Chiesa di San Silvestro – Bevagna (PG)

La chiesa di San Silvestro e il paese di Bevagna hanno fatto da sfondo al set per il terzo film dedicato a San Francesco di Luciana Cavani, andato in onda su Rai Uno nel 2014.

 

Cenni Storici

La chiesa di San Silvestro è un edificio storico di culto di Bevagna, sorge nella centrale piazza Silvestri e rappresenta un notevole esempio dell’architettura romanica della regione.
L’atto di nascita di questa chiesa è nell’iscrizione che si legge a lato della porta:
+ A(nno) D(omini) MCXCV/ERRICO IMP(erato)RE REGNA(n)TE /D(eu)STESALVET P(ri)OR ET FR(atre)S / EIUS ET BINELL(us) M(agister) VIVANT I(n) (Christo) AM(en) cioé:
Nell’anno del Signore 1195, regnando l’imperatore Arrigo (VI); il priore Diotisalvi e i suoi frati e maestro Binello vivano in Cristo. Cosi sia”.
Siamo quindi nel periodo in cui il Ducato Spoletino dipende dall’Impero; la chiesa aveva annesso un convento; Binello ne è il costruttore; il suo nome riappare con quello di Rodolfo nella facciata di S. Michele.
Si tratta di architetti e marmorari probabilmente locali che lavorano forse in altre chiese della zona Spoletina e inoltre a S. Feliciano di Foligno e a S. Maria Maggiore di Spello.
La chiesa é stata restaurata dalla Soprintendenza ai Monumenti di Perugia negli anni 1953 – 54; la trifora ed altri elementi decorativi della facciata nel 1987.
 

Esterno

La facciata è costruita in blocchetti di travertino nella parte inferiore; nella parte superiore è in pietra bianca e rosa del Subasio.
Essa ha in basso un massiccio sedile interrotto dalla porta la quale costituisce l’elemento più ricco dell’insieme.
Due stipiti di travertino adorni di dentelli sorreggono capitelli a foghe d’acqua sui quali poggia l’arco a triplice ordine; l’esterna di travertino, il mediano di pietra rosa di Assisi, l’interno riccamente ornato di un fregio dal complicato simbolismo; a sinistra è un monte (Cristo) dal quale escono quattro ruscelli (i Vangeli), dal monte ha origine un rigoglioso tralcio di vite coperto di grappoli e di pampini (la Chiesa) nel quale si nascondono alcuni animali (i fedeli); a destra é un dragone che vomita un fiume dalla bocca (il demonio).
Nella zona sopra la porta aprono tre finestre, una trifora al centro e due bifore ai lati, a quota alquanto più bassa.
La trifora é retta da otto colonne binate di marmo (di restauro) ed ha una ricca decorazione a motivi vegetali negli archi; le bifore hanno colonnine archi ricavati su un’unica lastra e basi costituite da capitelli rovesciati.
Secondo una recente ipotesi (L. Sensi) la decorazione delle arcatelle della trifora sarebbe stata reimpiegata da un edificio più antico (VI – VIII sec.).
Conchiude questa parte della facciata una cornice di travertino a foglie alle quali si sovrappongono scene di caccia, draghi, protomi umane ed animali; in corrispondenza della trifora la cornice si interrompe per lasciare posto a tre pezzi di architrave marmoreo a mensole e rosoni di evidente ispirazione classica.
La parte superiore della facciata è incompiuta; a destra doveva evidentemente elevarsi il campanile come a S. Giuliano di Spoleto.
Sul fianco destro in arenaria si aprono sottili finestrelle per illuminare la chiesa e la cripta, un’edicola con arco a tutto sesto, un tempo adorna di pitture e una porta a conci di travertino; sul largo A. Gramsci continua la costruzione in arenaria dalla quale sporge l’abside in pietre bianche e rosa del Subasio e travertino, con ricerca di effetti di policromia; di travertino sono le due semicolonne, con capitelli foliati; di travertino gli archetti ciechi e i dentelli; il resto in pietra rosa; nell’abside si aprono due finestre; accanto é la parte posteriore del Palazzo dei Consoli, con bifore di restauro e tre archi gotici al piano terreno, pure di restauro.
 

Interno

L’interno, lungo m. 25,15, largo 10,80 è diviso in tre navate da grosse colonne con rigonfiamento (entatis) pronunciato e capitelli corinzi a foglie assai carnose su due piani, che si ritrovano in tutti i capitelli della chiesa; ne fa eccezione uno in cui dalle foglie si sollevano una serie di gigli.
Gli archi girano in duplice ghiera, una aggettante rispetto all’altra, come quelli di S. Michele.
Sulla destra, in corrispondenza del campanile, anziché una colonna si trova un robusto pilastro; pertanto il primo arco di destra é più piccolo degli altri.
La navata centrale é coperta da volta a botte; quello laterali da volte rompenti, motivo raro che vi riscontra in alcune chiesa francesi e, in Umbria, nel S. Giovenale di Orvieto.
Nella navata sinistra, all’inizio due sepolcri gotici in pietra bianca e rosa del Subasio, con stemma un tempo mosaicato, e affresco del 1567, rappresentante S. Leonardo d’Aquitania.
Il presbiterio, diviso dalle navate da un triplice arco, si solleva dal piano delle chiesa mediante undici gradini e termina con un’abside; ai lati si aprono delle finestrelle strombate; è diviso in tre navate comunicanti fra loro mediante due archi per parte retti da una colonne assai tozza con capitelli analoghi agli altri; a sinistra è un affresco del 1462 con la Madonna di Loreto tra i Santi Nicola da Tolentino, Agostino, Caterina d’Alessandria e Nicola di Bari.
Per 19 gradini si scende e sinistra nella Cripta a tre navate con abside, retta da due tozze colonne di pietra di cui quella a sinistra con capitello corinzio romano e quella a destra con capitello del solito tipo a foglie carnose.
 

Fonti documentative

C. Pietrangeli – Guida di Bevagna – 1992
 

Mappa

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