Borgo di Torale – Passignano sul Trasimeno (PG)

Ringrazio Ermanno Gambini che senza il suo contributo questo articolo non sarebbe mai stato possibile. Ringrazio altresì Roberto Salvetti per la sua infinita cortesia e pazienza manifestata nei miei confronti e per la sua gentile accoglienza e disponibilità.

 

Cenni storici

Prima di parlare del Borgo di Torale sorto intorno al XVII sec. occorre innanzi tutto analizzare le prime forme di antropizzazione di quell’area lacustre e la successiva nascita del fortilizio edificato da Francesco Corgna e che porta il suo nome (Bastia Corgna).
I primi insediamenti umani documentati nella parte settentrionale del Trasimeno sono di origine etrusca ed è ipotizzabile che siano nati accanto ad un strada che attraversando le dorsali collegava le due principali città etrusche Perugia e Cortona.
La romanizzazione dell’area sicuramente avvenne molto dopo la battaglia del Trasimeno tra Annibale e le truppe romane del Console Flaminio del 217 a.C. ed è da posizionare storicamente nell’89 a.C. con la legge Plauzia Papiria che concedeva la cittadinanza romana a quei territori.
La densità abitativa di questo territorio fu sempre scarsa soprattutto per la sua localizzazione geopolitica, infatti era a ridosso tra il dominio bizantino e quello gotico e successivamente dal VII sec. dopo Cristo, longobardo.
Un primo fortilizio a difesa dei confini settentrionali fu fatto edificare da Francesco della Corgna nel XIV sec. sulle colline a monte di Pischiello e lo chiamò Bastia Corgna.
Nel giugno del 1335 a seguito della sconfitta subita dai Perugini presso Cortona ad opera di Pietro Saccone de’Tarlati di Pietramala signore di Arezzo, il territorio circostante il Trasimeno fu devastato e messo a sacco per cinque giorni, nessun paese fu risparmiato.
Il fortilizio subì seri danni per cui Il figlio di Francesco, Corgnolo, eletto capitano dei priori fu invitato a rafforzare le difese della Bastia, e tale intervento fu realizzato nel 1384.
Il 13 Novembre 1410 il Tartaglia respinse l’assalto che Braccio Fortebracci assieme ai fuorusciti tentò contro Perugia che in quel tempo era sotto la sovranità di re Ladislao e per questa operazione fu ricompensato con la proprietà della Bastia già appartenente a Corgnolo, che si era ribellato e aveva chiamato i fuorusciti appoggiato dai fiorentini.
Il 14 gennaio 1411 si firmò un accordo tra Ladislao e Firenze in cui si stabilì, fra le altre cose, che i Della Corgna potessero tornare nel territorio perugino e godere dei loro beni.
Agli inizi del XVII sec. Fulvio della Corgna tentò di vendere la Bastia con tutte le proprietà, ma gli fu impedito dal governo pontificio che considerava la fortezza fortemente strategica per il territorio.
Verso la metà dello stesso secolo la vedova del duca Fabio lasciò questi possedimenti in eredità alle monache agostiniane dei Sette Dolori, di Roma.
Nel 1697 la Bastia fu acquistata dai Bourbon di Sorbello: da allora è entrata in una continua decadenza, fu trasformata in abitazione per contadini.
Le prime case rurali del territorio sorsero a partire dal XVIII secolo, poiché prima i contadini abitavano in capanne o in piccoli tuguri di terra battuta.
Il borgo di Torale diventa una realtà di comunità abitativa dalla fine del 1600 alla metà dell’800.
Le prime notizie su di esso ci pervengono da un atto notarile datato 9 maggio 1687 con il quale i Bourbon di Sorbello acquistarono da Francesca Sassi il vocabolo di Torale con il podere annesso: è questo il primo nucleo dal momento che dagli atti non risultano esservi altre costruzioni.
Nello “Stato delle Anime” del 1750 si parla di un “Primo podere di Torale” e di un “Secondo podere di Torale“.
Nel 1798 il territorio fu occupato dai Francesi.
Poiché la zona era infestata dai lupi, nell’ottobre del 1811 fu organizzata una grande battuta di caccia di cui si ignorano però gli esiti.
Nel secolo XIX non si registrano altri eventi di rilievo.
Quando scoppiò la prima guerra mondiale, nel 1915, un cospicuo gruppo di giovani Toralesi andò al fronte ed undici di essi non fecero ritorno: all’interno della chiesa una lapide ne ricorda il sacrificio.
Gli anni che seguirono la guerra furono caratterizzati da disordini e violenze anche al Torale: in occasione delle e lezioni del 1921 vi fu uno scontro tra un gruppo di fascisti ed uno di socialisti, questi ultimi, che stavano avendo la peggio, riuscirono ad evitare di essere sopraffatti difendendosi con dei forconi dopo essersi barricati in una stalla di maiali.
Durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, si stabilì al Torale un reparto di soldati tedeschi i cui rapporti con la popolazione locale furono estremamente cordiali.
Nei decenni successivi alla guerra il Torale cominciò a spopolarsi fino ad essere completamente disabitato e ad entrare in uno stato di fatiscenza.
Nei primi anni novanta il borgo ed i suoi 20 ettari di terreno (già di proprietà dei Bourbon di Sorbello, tranne la chiesa e la casa parrocchiale) dopo vari passaggi di proprietà fu acquistato dal Sig. Roberto Salvetti che lo ristrutturò con molta cura facendone una Residenza Storica.
Il Borgo, dal 1993, è stato sottoposto a vincolo storico dal Ministero dei Beni Culturali.
 
 
 

La Chiesa di San Giuseppa da Leonessa (Prima San Damiano)

La cristianizzazione del territorio iniziò nel II secolo della nostra era, ma il paganesimo si estinse totalmente solo nel V.
La prima memoria storica che riguardi il Trasimeno è il diploma di Ludovico il Pio che nell’817 conferma (o dona) al Papa “Perusium cum lacum et insulis“.
Nel 997 il territorio del lago (almeno in parte) fu donato dall’imperatore Ottone III all’abbazia benedettina di S. Gennaro di Campoleone (odierna Capolona, in provincia di Arezzo) fondata nel 972 dal marchese Ugo di Toscana.
Un documento di dubbia autenticità del 1014 (Privilegio emanato dall’imperatore Enrico II a favore dell’abbazia di Farneta) si menziona la chiesa di S. Damiano fra quelle soggette a questa Abbazia.
Tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII il territorio settentrionale del Trasimeno passa sotto il controllo perugino, tuttavia nel libro dei Censi delle chiese soggette a Farneta e risalente al 1238, la chiesa di S. Damiano risulta tributaria di “sei staia di grano e una libbra di cera“.
La chiesa di S. Damiano si trova descritta fra le chiese territoriali di Perugia in un catalogo risalente alla metà da XIV secolo, un tempo conservato nell’archivio del monastero di S. Pietro.
Nel Catasto del 1500 la chiesa compare situata nella pianura sottostante alla posizione attuale ( ne rimane il toponimo).
Tale edificio ebbe le Visite pastorali a partire dal 15 giugno 1565 da parte del vescovo Fulvio della Corgna che elenca gli arredi in essa contenuti.
Si va avanti fino alla visita del vescovo Ferniani del 23 novembre 1763 in cui era parroco don Pasquale Sonnati il quale fa presente il degrado della stessa e la distanza tra la chiesa, il Borgo e la sua abitazione per cui avanzò l’ipotesi di costruire una chiesa presso l’abitato di Torale.
Don Sonnati, durante la visita di Mons. Amedei del novembre 1768, si impegnò a vendere i propri beni ed edificare la nuova chiesa che dedicò a San Giuseppe da Leonessa.
Il motivo per cui la chiesa fu dedicata a S. Giuseppe da Leonessa è a noi ignoto, ma è probabile che il proposito vescovile (che emerge implicitamente da alcuni documenti) di favorire il culto di santi di recente canonizzazione abbia influenzato la scelta di don Sonnati.
La prima messa di questo nuovo edificio interamente costruito dal parroco don Sonnati fu celebrata dallo stesso il 6 gennaio del 1772.
Fu volontà dello stesso costruttore ad essere tumulato nella chiesa che aveva edificato con immane sacrificio.
Nel 1841 all’interno della chiesa di Torale fu costruito un Fonte battesimale.
La parrocchia di S. Damiano fu varie volte visitata dal vescovo Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII: il 3 maggio 1850, il 10 ottobre 1855, il 2 maggio 1863,116 maggio 1871, il 15 maggio 1879.
Una prima ristrutturazione pagata dai parrocchiani e in parte dal parroco don Giuseppe Michelangeli viene citata nella visita pastorale di Mons. Foschi il 16 maggio 1882.
Nel 1891 il 10 giugno, ci fu la terza visita di Foschi.
Nonostante il restauro di venticinque anni prima, agli inizi del ‘900 la chiesa versava in condizioni talmente precarie che per un determinato periodo fu chiusa al culto.
Il restauro che fu fatto fare dal parroco don Mariano Bianchi si protrasse a lungo perché il parroco non aveva i soldi necessari e come egli stesso affermò in un suo scritto “non sono patrizio di alcun luogo, ma solo un povero figlio di poveri“, i lavori si conclusero negli anni ’30.
Il parroco per recuperare i soldi necessari al restauro della chiesa fece abbattere una quarantina di querce secolari che si trovavano nei terreni della chiesa per venderne il legname.
Agli inizi degli anni ’90 furono avviati dei nuovi lavori di restauro che terminarono nel 1995 con la costruzione di un nuovo campanile; nel frattempo lo Stato delle anime si era così evoluto: nel 1580 erano 240, nel 1625 erano 290 nel 1765 erano 350 e nel 1812 erano salite a 328.
 

Aspetto esterno

La chiesa è situata su una collina che domina il lago.
La pianta dell’edificio è a croce latina con un’unica navata longitudinale tagliata da un transetto anch’esso ad una sola navata.
Nel campanile a vela in si trovano due campane in bronzo di modeste dimensioni, sulla più piccola è scritto:
AVE MARIA GRATIA PIENA MCCCCLXXXVBI sull’altra MARIA VINCENZO EUROSIA SEBASTIANO GAITICCHI FECE PARE DA GIO-VANNI BATTISTA GIUSTINIAN FULIGNATE L’ANNO 1858.
 

Interno

A fianco dell’entrata in controfacciata, sopra l’acquasantiera si trova una lapide in pietra arenaria dedicata al parroco don Pasquale Sonnati qui sepolto:
DOM PASCHALIS CANONICUS SONNATI PATRITIUS FLORIANENSIS HUIUS PAROCHIAE PRO NUNC RECTOR ECCLESIAM IIANC PRO SUI SUORUMQUE SUCCESSORUM COMMODITATE PROPRIO AERE CONSTROENDAM AEDIFICANDAMQUE CURAVIT ET DIVO IOSEPHO A LEANISSA DICAVIT.
Nella parete destra una lapide commemora i caduti della prima guerra mondiale.
Nel transetto di destra altare e due tele e alla parete affresco in cui è raffigurato lo stemma di Pio XI affiancato da quello dei Savoia, ad esprimere la riconciliazione tra Chiesa cattolica e Stato italiano avvenuta a seguito dei patti lateranensi, inoltre un quadro raffigurante San Giuseppe da Leonessa.
I 4 spicchi della calotta della navata sono decorati di angeli con cartigli.
Sull’altare maggiore quadro con Madonna orante e nel transetto di sinistra un altare e due tele con Crocifissione con i Santi Cosma e Damiano e lateralmente Ultima cena.
Nella controfacciata a sinistra Fonte battesimale con la data 1841.
 

San Giuseppe da Leonessa

Giuseppe nacque a Leonessa l’8 gennaio 1556, al secolo Eufranio Desideri.
Perdette i genitori ancora fanciullo e fu accolto a Viterbo dallo zio paterno Battista sotto1a cui guida si poté formare un’educazione religiosa, e una notevole cultura.
Colpito da una grave malattia tornò nel paese natale dove cominciò a frequentare il convento dei Cappuccini e in occasione della visita del provinciale dell’Umbria chiese di essere accolto in religione. Fece noviziato alle Carcerelle di Assisi, vestendo l’abito nel gennaio 1572 e mutando il nome di Eufranio in quello di Giuseppe.
I familiari tentarono di strapparlo al convento, adducendo la necessità di assistenza che avevano le quattro sorelle, ma Giuseppe continuò per la sua strada.
Trascorso l’anno di prova fu avviato allo studio della teologia e della filosofia.
Cominciò a distinguersi per il notevole spirito di sacrificio.
Ordinato sacerdote e nominato predicatore si dedicò subito con entusiasmo a tale ministero accarezzando in cuor suo il desiderio di andare nelle missioni tra gli infedeli proprio in quegli anni infatti si profilava una possibile evangelizzazione dei musulmani.
Nel 1587 al Capitolo generale dell’Ordine fu trattato il problema delle missioni e il nuovo ministro dell’Ordine, Gerolamo da Polizzi decise una spedizione per Costantinopoli che la S. Sede voleva, affidata ai Cappuccini.
Giuseppe non fu tra prescelti, ma poté entrare a far parte del gruppo dovendo sostituire Egisto di S. Maria che all’ultimo momento non era più in grado di partire.
A Costantinopoli i missionari ripararono una cadente Chiesa e cominciarono a svolgere il loro ministero tra gli occidentali colà residenti.
A Giuseppe fu affidata la cura di numerosi cristiani tenuti prigionieri dai Turchi e ad essi dedicò tutto sé stesso.
Spinto dal fervore cercò di penetrare nel palazzo del sultano Murad III per parlargli.
In uno di questi tentativi fu arrestato, imprigionato e condannato alla pena del gancio.
Per tre giorni rimase sospeso con un uncino alla mano destra e uno al piede ad un trave sopra un fuoco acceso, sopportando i dileggi e gli insulti della folla, dopodiché venne liberato ed espulso.
Rientrato in Italia riprese la predicazione accompagnata da eroici esercizi di penitenza.
Alla predicazione diede un carattere popolare favorendo la pacificazione degli animi e il sollievo dei poveri, istituendo Monti di Pietà e Monti Frumentari, erigendo e riparando ospedali.
Ebbe il dono dei miracoli, della scrutazione dei cuori e di particolari grazie di orazione.
Colpito da grave malattia si preparò serenamente alla morte che sopraggiunse il 4 febbraio 1612 ad Amatrice, dove fu sepolto, il suo corpo fu trasferito a Leonessa nel 1639.
Papa Clemente XII lo beatificò il 22 giugno 1737 e venne canonizzato il 29 giugno 1746 da papa Benedetto XIV.
 

Fonti documentative

Antonio Marchesi – Notizie storiche sulla parrocchia del Torale – 2000

https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_da_Leonessa

http://www.perugiaonline.com/relaisborgotorale/agriturismo.html

http://www.torale.com/

 

Mappa

Link coordinate: 43.210581 12.109268

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