Chiesa di Sant’Angelo di Panzo (ex Monastero ) – Assisi

Il monastero è quasi praticamente sconosciuto persino agli abitanti di Assisi isolato alle pendici del Subasio e ridotto ad abitazione privata di pregio, nonostante la buonissima disponibilità dei proprietari stranieri che ne hanno il possesso ad aprire le porte ai visitatori.

 

Cenni storici

In Umbria, il culto di S. Michele Arcangelo, o più semplicemente S. Angelo, risale al V sec, al tempo della dominazione longobarda. Il toponimo S. Angelo in Panzo, gentilizio, risulta attestato già prima del Mille. La felice esposizione, la ricchezza di sorgenti e tracce di mura romane giustificano ulteriormente la presenza di antichi insediamenti umani. Il Monastero di Sant’Angelo di Panzo sorge sulle pendici orientali del Monte Subasio, sotto l’Eremo delle Carceri. L’ex-convento, databile al X secolo, è realizzato sulle rovine di un precedente insediamento Romano del quale vennero scavate alcune tombe alla cappuccina, condizionato dalla presenza di una sorgente millenaria che ha fornito e fornisce tuttora acqua ad Assisi ed allo stesso Santuario dei Càstori, da sempre connessi con il culto di acque sacre ancor prima della monumentalizzazione Augustea del luogo di culto, quando vi fu impostato il sacellum e la monumentale area sacra di gusto ellenistico, dal forte impatto scenografico.
La diffusione delle acque avveniva attraverso cunicoli scavati nella roccia e ancora parzialmente visibili, come si può riscontrare in altri centri umbri all’indomani del loro inserimento nel sistema di colonie e municipi Romani.
All’inizio del Duecento, Panzo ospitava un convento di monache benedettine.
Narrano le fonti che Chiara, dopo essersi votata a Dio davanti all’altare della Ponziuncola, si ritirò nel monastero benedettino di S. Paolo delle Abbadesse presso Bastia, nel tentativo di sfuggire ai consanguinei, che non approvavano la sua drastica decisione di staccarsi dal mondo. Dopo alcuni giorni i trasferì a “Sant’Angeli de Panzo”, posta sulle pendici del Monte Subasio.
A condurvela furono San Francesco, frate Filippo e frate Bernardo.
Era la fine del mese di marzo del 1212.

È stato quindi il primo convento di Santa Chiara che, secondo la tradizione, compì qui il suo primo miracolo:

i parenti della santa, che non volevano arrendersi alla scelta di questa e della sorella Agnese, cercarono di rapirle per riportarle a casa. Presso Sant’Angelo in Panzo ci fu un assalto da parte di uomini armati guidati dallo zio di Chiara e Agnese, Monaldo. Nel tentativo di rapire Agnese, si narra che il corpo della giovane divenne prodigiosamente pesante come il piombo, tanto che parecchi uomini, con tutti i loro sforzi, non riuscirono in alcun modo a trasportarla oltre un ruscello e il braccio alzato dallo zio, pronto a percuotere S. Agnese, rimase paralizzato.
Nella grande tavola della Basilica di Santa Chiara, del 1283, è rappresentata la biografia di Chiara e viene riprodotto il monastero di Sant’Angelo di Panzo che fa da cornice al miracolo della pesantezza del corpo di Agnese. Chiara ed Agnese restarono a Panzo solo per breve tempo: quando Francesco finì di restaurare San Damiano, le sante sorelle e le loro compagne vi si trasferirono, e qui restarono per tutta la vita.
Nel 1238 le monache benedettine di Panzo aderirono alla Regola delle Clarisse, ossia delle “Povere Sorelle di Santa Chiara”. Quando si trasferirono ad Assisi, intorno al 1270, il monastero fu abbandonato.
All’inizio del XVII sec il complesso risulta di proprietà della famiglia Bonacquisti di Assisi, che nel 1604 provvede a riedificare l’attuale chiesina con le stesse pietre dell’antichissima e celeberrima chiesa di S. Angelo in Panzo, come si legge nell’iscrizione all’interno del santuario.
Nel XVIII sec la struttura passa alla famiglia Aluigi di Assisi.
Nel 1933 diventa proprietà della famiglia Brunelli di Assisi.
L’attuale proprietario è il dott. Ettore Marconi, discendente dei Brunelli, alla cui passione e competenza si deve il recupero dell’intero complesso, riportato all’antico splendore dopo decenni di abbandono e di oblio.
Della primitiva chiesa di Sant’Angelo restano soltanto alcune tracce sul lato occidentale dell’odierno complesso: due pareti absidate e una finestrina elevata, contornata da liste di travertino, sul lato est, in corrispondenza di un vano o di un corridoio, da tempo riempito, che una volta doveva fungere da luogo appartato dal quale le monache assistevano alle cerimonie liturgiche.
 

Come Arrivare (Auto + Escursione a piedi)

Tra i luoghi del magico e del meraviglioso che pervadono un monte mistico come il Subasio, un posto di tutto rilievo spetta certamente a Panzo. Consigliato abbigliamento comodo e calzature adeguate a una gita in montagna. Munirsi di zainetto contenente qualcosa da mangiare e da bere, Carta dei Sentieri del Monte Subasio in scala 1:20000 del C.A.I. sezione di Foligno, binocolo per gustare i panorami e macchina fotografica per chi vuol ricordare.

Prima in automobile…

Da Piazza Matteotti (445 m) si prende in direzione S. Maria degli Angeli, al bivio di Porta Nova si prosegue in direzione Foligno (SS 147); dopo circa 300 m si imbocca sulla sin una stretta strada asfaltata (SP 251) in direzione S. Benedetto che sale tra abitazioni, querce, e cipressi. Si giunge in breve a un evidente incrocio tra varie strade dove conviene parcheggiare su un piccolo spiazzo a ds, in prossimità di un oliveto (440 m – 2.8 km da Piazza Matteotti).

… e poi a piedi

Si inizia a camminare (E) in leggera discesa lungo Via S. Benedetto. Sulla ds, oltre la recinzione si nota il manto erboso dello Stadio degli Ulivi, costruito negli anni ’60 sfruttando la naturale depressione carsica di Fossa Caroncia, che dà il nome alla zona circostante. Sulla sin un vasto oliveto, verso monte il boscoso versante S del Subasio. Percorsi poche centinaia di metri, si giunge a un bivio (456 m) in corrispondenza di un casale sulla ds perfettamente restaurato delimitato da fitti cipressi. Si lascia la strada fin qui percorsa e si imbocca sulla sin una stretta sterrata in forte salita (segnale in legno S. Angelo in Panzo), ombreggiata da un doppio filare di poderose roverelle. Si trascura la prima deviazione a ds che conduce a un casale. Proseguendo lungo la sterrata in salita si giunge senza possibilità di errori a S. Angelo in Panzo (490 m – 30 min dalla partenza) riconoscibile sulla sinistra per il muro di recinzione in pietra, completamente rivestito da un esteso rampicante.
L’intero complesso è di proprietà privata; si può comunque suonare alla piccola campanella del cancello metallico di ingresso. Sarete fortunati se all’atrio si affaccerà Rita – castellana di Panzo – che, aperto l’uscio, con naturale cortesia vi farà accedere al giardino dove si affacciano, con geometrica armonia, la minuscola Chiesa di S. Angelo e la fonte di Panzo, nonché la storica dimora dei proprietari, quest’ultima non visitabile.
 

Notizie e curiosità

Merita di essere riportata una curiosa scritta, riprodotta su mattonella all’interno dell’abitazione:

Al mirar che fai del sito alpestre
Stupito passegger arresta il piede – Questo luogo precede
Dell’Asio ogni altra abitation campestre
Se poi al genio tuo non gusta o piace
Cerca altrove l’albergo e parti in pace
1604

“La fonte di Panzo, informa Vinicio Buzzao (una vita da fontaniere comunale), insieme a un’altra sorgente poco distante, alimenta l’acquedotto di Panzo, con portata compresa tra i 2 e i 10 litri al secondo e che provvede all’approvvigionamento idrico della parte inferiore di Assisi, compresa tra Borgo Aretino e S. Pietro. La città ha utilizzato sicuramente sin dal periodo etrusco/romano le sorgenti di Panzo, provvedendo a numerosi restauri dell’acquedotto nel corso dei secoli, l’ultimo dei quali risale al 1907. Nel 1927 – prosegue Vinicio, autentica memoria idraulica di Assisi – arrivò in città l’acqua proveniente da Nocera Umbra, tramite l’acquedotto Bagnara – Assisi – Perugia, che risolse radicalmente l’approvvigionamento idrico cittadino. Attualmente l’acquedotto di Panzo contribuisce in misura del 10% ai bisogni della città”. Dissetatevi alla fonte di Panzo.
 

Altre escurisioni nei dintorni

Da Panzo, con breve percorso in salita (15 min) ci si può immettere nel Fosso delle Carceri dove è possibile osservare gole, forre, gradini di vecchie cascate, pareti strapiombianti, tutti segni di un imponente lavoro di demolizione svoltosi in condizioni climatiche di grande piovosità. Tra le sorprese che questo torrente fossile riserva agli escursionisti, desta ammirazione e stupore la tenebrosa forra dell’ Orrido di Panzo, localmente detto Carabone. Qui, in fondo al gradino di un’antica cascata circondata da pareti a picco, si apre svasandosi un pozzo sub-verticale, conosciuto come Catino del Diavolo, la cui bocca è situata sul piano superiore della cascata stessa. Altri due pozzi si trovano nei pressi, sulla ds idrografica; sono visibili solo dal basso perché l’imboccatura superiore è mimetizzata dalla vegetazione e, quindi, pericolosa. Come disse Emilio Vetturini:

Il Carabone è senza dubbio uno dei luoghi più suggestivi del monte, che suscita nel contempo una forte meraviglia, un senso di mistero e un atteggiamento di rispetto e soggezione verso l’opera della natura

Ma stavolta non verrà fornita la descrizione dettagliata dell’itinerario che da Panzo conduce al Carabone, in quanto lo stesso presenta pericoli oggettivi e quindi va raggiunto con l’aiuto di qualcuno del posto che già lo conosce e lo frequenta. Chiedere, informarsi, cercare chi c’è già stato, pregare qualcuno di farsi accompagnare, dare un senso alla “scoperta”. Chi scrive ha conosciuto l’Orrido di Panzo in questo modo, e da allora il Carabone è sempre lì – placido e tenebroso – sempre pronto a fornire nuove emozioni e nuove sensazioni.

Bibliografia

www.ilbongustaio.com/
 

Mappa

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