Cenni storici
Il santuario di San Domenico Abate (951-1031) si trova nella Valle del Sagittario, a circa un chilometro a nord di Villalago.
La sua fondazione si deve all’arrivo del Santo il quale, giunto in zona intorno al 1013, si stabilì in un luogo solitario chiamato “Prato Cardoso” o “Planeto” o “Plataneto“.
Qui costruì da sé una piccola cella in cui innalzò un altare intitolato alla SS. Trinità e al posto si affezionò così tanto che “se ne stava senza mai uscire“, infatti vi passò almeno sei anni.
In quel periodo fu rintracciato dai Conti di Valva, signori della zona, che gli chiesero di fondare nel proprio territorio un monastero dedicato a S. Pietro Apostolo e più noto come S. Pietro del Lago (San Pietro de Lacu).
In seguito alle pressioni dei Conti di Valva e di molti seguaci che chiedevano di farsi monaci, San Domenico costruì il monastero (forse nel 1017), ricevendo in dono l’intera Valle de Lacu.
Questo avvenimento determinò una serie di cambiamenti, a cominciare dall’arrivo dei contadini valvensi che resero coltivabile l’intera valle, prima selvaggia.
L’abbazia divenne prospera e potente, tanto da avere sotto la propria giurisdizione ben quindici grancie, sia nelle vicinanze sia nel resto d’Abruzzo; abbandonato nel 1474 dai benedettini, il monastero decadde progressivamente.
Nel 1069 i Conti di Valva donarono il monastero di San Pietro in valle de lacu all’abbazia benedettina di Montecassino con tutti i suoi beni tra i quali compare, nell’atto di concessione, anche il santuario qui definito “Monastero degli Eremiti que dicitur Pratum Cardosum“, pure intitolato a S. Pietro Apostolo.
Nei secoli successivi il luogo fu chiamato a volte “Deserto di S. Domenico Abate“.
Dopo l’oscura fase medievale le prime tracce sull’esistenza di una chiesa in “Prato Cardoso” o “Planeto” o “Plataneto” risalgono solo al 1583.
Con molta probabilità il Monastero degli eremiti era inizialmente una modesta costruzione in cui si svolgeva sia la vita comunitaria che quella monastica, testimoniata dalla presenza di resti di grotticelle utilizzate come celle eremitiche.
Notizie più ampie si hanno a partire dal sec. XVII, quand’era priva di rettore e di entrate, dotata di un solo altare (caratteristica quest’ultima che manterrà fino ad oggi) e curata per devozione dall’Università di Villalago che ne conserverà il giuspatronato fino all’Unità d’Italia.
Nel 1736 mons. Giovanni Barba, vescovo della diocesi di Bitonto e nuovo abate titolare del beneficio di S. Pietro del Lago, si recò in visita nella Valle del Sagittario, dove trovò la chiesa del santuario rifabbricata e rinnovata da un eremita.
Circa trentanni dopo, nel 1765, Filippo Paini vescovo della diocesi di Valva e Sulmona, visitò la chiesa e la trovò in buono stato, pulita e ordinata.
Nella stessa visita pastorale segnala per la prima volta l’esistenza di una casa annessa e posta al di sotto della chiesa, destinata ad uso di abitazione degli eremiti: un assetto che l’edificio conserverà fino ai primi del Novecento, quando sarà modificato in seguito alla costruzione della diga sul fiume Sagittario.
In quella stessa occasione mons. Paini avrebbe raccomandato di porre un cancello all’ingresso della grotta del Santo, per preservare le travi di legno costituenti la “Sacra Lettiera” su cui il Santo dormì, i fedeli, infatti, usavano staccarne schegge a mo’ di reliquie e le stavano quasi per distruggere.
Questo ordine però non bastò in quanto nel 1988 i tronchi rimasti furono quasi distrutti da un incendio e i pochi resti recuperati sono custoditi oggi in una teca nella cappella di S. Domenico Abate, nella chiesa parrocchiale di Villalago.
Il santuario quindi era meta indiscussa di numerosi pellegrini che nei vari secoli hanno lasciato traccia del proprio passaggio attraverso numerosi graffiti.
Benché non siano ancora state trovate conferme in proposito, nel 1775 la chiesa sarebbe stata sottoposta a una profonda ristrutturazione; pare che l’edificio fu totalmente demolito e ricostruito secondo una forma migliorata, diventando così uno dei più belli del circondario.
Fu aggiunta la casa per gli eremiti (già esistente nel 1765), la statua di S. Domenico Abate orante (databile almeno dal 1812) oggi posta nell’altare della chiesa e, infine, sarebbe stato installato nella porta d’ingresso anche il bel portale rinascimentale recuperato dai ruderi del monastero di S. Pietro del Lago (fondato dallo stesso San Domenico).
Sempre al 1775 risalirebbero anche certi dipinti raffiguranti scene tratte dalla vita del Santo, visibili nel portico e scomparsi negli anni ’20 del Novecento.
Nel 1802 il vicario capitolare diocesano Saverio Sardi trovò l’interno della chiesa sporco da segni di fuliggine e ordinò di provvedere alla ripulitura, così come pure nella sacrestia; a parte questo episodio il santuario si mantenne per lungo tempo in condizioni più che decorose, almeno fino alla metà dell’Ottocento.
Poi qualcosa dovette cambiare, visto che nel 1858 il Comune di Villalago deliberò, su richiesta degli eremiti di quel periodo, di dar luogo ai lavori per la riparazione della chiesa, il cui tetto minacciava di cedere, rischio ancor maggiore considerando che si stava approssimando l’inverno.
Nel 1882-1892 fu costruita la strada provinciale lungo la Valle del Sagittario che collegò Anversa degli Abruzzi a Villalago, riallacciandosi a un altro tracciato confluente in Scanno; finalmente la zona si dotava di una comoda via di comunicazione.
Questa strada però non era collegata alla chiesa e questo rendeva difficoltoso l’accesso all’eremo da parte dei numerosi pellegrini quindi si rese necessario costruire un ponte in muratura che fu inaugurato nel 1894.
Nel 1920-1928 lungo il fiume Sagittario fu costruita una diga poco oltre l’eremo per realizzare un invaso artificiale (il lago di S. Domenico Abate), le cui acque sarebbero state convogliate nella centrale idroelettrica di Anversa degli Abruzzi: tutto l’insieme era destinato a rifornire di energia la linea ferroviaria Roma-Pescara.
Si rischiò di perdere il santuario se non fossero state apportate delle modifiche strutturali, solo la casa degli eremiti fu totalmente chiusa e ricostruita al di sopra della nuova strada conducente al santuario.
La chiesa fu in parte ampliata, assorbendo il vecchio portico e il ponte del 1894 fu rasato e sostituito da quello attuale, più alto e più lungo per portarlo a livello della strada provinciale.
Con i lavori degli anni ’20 scomparvero dal portico i dipinti settecenteschi, sostituiti nel 1938 dai quattro attuali del pittore villalaghese Alfredo Gentile: il miracolo dei pesci mutati in serpenti; il Santo salva un ragazzo mentre cade dall’albero; il miracolo delle fave; il miracolo del lupo ammansito.
Infine ricordiamo le stazioni della Via Crucis (1977) esterna, pure dipinta da Gentile, e sul ponte la cosiddetta “Via di S. Domenico” (2000), realizzata nell’Anno Giubilare, composta da un tappeto di mattoni rossi e bianchi con incisi i nomi di quanti hanno contribuito all’opera, eseguita in gran parte da volontari.
Il paese di Villalago dedica a San Domenico tre feste: la prima, il 22 gennaio, in cui si ricorda la morte del santo avvenuta nel 1031; la seconda, il lunedì di Pasqua, durante la quale in processione si portano le reliquie sino al complesso monastico ed infine la terza, la più importante, il 22 agosto.
Nell’800 la statua del Santo veniva portata in processione completamente coperta di serpenti, come ancora oggi avviene a Cocullo.
Aspetto
Sulla bifora si possono riconoscere le immagini di quattro miracoli attribuiti al Santo: il miracolo delle fave, il bambino restituito dal lupo, la trasformazione dei pesci dell’ingordo in serpi e il ragazzo caduto dalla quercia.
Il portale della chiesa, finemente lavorato con motivi floreali, sembra che appartenesse precedentemente al Monastero di San Pietro de Lacu.
Interno
L’interno della chiesa per come lo vediamo oggi è ad unica navata, con un grande altare in stile neogotico ricco di pinnacoli, angeli oranti, pannelli policromi ed effetti di finto marmo.
La chiesa è leggermente più ampia nella zona d’ingresso rispetto alla prima campata, presenta sul lato destro dell’ingresso l’affresco della Madonna col bambino, quasi del tutto rovinato e sbiadito, e dietro l’altare la statua di San Domenico colto in preghiera (1812 circa).
Alla base di questo risalta il bel paliotto del 1761 in stucco colorato, di scuola napoletana, decorato da motivi floreali, uccelli e due angeli al centro della scena che sorreggono un sole raggiante coronato con all’interno il trigramma IHS. L’opera fu commissionata dall’eremita villalaghese Francesco Iafolla (1702-1785) a tale Giuseppe Mancini, probabilmente lo stesso autore di due paliotti conservati in Castrovalva (AQ).
Subito a destra dell’ingresso una piccola porticina conduce alla zona cultuale più antica e suggestiva: la grotta del Santo.
Sulla vòlta notiamo dipinti di Gentile raffiguranti una Madonna con Bambino (senza data) e un S. Francesco con il lupo (1968); a lui si devono anche il S. Antonio da Padova (1969), a sinistra, e il S. Domenico Abate che guarisce un’ossessa (1969), a destra, accanto alla porticina di servizio è visibile una Madonna con Bambino (sec. XIX).
Eremo di San Domenico
L’eremo di San Domenico a Villalago è sempre stato meta di devoti e turisti che nel corso dei secoli sono giunti sulle rive del lago.
Secondo la tradizione locale l’eremo venne scavato da San Domenico nel banco di roccia arenaria, di travertino, di argilla e di grafite, intono all’anno 1000.
Il romitorio fa parte del complesso monastico di Prato di Cordoso, conosciuto dai devoti come il monastero di Plataneto; l’accesso al santuario avviene da un portichetto impreziosito da una bifora, riccamente decorata, che offre un magnifico panorama lacustre.
Vi si accede da una porticina sulla destra dell’ingresso della chiesa; dopo alcune rampe di scale, ricavate anch’esse nel banco roccioso, si giunge alla stretta imboccatura della grotta chiusa da un basso cancelletto in ferro.
Sul lato sinistro una specie di tomba delimitata da quattro pilastrini posti ai lati del rettangolo: è il letto del Santo, dove riposava disteso su alcune travi lignee.
Fonti documentative
Angelo Caranfa – Cenni sulla storia dell’Eremo di San Domenico Abate in Prato Cardoso (Villalago – L’Aquila) – Accademia EDU
https://www.diocesisulmona-valva.it
Nota fotografica
La foto della navata è tratta dal sito www.tripadvisor.it; due foto degli affreschi esterni sono tratte da www.abruzzocitta.it.
Tutte le altre foto della galleria sono di Roberta Galli che sinceramente ringrazio.
Mappa
Link alle coordinate: 41.942586 13.828094