Chiesa del Crocefisso – Monteleone d’Orvieto (TR)

La chiesa è stata costruita su una vecchia edicola devozionale dedicata al Crocefisso.

 

Cenni Storici

Il culto del Crocefisso è stato largamente diffuso in quasi tutta Italia sin dal basso medioevo e Monteleone non è da meno, anzi qui è stato maggiormente sentito in quanto nel 1426 San Bernardino da Siena soggiornando nel Convento dei Francescani di Città della Pieve, durante le sue predicazioni incentrate sulla Passione di Gesù accrebbe sensibilmente la devozione per il Crocefisso.
Da qui il monogramma JHS (Jesus Hominum Salvator) che lui diffondeva in tavolette di terracotta da appendere nelle case.
Il culto al Crocifisso fu promosso a Monteleone particolarmente dai Francescani di Città della Pieve i quali erano soliti stimolare e incoraggiare il sorgere di Confraternite del Crocifisso nelle Parrocchie circostanti i loro conventi.
Proprio ai piedi del Castello era presente un’edicola con l’Icona del Crocifisso al crocevia di tutte le strade che li si univano.
Tale fu il culto e la devozione che nei decenni seguenti si sviluppò, che fu necessario trasformare la primitiva edicola di piccole proporzioni in una Chiesetta chiusa e custodita nella quale si potessero svolgere anche funzioni sacre compresa la S. Messa.
In questa Chiesa si suppone sia stata dipinta l’effigie del Crocifisso tutt’ora esistente che poi fu inglobata nella nuova Chiesa costruita nel 1636 diventandone l’Altare maggiore.
Questo era il costume seguito in altre zone del territorio circostante: prima un’edicola, poi una Chiesa piccola, poi più grande.
Quando la Chiesetta raggiunse una certa notorietà e importanza, forse verso i primi del ‘500, fu costruito ai lati e di fronte alla chiesetta un ampio portico ancora visibile, questo aveva due scopi: uno di culto, per offrire l’opportunità di fermarsi in preghiera e di accogliere i devoti in occasione di solenni funzioni sacre, un altro scopo d’assistenza, per fornire la possibilità di rifugiarsi la notte e in caso di pioggia, ai viandanti e pellegrini che numerosi passavano sia per andare a Roma alle tombe degli apostoli a lucrare l’indulgenza plenaria, oppure per andare ad Assisi a lucrare l’indulgenza della Porziuncola.
Dietro la Chiesa, in basso, con ogni probabilità vi era un modesto alloggio per un “Romito” che fin da allora aveva il compito di custodire la Chiesetta, di aprirla e chiuderla, di assistere viandanti e pellegrini eventualmente in difficoltà.
Nell’anno 1601 la Collegiata di Monteleone fu aggregata alla nuova Diocesi di Città della Pieve, istituita appunto in quell’anno e, secondo le nuove norme e decreti del Concilio di Trento le Confraternite con le loro cappelle non potevano più risiedere nella chiesa.
La Confraternita del Crocifisso che contava un alto numero di iscritti particolarmente nel contado, avendo la necessità di trovarsi una sede, ampliò la chiesa del Crocefisso mantenendo l’immagine così com’era venerata; la migliore soluzione fu quella di costruire la nuova Chiesa nel perimetro della piccola Chiesetta da demolire e del porticato antistante.
Le spese furono sostenute dalle offerte dei devoti, della Comunità, della Parrocchia, della stessa Confraternita e del popolo più benestante; il Comune volle testimoniare la sua fattiva collaborazione apponendo lo stemma comunale scolpito su pietra arenaria sopra il portale con la data di costruzione 1636.
Che prima della Chiesa nuovamente costruita già esistesse a tutti gli effetti una Chiesa attiva più piccola e nello stesso luogo è dimostrato da un documento del 1612 così testualmente concepito: “Il testamento del q. Tommaso Pieroni erige un beneficio nella Chiesa del SS.mo Crocifisso di Monteleone e nomina il Rettore e beneficiario. Dopo la sua morte lo Jus nominandi lo lascia al Priore pro tempore della Chiesa Priorale, al Rettore della Cappella della Natività di Maria, al Rettore della Cappella di S. Angelo e Onofrio ed ancora ai Santesi e Soprastanti della detta Cappella del SS.mo Crocifisso”.
E’ quindi da presumere che nella Chiesetta del Crocifisso si era già insediata fin dal 1612 la Confraternita del Crocifisso. La nuova Chiesa, sufficientemente ampia, disponeva di due Cappelle laterali, una a sinistra dedicata alla Madonna del Buon Consiglio ed una a destra dedicata a S. Isidoro (protettore degli agricoltori e dei contadini, come era la maggior parte dei Confratelli).
Nell’anno 1754 l’organo dalla Collegiata fu tolto per sostituirlo con un nuovo organo e questo fu donato alla Chiesa del SS.mo Crocifisso.
Dalla costruzione fino a tutto il 1800 la Chiesa fu gestita ed amministrata dalla Confraternita del Crocifisso e dai tre Cappellani del SS.mo Crocifisso, del Buon Consiglio e di S. Pio V e S. Isidoro.
Non fu incamerata dal governo italiano perché Chiesa aperta al pubblico culto, dipendente dalla Chiesa Parrocchiale e sede della Confraternita del Crocifisso.
Ne era custode un’eremita e, dopo il 1800, un sacrestano avente famiglia che risiedeva nella casetta aggiunta alla Chiesa.
Nel 1924, nei nuovi locali appositamente costruiti fu eretto l’Asilo Infantile.
Nel 1961 si ottenne dal Provveditorato di Terni l’istituzione di una scuola di avviamento al lavoro che operò nei detti locali.
Dopo tre anni essa fu convertita in scuola media e si insediò nell’edificio scolastico comunale.
Attualmente la Chiesa non è officiata e tutto il complesso edilizio è affidato alla Parrocchia e vi sono allocate in affitto quattro famiglie.
Il complesso accoglie inoltre, da circa trenta anni, la sala di musica della locale Banda Musicale.
 

Il Restauro

Il recente restauro è stato compiuto negli anni 2001 – 2004 curato dalla Soprintendenza per i beni Architettonici, il Paesaggio, il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico dell’Umbria.
L’intervento principale, reso necessario per garantire la staticità e le sicurezza della costruzione è consistito nel rifare completamente il tetto, rafforzando le strutture di copertura e sostituendo la prima capriata e sanare le infiltrazioni di acqua alla base creando un sistema di drenaggio delle acque del terreno circostante e isolando le pareti laterali della chiesa.
È stato rifatto l’intonaco della facciata, restaurata la scalata di accesso all’organo e creato un piccolo sagrato davanti al portale.
Contestualmente è stata rifatta la pavimentazione, sotto alla quale e stato istallato l’impianto di riscaldamento; anche l’Impianto elettrico è stato completamente rinnovato.
Sono poi stati restaurati i dipinti e le decorazioni delle cappelle laterali, infine ritinteggiate le pareti.
Nella parete di fondo è stata riaperta una finestra per dare maggiore luce all’interno.
Sono state restaurate le panche e innovati gli infissi, l’altare è stato ripulito, è stato creato un nuovo gradino alla base per consentire la collocazione del nuovo a norma del Concilio Vaticano II.
li pavimento fu realizzato in laterizi locali, poi restaurato alla fine del 1800, con il recente intervento è stato completamente rinnovato.
Le panche furono fatte costruire dalla Confraternita delle Morte alla fine del 1800, epoca nella quale vennero anche rinnovate le immagini delle stazioni della Via Crucis.
Il coro ligneo che si trova dietro l’altare vi fu collocato nel corso della prima metà del 1800, proveniente dalla chiesa parrocchiale.
Tra il 1914 ed 1924 venne costruito, accanto alla chiesa, inglobando la casa del custode, il primo nucleo dell’asilo infantile, poi ampliato negli anni ’50 del ‘900.
Sorse un’istituzione creata dalla Parrocchia con le due confraternite del paese quella del SS.mo Sacramento e quella della Morte e SS.mo Crocefisso in accordo con il comune che gestiva la struttura la gestione didattica venne affidata ad alcune suore che vi rimasero fino ai primi anni ’60.
Successivamente l’asilo, gestito dal Comune continuò a rimanere in questi locali fino alla costruzione, negli anni ’80 di una nuova moderna struttura.
 

Iconografia dei dipinti

I quattro dipinti delle paraste furono probabilmente terminati nel 1633, come si rileva da una scrittura contabile della Confraternita della Morte di quell’anno.
Dati a Ludovico Leonardi per fenire l’Angeli dell’Ornamento del SS. Crocefisso scudi due”.
I due dipinti delle paraste dell’arco trionfale sono probabilmente coevi, ma di altra mano.
Nell’insieme si può ricostruire un’iconografia legata al tema della Passione e Redenzione.
Gli angeli sostengono i simboli della Morte di Gesù, poi, a sinistra ed a destra dell’altare vi è una scena dell’Annunciazione, ma qui l’Angelo non si presenta con I “Ave …”, ma nell’iscrizione si legge: “IN FLAGELLA PARATUS SUM” (sono pronto a soffrire) le parole interpretano la conclusione del messaggio di Cristo, il suo cammino di dolore che porterà alla liberazione dell’uomo peccatore.
Nell’altro lato, la Vergine, sorpresa dell’annuncio dell’Angelo prende coscienza del grande dolore, tutto umano, che dovrà patire per quel Figlio; simbolicamente una spada le trafigge il cuore.
La scena dipinta, con l’iscrizione che declama: “ET DOLOR MEUS RENOVATUS EST”, rappresenta la sintesi dell’obbedienza, nonostante tutto, alla chiamata divina.
 

La Cappella della Madonna del Buon Consiglio

Fu costruita nel 1707 abbattendo la tamponatura tra i due archi centrali della navata.
Inizialmente sopra l’altare fu collocato un quadro raffigurante l’Ultima Cena, opera di Ottavio Pratelli, pittore pievese attivo nel corso del 1500.
Anticamente era chiusa da una balaustra di legno.
Nel 1755, la cappella, fu affidata al cappellano don Francesco Paoletti il quale la dedicò al culto della “Madonna del Buon Consiglio“, provvedendo di tasca propria alla sua trasformazione e decorazione.
Nel supporto della tela dell’icona si può ancora leggere che fu benedetta da mons. Venizza Vescovo di Città della Pieve appunto nel 1755.
Alla fine del 1700 alla decisione della Confraternita della Morte e SS.mo Crocefisso di togliergli la titolarità della cappella, il canonico Paoletti presentò un ricorso al Vescovo Mons. Becchetti, il quale lo riammise dichiarando, tra l’altro, che il questi era stato un promotore della devozione della S.S.ma Vergine del Buon Consiglio.
Dai registri parrocchiali risulta che don Francesco Paoletti, morto nel 1821 fu sepolto in questo stesso luogo.
Probabilmente negli anni trenta del ‘900 la cappella fu nuovamente decorata nel modo attuale dal Prof. Guglielmo Ascanio di Panicale.
Nel corso degli ultimi lavori è caduta la volta che è stata ricostruita e nuovamente decorata ricostruendo la precedente pittura.
L’immagine è sempre stata di particolare devozione per i Monteleonesi, un meccanismo a tendina consentiva di tener nascosta l’immagine che veniva scoperta solo in particolari circostanze.
 

La Cappella della Madonna Addolorata

Fu costruita nel 1714 ed inizialmente fu dedicata al culto di Sant’Isidoro agricoltore e vi era un quadro con l’icona del Santo.
Anticamente era chiusa da una balaustra di legno, sulla sinistra vi era una porta che si apriva all’esterno.
Tra il 1733 ed il 1776 fu dedicata a San Pio V e sopra l’altare fu collocata un’immagine del Santo.
Tra il 1783 ed il 1854 il quadro fu spostato nella parete di destra della cappella e fu costruita la nicchia per ospitare una statua del Risorto.
Successivamente, probabilmente dopo l’arrivo delle suore nell’asilo, cioè dopo il 1924, la statua fu sostituita con un’altra della Madonna Addolorata, a sua volta sostituita con una nuova fatta realizzare negli anni ’50 del ‘900 dallo scultore Stufflesser di Ortisei, oggi ancora utilizzata nella processione del Venerdì Santo.
Probabilmente negli anni trenta del ‘900 la cappella fu nuovamente decorata, dal Prof Guglielmo Ascanio di Panicale.
Della sua mano restano ancora le decorazioni della volta, mentre con l’attuale restauro è stata modificata la pittura dell’altare per renderla più omogenea con il resto della decorazione della chiesa.
 

La Macchina d’altare

La definiamo “Macchina” in quanto è composta da vari elementi lignei decorativi che incorniciano l’Immagine del SS.mo Crocefisso.
L’opera commissionata dalla Confraternita della Morte e del SS mo Crocefisso, fu realizzata tra il 1703 ed d 1705.
Non conosciamo la bottega alla quale fu affidata la progettazione e la realizzazione, sappiamo invece i nomi di alcuni artigiani che vi lavorarono: Mastro Jacomo Catalani intagliatore, Mastro Onofrio Guidi indoratore, mastro Orazio Gratiani, mostro Benedetto, ecc.
Non sappiamo chi fu l’ideatore o gli ideatori del disegno d’insieme, certamente non nomi illustri ma sicuramente, assieme alle maestranze, abilissimi artisti-artigiani che hanno saputo cogliere la lezione del gusto e delle mode del loro tempo.
La lezione di quel movimento artistico che si proponeva, quale fine principale dell’arte, specialmente nelle chiese, di stupire, di colpire l’attenzione fin quasi a voler mostrare lo splendore del Paradiso.
Essi hanno mirabilmente saputo trasferire questi concerti in questa opera ed invero desta meraviglia a chi entra trovarsi di fronte a questo manufatto cosi splendente che si erge in un intorno semplice e relativamente modesto.
La macchina ricopre il vecchio altare, ne impreziosisce la base con un ricchissimo paliotto, mentre la mostra centrale lascia in evidenza soltanto il Crocefisso, nascondendo le altre figure del dipinto.
In questo modo l’attenzione di chi entra è immediatamente focalizzata sul SS.mo Crocefisso, principe del culto cui è dedicata la chiesa.
La struttura lignea, con gli elementi in essa inseriti completa l’iconografia della SS.ma Trinità: alla figura del Figlio, il Crocefisso dipinto, si aggiungono in alto quella del Padre e quella dello Spirito Santo, simboleggiato dalla colomba.
L’immagine del SS.mo Crocefisso era nascosta da una tendina rossa che, attraverso un meccanismo, realizzato in quello stesso periodo, consentiva di scoprire il dipinto in certe particolari occasioni o funzioni.
Per completare l’arredo vennero poi fatte realizzare due “Cornucopie”, cioè due bracci di legno dorato che, posti ai Iati dell’altare, sostenevano delle lampade.
 

Fonti documentative

F. Corgna – Monteleone d’Orvieto, Storia del paese, delle Chiese e della vita Sociale e Religiosa – 2004
Cartellonistica in loco a cura di Sergio Giovannini
 

Da vedere nella zona

Castello di Monteleone
Chiesa dei SS. Pietro e Paolo
 

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