Castello di Cerreto di Spoleto – Cerreto di Spoleto (PG)


 

Cenni Storici

Castello di origine medioevale sorto su un insediamento preesistente sul colle San Sebastiano, si trova in posizione panoramica, sul crinale di un alto colle a dominio della confluenza delle strette valli del Vigi e del Nera, che lo circondano dai due lati.
La vantaggiosa posizione naturale favorì, nel corso del Medioevo, il suo valore strategico per la difesa della sottostante valle del Nera e del Vigi e la rese territorio di conquista da parte delle comunità di Norcia e Spoleto, sempre desiderose di estendere i loro domini territoriali l’uno a svantaggio dell’altro.
Il suo nome deriva dalla diffusa presenza di piante di cerro e, tra l’altro, fino al secolo scorso si poteva ammirare una quercia centenaria nella piazza principale del paese.
Il cerro è anche presente nello stemma comunale.
Il primo insediamento risale probabilmente al 290 a. C. quando avviene la romanizzazione del territorio ad opera delle legioni del console M. Curio Dentato.
Nell’età tardo imperiale il cristianesimo si propaga anche in queste valli; dalla valle del Nera scende, nel V secolo, il grande S. Benedetto da Norcia e cominciano a sorgere i vari monasteri benedettini.
Nell’alto medioevo, in epoca longobarda, si sono create nel territorio spoletino circoscrizioni dette castaldi o gastaldi, fondi rustici con amministrazione giuridica, economica e militare, gestita da funzionari del sovrano longobardo.
Cerreto fece parte di quello di Ponte.
Una leggenda locale, riportata da diversi storici, narra che il castello sia stato fondato nell’ottocento dai Franchi che erano scesi al seguito di Carlo Magno per contrastare il potere del potente gastaldato longobardo di Ponte.
Fra il IX ed il X, i Saraceni invadono il territorio ducale di Spoleto costringendo i signori feudali ad erigere rocche e castelli.
Le prime notizie storiche sul borgo risalgono all’epoca dei Longobardi.
Data la sua posizione strategica, il castrum faceva parte dei territori governati dai duchi di Spoleto insieme al Gastaldato di Ponte.
Dopo le incursioni saracene, nell’890, sulle alture della Valle del Nera sorsero torri di vedetta a guardia delle strade.
Cerreto di Spoleto, insieme alla vicina Rocca di Ponte, controllava importanti nodi viari: la via che attraversa la Valle del Vigi e quella che attraversa la Valle del Tissino che, salendo a Roccatamburo e a Poggiodomo, mette in comunicazione Cerreto con Monteleone di Spoleto e con l’Altopiano di Leonessa.
Altro importante asse viario che Cerreto controlla è quello che, costeggiando il corso del Nera, procede a sud in direzione Terni e che, in direzione nord, si biforca in direzione di Norcia e di Visso.
La storia documentaria del castello inizia però nel XII secolo, quando si sottrae al gastaldato longobardo di Ponte e si erige a libero comune sotto la protezione della Chiesa, sfruttando la sua posizione strategica di confine tra i comuni di Spoleto e di Norcia e il Ducato di Camerino.
Dopo aver fatto parte del Ducato di Spoleto, governato prima da un duca di nomina imperiale e poi da un governatore di nomina pontificia, con l’ascesa al soglio pontificio di papa Innocenzo III (1198-1216), che ricondusse sotto il dominio della Chiesa i territori della Marca e del Ducato, Cerreto entrò quindi a far parte dei domini pontifici.
Anche se, nel 1232 sembra che Cerreto pagasse ancora il “fodrum” all’imperatore.
L’11 luglio 1221 i cerretani stipularono un atto di sottomissione a Spoleto per contrastare il dominio di Norcia e Ponte, ora frazione di Cerreto di Spoleto ma in passato potente castello, sotto la protezione di Norcia, spesso in lotta con Cerreto per motivi di confine e di opposte alleanze, i Signori di Ponte poi sin dall’epoca feudale avanzavano diritti sul castello dirimpettaio.
Nel 1225 i cerretani furono costretti a giurare fedeltà al cardinale Colonna, rettore del ducato di Spoleto.
Più tardi però tornarono a ribellarsi e nel 1233 furono duramente puniti da Spoleto, la pace fu ristabilita grazie alla mediazione di frate Elia nel 1234 e il castello si sottomise fino al 1240, quando si staccò nuovamente da Spoleto per seguire la fazione ghibellina.
Nel 1241 Federico II lo restituì di nuovo al ducato a cui fu riconfermato dal cardinale Capocci nel 1247, quando il papa, dopo aver scomunicato Federico II nel 1245, in seguito alla sconfitta da questi riportata nel 1248 a Pavia, rientrò in possesso dei ribelli comuni ghibellini che si trovavano nei suoi possedimenti.
Dal 1268, dopo alterne vicende, fu posta sotto il vicariato dei Varano, duchi di Camerino, come premio della fedeltà della potente famiglia alla Chiesa.
Anche Norcia cercò ripetutamente di imporre la propria supremazia su Cerreto cercando subdolamente di istigare il castello alla ribellione nei confronti di Spoleto e successivi episodi di ribellione si ripeterono anche nel 1279 e soprattutto nel 1320 quando il castello si dette a Perugia e gli spoletini non riuscirono a riconquistarlo.
La storia di Cerreto è legata alla lunga contesa tra i comuni di Spoleto e Norcia, che a turno nominavano un podestà da loro scelto, nonché alle lotte tra guelfi e ghibellini che caratterizzarono il periodo medievale fino all’avvento del cardinale Egidio Albornoz e delle sue costituzioni egidiane, con cui vennero riorganizzati in modo centralizzato i territori dello Stato della Chiesa.
Nonostante ciò Cerreto aveva sempre mantenuto una certa autonomia e, dopo il XIII secolo, accrebbe notevolmente la sua forza mantenendosi quasi sempre indipendente, pur continuando ad essere oggetto di dispute fra Norcia e Spoleto.
Ciò gli consentì di estendere notevolmente il proprio territorio ed il suo dominio sui vicini castelli entrando a far parte del distretto di Spoleto solo saltuariamente.
Lo statuto più antico di Cerreto, ora andato perduto, ma descritto dal Fabbi nel volume dedicato alla storia dei comuni della Valnerina, risale al 1380.
Questo statuto fu redatto nel periodo immediatamente successivo alle riforme del cardinale Albornoz e, come quelli redatti dalle comunità sottomesse alla Chiesa, doveva essere approvato dal cardinale legato e rispettare quanto veniva prescritto dalle costituzioni egidiane: essenzialmente negli statuti il comune doveva riconoscere la supremazia della signoria ecclesiastica rispetto ad ogni altra signoria.
Dallo Statuto si evince che il potere legislativo era amministrato dal gonfaloniere, da quattro priori e dai 200 consiglieri che costituivano il generale arengo o parlamento in cui venivano discusse ed approvate le deliberazioni più importanti.
C’era poi il consiglio ordinario, composto da 40 “boni homines“, in cui venivano eletti il capitano, il cancelliere e il camerario.
Il gonfaloniere, i priori e il cancelliere si riunivano nel consiglio di autorità o la “cerna” per decisioni di ordinaria amministrazione.
Il potere esecutivo era amministrato dal capitano, eletto nell’arengo generale tra elettori scelti a sorte in una terna di tre nomi, e durava in carica sei mesi.
Doveva essere benestante, forestiero (la sua città di origine doveva distare almeno quindici miglia da Cerreto), essere fedele alla Chiesa.
Il suo compito era quello di fare osservare le norme statutarie e amministrare la giustizia nelle cause civili e criminali.
Nel 1425 fu ceduta da papa Martino V a Norcia, ma, per riprendere la sua autonomia e per difendersi dagli attacchi dei nursini, si pose sotto la protezione di Francesco Sforza, prima capitano di ventura al servizio di Filippo Maria Visconti, signore di Milano, poi eletto gonfaloniere della Chiesa dal papa.
Così nel 1434, dopo che lo Sforza ebbe occupato Camerino e dopo la morte dell’ultimo Varano, Cerreto firmò l’atto di sudditanza al condottiero milanese, che occupò la comunità nella primavera del 1436.
Nel 1438 i nursini, approfittando di un calo dell’egemonia territoriale di Spoleto impegnato in lotte interne, tentarono nuovamente di impadronirsene, ma poi il castello tornò sotto il dominio dalla città ducale.
Per liberarsi da Spoleto, nel 1442, insieme con Ponte, si dette a nuovamente a Francesco Sforza, ma Nicolò Piccinino riportò il territorio sotto la giurisdizione della chiesa e nel 1443 tornò sotto Spoleto per desiderio di papa Eugenio IV.
Le continue lotte fra Spoleto e Norcia finirono per dividere Cerreto in due fazioni.
Solo nel 1446 Spoleto ebbe nuovamente la vittoria; furono ricostruite le mura, riacquistata Rocchetta, che era rimasta sotto il dominio di Norcia e fu riorganizzata l’amministrazione locale.
Protagonisti di queste epoche di fame, guerre, epidemie furono i celebri vagabondi cerretani, meglio noti con il termine di “Ciarlatani“, affabulatori e imbroglioni, celebri per la loro spiccata facondia e capacità di persuadere.
Molti si erano specializzati nella questua in favore di istituzioni ospedaliere e di assistenza.
A partire dal secolo XV l’originaria attività di questua è spesso degenerata in comportamenti che poco avevano a che fare con l’attività benefica sfociando nella vendita delle indulgenze, a fine di lucro, e nell’esorcismo contro la peste e le malattie.
Di essi monsignor Teseo Pini, sul finire del ‘400, scriveva che avevano appreso la falsità, l’arte del raggiro, la furbizia e la destrezza della lingua dal diavolo “loro padre e maestro“.
I cerretani nel Medioevo godevano di una notevole floridezza economica e, si cita sempre monsignor Teseo Pini “divennero famosi per gli appalti che essi prendevano con opere pie ed ospedali, per i quali gestivano le questue, con abile astuzia e simulazioni, sì da far assimilare l’epiteto di cerretano con quello di ciarlatano e imbroglione“.
Nel vocabolario della Crusca del 1612 erano descritti come “Coloro che per le piazze spacciano unguenti, o altre medicine, cavano i denti o fanno giochi di mano che oggi più comunemente dicesi Ciarlatani,…da Cerreto, paese dell’Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro“.
L’associazione di questo termine agli abitanti di Cerreto di Spoleto è attestato in lingua italiana fin dai primi anni del Cinquecento ed ha conosciuto una tale fortuna da migrare in tutta Europa.
Nel 1474 Cerreto fu ceduta da Spoleto ai Varano, tornati al potere nel ducato di Camerino, come compenso per l’appoggio dato alla fazione guelfa spoletina.
Nel 1500 Cerreto era dunque ancora in mano ai Varano con Montesanto e Sellano.
Ma ben presto gli spoletini cacciarono i camerinesi e rioccuparono nuovamente il castello, questa volta per conto del Duca Valentino che, nel 1502, fu investito da Papa Alessandro VI dello stesso ducato camerinese.
La dominazione dei Borgia fu tuttavia precaria e molto breve tanto che presto i Varano tornarono a signoreggiare in questi luoghi.
Nel 1504, a seguito della pace di Mevale stipulata tra i Varano e Spoleto per volere di papa Giulio II, Cerreto fu riportata nella giurisdizione di Spoleto.
Pur con tutte le contese tra i comuni di Norcia, Spoleto ed il ducato di Camerino, Cerreto cercò sempre di mantenere la sua autonomia, partecipò pertanto attivamente alla ribellione dei castelli della Valnerina del 1523 offrendo aiuto e rifugio al bandito Petrone da Vallo, acerrimo nemico del comune di Spoleto.
Reduci dal sacco di Roma, nel 1527, le milizie di Sciarra Colonna e i diecimila lanzichenecchi di Carlo V invasero la Valnerina saccheggiando Norcia, Cascia e Monteleone.
Soccorsa dalla Duchessa Caterina Cybo, Cerreto fu salva.
Le vicende turbolente di questo centro continuarono ancora per qualche tempo fino a quando Spoleto indebolito dal malgoverno e da secoli di guerre allentò il controllo sui territori del proprio distretto e, nella seconda metà del ‘500, Cerreto tornò sotto la giurisdizione della Chiesa.
Il 27 gennaio 1569 fu istituita la Prefettura della Montagna, che rappresentava il potere centrale e che aveva giurisdizione su quei territori (Norcia, Visso, Cascia, Cerreto, Monteleone di Spoleto e Arquata) prima compresi nella Provincia dell’Umbria.
Era governata da un prefetto di nomina pontificia che aveva il compito di amministrare la giustizia nei procedimenti penali e civili di seconda istanza e aveva l’onere di controllare che le comunità si attenessero a quanto stabilito dalle disposizioni governative.
Collaboravano con il prefetto i luogotenenti (delegati, commissari) che avevano l’obbligo di risiedere nei vari centri e di presiedere ai procedimenti giudiziari in prima istanza e di presenziare ai vari consigli comunali; infatti, a Cerreto, c’era un luogotenente-commissario che rappresentava il potere centrale, era inviato con patente del cardinal capo della Consulta ed era responsabile delle cause civili e criminali in prima istanza, in qualità di luogotenente del prefetto della Montagna.
Il XVII secolo fu per Cerreto, come per tanti centri umbri, un periodo più tranquillo, da un punto di vista bellico, ma anche di iniziale degrado economico e demografico, a causa anche dei frequenti terremoti.
Particolarmente distruttivo fu quello del 1703 a seguito del quale molti cerretani andarono a vivere a Spoleto e a Roma.
Durante la dominazione francese (1798-1799), Cerreto entrò a far parte del Dipartimento del Clitunno con sede a Spoleto.
Con la prima restaurazione, ripristinato lo Stato pontificio, la città tornò alla precedente organizzazione politico-amministrativa.
Il 10 giugno 1808 l’Umbria fu annessa all’Impero francese.
Fu creato il Dipartimento del Trasimeno con capitale Spoleto e Cerreto fu posta sotto la Sottoprefettura di Spoleto.
Nel marzo del 1814 fu liberato il papa e poco dopo Cerreto tornò sotto lo Stato pontificio.
Furono abolite le cariche napoleoniche e, al posto del maire, in ogni comune subentrò il sindaco.
Con il motu proprio di papa Pio VII l’organizzazione periferica dello Stato fu articolata in 17 delegazioni a loro volta suddivise in governi.
Nei comuni furono aboliti gli antichi statuti, gli organi preposti all’amministrazione erano il consiglio (da un minimo di 18 ad un massimo di 48 membri) e la magistratura (organo esecutivo con a capo il gonfaloniere o sindaco e da 2 a 6 anziani o assessori); il numero dei consiglieri e degli anziani era determinato dall’importanza amministrativa e dalla quantità degli abitanti della località.
Il potere politico ed amministrativo di Cerreto seguì questo schema fino al 1861, quando anche l’Umbria passò dai domini della Chiesa al costituendo Stato italiano.
Il plebiscito del 4-5 novembre 1860 determinò l’annessione dell’Umbria al Regno d’Italia; fu così istituita ufficialmente dal regio commissario straordinario generale per le province di Perugia, Spoleto, Orvieto e Rieti, marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, la Provincia dell’Umbria, con capoluogo Perugia, amministrata da un prefetto.
I comuni sostituirono le vecchie amministrazioni comunitative.
La prima delibera presente nell’archivio di Cerreto di Spoleto risale al 1861 e riporta il verbale della riunione che fu convocata su autorizzazione del regio intendente di Spoleto.
Il nuovo ordinamento amministrativo prevedeva come organi comunali il consiglio e la giunta; il sindaco era di nomina regia su consiglio del prefetto.
Le successive vicende amministrative del Comune di Cerreto di Spoleto seguirono quelle di tutti i comuni italiani.
 

Aspetto e architettura

Cerreto di Spoleto appartiene alla tipologia dei castelli di poggio, con una via di cresta affiancata da vie parallele, in cui ora si affacciano eleganti palazzetti gentilizi dei secoli XVII e XVIII, testimonianza della passata floridezza.
Il castello di Cerreto culmina in una rocca di cui resta, ora, l’alta e snella Torre Campanaria che domina il castello, da sempre chiamata col nome di “torre“, ma è a tutti gli effetti anche un campanile.
In essa vi è, infatti, il “campanone” fuso nel 1452, del peso di 16 quintali sul quale vi è un’iscrizione gotica in bassorilievo, due figure di Nostro Signore e due della Madonna col Bambino, l‘arme del Municipio ed un’altra alquanto erosa che forse rappresenta l’effige di San Ponziano comprotettore di Cerreto di Spoleto.
Anche queste figure e le due armi sono in basso rilievo.
Attorno in lettere gotiche è la salutazione angelica: “AVE MARIA GRATIA PLENA DOMINUS TECUM” e l’invocazione a Cristo Redentore: “SERVA CERRETI POPULUM IN PACE DEUS HOMO FACTUS JHESUS“.
In questo campanile, oltre al campanone, c’è un’altra campana più piccola del XV secolo.
Nel 1565 invece fu posto un orologio nelle vicinanze della campana.
Sotto la porticella d’ingresso ed esternamente al campanile stesso, nel 1617, fu fatto costruire dal Municipio un piccolo vano per riparare dalla pioggia chi suonava le campane.
La Torre campanaria, con un’altezza media in gronda di circa 21 metri, è stata soggetta nel tempo a numerosi interventi di manutenzione vista la sua importanza architettonica ed urbanistica.
Essa è infatti composta da due grandi pilastri, successivamente uniti tra loro, nella cui cella trovano posto l’orologio e il campanone quattrocentesco, che secondo l’usanza era suonato principalmente per fugare le tempeste e per attirare l’attenzione del popolo quando veniva convocato nel “Publico Arengo” (assemblea popolare).
Dell’antica e imponente cerchia di mura, disposte a duplice cinta sul lato sud-orientale, resta la Porta ad arco tondo, prossima alla Chiesa e Convento di San Giacomo (oggi sede del CEDRAV) e quella addossata alla Chiesa di Santa Maria “Delibera”, la cui abside fu ricavata da un torrione tondo che mostra ancora le bocche da fuoco.
 
 
 

Chiesa di Santa Maria Annunziata

Da non perdere è la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunziata, a cui si accede da un portale del 1592 aperto sul lato sinistro dell’unica navata.
Sculture lignee e preziosi affreschi decorano l’interno della Chiesa.
La Chiesa dell’Annunziata, parrocchiale del Comune di Cerreto di Spoleto, ad un’unica navata, è risalente al 1517, epoca in cui sono state unificate due piccole chiese preesistenti e successivamente ristrutturata in epoca seicentesca.
 

Aspetto esterno

Ha portale in pietra del 1592 e una bifora fiancheggiata da un Agnus Dei di spoglio, nella facciata situata al lato sinistro della navata stessa.
Sul portale è posto un ammonimento che afferma: “Nessuno entri in questa porta al Tempio dedicato alla Vergine, se non con Casto Corpo e Mente Pia“.
Dell’antica Chiesa del ‘300 rimangono due sculture sulla parete esterna.
 

Interno

All’interno della Chiesa dell’Annunziata vi è un Fonte Battesimale ottagonale con rilievi, opera dei lapicidi lombardi del 1546.
Le sculture in bassorilievo sono poste in due ordini.
In quello inferiore su otto pannelli sono scolpiti i Santi Biagio, Giovanni Evangelista, Angelo Annunziante, il Battesimo nel Giordano, la teofania nel Giordano, Pietro e Paolo.
Sopra di essi, in piccole formelle ci sono i simboli degli Evangelisti alternati ai bestiari e volti cherubini.
Nel secondo registro, ovvero quello superiore, al centro vi è il Crocifisso con l’Addolorata e San Giovanni, mentre negli altri sette pannelli sono raffigurate valute rinascimentali su anfore classiche.
Nella Chiesa dell’Annunziata vi è uno degli esemplari di organo del cerretano Armodio Maccioni, specializzato per l’armonia d’insieme, l’accordatura, ed il registro del flauto.
Armodio Maccioni offrì anche la tela dell'”Annunciazione” che fu posta nel presbiterio col ritratto del committente nel XVII secolo.
Vi è poi una tela di Felice Damiani del 1583 raffigurante la “Madonna del Rosario” (lato destro) affiancata dall’altare con mostra lignea intagliata e dorata della “Strage degli Innocenti” risalente al XVI secolo (l’altare è però datato 1801).
C’è poi un altro altare con mostra lignea simile con “San Carlo Borromeo e gli Appestati” (tela del 1732).
Nell’altare successivo si può osservare la “Madonna col Bambino“, statua lignea policoroma medioevale, restaurata nel 1524.
L’Acquasantiera a sinistra dell’ingresso è datata 1668.
 
 
 

Ex Palazzo Comunale

L’Ex Palazzo Comunale, denominato anche Palazzo Periorale o Teatro era l’antica residenza municipale del secolo XVI ed attualmente destinato a teatrino e sala riunioni.
Esternamente conserva portali seicenteschi, numerosi stemmi e lo scalone di accesso, mentre sono scomparsi il portico, la torre municipale ed un campaniletto a vela anche se all’interno si possono ancora individuare gli ambienti che servivano da cercare, archivio, oratorio, Monte Frumentario e Sala del Consiglio.
Sull’antica platea antistante il palazzo, si ergeva un’annosa quercia, la “sacra quercus” cantata dal Pontano ed emblema di Cerreto.
Al centro della piazza ora si trova una fontana di forma ottagonale, con annesse cisterne dove confluivano le acque provenienti dalle sorgenti del monte Fregino, eretta nel 1869, demolendo una preesistente cappella del Corpus Domini.
 
 
 

Palazzo Bonifazi

Sulla piazza si trova Palazzo Bonifazi, del secolo XVII, a fianco dell’ex palazzo comunale con bel prospetto ove spicca il portale con stemma, mostre di finestre in pietra, fontanella a nicchia e soggetta sopra la scala del palazzo pubblico, mentre alcuni ambienti interni sono voltati e decorati.
Cerreto è ricca di antichi palazzi nobiliari, memoria del suo glorioso passato.

Palazzo Argentieri è un palazzotto già della famiglia Scarduzzi del secolo XVIII, recentemente ristrutturato, che ingloba il portico di Porta Nuova e conserva il portone d’ingresso con stemma, alcuni ambienti voltati e le mostre delle finestre in pietra.
 
 
 

Ex Palazzo Nobili

Palazzo Nobili, principale palazzo cittadino, riedificato nel secolo XVII, inglobando edifici preesistenti, compresa una torre medioevale, con prospetto esterno, dove spiccano il portale con stemma e le mostre delle finestre; l’interno conserva soffitti a cassettone, caminetti e cornici di porte interne, oltre ad interessanti scantinati e cisterne.
Attualmente la proprietà è divisa in due: quella comunale è stata destinata ad uso ricettivo, mentre l’altra ospita la casa parrocchiale.
 
 
 

Palazzo Orlandini

Palazzo Orlandini, privato, contiguo a quello Vespasiani, edificato nel secolo XVII e ristrutturato in epoca recente, salvaguardando ambienti interni ed il prospetto di facciata con portale e mostre di finestre in pietra.
Nello spazio antistante al palazzo si trova il viridario con statue fatto ricostruire nel 1819.
 
 
 

Palazzo Vespasiani

Palazzo Vespasiani, privato, diviso in due proprietà, originario del secolo XVIII e ristrutturato recentemente conservando alcuni ambienti interni e gli stucchi della facciata di epoca settecentesca, dove insistono alcuni portali con stemmi ed uno stipite di finestra con bassorilievi di artistico ornato cinquecentesco.
 
 
 

Palazzo Toni

Palazzo Toni, originario del secolo XVI, che ingloba anche una porta della prima cerchia di mura, detta “Arco di Narducci” e che prospetta sulla via principale di Cerreto di Spoleto, via Umberto 1°, dove spicca il grande portale in pietra con mascherone.
Notevole è il complesso della Chiesa e Convento di San Giacomo.
Di particolare interesse la Chiesa rinascimentale di Santa Maria “Delibera”, o del Soccorso.

La Chiesa di San Nicola, risalente al XIII secolo, è diventata ormai un vecchio rudere.
 
 
 

Chiesa della Madonnella

La Chiesa della Madonnella (o Maddonnuccia) sorge all’interno dell’abitato, poco più a sud di quella di San Nicola.
La Chiesa mostra una facciata a capanna, timpano e finestre quadrate ai lati del portale, secondo lo schema tipico dell’edificio votivo cinquecentesco.
Non era dotata di campanile, fortunatamente l’Enel ha provveduto.
L’interno è a una sola navata, decorato da finti drappeggi e finti marmi.
L’immagine venerata, ingenua testimonianza della religiosità popolare, è al centro della parete d’altare, la cornice è sorretta da due angeli, ai lati sono affrescati due vasi contenenti fiori.
L’interno è colmo dei più svariati arredi, in condizioni di grave abbandono, meriterebbe una ripulita e una migliore conservazione.
 
 
 

Chiesa di San Sebastiano

Poco fuori dell’abitato, lungo la strada per Fergino, in stato di deplorevole abbandono si trova la piccola Chiesa di San Sebastiano.
 

Fonti documentative

FABBI A. Guida della Valnerina : storia e arte / Abeto (PG), presso l’autore, 1977
FABBI A. Storia dei comuni della Valnerina / Abeto (PG), presso l’autore, 1976
FAUSTI L., I Castelli e le ville dell’antico contado e distretto della città di Spoleto, Editoriale Umbra, Perugia, 1990
GENTILI, GIACCHÈ, RAGNI, TOSCANO, L’Umbria – Manuali per il territorio – La Valnerina, Il Nursino, Il Casciano – Edindustria Roma, 1977
NESSI-CECCARONI, Da Spoleto a Visso, Itinerari Spoletini, Spoleto, 1974
PALMIERI A Statistica dello Stato Pontificio, tipografia Forense, Roma 1859
SANSI A., Storia del Comune di Spoleto, Accademia Spoletina, Spoleto, 1876

http://www.umbriavalnerina.it

 

Nota

La galleria fotografica ed il testo sono stati realizzati da Silvio Sorcini.
 

Da vedere nella zona

Abbazia di San Giacomo – Cerreto di Spoleto
Chiesa di San Nicola – Cerreto di Spoleto
Chiesa di Santa Maria Delibera – Cerreto di Spoleto (PG)
Chiesa di San Lorenzo – Borgo Cerreto
Chiesa di San Giovanni Battista – Buggianpiccolo ( Cerreto di Spoleto )
Castello di Ponte
Pieve di Santa Maria Assunta – Ponte
Chiesa di San Giuliano – Ponte di Cerreto di Spoleto
Castello di Nortosce – Cerreto di Spoleto
Castello di Triponzo – Cerreto di Spoleto (PG)
Terme di Triponzo
Castello di Rocchetta – Cerreto di Spoleto
Eremo della Madonna della Stella – Roccatamburo di Poggiodomo (PG)
 

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