Abbazia di Valfucina – Elcito di San Severino Marche (MC)

Dell’antica Abbazia resta solo la chiesa con la bellissima cripta che però ultimamente è stata chiusa da una catena con lucchetto.

 

Cenni Storici

L’Abbazia sorge su una fertile vallata racchiusa di monti Canfaito e S. Vicino ammantati nelle loro pendici da fitti boschi che raggiungono quasi il fondovalle che invece è ed era sfruttato dai monaci ad uso agricolo.
La chiesa, cioè ciò che resta del complesso monastico, è inserita in una azienda dedita all’agricoltura e all’allevamento del bestiame.
L’abbazia di S.Maria in Valfucina si fa risalire all’VIII-IX sec., ubicata alle pendici del Monte San Vicino, costituiva uno dei nove complessi monastici dislocati nel territorio di San Severino, cui si deve la colonizzazione rurale e la riorganizzazione agricola dei terreni abbandonati e devastati a seguito delle invasioni barbariche. Efficace la descrizione che ne fa il Turchi: « Inter praerupta Apennini Montis juga, inter hyemalem Occasum et Meridiem Pyri in aperta e amoena valle, Focinae nomine vocata, situm erat seculo XI et ultra insigne coenobium S.Mariae Vallis Focinae Ordinis S. Benedicti…»
Questa vallata favorì i monaci che ben presto estesero i loro possedimenti ben oltre la valle, acquisendo proprietà distribuite nei territori di Cingoli, Jesi, Osimo, Recanati e, addirittura, Numana.
La storia dell’antica abbazia è documentata da 398 pergamene ancora conservate a S. Severino, a partire dall’anno 1058, in cui si parla di una donazione con usufrutto di un appezzamento di terra nel territorio settempedano.
La sua massima fioritura si ebbe tra il 1227 e il 1236.
Oltre alle suddette proprietà terriere, l’abbazia, nel momento di massimo splendore, esercitava la giurisdizione anche su circa quaranta dipendenze, tra chiese, cappelle e eremi, come risulta dai privilegi emanati a suo favore da Lucio III nel 1184, da Gregorio IX nel 1236 e dalla documentazione successiva.
Dall’esame delle carte risulta che nei primi decenni del Duecento il monastero raggiunge la massima espansione territoriale con oltre cento transazioni economiche, per poi arrestarsi subito dopo la metà del secolo e manifestare segni di cedimento dovuti a improvvise difficoltà economiche. Difficoltà che trovano una spiegazione nell’assalto portato al castello di Elcito, nel saccheggio e nell’incendio degli edifici monastici, da parte dei conti della Truschia, forse a servizio del comune sanseverinate nella fase di incastellamento e espansione.
Segue dunque un periodo di crisi in quanto gli abati sono costretti a chiedere prestiti e a contrarre debiti sia per la ristrutturazione degli edifici danneggiati che per beni di prima necessità; devono inoltre difendersi dalle mire espansionistiche di privati, clero locale e vescovi, che tentano di sottrarre possessi e giurisdizioni e, soprattutto, dai reiterati tentativi del comune di impadronirsi del castello di Elcito: ne sono prova le frequenti azioni giudiziarie in corso nella seconda metà del Duecento. Con il tempo i debiti diventano più consistenti e gli sforzi degli abati non sono in grado di sanare la situazione, tanto che a fine secolo sono costretti a vendere al comune di San Severino il castello di Elcito, i cui abitanti si erano sollevati in massa, per 1950 libre di ravennati e anconitani.
Neppure una somma così ingente è sufficiente per i lavori di ristrutturazione e per risollevare la situazione finanziaria: gli abati, su permesso del vescovo, vendono anche alcune proprietà e danno in pegno gli oggetti indispensabili all’espletamento delle funzioni liturgiche, quali una bibbia e un calice.
Un momentaneo tentativo di risollevarne le sorti viene compiuto nel 1327 dal vescovo di Camerino Berardo, con l’incorporazione di S. Mariano in Valle Fabiana, i cui monaci, in seguito alla distruzione del loro monastero ad opera delle truppe di Federico II, sono stati costretti a ritirarsi entro le mura di Sanseverino e non sono più in grado di sostenersi autonomamente. I benefici effetti dell’unione hanno breve durata, in quanto i monasteri riuniti si ritrovano presto in una situazione finanziaria sempre più precaria, oppressi dai debiti contratti e non ancora estinti e da continue vertenze per il mantenimento delle proprietà.
Nonostante gli interventi della Camera apostolica nel 1427 e del pontefice Nicolò V nel 1449 i pochi monaci rimasti vivono in estrema povertà e disorientamento. Intorno agli anni settanta la Camera apostolica affida il monastero in commenda alla chiesa Collegiata di S. Severino (1489).
Il monastero e la chiesa andarono irrimediabilmente distrutti nel terremoto del 1799 e l’attuale edificio, ricostruito nel 1800, mostra i resti di archi, imposte di volte delle strutture architettoniche più antiche.
Dell’edificio monastico che si sarebbe dovuto innalzare accanto alla chiesa non rimangono tracce, resta infatti dell’antico complesso un piccolo edificio ecclesiastico ricostruito nel 1958 cha conserva interessanti lapidi in facciata e le cui strutture murarie in conci lapidei di recupero si ergono al di sopra della primitiva cripta romanica.
Si accede a detta struttura ipogea attraverso un’angusta apertura sul lato destro; lo spazio, diviso in tre navate, è coperto da volte a crociera in mattoni, sostenute da colonne lapidee coronate da 12 preziosi capitelli, anch’essi in pietra calcarea bianca, scolpiti a motivi geometrici e zoomorfi, ricorrenti nell’arte romanica (i capitelli dell’abside riportano i simboli dei quattro evangelisti) che fanno pensare ad una fondazione del cenobio molto più antica.
La cripta fu usata ad un certo momento come luogo di sepoltura e poi interrata, solo da qualche anno è stata riportata alla luce.
Gli studiosi, basandosi su considerazioni stilistiche e assonanze con altre cripte di ascendenza bizantino longobarda, propendono per una età compresa tra l’XI e il XII secolo.
Nei pressi del monastero, disposta su una lingua rocciosa, sorge la Rocca fortificata di Elcito, alla confluenza delle due valli di Valfucina e di S.Clemente, edificata per la difesa del monastero e quale rifugio o residenza per i contadini dipendenti dell’abbazia benedettina.
 

Fonti documentative

I Sentieri del Silenzio di Andrea Antinori Società Editrice Ricerche 2009

http://www.unimc.it/

 

Per saperne di più sui luoghi delle Marche

http://www.montialberto.it/
 

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