Castello di Calvi dell’Umbria – (TR)

Dal castello di Calvi si può godere di un panorama che spazia dalle colline umbro-sabine al Monte Amiata fino ai colli Albani ed ai Monti Prenestini e Tiburtini.

 

Cenni Storici

Sorge a 401 m s.l.m. su uno sperone di roccia calcarea del monte San Pancrazio, da dove domina un paesaggio di colline coltivate a viti ed ulivi che spazia fino alla valle del Tevere.
Il nome potrebbe derivare dall’antica gens romana Calvia o da “Carbium“, che significa “via degli scogli“.
I primi documenti che parlano di “Carbi“, invece, sono riportati nel “Regesto farfense“.
È un insediamento molto antico le cui tracce risalgono all’età del Bronzo Medio.
Sulla sommità del monte San Pancrazio sono visibili i resti di un centro di culto del VI secolo di area umbro-sabellica.
L’attuale abitato ha origini romane, dimostrate dal ritrovamento di un’ara funeraria decorata da teste d’animali, festoni e iscrizioni col nome del defunto, riciclata come fontanella all’inizio del nucleo medioevale, di un sarcofago romano con eroti e ghirlande reimpiegato al civico 44 di via Roma, di un frammento di trabeazione inglobato in un muro nella piazzetta della sora Medea, monete e altro.
Probabilmente durante il periodo romano non costituiva però un abitato organico, ma vi era un insieme di ville e fattorie si sviluppò come centro urbano solo in epoca altomedievale, con l’abbandono degli insediamenti di fondovalle, ormai insicuri.
Alla caduta dell’impero Romano arrivano Eruli, Ostrogoti e Bizantini, poi è compreso nella Sabina longobarda, soggetta ai duchi di Spoleto, diviene infine soggetto alla Santa Sede mediante la donazione del 714 fatta da Liutprando a papa Zaccaria.
Nel secolo XI Calvi divenne proprietà dell’Abbazia di Farfa, si ha notizia di un’avvenuta donazione di terre, castelli, chiese e beni fatta da Ascaro e Gebaldo “de Castello Carbi et de castello Barbolano” nel 1082.
Le notizie riguardanti la Comunità nei secoli XI e XII sono scarse, probabilmente in quest’ultimo secolo visse il periodo di massima vivacità economica e di una relativa espansione territoriale.
Dopo la distruzione dei castelli di Altaino e Striano i profughi furono accolti a Calvi, che concesse per la loro sopravvivenza i terreni a ridosso delle mura castellane, ma esternamente ad esse, denominati poi “costa“.
Nello stesso periodo fu aperta una nuova porta (“Porta di Mezzo“) nelle mura per permettere più agevoli traffici e comunicazioni con il castello.
Nel 1261 Calvi fu sottomessa a Narni, ma mantenne un proprio sindaco.
Fu, poi, libero comune nello Stato della Chiesa.
Nel 1376 Gregorio XI dette a Calvi statuti comunali speciali.
Nel 1410 antiche contese per i confini furono composte dai dottori in legge Giovanni da Otricoli e Clemente da Todi.
Occupata dal condottiero Braccio Fortebraccio, fu restituita a Martino V nel 1420.
Il 17 febbraio 1451 furono definiti i confini comunali con Otricoli, come risulta da un atto rogato dal notaio Benedetto de Oppizzonis.
Continue e spesso violente e sanguinose furono le lotte con il vicino castello di Poggio per questioni riguardanti i relativi confini, tanto che per mettere pace tra i contendenti Callisto III dovette nominare un suo commissario.
È del 1456 la firma dell’atto che stabilisce le reciproche pertinenze; con lo stesso è anche concesso agli abitanti di Poggio di recarsi all’oratorio di San Pancrazio sul Monte Rosaro in territorio di Calvi per portare un cero votivo nella ricorrenza del santo.
Fu però una concessione alla quale i Calvesi non seppero tener fede: nel giorno della ricorrenza del 1533 infatti i Poggiani furono assaliti e derubati, in segno di scherno, nientemeno che del cero.
Per la restituzione dovettero intervenire, con tutta la loro autorità, i Priori di Narni.
Calvi fu l’unico paese della zona narnese a non subire il saccheggio dell’esercito del Borbone in quell’infernale anno 1527.
I Calvesi avevano ben munito le fortificazioni e serrato pesantemente le porte.
Due traditori introdussero i nemici in città ma questi non operarono né violenze né ruberie, al contrario impiccarono i traditori ai merli della porta principale.
Risparmiato il saccheggio i Calvesi non poterono comunque evitare la peste che quelle truppe diffusero su tutto il territorio: fu ugualmente una strage.
Fu poi dominio ininterrotto degli Orsini, in quanto vicari del Papa, dominio che termina soltanto con Papa Leone X che fece subentrare nel vicariato Lorenzo de’ Ceri, degli Anguillara, che ne tennero il possesso fino al 1572; poi fino al 1860, ad eccezione dei brevi periodi della dominazione francese, fu un libero comune dello Stato della Chiesa.
Al 13 giugno 1553 risalgono nuovi statuti comunali.
Nel 1798 le truppe francesi si scontrano con quelle napoletane venute in aiuto agli abitanti del luogo, disfattele penetrarono nell’abitato attraverso un passaggio nelle mura castellane che cingono il giardino del Monastero delle Orsoline, attuando un tremendo saccheggio.
Leone XII nel 1825, riportò Calvi nella Delegazione di Spoleto, nella Diocesi di Narni, nominando protettore del castello il cardinale Carlo Odescalchi, a ciò si deve oggi la sua appartenenza alla regione Umbria.
Nel 1829 Calvi era una podesteria, con gonfaloniere di seconda classe, soggetta a Narni, nel Distretto di Terni, Delegazione di Spoleto.
Con il provvedimento di Pio IX del 22 novembre 1850 fu incorporata nella Provincia di Spoleto alle dipendenze del Comune di Narni.
Nel 1860 entrò a far parte del nuovo Stato unitario e, in tale occasione, mutò probabilmente la propria denominazione in Calvi dell’Umbria.
L’amministrazione del Regno sabaudo risulta funzionante fin dal 12 settembre 1860.
Il 4 e il 5 novembre 1860 si tenne il plebiscito di adesione al Regno di Sardegna: nel Comune fu formata una sezione unica di 376 votanti.
Seguì, l’11 novembre, l’elezione del primo consiglio comunale postunitario; fu confermato il sindaco Polelli, che il 13 dicembre prestò il giuramento di fedeltà alla corona.
Il 3 dicembre vennero eletti, in seno al consiglio, due assessori e due assessori supplenti e, il 23 dicembre, vi fu l’elezione dei consiglieri provinciali.
Con l’adesione allo Stato sabaudo l’amministrazione comunale risultava composta dal sindaco, capo della magistratura, da quindici consiglieri, rinnovabili per un quinto alla decadenza dei titolari, e dalla giunta, composta da due assessori e due supplenti rinnovabile per metà ogni due anni.
Le risorse principali del Comune erano la vendita del taglio dei boschi e l’affida dei numerosi terreni di pascolo adatti a vario genere di bestiame.
L’economia locale, a parte l’esistenza di cave e di una fabbrica di materie esplodenti, di una cooperativa di mutuo soccorso fin dal 1878 e di una distilleria societaria nelle vicinanze, era eminentemente agricola.
Nel 1877 il Comune di Calvi era ascritto al collegio elettorale di Calvi e Montebuono mentre, nel 1890, risulta compreso nel collegio elettorale di Spoleto II e nel 1899 aderiva al collegio elettorale di Poggio Mirteto.
Calvi partecipò, con numerosi arruolati, alla I guerra mondiale.
Con il regime fascista ebbe il suo primo podestà in Alberto Calza Bini.
Quando nel 1926 venne costituita la provincia di Terni, il Comune di Calvi venne incluso nel suo territorio.
Durante la seconda guerra mondiale il paese fu sottoposto a frequenti bombardamenti e il personale e gli alloggi furono requisiti dal comando tedesco.
Il 22 dicembre 1942 il podestà Giorgio Calza Bini presentava le proprie dimissioni e l’11 febbraio 1943 avvenivano le consegne tra il podestà uscente ed il commissario prefettizio Giuseppe Provenzani.
Il 13 aprile 1944 vi fu l’eccidio di 16 persone, strage voluta da un luogotenente di Kappler rimasto sconosciuto; la lotta di liberazione a Calvi cessò il 13 giugno 1944.
Il 5 gennaio 1945 fu nominato il nuovo sindaco, nella persona di Guido Caroselli, e costituita una nuova giunta di quattro assessori e due supplenti, nel rispetto della normativa vigente e delle disposizioni impartite dal comando alleato.
Il 2 giugno 1946, con le prime elezioni comunali della storia repubblicana venne eletto sindaco Giorgio Germani e furono assegnati dalla legge al Comune venti consiglieri; la giunta continuava ad essere costituita da quattro assessori effettivi e due supplenti.
 

Aspetto e territorio

Oggi è ancora un tipico centro medievale racchiuso entro le mura, con i vicoli tortuosi che si inerpicano tra antiche case, torri, archi e volte.
L’ingresso del paese era Porta Ternana, anche detta Porta da capo, ristrutturata alla fine del Cinquecento ed oggi caratterizzata da un portale in bugne di travertino.
Da qui scendendo lungo la via Sabina si incontra la chiesa di Santa Maria Assunta, il cui impianto originario risale alla metà del XIII secolo, poi ampliata nella prima metà del XVII secolo.
Attaccato ad essa c’è Palazzo Nicolini, fatto costruire nella seconda metà del XVI secolo da Giovanni Felice Salvatorio, amministratore del potente Cardinale Marco Sittico Altemps, il cui stemma si trova affrescato al centro della decorazione del salone principale.
Proseguendo su questa via prima di arrivare nella parte inferiore del paese, a metà della cinta muraria si apre Porta di Mezzo, chiamata anche porta Bartolomea, che in origine era di dimensioni molto ridotte e fu ingrandita nel 1686.
Nella parte più bassa del centro storico, frutto dell’espansione verso valle dell’abitato di Calvi avvenuta a partire dal XIII secolo, si trova la Piazzetta di Sora Medea, da cui è possibile ammirare uno splendido panorama sulla valle del Tevere, e l’imponente Palazzo Rosati, che mostra in facciata un bel portale in laterizio e resti di una decorazione ad intonaco caratterizzata dall’alternanza di triangoli più scuri e più chiari, che si ritrova anche in altri edifici di Calvi.
Questa zona del paese è particolarmente ricca di scorci suggestivi come il delizioso Vicolo degli Orti.
Risalendo verso la parte alta del paese si incontra la chiesa della Trinità, originariamente intitolata a Santa Maria delle Grazie e costruita a partire dal 1523 sull’originario tracciato delle mura castellane in località lo Sportello, ovvero un’antica porta del paese, dove un’immagine della Madonna aveva lacrimato.
Proseguendo a salire per i vicoli medievali, si arriva alla casa natale di San Berardo da Calvi, protomartire francescano morto in Marocco nel 1220.
Si è qui giunti al primo nucleo dell’incastellamento costituito dalla Piazzetta di Sant’Andrea e dal Palazzo Comunale, sede della vita civile di questa comunità per molti secoli; edificato presumibilmente nel XIII secolo, all’apice dello sviluppo della vita comunale del paese.
Arriviamo poi nella grande Piazza Mazzini, dominata dalla maestosa facciata delle chiese di Sant’Antonio e di Santa Brigida, realizzata su progetto di Ferdinando Fuga alla metà del VIII secolo: nella piazza si trova anche la Torretta dell’Orologio con la Cappella di San Sebastiano, oggi dedicata a San Pancrazio, risalente al XII secolo, davanti alla quale venivano pronunciati i giuramenti dei Priori della Comunità e dalla cui loggia parlava il podestà alla popolazione.
Alle spalle della piazza, nel punto più alto del paese si ergono Palazzo Ferrini ed il Monastero di Santa Brigida o delle Orsoline, ora museo, con il grande giardino che si sviluppa verso monte con più di un ettaro di superficie, tutto recintato con alte mura.
Per moltissimi anni, fino al 1996, è stato abitato dalle suore Orsoline, dal 2002 ospita il Museo che raccoglie la collezione delle opere più significative di Calvi e la straordinaria raccolta “Pasquale Chiomenti – Donata Chiomenti Vassalli“.
In prossimità della grande porta di accesso al giardino, lungo le vecchie mura castellane, troviamo una lapide posta in memoria dell’eccidio di 16 innocenti avvenuto qui il 13 aprile del 1944 per mano delle SS Tedesche.
Proseguendo si può ammirare una graziosa fontana, fatta erigere dal sindaco avvocato Guido Caroselli nel 1956, in occasione della realizzazione del nuovo acquedotto, presso quello che doveva essere l’accesso alla foresteria del monastero.
Il centro storico di Calvi dell’Umbria è ricco di chiese, ma originariamente erano addirittura di più e c’erano anche molte cappelle, a testimonianza della numerosa popolazione e del passato florido di questo paese.
Calvi è da alcuni indicato come “paese dei presepi”: i muri delle antiche case sono infatti abbelliti dai murales raffiguranti la Natività, opera di noti pittori italiani e stranieri che ogni anno, dal 1982, arrivano a Calvi per affrescare le pareti delle antiche case cittadine in una galleria di dipinti murali a cielo aperto.
Anticamente Calvi era divisa in quattro parrocchie, Santa Maria Assunta, Sant’Andrea, San Paolo e San Valentino, poi riunite in una sola Parrocchia, dedicata a Santa Maria Assunta e San Valentino.
Sono andate distrutte le Chiesa di Sant’Andrea, nell’omonima piazzetta, e quella di San Valentino, mentre quella di San Salvatore è stata trasformata in fienile.
Rimangono le Chiese di Santa Maria Assunta, di Santa Brigida, di Sant’Antonio Abate e della Santissima Trinità.
Di assoluto rilievo il monastero di Santa Brigida e, nelle immediate vicinanze, il Convento di San Francesco fatto erigere dal santo di Assisi nei primi decenni del XIII secolo, ora dedicato al protomartire francescano San Berardo.
Lungo una strada di campagna si trova la Chiesa di San Carlo, fondata tra il 1600 ed il 1623, e la Chiesa di San Giovenale in Frazione Piloni.
Sulla strada che conduce a Narni incontriamo prima la frazione di San Lorenzo con l’omonima Chiesa, caratterizzata da una facciata in conci in pietra terminante con un campanile a vela e risalente al XIII secolo e poi il piccolo borgo di Poggiolo, caratterizzato da suggestivi vicoli, con la Chiesa dedicata a San Giorgio, edificata nel 1873 all’ingresso del centro abitato.
Sono appartenenti alla Diocesi di Sabina la Chiesa di Santa Maria Maddalena, edificio del XIV secolo restaurato alla fine dell’Ottocento che, con l’attiguo caseggiato, costituiva la villa estiva del Seminario di Magliano Sabina, e la chiesa di Santa Maria della Neve, ricostruita nel 1950 dopo essere stata bombardata.
Lungo la strada per monte San Pancrazio si trovano i resti della chiesa di Santa Maria della Concezione, detta anche Collegiata, risalente al XVII secolo, in cima al monte i resti del tempio italico e la chiesina di San Pancrazio.
 

Fonti documentative

Pino Milani, Guida di Calvi dell’Umbria, Calvi dell’Umbria aprile 2013
Comune di Calvi dell’Umbria, Calvi dell’Umbria e il suo territorio Città d’arte storia e tradizioni
Musei in Umbria Museo delle Orsoline Calvi dell’Umbria

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=46568

http://www.calviturismo.it

 

Nota

La galleria fotografica ed il testo sono stati realizzati da Silvio Sorcini.
 

Da vedere nella zona

Chiesa di Sant’Antonio Abate – Calvi dell’Umbria (TR)
Chiesa di Santa Maria Assunta– Calvi dell’Umbria (TR)
Chiesa di Santa Brigida – Calvi dell’Umbria (TR)
 

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