Cenni storici
A 13 km da Rieti, 6 da Poggio Bustone e 93 da Roma, Cantalice (m. 650 di altitudine, ab. 2500) domina dall’alto la Valle Reatina circondato dalla Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile.
Questi laghi, con quello di Piediluco, sono quanto resta dell’antico lago Velino, che nel Pliocene occupava l’intera valle; verso il 272 a. C. fu scavato dai romani un canale di drenaggio (il “cavo curiano“) che svuotò il lago, bonificò il territorio alluvionale e formò il fiume Velino, che poco oltre alimenta la cascata delle Marmore confluendo nella Nera, principale tributario del Tevere presso Orte.
Il nucleo storico del paese sembra risalire al XII secolo dalla fusione di tre rocche (di Sopra, della Valle e di Sotto) un tempo disposte lungo la collina.
Mentre nel 1200 la diocesi di Rieti fu annessa allo Stato Pontificio, un cambio di confine nel 1216 fece rientrare Cantalice (come più a nord Leonessa) nel Regno angioino di Napoli; per assicurarlo re Carlo II volle fondare Cittaducale e fortificare Cantalice, minacciata da Rieti di cui avrebbe continuato a respingere gli assalti fino al 1571, quando tra il feudo farnesiano e il comune reatino fu ratificato un accordo, in ricordo del quale fu costruita a Cantalice la chiesa della Madonna della Pace.
Così il piccolo borgo nel cuore della Sabina per sei secoli (1233-1861) ha fatto parte del giustizierato d’Abruzzo, distretto di Cittaducale, e fino al 1923 appartenne alla provincia dell’Aquila.
Il nome Cantalice (forse da catà e ilex, presso il leccio), richiama un piccolo leccio nato prodigiosamente dalle fessure di una roccia proprio dietro la sacrestia della chiesa di Santa Maria delle Grazie; sembra che tale roccia, ritenuta miracolosa per propiziare la fecondità, fosse rimossa dalla sua originale posizione intorno al 1200 per ordine di Papa Innocenzo III, preoccupato dalla devozione definita “troppo pagana” verso questa pietra.
Segretamente custodita per alcuni secoli, riapparve intorno al 1610 lì dove si può vedere anche oggi, cioè sul lato destro della fontana “Scentella“, lungo la strada tra Cantalice inferiore e superiore.
Nel 1952 restauri trasformarono questa rudimentale sorgente in fontanile con vasca rettangolare utilizzata come lavatoio pubblico; la pietra, tolta dal muro a secco circostante, fu reincastonata vicino alla fontana.
Aspetto
Come tanti borghi reatini, delle sue origini medievali conserva ancora molte caratteristiche, come la torre difensiva e l’imponente chiesa di San Felice.
L’antico borgo medievale è tutto “tagliato“, dalla piazza inferiore alla torre del castello sommitale e alla chiesa barocca di San Felice, da una ripida e caratteristica scalinata che attraversa case in pietra (l’antico monastero di S. Agostino, il palazzo Ramacogi), piccoli spazi, fontanelle, chiese o icone di culto, e più ampie piazze (di S. Maria, del Ballo, di San Felice…) e dalla sommità della quale si ammira un panorama emozionante sulla pianura e sul Terminillo.
Sui due lati della scalinata ciò che si vede ricorda esattamente un presepe, tanto sono piccoli gli spazi che separano un’abitazione dall’altra, un vicolo dall’altro, quanto sono immensi gli spazi della piana reatina su cui il paese troneggia.
A circa metà percorso la scalinata incontra la chiesa di S. Maria del Popolo, sorta per sancire l’unione delle tre rocche che formarono il castello di Cantalice.
In cima è la grande chiesa di San Felice da Cantalice, il frate nativo del luogo che è stato il primo santo dell’Ordine dei Cappuccini; fu realizzata sull’area dove sorgeva la casa del santo, in stile barocco, con pianta a croce latina e nella cupola raffigurazioni dei miracoli attribuiti al Santo.
In due nicchie sulla facciata, le statue di San Felice e di San Gregorio Magno compatrono del paese; all’interno, un organo a canne del ‘700.
La discesa dalla parte alta del borgo alla piazza inferiore, altrettanto ripida e rapida, si può fare dalla parte della chiesa della Madonna della Pace, accanto alla quale oggi è un monumento in bronzo di San Felice in estasi, opera dello scultore reatino Bernardino Morsani.
In caso di sosta in trattoria, le strengozze fatte con acqua, farina, pomodoro, maggiorana e aglio sono le regine della tavola. Da Cantalice partono sentieri e percorsi naturalistici che conducono fino al Terminillo e a Leonessa; il paese sorge proprio lungo il Cammino di Francesco, che permette di visitare i quattro Santuari Francescani della Valle Santa Reatina.
San Felice da Cantalice
San Felice da Cantalice (Felice Porri, 1515-1587), è il primo santo dei Frati Minori Cappuccini, la terza famiglia religiosa dell’Ordine Francescano (dopo i Minori Osservanti e i Conventuali).
I Cappuccini, nati nel 1528, rappresentarono una delle principali “armi” della Controriforma Cattolica dopo lo scisma luterano, perché operarono in mezzo al popolo vivendo la povertà e predicando la carità di Cristo.
Ne fu un esempio proprio Felice Porri, nato nel 1515 a Cantalice, remoto paese dei Monti Reatini abitato da gente di cattiva fama, allora feudo dei Farnese, situato nella provincia d’Abruzzo del Regno di Napoli.
Era il terzo dei cinque figli di una famiglia “né ricca né povera” cantaliciana, che viveva del lavoro della terra.
Fu battezzato nella parrocchiale di S. Andrea, oggi scomparsa (il suo fonte battesimale è stato portato in S. Maria del Popolo) e a 10 anni (e fino al 1543) fece il mandriano e poi il bifolco per la famiglia Bichi di Cittaducale; in questo lavoro scampò a un pericoloso incidente (fu sfiorato da un aratro tirato da buoi infuriati).
A 28 anni entrò, tra i primi, nei Cappuccini a Cittaducale, vivendo in tutti i primi conventi dell’Ordine, come frate questuante per 40 anni, in completa povertà, gli ideali francescani nella Roma del Cinquecento.
Vestì l’abito nel 1544 nel convento di Anticoli di Campagna (Fiuggi) e il 18 maggio 1545 fece la professione religiosa in quello di Monte San Giovanni (Campano, FR).
Dal 1545 al 1547 visse come frate cercatore nei conventi di Anticoli, Monte San Giovanni, Tivoli e della Palanzana a Viterbo; e soprattutto in quello romano di San Bonaventura (oggi Santa Croce dei Lucchesi, tra Fontana di Trevi e l’Università Gregoriana).
Dal 1547 fino alla morte dimorò sempre come questuante di città nel convento romano di San Niccolò de Portiis: fino al 1572 fu questuante di pane, poi di vino e olio, che raccoglieva per aiutare non solo la sua comunità, ma soprattutto i poveri, i malati e i nobili decaduti che lo vedevano giungere sempre allegro, con il suo saio rattoppato dal lungo cappuccio, a insegnare e predicare, lui che era sempre stato contadino e illetterato.
Rientrato in convento, dormiva due o tre ore a notte e passava il resto del tempo in chiesa in preghiera; si comunicava quotidianamente (non era sacerdote) e nei giorni di festa faceva la visita alle Sette Chiese o ai malati degli ospedali romani.
Ebbe da Dio il dono di prevedere il futuro e di penetrare nel segreto dei cuori.
Forte come una roccia e umile come un servo, il religioso divenne celebre in Roma per la carità con cui visitava e consigliava spiritualmente i malati negli ospedali, poveri e ricchi, che edificava con l’esempio e le esortazioni; prediligeva i fanciulli, che lo riamavano con pari affetto; li radunava intorno a sé e insegnava loro facili canti di sua invenzione o li invitava a ripetere dolcemente il nome di Gesù.
Amico di San Filippo Neri e di San Carlo Borromeo, era ricercato come guida spirituale da prelati, cardinali e aristocratici; devotissimo della Madonna, che le apparve più volte e che lo assisté in punto di morte, inventava ballate che la gente imparava e cantava; una dice:
“Se tu non sai la via d’andare in Paradiso, vattene a Maria con pietoso viso, ch’è clemente e pia: t’insegnerà la via d’andare in paradiso“.
Uno dei suoi miracoli più famosi fu la rigenerazione di un allevamento di bachi da seta, marciti a causa di una malattia infettiva; il frate portò in casa dell’allevatore alcune foglie bagnate e l’acqua che, invece di uccidere i bachi, ridiede loro vita e li moltiplicò.
“Fra Deogratias“, come fu chiamato per il saluto abituale, raramente tornava al suo paese, ma nell’inverno 1580 portò personalmente a Cittaducale la notizia che le era stata tolta la scomunica e l’interdetto (comminati per contrasti tra il vescovo e le autorità civili) e a Cantalice l’annuncio dell’indulgenza plenaria concessale da papa Gregorio XIII.
In questa circostanza, ospite della cognata a Colle Canale, una sera chiese per cena un po’ di fave; la donna disse che non era stagione, ma all’insistenza del religioso andò nell’orto e tornò con un panno pieno di fave mature.
Fra Felice morì il 18 maggio 1587 a 72 anni dopo un’estasi in cui vide la Madonna circondata di angeli; fu sepolto nella chiesa dei Cappuccini dell’Immacolata Concezione in via Veneto a Roma.
I processi canonici iniziarono il giorno dopo la sua morte per volere di papa Sisto V, suo amico, cui aveva predetto il pontificato.
Il 1° ottobre 1625 fu beatificato da Urbano VIII e il 22 maggio 1712 fu canonizzato da Clemente XI; nel 1986 fu dichiarato secondo patrono della città di Rieti e patrono principale del suo paese Cantalice.
Il 18 maggio, giorno della sua festa liturgica, la sua statua vestita con l’abito dei Cappuccini è portata in processione dalla confraternita per le scale del paese.
Di miracoli san Felice ne fece tanti, da vivo e dopo la morte; ma ne fece anche prima di farsi frate, anzi il primo, il miracolo dell’acqua, lo compì da giovane vicino al suo paese.
Pascolava i buoi insieme ad altri compagni che, nella caldissima giornata estiva, si lamentavano anche bestemmiando della fatica e della sete sofferta; per non sentirli più il giovane, pregando, colpì con un bastone una roccia e ne fece scaturire un’acqua che tuttora sgorga accanto al santuario di San Felice all’Acqua, a circa 3,5 km da Cantalice, che i suoi devoti costruirono nel ‘700 e che richiama pellegrini specie nel periodo di apertura, dal 14 agosto alla fine di ottobre.
Il Santuario si raggiunge da Cantalice Superiore toccando prima, dopo meno di 2 km, l’Oratorio di S. Andrea, contornato di pini; poi, continuando la discesa e attraversato l’abitato di Civitella, proseguendo sulla bella strada panoramica.
La sua chiesa semplice, da poco restaurata, conserva sopra l’altare una copia della pala della chiesa di San Felice a Cantalice, raffigurante il santo con la Madonna e il Bambino.
Come attesta la visita pastorale (1754) del vescovo di Cittaducale Calcagnini, che promosse la costruzione della prima edicola sacra in quel luogo, una folla di fedeli si recava all’acqua di San Felice per implorare miracoli ed esaudire voti.
La tradizione, viva ancora oggi, vedeva pellegrini giungere non solo da tutto il Reatino ma anche dal Nord Europa, specialmente dall’area germanico-fiamminga.
In passato il Santuario fu meta di pellegrinaggio anche perché costituiva una diramazione della Via Francigena.
Fonti documentative
S. Felice da Cantalice, V Centenario della nascita, 1515-2015 – Cantalice 2015.
Estate Cantaliciana 2016 – Pro Loco di Cantalice.
Nota
Il testo è di Stanislao Fioramonti, la visita è stata effettuata il 13 agosto 2016.
Nota fotografica
Referenze fotografiche: Rieti nature (n. 1); Visiitaly (n. 2); Wikipedia (n. 3); Il Santo del giorno (n. 4); Tutto Rieti (n. 5).
Mappa
Link alle coordinate Cantalice: 42.467155 12.905525