Romitella di Campottone – Fiuminata

La chiesa restaurata e ben tenuta sorge in un’area ad alto valore naturalistico

La chiesa restaurata e ben tenuta sorge in un’area ad alto valore naturalistico

 

Cenni Storici

L’Eremo sorge poco distante dal paese, all’interno di una suggestiva valletta.
Nel 1308 i tre fratelli signori di Somaregia Meruzio I di Monalduccio, Rinaldo e Nerio si divisero; l’ultimo restò nel Castello, gli altri due si trasferirono alla Rocchetta di Campottone, o Rocca dei Tangani denominata anche Rocca di S. Michele costruita sullo sperone che sovrasta la chiesa, a 922 metri di altezza.
Non siamo in grado di dire se la Rocca fosse così denominata dalla chiesa di cui trattiamo o da una preesistente dello stesso nome; se questa ci fu, non ne sappiamo nulla.
La chiesa attuale fu edificata per opera di Meruzio I, il quale fece benedire la prima pietra dal vescovo di Nocera B. Giovanni di Monaldo il 5 maggio 1313.
Era certamente finita nel 1322.
Meruzio la dotò convenientemente e nel suo testamento, dettato in Fabriano il 22 luglio 1322, le lascia 5 modioli di terra boschiva e coltiva, due campi in località Colle Ortocchio presso Somaregia, due altri nella Valle di Loro dello stesso distretto, un altro ancora vicino alla chiesa di S. Savino.
Ne riserva a sé stesso e agli eredi il giuspatronato, e vi elegge la propria sepoltura.
Ben presto però la chiesa restò incustodita per cui divenne riparo per greggi di pecore e capre.
Proprio per questo nelle Visite pastorali successive si intima ripetutamente di tener la porta chiusa a chiave per impedire che vi entrino pecore, capre e altri animali.
Mentre la Rocca dei Tangani rovinò per sempre durante il Seicento, la chiesa resistette ai secoli e alle intemperie, mantenendosi intatta fino al presente, nonostante l’incuria di tutti, dovuta magari anche alla situazione lontana dall’abitato.
I Visitatori ecclesiastici ne lodano la solida struttura e la bellezza dell’altare, fatto con un’unica lastra di pietra, al
contrario degli altri delle altre chiese, quasi tutti di legno e senza loculo per la pietra sacra.
Mons. Camaiani visita la chiesa il 28 settembre 1573 e così ne relaziona:
Fu visitata la chiesa di S. Michele di Cameggiano, detta la Romitella, posta in una valle deserta, all’apparenza vetusta, di buona fabbrica, con robusto tetto e robuste pareti.
Le immagini dipintevi sono in parte rovinate irreparabilmente, perciò si ricoprano di calce.
L’immagine del SS. Crocifisso invece si può e si deve restaurare.
L’altare maggiore è di pietra e bello.
Si afferma che non vi si celebra mai finora. In avvenire vi si dica Messa nelle feste di S. Michele a maggio e a settembre. È semplice beneficio, con una rendita di due salme di frumento, della quale usufruisce il vicario generale D. Emidio Fazi. Questi provveda che la chiesa si tenga chiusa a chiave, giacché è stata trovata sporca e accessibile agli animali
“.
Ma nel 1583 non solo non si era procurato di tenere la chiesa chiusa, ma i due stipiti della porta erano scardinati e giacevano a terra.
Ciò non fa meraviglia“, osserva comprensivamente il Visitatore di allora, “poiché la chiesa è in luogo deserto e pastori e contadini, sorpresi nelle vicinanze da temporali, piogge o neve, cercano di entrarvi a forza per starvi al coperto; tuttavia si comperi una chiave con serratura e un nuovo paletto di ferro“.
Nel 1608 il Visitatore vede che non sono stati adempiuti gli ordini precedenti e confisca i frutti del beneficio per punizione; ma neppure questo giovò.
Nel 1610, il rettore D. Raffaele non era ancora riuscito ad acquistare una chiave.
Il Visitatore chiamatolo a sé, gli fa solennemente promettere in presenza di testimoni di fornire la chiave e tutto quanto occorre.
Abbiamo detto che il nome primitivo della località era Camazano o Cameggiano e la vediamo così chiamata ancora da Mons. Camaiani.
Ricoperte per suo ordine le altre, campeggiava la grande immagine del SS. Crocifisso (anch’essa mal restaurata più tardi), che a poco a poco diede il nome alla chiesa, anche detta Romitella per la sua posizione solitaria; questo e oggi il nome più in uso.
Appartiene tuttora alla parrocchia di Salmaregia, ad oggi è stata ricostruita, a navata unica e spoglia nelle pareti, è officiata e ad uso degli abitanti della zona, vi si celebra la festa il 29 settembre.
 

Campottone

Sfiorato dalla leggenda è anche il paese Campattone: Campo – Ottone, m 551, poco distante da Campodonico. Anche qui la tradizione orale racconta dell’ultima battaglia dell’imperatore ( Ottone appunto ) nella quale sarebbe rimasto ucciso e quindi sepolto a Somaregia. Esiste ancora un vocabolo nei pressi, denominato Campo della battaglia. Le prime notizie sui documenti, risalgono al 1034 con il nome di Campus Actuni, Campo di Attone. Vassalli dei signori di Salmaregia nel XIII secolo, gli abitanti passarono alle dipendenze dell’abbazia e successivamente affrancati.
 

Fonti documentative

Agostino Guido Biocchi – La Valle di Somaregia o Salmaregia – Fabriano Monastero di San Silvestro Abate 1989
 

Luoghi di interesse nella zona

Abbazia di San Biagio in Caprile
Abbazia di San Silvestro al Monte Fano
Abbazia di Santa Maria d’Appennino
Castello di Salmareggia
 

Mappa

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