Abbazia di Sant’Andrea di Carnano – Montecchio (TR)


 

Cenni Storici

L’Abbazia sorgeva nel pianoro poco distante dallo sperone di roccia dove i Signori di Baschi avrebbero poi eretto il castello di Carnano e lo avrebbero destinato poi a propria residenza tanto da assumerne il nome di “Baschi di Carnano“, ramo della famiglia che invece risiedeva proprio a “Baschi“.
Il sito dove era l’Abbazia è l’attuale località che conserva ancora oggi il toponimo “Monastero“.
A questa famiglia si deve quindi la costruzione di due ben distinti monasteri benedettini entrambi maschili ed entrambi sotto la loro protezione, uno a Baschi detto San Gemini di Massa, l’altro qui a Carnano dedicato a Sant’Andrea eretto probabilmente intorno all’anno 1200 (Alvi).
L’esistenza dell’abbazia è attestata a partire dal secolo XII dai brevi papali dell’epoca, quando era governata da un abate di nome Salomone e da almeno 4 monaci, citati in alcune fonti come “Fratres Albores Sancti Augustini“, o “Monaci de’ Bianchi di S. Agostino” come li definisce G. B. Alvi, tuttavia gli storici locali concordano nell’affermare che i monaci di Sant’Andrea di Carnano erano Benedettini.
Il cenobio viene citato anche nelle Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, in cui il monastero è citato dieci volte per gli anni 1275 – 1280 e due volte per gli anni 1299 – 1302; tra l’altro risulta che nel 1275 l’abate del monastero di Carnano si chiamava Salomone e, in quel tempo, pagò alla Camera Apostolica “III flor. Aureos” (tre fiorini d’oro).
Nel 1441 era abate Acattenio, della famiglia dei Baschi di Camano.
Godeva di un patrimonio fondiario notevole, che andavano della Valsarana alla valle di Cocciano fino a raggiungere i castelli di Poggio e di Guardege, (attuale Guardea), con i quali costituiva un eccezionale fronte fortificato verso la valle del Tevere; ed essendo giuspatronato dei signori di Carnano (i Baschi), questi ne ricavavano rendite assai cospicue.
Nel 1475, tra le dipendenze dell’abbazia vi era anche l’antica chiesa di San Donato, posta nei pressi del castello di Petroro.
Nel 1469, papa Paolo II attribuì la commenda di Sant’Andrea di Carnano a Giovanni de Albarisani, chirurgo e letterato; dopo che questi fu trasferito al priorato di Santa illuminata di Todi, la commenda di Sant’Andrea di Carnano fu affidata a Bernabeo de Beradictis.
Una fonte di grande interesse per la storia dell’abbazia e dei rapporti con la famiglia Baschi di Carnano è il testamento di Ranuccio di Bindoccio de’ Baschi, rogato nel 1412 dal notaio Egidio Cecchi di Baschi.
Tra le disposizioni testamentarie di Ranuccio si legge la sua volontà di essere sepolto nella chiesa dell’abbazia di Sant’Andrea, alla quale lasciò 50 libre di denari cortonesi affinché vi si costruisse una tomba per la sua famiglia, oltre ad un calice in argento dorato del valore di 5 fiorini d’oro.
Nello stesso testamento lasciava alla moglie, Donna Orsina, “disposizioni segrete” e che dalle deduzioni del Fioroni sembra riguardassero il cambio di nome della chiesa di Tenaglie iniziata da suo padre Bindoccio Nerij de’ Baschi e portata a termine da lui e che in origine era dedicata a Sant’Andrea e poi prese il nome, che ha mantenuto fino ai nostri giorni, di San Giovanni Battista.
Il monastero fu spesso al centro di aspre contese per il suo possesso e, quando Cilidonio Baschi, fratello di Raimondo, rinunciò ad esso, per motivi a noi sconosciuti, e fu sostituito da Valerio Cesis de Spata, già titolare della chiesa di Santa Maria delle Fratte a Roma, vi si oppose vivamente Uguccione da Carnano, chiamato per le sue nefandezze “Veccione“.
Questi sobillò i contadini dipendenti dal monastero a non pagare le tasse al Cesis de Spata e, nonostante il papa Clemente VII in data 6 giugno 1531 nominasse un commissario apostolico per recuperare i crediti, “Veccione” continuò imperterrito a disobbedire.
Con la morte di Valerio Spata, avvenuta nello stesso anno, l’Uguccione sospettato di averlo fatto uccidere, fu arrestato e rinchiuso a Castel S. Angelo a Roma per un anno.
Liberato, ma non domo, procurò alte sedizioni; ricatturato e portato a Perugia fu decapitato nel 1536.
Con molta probabilità l’Abbazia ebbe fine alla caduta della Famiglia dei Baschi di Carnano, quando avvenne un tragico fatto di sangue tra i componenti della stessa casata, che obbligò il papa ad intervenire giustiziando i colpevoli, i fratelli Marco Attilio e Flaminio dei Baschi di Carnano, e nel 1553 fece radere al suolo il castello di loro proprietà.
Il fatto di sangue è ampiamente raccontato nel post dedicato al Castello di Carnano.
Infatti, pochi anni dopo (1573), il titolo abbaziale fu trasferito alla vicina chiesa di San Giovanni di Tenaglie, come risulta dalla visita apostolica effettuata dal vescovo di Ascoli Piceno, Pietro Camaiani, l’anno successivo.
 

Aspetto

Oggi l’abbazia non esiste più, al suo posto insiste un antico caseggiato il cui toponimo è proprio “Monastero” ad indicare l’antico insediamento monastico; accanto a questo si nota una singolare torre isolata a pianta quadrata con doppie arcate cieche sui lati, sul quarto lato, verso il casale, si apre l’ingresso ad arco con un poderoso architrave che conduce all’interno della torre dove si trova una scala in pietra ancora ben conservata.
Fino alla fine della seconda guerra mondiale, la torre era più alta dell’attuale moncone di circa 8 metri e, nella parte dell’ultimo piano, è probabile che si aprissero quattro finestre a tutto sesto.
La torre, in collegamento visivo con il sovrastante castello di Guardege, aveva verosimilmente una funzione difensiva ed era usata per il controllo della vallata.
La torre di Sant’Andrea di Carnano è tipica di sistemi architettonici bizantini, probabile posto di guardia del corridoio bizantino che qui confinava con i domini longobardi.
Non dimentichiamo che la linea di demarcazione fra i due popoli era contraddistinta da chiese la cui dedicazione aveva la funzione di una vera e propria marcatura territoriale, infatti, se andiamo a vedere la dedicazione a Sant’Andrea, questa ci esprime proprio una chiara origine greca.
L’Apostolo, martirizzato a Patrasso, in Grecia, il 30 novembre di un anno attorno al 60 d.C. sotto l’Imperatore Nerone, divenne santo e protettore della chiesa d’Oriente; si tratta di un culto di origine greca molto antico diffuso in occidente dai milites limitanei bizantini antilongobardi, che erano soliti costruire torri di difesa negli avamposti in cui si erano appena insediati, includenti una cappella, spesso dedicata proprio a Sant’Andrea Apostolo, loro santo protettore e fondatore della chiesa di Costantinopoli.
Lo stesso dicasi della chiesa di San Giovanni Battista di Tenaglie a cui poi è passato il titolo di Sant’Andrea una volta che la chiesa non esisteva più, infatti anche il culto di questo Santo è di origine orientale.
Il caseggiato è di proprietà privata compresa la torre che è stata restaurata nel 2000; l’ex-monastero è stato dichiarato dal Ministero per i beni culturali e ambientali, di “interesse particolarmente importante” ai sensi
della Legge 1 giugno 1939, n. 1089.
 

Fonti documentative

Farnedi G. Togni N. – I monasteri benedettini in Umbria – 2014
Pietro Caruso – Montecchio le sue frazioni, la sua gente ieri, oggi e domani Storia, leggende, tradizioni, cultura, arte, sport, economia, alberghi, ristoranti, agriturismo – 1997
Giovan Battista Alvi – Il Dizionario Topografico Tudertino – 1765
Pietro Sella- Rationes Decimarum Italiae Umbria – 1957
 

Nota

La galleria fotografica ed il testo sono stati realizzati da Silvio Sorcini.
 

Mappa

Link alle coordinate: 42.653344, 12.298812