Chiesa di Santa Croce alla Foce – Gubbio (PG)

La chiesa non presenta particolarità architettoniche o artistiche tanto da meritare un posto in questo sito, ma ha una valenza storica importantissima in quanto da qui partì il processo ai Templari del Monte Cucco con la loro definitiva cancellazione dalla storia.

 

Cenni storici

Il nome della chiesa con l’appellativo “ Alla foce “ è dovuto al fatto che si trova alla sinistra idrografica del Bottaccione che prima della chiesa scorre tra ripide pareti di roccia e poco dopo la chiesa si apre nella vallata.
E’ difficile datare questo edificio sacro, probabilmente è una ristrutturazione di un’antica chiesa o anche una risultanza di più rimaneggiamenti.
Lo presumiamo dalla data “1262“, che E. Giovagnoli vide vicino alla sagrestia, in una pietra, forse incastonata nel tratto della parete che fu demolito per aprire una nuova porta d’ingresso, dall’incorporamento di antecedenti strutture e da un breve di Papa Celestino II, in cui nel 1143 conferma alla Cattedrale la Cappella di Santa Croce (P. Cenci).
Al sec. XV risale la prima menzione della Confraternita che in essa ha tuttora sede ed è la più antica e l’unica rimasta nella città di Gubbio.
L’edificio venne profondamente modificato nei secoli XVI-XVII.
La chiesa e “gli annessi edilizi” della chiesa di Santa Croce della Foce appartennero, fin dal XII secolo, alla Cattedrale di Gubbio.
Al momento la chiesa è inagibile per le conseguenze dei danno subiti con il terremoto del 1997.
 

Interno

Tra le opere d’arte in esso presenti vanno ricordate:
l’Adorazione della Croce, stendardo cinquecentesco di Pietro P. Baldinacci e Silvio (1° altare sinistra);
il San Carlo di Alessandro Brunelli da Perugia (3° altare sinistra);
la Madonna col Bambino e Santi (1668) di Francesco Allegrini (3° altare di destra.).
Innalzamento della Croce di Virgilio Nucci (‘500) (secondo altare della parete di sinistra)
Il soffitto della chiesa è a cassettoni dorati ed intagliati, opera magistrale di Federico Zoi (‘500).
 

Processione del Cristo Morto

E’ da questa chiesa che parte la tradizionale, commovente processione del Cristo Morto; sull’altare di stile barocco (opera seicentesca degli eugubini fratelli Casali) si vede un Crocifisso, dal quale nel giorno del Venerdì Santo viene deposta in un catafalco la figura di Gesù (pregevole scultura del ‘600 di scuola eugubina – Ceccarelli – ? -) e portata a spalle fino al sepolcro.
Anche la statua della “Madonna Addolorata“, che sta ai piedi della Croce, viene rimossa in tale ricorrenza.
 

Santa Croce e i Templari – L’Inquisizione

E’ da questa chiesa che s’iniziò a stilare “il referto di morte” dei Templari, nella zona del Monte Cucco, nel periodo compreso tra il 3 ed il 7 marzo 1310.
Il processo dell’Inquisizione fu inaugurato a Gubbio proprio nel palazzo della chiesa di Santa Croce della Foce, e nel palazzo del Vescovato poi, dove, probabilmente, furono chiamati a comparire numerosi Templari di rilievo delle nostre zone (fra cui, certo, anche taluni della “Precettorìa” di Perticano e della “Commenda” di Santa Croce di Culiano di Sigillo), e, soprattutto, il Gran Precettore dell’Ordine, Frà Jacopo da Monte Cucco.
Fra i testimoni dell’accusa va segnalato Hubaldus, priore dell’abbazia di Insula Filiorum Manfredi di Costacciaro.
Al termine della prima seduta, gli inquisitori, non essendosi presentati né il Gran Precettore, frà Jacopo da Monte Cucco, né molti altri imputati, dichiarano costoro contumaci.
Il processo ebbe il suo scontato epilogo a Palombara Sabina il 27 maggio del 1310.
La sorte dei pochi che si presentarono a “confessare”, anche se possiamo immaginarla del tutto infausta, ci è rimasta completamente ignota.
Le cose andarono così:
Le “tracce” della certa, o a volte presunta, presenza templare riguardano le località di San Cassiano, Casalvento, San Felice, Perticano, l’Eremo di San Girolamo, Pascelupo, l’Abbazia di Sant’Emiliano, Scheggia, Costacciaro, Sigillo, Purello, Fossato di Vico e Campodiegoli, oltre la Chiesa di Santa Croce di Collina, Scirca, Costacciaro, e l’Eremo di Montecucco.
La Commisione itinerante, si spostò dalla cittadina di Assisi, dove si fermò dal 25 febbraio al 1 marzo 1310 per giungere nella città di Gubbio il 3 marzo 1310 e concludere le proprie attività il giorno 7 dello stesso mese.
Non più di cinque giorni!
Assisi, 1310 febbraio 25, gli inquisitori sui Templari negli stati della Chiesa si trovano nel monastero di S. Pietro di Assisi per l’inquisizione nel Ducato di Spoleto.
Fanno affiggere le citazione sulle porte della cattedrale di Spoleto e delle chiese dei SS. Bevignate, Giustino e Paterniano, templari, nonché sulle porte della chiesa di S. Francesco di Assisi e su quelle del palazzo dell’Uditore. (Anne Gilmour-Bryson – pp. 100-6)
In questo breve lasso di tempo, il “tentato” processo vide il Tribunale papale presente presso la sede del Palazzo della Chiesa di Santa Croce di Gubbio (detta “della Foce”) per i giorni 3 e 4 marzo, e il Palazzo del Vescovado di Gubbio per i giorni 6 e 7 marzo 1310.
Il “tribunale itinerante” chiamato a giudicare era composto, oltre che dagli inquisitori, notai, scrivani e nunzi papali, anche da cittadini di rilievo di ogni città o sede di inquisizione.
 

Il documento

La ricerca presso l’Archivio Segreto Vaticano, condotta dal dott. Pier Luigi Menichetti con il testo latino tradotto da mons. Domenico Bartoletti, secondo un formulario notarile dei primissimi anni del trecento, conduce al testo della prima seduta del 3 marzo 1310 che così recita: “Il giorno 3 marzo 1310, nel Palazzo di Santa Croce in Gubbio, alla presenza di me Giovanni di Vassano, di Giovanni di Silvestro da Bagnoregio, di Piero di Tebaldo da Tivoli, e di Silvestro da Albano, notati e inquisitori dei sopraddetti signori, e anche alla presenza del venerabile Padre signor Francesco, per grazia di dio vescovo di Gubbio, del Signor Abrunamente di Serra, del Signor Bruno Gabrielli, di Raniero del signor Sassi e di molta altra discreta moltitudine di nobili e di abili viventi di Gubbio. I predetti signori inquisitori dissero di essere venuti a Gubbio, oggi, nel giorno del detto 3 marzo, per aspettare, prima del termine, entro il termine, e nel termine, l’Ordine della Milizia del Tempio Gerosolimitano e il grande Precettore del detto Ordine nel Ducato di Spoleto e negli altri territori con quei decreti costituito, e il Frate Giacomo da Montecuccho, che per grande Precettore, in quelle parti si dice generato per ultimo, come anche i Fautori, i Ricettatori, e i Difensori dei Frati, del gran Precettore e di Frate Giacomo predetti, citati pubblicamente, per una loro ordinanza di citazione e comparizione degli stessi, citati dagli stessi signori inquisitori, intenzionalmente e primariamente, per pubblico editto di citazione nella città di Assisi, affinché nel giorno 6 del detto marzo nella città di Gubbio, nel Palazzo vescovile della stessa città, davanti a loro dovessero comparire, per rispondere all’inquisizione che, per autorità apostolica, sopra quegli articoli, ad essi trasmessi con Bolla, contro il detto Ordine, e il Gran Precettore di detto Ordine e gli altri precitati fanno e intendono fare e a procedere in essi, affinché si provveda a tutte le cose e alle incombenti, come è di diritto. Nell’attesa, quindi, di questo termine di comparizione del predetto Ordine e del grande Precettore e degli altri precitati, gli stessi signori inquisitori resteranno nel detto luogo del palazzo vescovile in Gubbio al quale predetto Ordine, il grande Precettore e gli altri precitati sono convocati e citati dai Signori inquisitori predetti”.
Furono chiamati a comparire numerosi Templari di rilievo delle zone umbro-marchigiane (fra cui anche templari provenienti dalla precettorìa di Perticano e della commenda di Santa Croce di Culiano di Sigillo).
Altre notizie riguardo ad un “Templare eugubino” le apprendiamo da uno scritto di un nobile di Gubbio: “Battista Sforzolini, cavaliere del Tempio di Gerusalemme, fu uno dei più prodi guerrieri del suo tempo; fu sempre il primo in tutti i più pericolosi azardi; non si sottrasse mai ai pericoli, quasi sormontò co’ l valore, e co’ l senno, e nelle più spaventose mischie diede à vedere, che un cuore generoso non trova pericolo, che lo spaventi“.
Templare fu, probabilmente, anche un altro Sforzolini, il “Cavaliere di Rhodi” Guido Sforzolini.
 

Fonti documentative

https://sites.google.com/

http://www.pascelupo.it/

http://www.lamiaumbria.it/

http://www.comune.gubbio.pg.it/

I Templari del Monte Cucco

 

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