Castello di Scandriglia e chiesa di Santa Barbara – Scandriglia (RI)

Anche in questo borgo è passato San Domenico di Capodacqua di Foligno e ha fondato nel secolo XI un monastero benedettino chiamato di San Salvatore Minore così chiamato per distinguerlo da quello di San Salvatore Maggiore, più antico (sec. VIII) che si trova nel territorio di Longone, a 25 km da Rieti.

 

Cenni storici

Scandriglia, la romana Mefila, è un paese della Bassa Sabina di 3300 abitanti, posta su un colle a 535 metri di altitudine, sulle propaggini settentrionali dei monti Lucretili (m. Pellecchia m. 1368; m. Serrapopolo m. 1118; m. Petrademone m. 1211, in prossimità del quale sono i resti di antichi insediamenti, di una torre di avvistamento e di un altare a Giove Cacuno), nel parco regionale omonimo; il suo territorio è ricco di uliveti (l’olio ella Sabina è ricercato) e alcuni monumenti del borgo meritano una visita.
Il palazzo degli Anguillara (sec. XV), dalle architetture rinascimentali con inserimenti tardo gotici, ha una finestra bifora e portali marmorei a ornamento della facciata principale; all’interno conserva affreschi della scuola di Antoniazzo Romano.
La chiesa parrocchiale dell’Assunta è di impianto medievale (sec. X) con rifacimenti settecenteschi (sec. XVIII); all’interno ha una statua lignea policroma del ‘500 e alcune tele del ‘600 e del ‘700; il campanile è costruito su una torre di guardia romana.
Anche la Rocca, nelle immediate vicinanze, è medievale.
Alle pendici di Monte Petrademone si trova l’ex monastero benedettino di San Salvatore Minore, fondato nel sec. XI da San Domenico di Foligno (quello di San Salvatore Maggiore, più antico – sec. VIII – si trova nel territorio di Longone, a 25 km da Rieti); da qui è possibile raggiungere un’antica strada di collegamento denominata “Ginocchio du bove“, utilizzata un tempo per gli scambi di merci tra le popolazioni di Scandriglia e di Orvinio.
Sempre nella zona di Monte Petrademone, in località Le Mura (Rocca Sollana) vi sono resti di antiche abitazioni, erette dalle popolazioni locali all’epoca delle invasioni dei Saraceni (875- 925); resti di villaggi abbandonati sono anche nei territori Castellutius e Macla Felcosa (750 s.l.m.).
 

Convento di San Nicola

L’ex convento di San Nicola (m 650) sorge in una lecceta a mezza costa sulla montagna sopra Scandriglia (m. Pereatti).
E’ interessante e suggestivo ma raggiungibile solo a piedi con il sentiero del Parco dei Lucretili che arriva in cima al m. Serrapopolo.
Rimane una cappella in cemento, completamente spoglia, e gli ambienti conventuali posti su vari livelli ma non visitabili perché pericolanti; fu fabbricato nel 1530 dai Frati Cappuccini sull’omonima chiesa costruita verso il XIII secolo.
Era il secondo convento fondato in Italia dai Cappuccini dopo quello di Camerino; poteva ospitare 22 monaci, aveva numerose officine e una biblioteca già presente nel 1720.
Il convento fu sede di noviziato e vi abitò il Ven. P. Francesco da Bergamo (1536-1626); caratteristico era il porticato ora scomparso, il pozzo e l’orologio solare di cui resta una traccia sul muro del chiostro.
La chiesa aveva un portale di marmo ruvido sovrastato da un arco a lunetta; l’unico altare a muro era sovrastato da un trittico su tavola dipinto a tempera nel sec. XIII (San Nicola), mentre nei due sportelli opistografi sono rappresentati una Annunziata e un miracolo di San Nicola della scuola di Antoniazzo Romano.
Negli atti della visita pastorale del cardinale Corsini alla diocesi Sabina (1779-82), “Acta S. Visitationis Scandriliae” avvenuta il 26 Ottobre 1781, la chiesa di San Nicola oltre al santo titolare sull’altare maggiore, aveva anche immagini dei santi Francesco d’Assisi, Felice da Cantalice, Fedele da Sigmaringa e Giuseppe da Leonessa.
Nella visita del cardinale Odescalchi (1833-36) si legge che:
“circa un miglio lontano da Scandriglia sotto le rovine di una montagna piena di orribili scogli esiste un bellissimo convento con chiesa annessa, abitato dai PP. Cappuccini, sotto il titolo di San Nicola. Vi sono dodici religiosi: cinque sacerdoti, tre di essi confessori, due chierici, e cinque laici. Molto si prestano per li bisogni spirituali del popolo…”.
Per la legge di soppressione 19 giugno 1866 il convento fu chiuso il 13 agosto dello stesso anno.
Nel 1887 passò a privati; i cappuccini restarono solo per custodire la chiesa, che restò aperta fino al 1888 quando l’ultimo custode, p. Raffaele da Mugnano, si ammalò e dovette partire e non fu sostituito per mancanza di religiosi, nonostante le insistenze della popolazione (cfr. atti del comune di Scandriglia). Spogliato di tutti i suoi beni durante la II GM, oggi è in abbandono.
 

Chiesa di Santa Barbara

Dal santuario della Madonna delle Grazie di Ponticelli, frazione di Scandriglia, seguendo per 2 km la via verso Montorio Romano, si incontra a sinistra una stradina asfaltata che sale per circa 800 metri fino alla chiesetta rurale di Santa Barbara.
Questa si trova nascosta tra ulivi e vigne nella contrada Santa Barbara, distante circa 3 km dall’abitato di Scandriglia, ma nel territorio comunale di Montorio Romano; in quel luogo, secondo la tradizione, la santa fu martirizzata dal padre.
I racconti e la leggenda sono alla base del grande culto per la santa giovinetta, che è patrona di Scandriglia, che le ha dedicato una cappella della chiesa parrocchiale, di Montorio Romano e della città e diocesi di Rieti e per la quale il 4 dicembre si svolge ovunque una grandissima festa.
Il corpo della martire, tuttavia, fu traslato nella cattedrale di Rieti nei primi decenni del IX secolo.
La storia della santa, per quanto leggendaria e poco definita nei suoi contorni specifici, ci dice della sua origine orientale (Nicomedia, Antiochia o forse l’Egitto), dell’epoca in cui visse (fine del III secolo) e del suo martirio al tempo dell’imperatore Massimiano Erculeo.
La leggenda invece, divulgata nei secoli da religiosi, pellegrini e cantastorie, è ricchissima di particolari e popolarissima soprattutto tra le classi più umili.
Una sua versione dialettale la conosceva a memoria anche mia nonna Lisetta Pontecorvo, morta a 90 anni nel 1982, che me la cantava spesso e della quale ancora ricordo un paio di strofe.
La prima si riferisce alle misure prese dal padre per preservarla dal mondo prima di darla in matrimonio:
“E quando Santa Barbera nascìne
sùbbito la madre je’sse morìne;
il padre non sapea che cosa fare,
dentro ‘na grotta l’andiede a buttare”
.
Una variante della storia dice che la giovane fu reclusa non in una grotta, ma in una torre che aveva solo due aperture e Barbara ne volle una terza a indicare la Santissima Trinità nella quale credeva.
L’altra strofa riferisce la risposta della giovane al padre quando decise di farla sposare: non l’avrebbe mai fatto perché lei era già sposata spiritualmente a Dio, cioè era cristiana:
“O padre mio che sei venuto a fàne,
o figlia mia te so’ venuto a maritàne;
o padre mio io sono maritata
nel giorno e nel momento che so’ nata!
“.
Per questo il padre stesso la denunciò alle autorità imperiali, che la condannarono a morte.
Tra le tante ipotesi sul luogo della morte di Barbara (Nicomedia o Eliopoli in Turchia, la Tuscia, Venezia…) una, storicamente infondata e non avvalorata dall’antica tradizione, afferma che il martirio avvenisse tra Scandriglia e Montorio Romano, nel luogo (le Scalelle o la Costa del sole) dove poi sorse la chiesetta a lei dedicata, che risalirebbe all’ XI secolo, ma costruita su un precedente oratorio del VI.
La giovane fu uccisa per decapitazione il 4 dicembre dell’anno 290 dal suo stesso padre Dioscoro insieme all’amica Giuliana, appena convertita al cristianesimo.
Dal nobile Valenzano fu sepolta presso una fonte (sorgente di Santa Barbara) che in seguito divenne meta di pellegrinaggi per la sua acqua miracolosa.
Da qui il suo corpo nel X secolo sarebbe stato trasferito a Rieti per metterlo in salvo dalle scorrerie saracene e sepolto nella cripta della cattedrale, la cappella più ricca della quale fu poi dedicata alla santa.
La festa religiosa di S. Barbara si celebra il 4 dicembre con grande solennità anche a Scandriglia; sue reliquie si venerano pure a Torcello e nelle chiese romane di S. Barbara dei Librai, S. Lorenzo in Damaso e S. Maria in Transpontina.
La tradizione secondo la quale dopo la sua esecuzione il padre sarebbe stato incenerito da un fulmine fa sì che essa sia invocata contro la morte improvvisa per fuoco, perciò gli esplosivi ed i luoghi dove essi si conservano sono chiamati “santabarbara“.
È patrona dei minatori, degli addetti agli esplosivi, degli armaioli e di chiunque rischi la morte violenta e improvvisa.
Colleferro l’ha scelta come patrona proprio perché la città è nata all’inizio del Novecento attorno alla fabbrica di esplosivi BPD (Bombrini-Parodi Delfino).
E’ anche la protettrice della Marina Militare, dei Vigili del fuoco, dell’Artiglieria e del Genio, dei geologi, dei montanari, dei lavoratori nelle attività minerarie e petrolifere, degli architetti, degli stradini, dei cantonieri, degli artisti sommersi e dei campanari, nonché di torri e fortezze.
E’ popolare l’invocazione “Santa Barbara Benedetta, liberaci dal tuono e dalla saetta“.
 

Fonti documentative

Scandriglia, in Lazio, Guide turistiche regionali. IGDA Novara, 1976;
Santa Barbara, su santiebeati.it
 

Nota

Il testo è di Stanislao Fioramonti, la visita è stata effettuata il 16 gennaio 2016.
 

Nota fotografica

Referenze fotografiche: FrontieraRieti (n.1); VisitLazio (n.2); Wikipedia (n. 3); Parco dei Lucretili (n. 4); ItaliaVirtualTour (n. 5); Amici di Rieti (n. 6 e 8); ComunicaCity (n. 7).
 

Mappa

Link alle coordinate Scandriglia: 42.165537 12.841652

Link alle coordinate chiesa di Santa Barbara: 42.148589 12.830368