Chiesa di Sant’Antonio Abate – Cascia (PG)

La chiesa è ai margini del centro storico di Cascia.

 

Cenni Storici

La Chiesa di Sant`Antonio Abate sorge, probabilmente, su un insediamento di celle monastiche benedettine di cui si ha documentazione a partire dal 1025.
Una prima riedificazione avvenne tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo; mentre la seconda, resa necessaria dai danni prodotti dal terremoto del 1703, data 1709 e comportò la ricostruzione di tutta la parte anteriore.
Le trasformazioni che furono apportate all’edificio nell’occasione risparmiarono il presbiterio e il coro delle monache che custodiscono importanti affreschi dei secoli XIV e XV.
Da segnalare gli altari settecenteschi che si trovano lungo la navata.
 

Interno

Nel primo altare sinistro si trova una tela raffigurante S. Michele Arcangelo.
Nel primo altare destro, entro una mostra lignea dipinta e dorata, sono le statue di S. Paolo, S. Antonio Abate e S. Pietro Celestino.
Il secondo altare sinistro ospita le statue di S. Mauro Abate, S. Benedetto e S. Scolastica.
Dopo quest’altare si trova un pulpito di legno dipinto, i cui pannelli, divisi da paraste scanalate con capitelli dorati, sono decorati a motivi vegetali.
Sul terzo altare sinistro, entro una mostra lignea con colonne scanalate e dorate, si trova una tela raffigurante l’Immacolata Concezione datata 1658 e firmata da A. Carocci.
Nella cimasa Padre Eterno benedicente.
Tutti gli altari hanno un paliotto dipinto su tela a motivi floreali.
Quello sull’altare dedicato a S. Antonio Abate ha, al centro, la raffigurazione del Santo entro una formella esagonale.
Sull’altare maggiore si trova un tabernacolo ligneo dorato e intagliato a forma di tempietto a tre ordini di piani ottagonali, che risale al secolo XVI.
Nella controfacciata è collocato un organo del secolo XVII.
All’interno della chiesa, sulla cantoria della controfacciata, è collocato un’importante organo costruito nel 1630 dall’organaro Luca Neri da Leonessa.
I dipinti del presbiterio raffigurano: gli Evangelisti, nella volta; sulle pareti, disposti su tre registri, sedici episodi della Vita di S. Antonio Abate e un’Annunciazione.
Nell’arco trionfale dodici medaglioni con busti di Apostoli e, sui fianchi dei pilastri, entro edicole gotiche, le figure intere dei SS. Pietro e Paolo.
Sulla parete di fondo, sopra la grata in ferro battuto di comunicazione con il coro delle monache (sec. XVI), è raffigurata una Madonna col Bambino e due Angeli.
Sulla parete sinistra, al livello del secondo registro, si apre una monofora trilobata nei cui sguanci sono dipinti in alto il Volto di Cristo e, ai lati, S. Scolastica S. Caterina d’Alessandria.
In basso sono dipinti dei riquadri a finto marmo.
Anche l’arco trionfale era completamente dipinto; dopo i lavori di ristrutturazione settecenteschi dell’edificio ne sopravvivono solo alcuni frammenti: un’Incoronazione della Vergine sopra l’arco; a destra nell’ordine superiore rimane una figura maschile, in quello inferiore si legge un brano di una Deposizione dalla Croce.
Il ciclo delle Storie di S. Antonio Abate si ispira alle Vite dei SS. Padri, opera probabilmente dovuta al Beato Simone Fidati di Cascia (1285-1348), ed è realizzato alla fine del XIV secolo da un equipe di pittori individuati con il nome collettivo di Maestro della Dormitio di Terni.
Gli episodi illustrati sono: Vocazione di S. Antonio; Donazione dei beni ai poveri; Vestizione del santo; Prima tentazione; Altra tentazione; Ricostruzione dell’oratorio; Cacciata del serpente; Apparizione di un angelo al re di Palestina; Invio di una carovana da parte del re; Arrivo della carovana presso la spelonca; Apparizione del demonio; Incontro con l’eremita Paolo; Visita dei due santi eremiti ad altri monaci; Apparizione del corvo a S. Antonio e a S. Paolo; Morte dell’eremita Paolo; Funerali di S. Antonio.
Essi sono caratterizzati da un gusto vivacemente illustrativo, in cui spunti senesi si uniscono all’influenza del linguaggio tardogotico nella rappresentazione di un mondo affascinante ed incantato di chiara impronta cortese.
Ne è testimonianza non solo la raffigurazione delle eleganti figure che compaiono nella scena della Conversione, quanto soprattutto l’insistita attenzione verso gli elementi naturalistici di cui sono ricche le storie eremitiche, ambientate su fondali rocciosi o silvani, popolati da animali fantastici (il serpente) o esotici (i cammelli, i leoni), e l’atmosfera sospesa che si accompagna al miracolo.
In tutte le scene si nota questo gusto felicemente descrittivo verso ambienti e personaggi, favolistico, che indugia nell’analisi degli indumenti, delle rocce aspre, delle erbe e del diverso fogliame di alberi e cespugli, delle architetture descritte fin nei minimi particolari decorativi.
La stessa propensione verso l’ornamento si realizza nella decorazione a fasce a finto mosaico che copre i costoloni della volta e prosegue nelle cornici che delimitano ogni episodio della vita del Santo.
Il ciclo che decora l’ex coro delle monache illustra le Storie della Vita di Cristo ed è opera firmata nel 1461 da Nicola da Siena.
Le sedici scene, disposte lungo le pareti, sono divise in due registri, fatta eccezione per il dipinto di fondo con la grande scena del Calvario, sulla parete destra, e illustrano: l’Ingresso a Gerusalemme; l’Ultima Cena; la Lavanda dei piedi; l’Orazione nell’orto; la Cattura di Cristo; la Flagellazione; l’Incoronazione di spine; Gesù davanti a Pilato; Ascesa al Monte Calvario; la Crocifissione; il Calvario; Deposizione dalla Croce; le Pie donne al sepolcro; Discesa al Limbo; Resurrezione; Apparizione alla Maddalena.
Le scene dell’ordine superiore sono divise da finti pilastri con girali floreali, che racchiudono al centro un medaglione con volti femminili e maschili; quelle dell’ordine inferiore da colonne tortili che sostengono una trabeazione; sotto le scene le pareti sono occupate da una decorazione a finti drappi.
Nella volta: Cristo giudice tra Angeli e le quattro Virtù cardinali.
In questo ciclo pittorico Nicola da Siena mostra un linguaggio tardogotico di vivace e disinvolta narrazione coniugato alle espressive formule dei Trecentisti umbri rivissute attraverso Bartolomeo di Tommaso da Foligno, cui lo aveva legato un sodalizio artistico.
Alla scelta verso questo linguaggio non dovette certo essere estranea la committenza monastica.
L’ex coro delle monache custodisce un gruppo ligneo raffigurante Tobiolo e l’Angelo, della seconda meta del XV secolo attribuita alla bottega di Domenico Indivini.
In un andito tra la chiesa e l’ex monastero si conservano una Madonna col Bambino e i Santi Michele Arcangelo e Antonio Abate di Paolo da Visso e un S. Giorgio di Domenico da Leonessa (1461), nell’ambiente successivo Madonna col Bambino tra gli angeli e una Crocifissione di ispirazione bizantina, che vede il Cristo triunphans vestito di tunica “manicata”, con la corona regale.
Questo tipo di iconografia simboleggia il superamento delle sofferenze terrene legate alla morte e la proiezione in un’altra dimensione, quella della vita eterna. Gli ortodossi vedono in essa il Cristo vincitore sulla morte e sul peccato ed il trionfo della vita eterna sulle tenebre.
Ai piedi della croce il committente e Santa Rita.
Nella Chiesa e nella sacrestia sono stati raccolti oggetti d’arte, provenienti da chiese e conventi della città e del territorio limitrofo; fra le opere conservate si segnala una tela del secolo XVI “Cristo Portacroce che appare a Santa Teresa” derivato da Annibale Carracci.
 

Fonti documentative

Toscano B., Giacchè L., Ragni B., (1977), L’Umbria. Manuali per il territorio. La Valnerina. Il Nursino. Il Casciano, Roma, Edindustria

http://www.umbria.ws/

http://cascianotizie.blogspot.it/

 

Nota

La galleria fotografica ed il testo sono stati realizzati da Silvio Sorcini
 

Da vedere nella zona

Chiesa di San Francesco – Cascia
Chiesa di Sant’Agostino – Cascia
Collegiata di Santa Maria – Cascia
 

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