Eremo di San Biagiolo – Fabriano (AN)

Foto anno 2015
Foto anno 2005 – L’Eremo di San Biagiolo è di proprietà della Cooperativa Agricola San Romualdo, quindi privato, prima di aggirarsi nella proprietà è meglio telefonare a Zenobi Filippo 3386128954 che molto gentilmente ascolterà le vostre esigenze.

Cenni Storici

Si deve a San Romualdo la prima costruzione dell’abbazia nell’anno 1009: di questa prima fase rimangono solo la cripta e la splendida sala del Capitolo a pianta rettangolare con volte a crociera sostenute da archi a tutto sesto e caratterizzata dai suggestivi capitelli decorati con motivi animali e vegetali. L’architettura attuale del complesso monastico risale ai secoli XIII e XIV: in particolare, nel 1262, un certo maestro Tebaldo in seguito all’accresciuta potenza economica e religiosa dell’abbazia, ebbe l’incarico di riedificare la chiesa nelle sue attuali forme gotiche.
La particolare pianta a croce immissa, con una navata longitudinale tagliata perpendicolarmente da un transetto triabsidato, conferisce all’edificio una forte valenza plastica, accentuata dalle possenti volte a crociera costolonate. Un violento terremoto colpì la zona nel 1741, provocando il crollo delle prime due campate della navata e della facciata, che fu ricostruita nel 1799. Nel 1350 si conclusero le opere edilizie, comprendenti anche la ristrutturazione del monastero, vero fortilizio grazie alle torri angolari (ne rimane una sola) per l’avvistamento e la difesa e alla struttura quadrangolare che delimita il chiostro dalle basse volte a crociera. Sita a circa 2 km di distanza, la chiesina di San Biagiolo oggi avvolta dalla fitta vegetazione, fu edificata nel 1732 dall’abate Palladini nel luogo dove si trova la cella di San Romualdo che vi morì il 19 giugno 1027 all’età di 120 anni. Non rimangono tracce di un dipinto raffigurante San Romualdo in preghiera davanti al Crocifisso firmato dal Guerrieri e datato 1614, documentato all’interno della chiesa e di un’iscrizione commemorativa appesa al soffitto e visibile fino al 1989. II toponimo Valdicastro, ossia la valle del castello, rimanda alle tre fortezze che sorgevano sugli speroni rocciosi circostanti l’eremo. La storia dell’abbazia è legata alla figura di San Romualdo, asceta e riformatore del monachesimo benedettino, la cui vita è narrata da Pier Damiani, abate del Monastero di Fonte Avellana. Nativo di Ravenna, il monaco Romualdo giunse a Valdicastro intorno all’anno 1006 e, colpito dalla selvaggia bellezza del luogo, lo scelse come sede del proprio ritiro eremitico. Ottenute in donazione le terre dal conte Farolfo d’Orvieto grazie alla sua fama di uomo santo, Romualdo costruì dapprima un semplice eremo nei pressi della fortezza di Civitella e in seguito fondò l’abbazia sul luogo di un primitivo monastero femminile. Avversato aspramente dai monaci suoi confratelli, contrari a seguirlo nella via delle rinunce e delle penitenze, Romualdo abbandonò amareggiato la valle per ritornarvi solo alla fine dei suoi giorni, ritirandosi nel vicino Eremo di San Biagiolo dove morì nel 1027. Il suo corpo, originariamente tumulato nella cripta di Valdicastro, dopo diverse vicende e trafugamenti sarà trasferito nel 1481 nella chiesa camaldolese di San Biagio a Fabriano.
 

Per approfondimenti maggiori:
www.valdicastro.it
www.fitelmarche.it

 

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