Abbazia di San Salvatore di Montecorona – Umbertide (PG)

L’abbazia, dopo l’ultimo intervento di recupero del 1960 che ne ha ripristinato l’originario assetto romanico, si presenta in buone condizioni di conservazione e fruibilità, specie nella suggestiva e scenografica cripta.
Le proprietà dell’Abbazia sono state completamente smembrate, solo la chiesa appartiene ai religiosi, il resto della struttura è un ristorante(Tel. 075.9411810) e i boschi e terreni(circa duemila ettari) sono di proprietà di un’agenzia di assicurazioni.

 

Cenni Storici

L ‘Abbazia del San Salvatore di Monte Acuto, primitivo nome di Monte Corona, dedicata a Nostro Signore Gesù Cristo, si trova nella parte nord-ovest dell’Arcidiocesi di Perugia, nelle immediate vicinanze di Umbertide (4 km circa) ai piedi del gruppo montuoso di Monte Acuto-Monte Corona, all’altezza di 240 mt. sul livello del mare.
L’Abbazia (o Badia, intesa come il complesso degli edifici conventuali di una comunità di religiosi e degli altri fabbricati da essa dipendenti) è stato un importante Monastero Benedettino dell’XI secolo che si ritiene sia stato fondato intorno al 1008 da San Romualdo, qualche anno prima che fondasse l’eremo dei Camaldoli nel Casentino. Romualdo (Ravenna, 952 circa – Val di Castro, Fabriano 1027) fu il fondatore dell’Ordine dei Monaci Camaldolesi e, riformando la tradizione benedettina da cui proveniva ispirandosi ad una maggiore semplicità, istituì vari eremi e cenobi, lasciando rilevanti tracce del suo passaggio in tutto l’Appennino Umbro – Tosco – Marchigiano.
L’abbazia di Monte Corona, centro di varie e alterne vicende, fu monastero assai importante che nel 1275 aveva giurisdizione su 21 Chiese, fu un grande centro di meditazione, di preghiera, di cultura e di ricerca con la sua farmacia, ed anche un importante luogo di ospitalità per pellegrini e viandanti. Nel 1234 il Pontefice Gregorio XI concesse all’ordine dei monaci cistercensi l’Abbazia di S. Salvatore, la quale tornò ai camaldolesi nel 1434, per ordine di Eugenio IV. Nonostante la decisione papale i camaldolesi non ripresero subito il possesso dell’Abbazia che nel frattempo fu prima affidata a personaggi della famiglia degli Oddi, appartenenti all’ordine cistercense, poi ad un Baglioni, ed infine al cardinale Gabrielli.
Alla morte di questi l’amministrazione dell’Abbazia passò al di lui nipote Galeazzo Gabrielli, che divenne eremita camaldolese nel 1523, anno in cui l’Abbazia di S. Salvatore fu unita ufficialmente ai beni camaldolesi.
Durante l’amministrazione degli Oddi la tranquillità dell’Abbazia fu turbata dalla discordia che travagliava le famiglie degli Oddi e dei Baglioni.
Avendo gli Oddi occupato l’attuale Umbertide nel 1495 i Baglioni posero il campo alla Badia, per assediare la città, con duemila fanti e quattrocento cavalli.
I soldati dei Baglioni invasero l’Abbazia e la spogliarono degli arredi più ricchi devastando con il fuoco i locali dei monaci.
Libri e manoscritti antichi, custoditi negli archivi, furono in parte trasferiti dagli Oddi nella rocca di Spoleto ed in parte bruciati dai partigiani dei Baglioni.
Nel 1520 Papa Leone X, dato il particolare momento storico pieno di incertezze, (la riforma protestante minacciava la Chiesa), consentì all’eremita camaldolese Paolo Giustiniani di fondare nuovi eremi e riformare le regole di quelli esistenti e scarsamente funzionanti; l’ordine di Paolo Giustiniani venne riconosciuto nel 1523 e chiamato Congregazione di San Romualdo.
L’unione tra i camaldolesi ed i religiosi della compagnia di San Romualdo però non fu né duratura, né proficua e nel 1525 si giunse di nuovo ad una separazione tra le due comunità.
Nello stesso anno, per sottolineare con maggiore evidenza la diversità dai camaldolesi, la congregazione di San Romualdo assunse un nuovo stemma: una croce sopra tre monti, in mezzo all’asta inferiore della quale, più tardi, fu messa una corona per denotare il monte sul quale era stato edificato l’eremo principale.
Nel 1526 si stabilì di chiamare la Congregazione di San Romualdo con il nome di Compagnia degli Eremiti di Monte Corona, per onorare San Savino, fondatore dell’antico oratorio a metà del Monte Corona.
Dal 1526 iniziò per l’Abbazia di San Salvatore di Monte Acuto, che in questo periodo cominciò ad essere chiamata Badia di Monte Corona, un periodo di grande importanza, fino a divenire il punto di riferimento per tutto l’ordine dei Coronesi.
Nel 1528 fu stabilito di costruire un Eremo sulla vetta del Monte Corona, per la sua vicinanza sia con l’Oratorio di San Savino che con l’Abbazia di San Salvatore. Dal 1530 l’Abbazia di San Salvatore di Monte Corona fu strettamente congiunta con l’Eremo, e successivamente nel XVI secolo l’Abbazia, San Savino e l’Eremo vennero uniti dalla strada chiamata “la mattonata” larga quasi due metri e costruita a secco con blocchi di pietra arenaria. Negli anni successivi la vita nell’Abbazia di San Salvatore fu intensamente legata a quella che si svolgeva all’Eremo; erano due centri che tra loro si integravano. L’Eremo era il fulcro della vita spirituale e l’Abbazia la sede più importante delle attività economiche. Alla Badia erano concentrati i magazzini e gli uffici amministrativi, vi erano inoltre le abitazioni per gli eremiti che, per vecchiaia o per infermità non potevano osservare le rigorose regole di vita praticate dai confratelli che vivevano all’Eremo.
 

Chiesa Superiore

La Chiesa superiore fu costruita in due tempi: dapprima la parte sopra la cripta, consacrata da San Giovanni da Lodi, vescovo di Gubbio e dedicata a S. Sofia; successivamente nel XIII secolo, innalzata la navata centrale, fu anche necessario ingrandire la Chiesa ed il prolungamento che fu costruito (XIV secolo), dedicato a S. Agnese, venne destinato ai fedeli, mentre la parte più antica rimase riservata ai Monaci.
La Chiesa, ristrutturata e trasformata nel Settecento, secondo l’estetica barocchizzante, fu riportata allo stato originario negli anni 1955-1960.
La Chiesa, nella parte aggiunta è ad una sola navata, con due volte a vela e con ai lati due cappelle ornate da altari barocchi. Un arco divide questa navata dal vasto presbiterio rialzato in cui si trova l’impianto originale più antico: questo è formato da tre navate che finiscono con tre absidi; le navate sono scandite da quattro archi a tutto sesto per ogni lato, che poggiano su pilastri e colonne in pietra alternati.
La navata centrale è chiusa da un tetto ligneo, con struttura a capriate, opera di restauri successivi all’epoca romanica.
Vi si trovano interessanti resti di affreschi del ‘300 di scuola umbra raffiguranti una “Annunciazione”.
Al centro della grande navata, al momento della costruzione, fu posto un bellissimo altare, la cui mensa è ora appoggiata alla parete della navata sinistra. Nel 1959, nell’esecuzione dei lavori di sistemazione e ripristino, al posto del grande altare fu sistemato un Ciborio dell’V III secolo, ivi trasportato dalla Chiesa di San Giuliano delle Pignatte, ma sicuramente originario della stessa Badia.
Il Ciborio è formato da quattro snelle colonne in pietra che sorreggono i quattro frontoni, formati da lastre dalle pregevoli sculture a motivi vegetali, foglie ed intrecci, ad eccezione della lastra occidentale, nella quale sono raffigurati due eleganti pavoni.
Al termine della navata centrale si eleva un arco ogivale che introduce alla bellissima abside gotica caratterizzata da linee slanciate ed eleganti.
Nell’abside (abbellito da tele del XVI e XVII secolo tra cui una del 1549 che raffigura la Madonna e quattro Religiosi) è posto un coro ligneo di buona fattura (XVI secolo). Altre tele (alcune provenienti dal territorio parrocchiale) poste ai lati della navata, insieme ad una bellissima sacrestia ed un piccolo locale con vari oggetti liturgici ed altri di interesse archeologico, fanno di questa chiesa un vero museo.
 

Cripta

Sotto il presbiterio si trova l’antica cripta, seminterrata e del tipo “ad oratorium”, dedicata alla Madonna delle Grazie. L’ampia cripta, “vera e propria chiesa inferiore” (S. Chierisi), è composta da un vasto locale diviso in cinque navate di sei campate ciascuna e termina con tre absidi; è ricca di colonnine di vario stile che sorreggono il soffitto fatto di piccole e basse volte a crociera con archi trasversali e longitudinali e mostra decorazioni di gusto bizantino ravennate. Per la realizzazione delle colonne e dei capitelli fu utilizzato del materiale di spoglio, antico e altomedioevale, probabilmente proveniente da un preesistente tempio pagano o paleocristiano. Archi ciechi solcano anche i muri perimetrali della cripta ed entro ciascuno di essi sono ricavati due archi più piccoli, quasi due nicchie.
Esternamente rimane visibile la parete della nave settentrionale solcata da lesene verticali, ma prive di cornice, mentre il coronamento della parete della nave centrale si ritiene ricostruito all’epoca della costruzione del nuovo tetto.
Alcuni elementi architettonici fanno datare la costruzione intorno all’X secolo, ma non è da escludere un’epoca più antica. Recenti studi hanno individuato sotto l’attuale pavimento della Cripta tracce di una costruzione precedente.
 

Torre Campanaria

All’esterno, vicino alla facciata, si trova l’imponente campanile, con l’orologio restaurato nel 1992. Si hanno poche notizie della data di costruzione della torre campanaria, dalla particolarissima struttura: nasce in pianta circolare (epoca longobarda) e prosegue verso l’alto (XIV secolo) in forma prima endecagonale (11 lati) con merli poi ottagonale (1756 circa: epoca in cui vennero sistemate le campane).
La particolarità della struttura nonché le piccole feritoie che si intravedono, portano a ritenere che prima di essere definitivamente “campanile” fosse una torre di difesa.
Alla Badia sono annessi alcuni edifici (ora proprietà privata) con le cellette ed una infermeria, un tempo riservati ai monaci anziani o ammalati, ai quali era consentita un’osservanza della regola meno rigorosa rispetto a quella osservata in vetta al monte, ove sorge l’Eremo.
 

Curiosità

L’Abbazia era provvista anche di una farmacia che ebbe grande importanza fuori dai confini locali per certi farmaci estratti dalle erbe, in particolare, era rinomatissimo il “Balsamo” ed il “Fisco”, liquore contro la malaria.
La farmacia rimase in attività anche dopo che gli eremiti furono costretti a lasciare Monte Corona nel 1860.
Alla Badia era poi sempre aperta una foresteria per ospitare pellegrini e viandanti. Tra i monaci illustri che qui vissero vi furono San Pier Damiani, che fu abate nel 1050 e Guido d’Arezzo inventore del nuovo sistema musicale.
Papa Giulio II vi pernottò per una notte nel 1506, di transito per recarsi a riprendere possesso di Bologna.
Nel 1556 vi morì con fama di santità, il perugino Rodolfo degli Oddi.
Nelle vicinanze dell’Abbazia di San Salvatore di Monte Corona al vocabolo Palazzo della Rosa, rimane in piedi un’Edicola (1480) con l’immagine della Madonna con il bambino.
L’Edicola è ciò che resta di una cappella esistente in questo luogo, nelle cui pareti erano dipinti altri eventi della vita di San Savino, monaco dell’Abbazia di San Salvatore.
Gli “Annales Camaldulenses” affermano che sotto i dipinti si potevano leggere frammenti di iscrizioni riguardanti i miracoli del Santo.
S. Salvatore di Monte Corona è legato, come molti altri santuari della regione, a pratiche terapeutiche tramandate dalle credenze e dalle tradizioni popolari locali.
Nell’abbazia è custodito il corpo della santa e martire Apollonia (o Apollonio come suggeriscono studi più recenti) cui vengono attribuiti poteri taumaturgici e protettivi contro il mal di denti (probabilmente per trasferimento analogico con l’omonima S. Apollonia di Alessandria d’Egitto, protettrice dal mal di denti).
Il luogo dove invece la santa (o il santo) avrebbe subito il martirio, individuato in una colonna della cripta della stessa abbazia di S. Salvatore, è altresì sede di pratiche terapeutiche per i dolori reumatici: la guarigione si propizia avvicinando la parte dolorante alla cavità rettangolare della colonna “miracolosa”.
 

Bibliografia

Opuscolo in distribuzione presso l’Abbazia
“NEL SILENZIO DELLE ABBAZIE” Provincia di Perugia a cura dell’Assessorato al Turismo 2004
 

Mappa

Loading
Centra mappa
Traffico
In bicicletta
Trasporti
Google MapsOttieni i Percorsi

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>