Castello di Porziano – Assisi (PG)

Castello di poggio, posto a 643 m.s.l.m., a schema avvolgente che sorge in un’area collinare e montana di straordinaria bellezza paesaggistica situata tra Assisi e Valfabbrica.

 

Cenni storici

L’etimologia è discussa perché c’è chi sostiene che il nome derivi da “Porta Jani”, in concomitanza con quello di Pallanzano, o Paganzano, “Palatina Jani”; e con Armezzano, “Armenia Jani”.
E’ detto anche Manzano, di cui certo Cesare è teste in un atto del 1182.
Quindi mentre, eventualmente, ad Armenzano il tempio di Giano vi possedeva del bestiame, a Paganzano c’era la residenza di giudici delle possibili cause che il tempio avesse avuto, e allora potremmo dire che Porziano fosse proprio la “Porta lani”, il confine cioè del territorio assisano in cui Giano aveva tanto culto.
E’ stato chiamato anche Porciano, e, pare secondo il Fortini, che vi fossero grandi allevamenti di suini, tanto estesi dopo il Mille, che avrebbero fatto dare il nome alla località e quindi al castello; tale ipotesi però è dubbia dal momento che gli insediamenti umani vanno fatti risalire dall’epoca romana, come anche ad Armenzano, Lignano, Nottiano, Satriano, Paganzano, Agnano ecc.
Non si sa chi abbia fondato il castello né quando sia stato costruito, però del “Castrum Portiani” si parlava al tempo di Santa Chiara come terra d’origine della monaca Boldina.
Nel 1232, al tempo del podestà Lotteringi Iacoppi civis Florentini, il nome del castello compare tra le 57 balie di Assisi con il nome di “Montis Petrosi e Porcani”.
Del castello si fa menzione anche nel 1160 in un documento di Federico I in cui stabiliva i confini di Assisi individuando Catecuccio come l’ultimo abitato della città.
Nel 1380 il castello viene rinforzato e l’incaricato è un certo Cecco di Paradiso, che compì il lavoro così bene tanto che per questo figurava tra i fortilizi e i castelli più importanti del Comune di Assisi.
Nello stesso anno essendosi accampato vicino ad Assisi con le sue milizie Carlo III di Durazzo, i magistrati inviarono a Perugia Nicoluccio di Sassolo a chiedere rinforzi, preoccupandosi anche di verificare il potenziale difensivo delle guarnigioni militari dei castelli del contado.
A tale scopo mandava Mascio d’Enicurbato ad Armezzano, Cecco di Giovanni a Porziano, Bartolello di Techia a Poggio di Sopra e Costanzo di Lello alla Rocchicciola.
Il Comune, inoltre, preoccupato per i possibili eventi, inviò al re fra Franceschino da Solza nella speranza di dissuaderlo dal compiere omicidi e devastazioni.
Carlo accettò ricevendo una grossa somma e si allontanò verso Roma dove il giugno 1381 ricevette l’investitura di re di Napoli dalle mani di Urbano VI in San Pietro.
Nel 1389 vien nominato come “Castruni Portiani”, ma questo fu anche l’anno più funesto per il castello, poiché fu assalito il 28 dicembre e venne assediato e in parte distrutto dal mercenario Broglia di Trino, ma il Comune di Assisi lo fece ricostruire e fortificare nella seconda metà del XV secolo.
Dopo aver stazionato presso la Rocca Flea a Gualdo Tadino, nell’inverno del 1443 si accampò nei pressi del castello di Porziano il giovane Federico II da Montefeltro, capitano delle milizie di Nicolò I Piccinino, prima di accorrere ad Urbino al capezzale del padre Guidamonio (morto il 20 febbraio 1443).
Il Comune ha sempre interesse che Porziano sia salda difesa, e stanzia, nel 1469, 10 fiorini per lavori da farsi ad una torre del castello, lavori da eseguire in parte con operai e parte dalla popolazione.
Sempre in quell’anno Porziano compariva tra le 55 balie di Assisi sotto il nome di “Porciani”.
Gli abitanti di Porziano hanno fastidi, nel 1491, da parte di lupi e pertanto rivolgono al Comune la domanda perché ponga qua e là delle tagliole, ed il Comune ne dà pubblica notizia affinché ciascuno si guardi dalle tagliole.
Nel 1497, è castello particolarmente munito assieme a quello di Pieve S. Nicolò ed è chiamato a firmare la pace per le fazioni di Assisi unitamente ai castelli di Pieve S. Nicolò, di Valfabbrica, di Poggio Morico e Bucajone ecc.
Nel 1538 la zona fu invasa dall’esercito di Pier Luigi Farnese, figlio del pontefice Paolo III, composto da oltre 10.000 uomini che si appressavano alla conquista del ducato dl Camerino.
La marcia si arrestò poiché si giunse a un accordo con il duca d’Urbino Guidobaldo II Della Rovere ma i danni rimasero purtroppo ingenti.
Nel 1573 il vescovo di Ascoli Piceno Pietro Camaiani inviato in Umbria come visitatore apostolico, specificò che la località, chiamata Porciano, era abitata da 70 famiglie.
Nel ‘600 la zona attraversò un periodo di relativo benessere come si desume dal numero contante di residenti che, dopo il massimo storico di 289 documentato nel 1618, si mantenne intorno ai 160 (anni 1653-56) e ai 200 (anni 1666-1712).
Il progressivo abbandono di Porziano osservato nel periodo 1618-53 fu dovuto con molta probabilità alle nefandezze compiute in Umbria dalle milizie del principe Mattias de’ Medici, durante la Guerra Barberina.
Ai primi del secolo XVII però, Porziano è tra i piccoli castelli diroccati.
La zona fra sempre dedita all’agricoltura e all’allevamento del maiali per l’abbondanza di querce e per la ricchezza di acqua come si desume dagli idrotoponimi riferiti alle pertinenze del castello: Acqua Santa, Fonte dell’Olmo, Fontanelle, Fonte di Marcenti, Troscia delle Pianore.
Nell’800 il castello cadde progressivamente in rovina: oggi i stato sapientemente restaurato ad opera del Vescovado di Assisi che ne detiene la proprietà.
 

Aspetto esterno

Il castello si mostra saldamente costruito, e basta osservarne le strutture ancora in piedi per rendersi conto come la calce abbia fatto corpo unico con la pietra.
E’ posto su un piccolo rialto in località aperta e conserva ancora resti ragguardevoli: una metà di torre a est, una torre a sud in buone condizioni e una interna trasformata.
Alcuni ricordano un’altra torre a sud, una a sud-ovest, e l’unica porta, che era situata molto probabilmente con torre, dalla parte di nord-est.
 

Le chiese

In uno scritto del 1354 compare un elenco delle chiese della zona che posseggono terreni a Porziano: S. Cristoforo, S. Martino, S. Pietro di Rasina e il suo monastero, S. Lorenzo e S. Petrignano.
S. Lorenzo, è la chiesa parrocchiale ed è membro dell’Abbazia di San Nicolò di Campolongo a cui paga 38 soldi nel 1333 e nel 1334; chiesa trasformata ed ora adibita a sacristia della chiesa dentro il castello.
La chiesa di S. Lorenzo ha urgente bisogno di migliorie nel 1528 e i frati del Sacro Convento, facendo capitolo, decidono di vendere del terreno per 10 fiorini da usare nella chiesa, e crediamo che questi lavori siano stati eseguiti proprio per ampliare e trasformare la primitiva e piccola chiesa di S. Lorenzo.
Quando Mons. Camajani visita la chiesa, nel 1573, suggerisce di formare, sotto il nome del Corpo di Cristo, una Confraternita di laici che si impegnino ad accompagnare il sacerdote nel recare l’Eucaristia ai malati.
Nella visita di Mons. Palmerini si afferma che la chiesa è stata costruita ex novo nel 1663-64 al posto di un’altra già diruta.
La Frazione paga 10 libbre di denari come tassa per il Perdono di S.M. degli Angeli (anno 1469).
 

Fonti documentative

V. Falcinelli – Per Ville e castelli di Assisi – Vol I – 1982

http://www.accademiaproperziana.eu/

D. Amoni – Castelli Fortezze e Rocche dell’Umbria – 2010
 

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