Castello di Armenzano – Assisi (PG)

Il luogo è fortemente suggestivo in quanto offre degli splendidi panorami verso Nocera Umbra, in uno dei paesaggi più integri del Parco del Subasio dal punto di vista naturalistico.

 

Cenni storici

Armenzano è il castello più lontano dalla città di Assisi e in posizione più elevata 759 m s. l. m. dista 10 Km da Assisi e 14 da Spello.
È adagiato su di un colle dal quale si gode lo splendido panorama delle colline e dei monti nocerini e della verde valle del torrente Anna.
La sua plaga, ogni anno a Giugno, si riveste del manto giallo-oro delle ginestre.
Il nome Armenzano viene dal latino “armentum” che vuoi dire mandria di buoi, cavalli, ecc.; la risorsa principale di questo paese fu infatti per molto tempo l’allevamento perché la sua conformazione geologica, fortemente scoscesa, si presta ai pascoli, ma non all’agricoltura.
Dai ritrovamenti fatti la presenza del Castello risale alla Prima Repubblica Romana, infatti sono state ritrovate nella zona monete di quel periodo storico che sono oggi conservate nel Museo Numismatico dell’Università di Perugia.
Gli studiosi del trecento indicavano con il nome di “Piaggia” una salita montana brulla e desolata, com’è del resto questa, posta sul rovescio del monte Subasio.
Gli atti del Comune descrivono minutamente il castello in quel tempo, dal torrione alle muraglie, dal girone alla curtis.
La sua popolazione nel periodo medioevale si componeva di circa 400 persone (40 fuochi); nel 1950 contava 550 persone, ora ridotte ad una ventina.
Come tutti i castelli medievali era di proprietà di un ricco feudatario.
Uno di questi fendutati, Napoleone, conte di Armenzano, figlio di Libertino, dominava anche sui castelli di Nottiano, Rocca Paida, Villa Caberta, Villa Marforio e Serra di Valtopina.
Aveva inoltre la sua residenza in Assisi, con uomini d’arme e famiglia; anzi due di questi ultimi, Benvenuto e Leonardo “serventes Nepuleonis” furono cacciati dal Comune per aver ucciso Buono di Oportolo.
Tumultuoso era l’animo di Napoleone d’Armenzano; egli aveva ospitato più volte nel suo castello San Francesco di cui era amico, ma l’affetto per il Santo non aveva mitigato la violenza di quel temperamento.
Troviamo infatti il nome del Conte in una accesa controversia con la cattedrale di San Rufino, a causa di alcuni diritti sul castello di Serra di Valtopina.
Tuttavia grande era il suo prestigio: nel 1232, essendo tra i notabili, è elencato come primo tra tutti i cittadini che assistono nella Cattedrale di Assisi alla solenne processione fatta dai rappresentanti del Comune di Todi per liberate la città di Perugia dalle obbligazioni da essa assunte verso il Pontefice.
Innocenzo IV, nel 1249 ordina ai canonici di Assisi di accogliere come scolaro Ugolino nipote del “dilecti filii nobilis viri Neapolionis de Armezzano“.
Alla morte di Napoleone avvenuta il 16 Giugno 1255, la famiglia decide di vendere la Rocca Paida; venti anni dopo, nel 1271 anche il castello di Armezzano sarà ceduto dietro compenso al Comune di Assisi.
Conosciamo i nomi dei figli di Napoleone: Bonconte, Ugolino, Ubertino, Angeleia, Elena, rispettivamente sposati a Palmira, Bionda, Aldobrandina, Nicola di Cristiano, Ermannino di Bevagna.
Dagli atti notarili risultano anche quelli dei suoi nipoti Adeleta, sposa di Guidone d’Andrea, Nopoleuccio, Dialta, Cristianuccio, Francesco e Giovanni.
Dialta, ancora fanciulla, appena Chiara degli Scifi fondò l’ordine delle Monache Clarisse, entrò in convento cambiando il suo nome profano, celebrato nelle danze e nelle canzoni d’amore, in quello di suor Lucia.
Nelle Riformane, in data 14 ottobre 1380, si ha ancora la discendenza di questa famiglia, trovandovi un certo “Iohannes Cecce Napulutii, costellanus castri Armenzani, comitatus Asisii”; pur non avendo più la sua dimora privata ad Armezzano, egli è qui in veste di castellano della contrada, indicata chiaramente nel testo con il vocabolo “castri”, ossia luogo chiuso e fortificato, secondo le definizioni del tempo.
Dei luoghi intorno alle dipendenze del castello si ricorda Nottiano, che diede origine al beato Giovanni il semplice, seguace di san Francesco episodio raccontato in questo sito riferito al Castello di Nottiano
 

Aspetto

Il castello di Armenzano sorge su un colle tondeggiante e ristretto che ha reso obbligatorie la costruzione delle case in due centri concentrici dove in alto svetta isolata l’abitazione del signorotto medievale.
La porta del castello è posizionata a sud-ovest e superata si apre una stretta via a spirale delimitata da case in pietra che guardano all’esterno verso le colline e sale al Cassero che emerge sull’intero abitato e ancora costituisce l’immagine più tangibile del potere feudale.
L’arco della porta di fattura etrusca a tutto sesto fu costruito originariamente in pietra serena, con il passare del tempo la poca manutenzione portò, nei primi anni 50 al crollo e gli abitanti del paese ricostruirono in laterizio l’arcata esterna, mentre quella interna è stata ristrutturata in pietra serena.
 
 
 

Il Travaglio

Strumento alquanto ingombrante usato per mettere i ferri agli zoccoli dei buoi.
Un tempo lo possedevano tutti i fabbri, ma anche i semplici contadini.
Si tratta di una impalcatura che teneva e sollevava il bue durante la delicata operazione della ferratura, in quanto il bue, non si poteva tenere fermo con strumenti semplici come avveniva per il cavallo.
L’animale veniva introdotto dentro il travaglio e bloccato d due grandi strisce di cuoio che gli abbracciavano il tronco.
Le due strisce erano collegate a dei ganci e fissate ad un asse di legno che si faceva girare.
Con una o più mosse le strisce si avvolgevano intorno all’asse sollevando il bue, che così era immobilizzato.
 
 
 

Chiesa di Santa Maria della Natività

Nel giardino d’ingresso del castello sorgeva in passato una piccola chiesa, forse la cappella signorile dedicata a Sant’Antonio da Padova.
Nel 1713 un forte terremoto, con epicentro Norcia, colpì l’Italia centrale e della chiesetta rimase solo intatto il muro su cui era affisso il quadro rappresentante il Santo, per salvarlo dalle rovine fu portato nella cappellina del cimitero poco fuori il paese e la leggenda narra che “più lo riportavano in chiesa, più tornava al castello”.
Le pietre oramai ridotte in rovina della chiesa furono usate per ingrandire la cappella del cimitero che oggi è diventata la Chiesa Parrocchiale.
Il cimitero invece è stato ricostruito nelle vicinanze.
Per anni il quadro, ormai logorato, è stato conservato nella cappella dell’attuale cimitero, ma in tempi recenti è stato trafugato.
La chiesa di aspetto romanico è stata dedicata alla Madonna della Natività, è a navata unica e all’interno presenta qualche traccia di affresco fra cui, sulla parete destra, un’Annunciazione con Dio Padre benedicente in uno squarcio di nuvole fra angeli.
Sempre nella stessa parete si notano tracce di altri affreschi coperti dallo strato di intonaco.
La parrocchia seppur sotto il Comune di Assisi appartiene alla diocesi di Foligno.
La chiesina è ben posizionata e ben tenuta tanto da essere molto richiesta per la celebrazione di matrimoni.
 

Informazioni Turistiche

Dagli anni ’80 vi si tiene un celebre Presepe Vivente, che ogni anno richiama un gran numero di visitatori da tutta l’Umbria.
 

Fonti documentative

Sampalmieri Padre Virgilio – Notizie sui castelli di: Collepino, San Giovanni Armenzano – 1988
Gemma Fortini D. Otello Migliosi – I castelli di Assisi – 1970
Cartellonistica in loco.
 

Mappa

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