“li Grotti” – Montefiore dell’Aso (AP)

Cenni Storici

Risulta sempre assai complicato risalire alle origini degli antichi paesi del Piceno, poiché nelle invasioni dei Barbari, nelle guerre civili, nelle invasioni soprattutto dei Goti, furono i più devastati, distrutti e crudelmente saccheggiati di ciò che vi era di più prezioso. Questi eventi sanguinosi e violenti infatti causarono ogni volta la distruzione della maggior parte dei documenti e degli archivi, ma ciò che ne rimane testimonia un illustre passato. Il territorio di Montefiore è stato interessato dalla presenza umana fin dalla Preistoria: numerose sono le testimonianze attraverso reperti silicei che vanno dal Paleolitico al Neolitico (dalle amigdale alle cuspidi di freccia). Anche l’età del bronzo è presente con ceramica grossolana ascrivibile al periodo XIV-X sec. a.C., ma la più cospicua testimonianza di un fitto insediamento, almeno tombale, di questo territorio è data dalla presenza di numerosi corredi dell’età del ferro (secc. IX-IV a.C.). Attorno al centro storico attuale, assistiamo ad una distribuzione continua di tombe con successioni quindi cronologiche di materiali di ceramica, materiale in rame, bronzo e ferro. La presenza di tanti reperti dell’età del ferro inseriscono Montefiore in una rosa di località marchigiane con necropoli picene di rilevante importanza. E’ senza dubbio da questa mentalità che il paese incomincia ad entrare in una prestigiosa dimensione culturale, che viene portata avanti, sviluppata e focalizzata ancor più con l’epoca romana. Rinvenimenti sporadici e casuali hanno rivelato la presenza nella zona di alcune villae romanae: una in contrada Coppiola, un’altra in contrada S. Giovanni a breve distanza verso nord-est dall’attuale Cimitero. La presenza di una cisterna in opus coementicium in contrada Monte Gentile, farebbe pensare ad un altro insediamento rustico anche in quella località. Altre testimonianze di questo periodo potrebbero far presumere una attinenza dello stesso nome di Montefiore col culto della Dea Flora. Era questa una divinità adorata dai popoli italici prima ancora della conquista romana ed insieme ad altre divinità minori proteggevano la campagna e quelli che in essa operavano. Era la dea della primavera, dei fiori e anche della giovinezza. Le sue feste (floralia) si celebravano il 27 di aprile ed anche licenziosamente come tramanda Ovidio nel libro V dei Fasti.

Una delle prerogative che danno una peculiarità al paese in questo periodo storico è determinata dalla presenza di una contrada, non a caso chiamata “li Grotti”, con testimonianze di necropoli romane del I e II sec d.C. attestata da grotte ad ogiva, con nicchiette-deposito di urne cinerarie. A tutt’oggi questa presenza è stata rinvenuta nel Piceno solo a Montefiore e Massignano e Campofilone. Indubbiamente nel caso del nostro Paese è questa la risposta di un notevole sviluppo della valle Menocchia, che, se nella sua sponda collinare di nord-est aveva la sua necropoli, altrove avrà avuto la presenza umana viva e lavorativa. Anche a Montefiore infatti al pari di altri paesi limitrofi, ha appartenuto come centuriazione all’Ager Cuprensis territorio di pertinenza della vicina Cupra romana.

Per gli interni, che non sono accessibili normalmente, vi riporto al video del TG Itinerante del 2011

 

Per approfondimenti maggiori: www.comune.montefioredellaso.ap.it

 

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