Chiesa di San Leonardo alle Montarelle – Armenzano di Assisi (PG)

la chiesa è tornata a rivivere dal 1992 grazie ad una consistente opera di recupero, sia dal punto di vista strutturale che spirituale.

la chiesa è tornata a rivivere dal 1992 grazie ad una consistente opera di recupero, sia dal punto di vista strutturale che spirituale.

 

Cenni Storici

Dagli Statuti di Assisi del 1354 si apprende che nel territorio della Balia di Armezzano in località “Le Montarelle” c’è un vocabolo denominato San Leonardo ove sicuramente indica che almeno una maestà, ma forse una cappella era dedicata all’omonimo Santo detto di Limoges.
Essa è durata nel tempo e ancora oggi si trova sulla strada dove confluiscono vari confini, intanto quelli dei Comuni di Assisi, Nocera e di Valtopina, (poco più in alto vi è un posto denominato “il Termine” ove c’è il trivio di detti confini) poi delle Diocesi di Assisi, Nocera, Gualdo e di Foligno, per ultimo le parrocchie di Armezzano, San Pietro di Valtopina, Sant’Antonino di Villa Postignano, Santa Maria di Lignano Costa Trex.
Certa è allora la sua esistenza anche se relativamente documentata, perché era una chiesa di redditi minimi per cui non appare mai nelle tassazioni e nemmeno meritava una bolla di nomina chi poteva essere il responsabile delle celebrazioni e della sua custodia.
Tuttavia la devozione popolare a San Leonardo doveva essere viva nel passato se si notano tracce di affreschi quattrocenteschi nell’interno della chiesa e non è mai venuta meno anche nello stato di semiabbandono in cui varie volte la cappella si è venuta a trovare in quanto si ricorda ancora a voce di popolo, la processione che da varie parrocchie convergeva ogni 6 novembre, giorno della festa del santo, dai paesi vicini.
La Comunità Montana del Monte Subasio ha rimesso in ordine, nel 1994, la struttura architettonica della chiesina, di non grande valore, ma di semplicità corrispondente all’ambiente e rispettosa della natura.
La risistemazione dell’edificio ha favorito la ripresa della devozione e si vuole maggiormente celebrare un passato con l’omaggio delle possibilità moderne, specie per il risveglio dell’attaccamento alla natura, alla ripresa dei percorsi naturalistici e l’attenzione ai cavalli, a mountainbike o altro, come mezzi alternativi di trasporto per ammirare l’ambiente.
 

La chiesa

La chiesa è costituita da un unico ambiente con una facciata priva di oculo sopra la porta squadrata ma provvista di due finestrelle del viandante ove era possibile scorgere l’altare maggiore.
All’esterno della parte destra la chiesa presenta una vistosa scarpa che la sorregge per un eventuale scorrimento verso la discesa del pendio.
Nell’angolo di sinistra sella parete d’altare sono ancora presenti due affreschi di scuola peruginesca databili all’incirca ai primi due-tre decenni del 1500 residui del primitivo edificio, che rappresentano: quello sulla parete d’altare è un San Giovanni Battista, coperto da un manto di pelle con le gambe nude scoperte e che con il nudo braccio sinistro, come atteggiamento tipico, indica con il dito indice verso l’alto il Redentore, in questo caso il Salvatore sta nella figura alla sua sinistra, dove si trova dipinta la Madonna con Bambino in braccio.
I dipinti seppur in uno stato miserevole sono ancora ben leggibili seppur sovrapposti da brandelli di intonaco posteriore e necessiterebbero di un restauro per riportarli all’originario splendore.
 

San Leonardo

San Leonardo chiamato di Limoges o di Noblac, è vissuto tra il secolo V e VI d C nella Gallia, scelse il Cristianesimo come sua religione, quando la maggioranza era pagana e divise la sua vita di consacrato tra l’eremitismo e la predicazione; nei boschi a contatto con la natura si elevava verso Dio e pieno della presenza divina diveniva apostolo andando predicare alle popolazioni rurali, annunciando i valori di salvezza del Cristianesimo e aiutando coloro che si trovavano in difficoltà.
Quello che colpì di più fu il suo atteggiamento di benevolenza verso tutti in un mondo dove il disprezzo degli altri era regola e le lotte fratricide si moltiplicavano: insegnava poi a vivere secondo il Vangelo con semplicità, valorizzando il lavoro le e le cose ordinarie della vita, cercando di alleviare le sofferenze e le tribolazioni particolarmente degli inermi che vivevano da schiavi, diventati prigionieri delle prepotenze derubati dai briganti che infestavano i boschi e le zone deserte.
Confidando nella sua sensibilità e nel suo rapporto di amicizia con Dio, gli afflitti da malattie accorrevano numerosi per essere guariti.
Il culto si diffuse nel Primo Medioevo in maniera spontanea perché il mondo rurale restò affascinato dallo spirito del santo che si era impegnato nel loro mondo per aiutare tutti a realizzare la bontà e a preoccuparsi dei valori spirituali da scorgere nella vita a contatto con la natura.
Divenne protettore dei boschi e dei cavalli, lo invocavano patrono i prigionieri e i fabbri, i minatori e le donne in attesa di figli (cf. Il Grande Libro dei Santi, 1998, vol. Il, sub voce, pp. 1176-1177).
La Legenda scritta che riguarda San Leonardo giunta fino a noi, risale ai primi decenni degli anni Mille ed evidenzia l’aspetto miracoloso della sua vita, quelli che l’immaginazione popolare e su tale prospettiva si è costruito il culto e la tradizione che ha portato una fioritura di miracoli, veri o presunti, per la protezione di San Leonardo.
Le notizie biografiche di San Leonardo lo descrivono imparentato con il re Franco Clodoveo (481-511), ma scelse di vivere da monaco, tra le tribù pagane delle foreste dell’Aquitania, nei pressi di Limoges, e quando pe intercessione della sua preghiera, la regina, moglie di Clodoveo, dette felicemente al re un figlio dopo un parto difficile, ebbe in donazione il territorio chiamato “Nobiliacum” (donato dal nobilissimo re Noblac).
Il Santo costruì un monastero dove raccolse discepoli che seguivano il suo esempio ed il suo insegnamento fondato sulla preghiera e sul lavoro (cf. Il Grande libro dei Santi, citato).
 

Le Leggende

Sono giunte sino a noi diverse leggende databili intorno agli anni Mille, relative alla vita del Santo che evidenziano i vari miracoli da lui operati.
Si racconta che attraversando la foresta di Pavum nei pressi di Limoges, dove si era stabilito, si trovò a soccorrere la regina Clotilde, che era al seguito del re Clodoveo per la caccia e che era stata sorpresa dalle doglie del parto; Leonardo con le sue preghiere, le concesse di superare i dolori e quindi di dare alla luce un bel bambino.
Per questo S. Leonardo è stato sempre invocato come protettore delle gestanti.
Clodoveo per riconoscenza, gli concesse parte del bosco per edificarvi un monastero, che lo stesso Leonardo delimitò montato su un asino.
Un pozzo da lui scavato si riempì miracolosamente di acqua e chiamò quel luogo “Nobiliacum” in ricordo della donazione di Clodoveo, re nobilissimo.
Pare che da diverse regioni già cristiane, quali Germania, Aquitania, Inghilterra accorrevano malati di ogni genere, che solo a vederlo, ritornavano guariti.
Soprattutto però il santo liberava i carcerati, che erano essenzialmente prigionieri di guerra (si ricorda che la pena in quei secoli era corporale o pecuniaria per le punizioni, la detenzione serviva per riscuotere i riscatti).
I prigionieri dovunque lo invocassero, vedevano le catene spezzarsi, i lucchetti si aprivano, i carcerieri si distraevano, le porte si spalancavano; questi infelici riacquistata la libertà, accorrevano da Leonardo per ringraziarlo e molti rimanevano con lui.
S. Leonardo morì il 6 novembre di un anno verso la metà del VI secolo, certamente dopo il 530.
 

Il culto

Con il diffondersi dello spirito crociato e l’incontro tra i vari popoli dopo il Mille, la devozione popolare si propagò anche in Italia e specie nei percorsi di montagna sorsero luoghi di culto, come la costruzione della cappella delle Montarelle, posta a metri 857 sul livello del mare.
Il culto locale alle Montarelle con il tempo ha avuto particolari connotazioni dovuto alla cultura delle popolazioni che accorrevano alla chiesa quasi come fosse un santuario.
La Cappellina delle Montarelle, dedicata prima a S. Biagio, poi a S. Leonardo, è stata per molto tempo meta di fedeli che vi si recavano in pellegrinaggio per chiedere al Santo la guarigione del male alle ossa.
La festa del Santo il 6 novembre di ogni anno divenne sempre più solennizzata e da tutte le vallate circostanti ci si muoveva in processione verso la chiesa dove si celebravano i divini uffici e la popolazione vi partecipava offrendo i prodotti della natura che poi venivano distribuiti ai poveri; con il tempo si affermò l’uso di portare il frutto della stagione e più comune dell’area, l’olio.
Con esso si cominciò ad accendere una lampada che ardeva davanti all’altare.
Qualche malato specialmente colpito da artrosi, pensò di spalmarsi con l’olio offerto e trovò giovamento al suo male, allora divenne tradizione prendere l’olio che ardeva nella lampada, portarlo ai malati e riaccendere la lampada con nuovo olio.
A testimoniare ciò, ai lati dell’altare, erano affisse molte stampelle, poste nella chiesetta come segno di ringraziamento al Santo, oggi sostituite con le staffe dei cavalieri di Satriano.
Un’altra festività cristiana era celebrata nella chiesa di San Leonardo, con una solenne Santa Messa, quella dell’Ascensione di Gesù al cielo.
Così per secoli si è alimentata la devozione a San Leonardo; da aggiungere che raffigurazioni del Santo sono sparse in vari luoghi della montagna umbra, specie nelle maestà rurali che si trovano ai crocicchi delle strade.
 

Il Comitato

Il Comitato San Leonardo nasce nel 1992 per volontà di Mario Settimi (fondatore di Radio Subasio) insieme ai Comuni di Valtopina, Nocera Umbra, Assisi, alla Comunità Montana Monte Subasio, alla Pro-Loco di Armenzano e con il contributo della Regione Umbria per la ristrutturazione e il recupero dell’antica Chiesa di San Leonardo (anno 1354) in località denominata “Montarelle” della Parrocchia di Armenzano, una zona ricca di storia, di cultura e tradizioni locali.
La Chiesa di San Leonardo, in passato, rivestiva una notevole valenza religiosa e al momento è intenzione del Comitato rinvigorire antiche tradizioni che sono state a cuore di tanta gente.
Si è iniziato con la riedizione della Festa del Patrono attraverso: Rievocazione Storica e accensione di una lampada perenne ad olio, costruita artigianalmente per l’occasione: Funzione religiosa: Distribuzione di maritozzi e vino come nelle vecchie tradizioni locali.
Importante è stata l’adesione al Comitato da parte dei rappresentanti delle Istituzioni e Associazioni locali che hanno visto nell’iniziativa un mezzo per poter valorizzare una parte del territorio da loro amministrato.
 

Nota

La galleria fotografica è stata prodotta in parte da Luca Fabbriccini.
 

Fonti documentative

Cartellonistica in loco.
 

Mappa

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