Eremo di Sant’Onofrio – Spoleto (PG)


Il nome Onofrio deriva dal greco Onnòphris che significa “colui che è sempre felice” .
L’eremo di S. Onofrio (nella terra di Firenzuola) si trova un chilometro a nord-est della frazione di Spoleto, in località La Costa. E’posto in un luogo isolato, a ridosso di una ripida scarpata in prossimità di una sorgente. Il romitaggio di S. Onofrio, databile XIV sec, era dipendente dalla pieve di S. Maria in Rupis. Fu visitato nel 1712 da Mons. Giacinto Lascaris che lo definì più che una chiesa, un “sacello”. Ad esso era annesso un romitorio costituito da tre stanze umide. Nelle vicinanze del piccolo complesso vi erano un orto ed una fonte sacra “la cui acqua veniva bevuta dal popolo con devozione”. Ai tempi del Vescovo il luogo di culto era abitato da un eremita di nome Onofrio Ferretti da Spoleto. A volte gli eremiti assumevano il nome del Santo a cui era dedicato l’eremo e dopo la loro morte, le popolazioni locali veneravano le reliquie dell’anacoreta, elevato a Santo per gli eventi miracolosi di cui si era reso protagonista. Oggi l’eremo è costituito in maniera abbastanza originale da una chiesa superiore ed una inferiore. Entrando nell’ambiente sopraelevato troviamo una piccola aula e, nel presbiterio posto ad est, un affresco che occupa tutta la parete. È una crocifissione tra i Santi, a sinistra Onofrio, Girolamo e Maria Vergine, a destra, Giovanni Evangelista e Barnaba. Ai piedi di S. Onofrio vi è ritratto un popolano (con tipica tonsura) che potrebbe essere il committente del dipinto. L’opera ascrivibile alla seconda metà del XV secolo è inscritta in una cornice a stampini e fasce policrome. In basso, in corrispondenza dei Santi sopra citati, troviamo i loro nomi in caratteri gotici. Per accedere nella chiesa inferiore è necessario passare attraverso una piccola porta voltata a tutto sesto, perché l’accesso principale posto nella parete opposta, è in parte tamponato. La piccola porta era forse utilizzata allo scopo di far entrare i pellegrini uno alla volta e praticare il rito dell’introduzione della testa nella “Fenestrella confessionis”. L’ aula che costituisce la chiesa sottostante è voltata con arco leggermente acuto. La parete del presbiterio posta ad ovest dell’edificio, è completamente affrescata. Al centro una crocefissione tra S. Maria, S. Giovanni Evangelista e Maria Maddalena che appare prostrata ai piedi della croce. A destra del riquadro, per chi guarda, S. Onofrio con un angelo che gli porge l’eucarestia. A sinistra una Madonna del latte in trono. I vari riquadri sono incorniciati da fasce policrome verdi, rosse e bianche e sono riconducibili al XV sec. Sopra l’altare a sarcofago, trova posto una monofora strombata. Appena entrati, a sinistra vi è una suggestiva figura del Santo titolare dell’eremo che è ritratto con lunghi capelli e barba, il perizoma di foglie, il bastone a forma di Tau e una rustica corona del Rosario. A destra a ridosso della parete del presbiterio, la narrazione iconografica della morte di S. Onofrio con i leggendari leoni in atto di deporre in maniera amorevole e commovente il corpo del Santo e il monaco Pafnuzio che con il bastone indica il luogo della sepoltura. A sinistra di S. Onofrio, la committente dell’opera e sopra ad esso il suo scapolare e due angeli che portano in cielo la sua anima. Sotto, la scritta “S C S PANNUTIUS” e, più in basso, la figura di un Santo illeggibile. Nella parete a sinistra del presbiterio, altri affreschi votivi ascrivibili sempre al XV sec. che ritraggono S. Stefano con dalmatica, palma del martirio e attributo iconografico. Ancora una figura di S. Onofrio e una rarissima crocifissione di ispirazione bizantina, che vede il Cristo triunphans dallo sguardo sereno e penetrante, vestito di tunica “manicata”, con la corona regale. Questo tipo di iconografia simboleggia il superamento delle sofferenze terrene legate alla morte e la proiezione in un’altra dimensione, quella della vita eterna. Gli ortodossi vedono in essa il cristo vincitore sulla morte e sul peccato ed il trionfo della vita eterna sulle tenebre.
 

Bibliografia

Filippo Filipponi: “Indagine su una terra di confine”
 

Da vedere nella zona

Eremo di San Girolamo
 

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