Chiesa di San Giusto a San Maroto – Pievebovigliana (MC)


 

Cenni Storici

Il piccolo borgo di San Maroto domina dall’altura rocciosa su cui è insediato la media valle del Chienti.
Le origini medievali del centro sono documentate dalla presenza della chiesa romanica di San Giusto, che ne costituisce non solo la testimonianza più antica ma anche la più prestigiosa.
Situato su un modesto terrazzamento ai margini settentrionali dell’abitato, l’edificio di culto svetta come un faro dal fondovalle, ruolo esaltato dall’impianto circolare cupolato ritmato lungo il perimetro da quattro nicchioni.
La singolarità delle sue forme architettoniche, in parte nascoste dall’addossamento del campanile e della sagrestia, fa di San Giusto un caso isolato nel panorama dell’edilizia religiosa marchigiana e limita i possibili confronti al di fuori della regione a un ristretto numero di complessi, tra i quali il più significativo è la cappella campestre di San Galgano nel contado senese per la particolare adozione della cupola chiusa entro un tamburo cilindrico.
Questo tipo di copertura impostata sopra il vano circolare appare indubbiamente l’elemento strutturale più significativo della chiesa marchigiana, ma è la semplicità del linguaggio architettonico osservabile nell’elaborazione delle cortine esterne a precisare la datazione di San Giusto alla prima metà del XII secolo supplendo in questo modo alla totale assenza di notizie riguardo la sua fondazione e lasciando comunque aperte le ipotesi sia su chi ne sia stato il committente sia sulla sua originaria destinazione.
La particolare struttura della chiesa, a pianta circolare, sormontata da una cupola senza centine di sostegno, ha alimentato numerose congetture sulla sua nascita.
Per la realizzazione si suppone l’arrivo di esperte maestranze dall’Oriente, in particolare dalla Siria.
Alla sua tradizionale lettura come chiesa, si contrappone l’ipotesi di un padiglione da caccia, funzionante anche come osservatorio astronomico, risalente al periodo carolingio e voluto dallo stesso Carlo Magno.
 

Interno

Al suo interno, a pianta centrale, risultato di un delicato gioco di soluzioni ed equilibri geometrici, sono conservati affreschi e tavole databili tra il XIV ed il XV secolo ed una Croce astile della prima metà del Cinquecento realizzata dall’orafo Tobia da Camerino. Qui è anche conservata una tavola raffigurante la Madonna del Rosario attribuita a Venanzo da Camerino ed una Madonna in trono con Bambino della seconda metà del XIII secolo.
La torre campanaria, costruita successivamente insieme alla sacrestia, conserva affreschi risalenti alla fine del Trecento.

 

Mappa

Link alle coordinate: 43.094341 13.138830

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