano Giacché, Bernardino Ragni e Bruno Toscano – L’Umbria, Manuali per il Territorio – Spoleto, Roma, Edindustria, 1978.
Letizia Pani Ermini – Testimonianze altomedievali in San Ponziano di Spoleto – in Spoletium, n. 29-30, Accademia spoletina, 1984.
Ludovico Jacobilli – Vite de’ Santi e Beati dell’Umbria – 1656.
Mario Sensi – La preghiera di intercessione nelle tavolette votive. L’esempio di Spoleto – in Dimensioni e problemi della ricerca storica, Milano 2, Franco Angeli, 1994.
Mario Sensi (a cura di) Itinerari del Sacro in Umbria
Mario Sensi – Movimento eremitico femminile nel Monteluco, in Storie di Bizzoche: tra Umbria e Marche, Roma, Raccolta di Studi e Testi – Edizioni di Storia e Letteratura, 1995.
Mario Sensi, Mario Tosti, Corrado Fratini – Santuari nel Territorio della Provincia di Perugia – 2002 Quattroemme Perugia Ponte San Giovanni
Passiones di Pontianus e Concordius presbyter in Leggendario di San Felice di Narco, conservato presso l’Archivio Diocesano del Duomo di Spoleto
Il culto di San Ponziano e dei Patroni a Spoleto in Atti del I convegno di Studi ecclesiastici, Spoleto, 1977
 

Nota

Il testo è stato realizzato da Silvio Sorcini.
 

Mappa

Link coordinate: 42.739670 12.741808

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