Torre di San Zino – Candeggio di Città di Castello (PG)

La torre e l’abitato sono completamente abbandonati, crollati in gran parte e invasi da rovi.

 

Cenni storici

Superata la frazione di Candeggio sulle colline tra Città di Castello e Pietralunga, proseguendo la strada di crinale che scende fino alla piana del Tevere, facendo un leggera deviazione a sinistra per una strada bianca che raggiunge una collina, si arriva ai ruderi della Torre di San Zino.
Non si conosce la data di edificazione, non essendo state trovate fonti scritte che ne parlano, ma il sito doveva essere ben conosciuto sin dall’antichità, in quanto nelle vicinanze sono state trovate tracce di antichi insediamenti.
E’ ovvio che il nome del Santo è stato modificato dalla dicitura dialettale, poiché ci si riferisce senza ombra di dubbio a San Zeno o San Zenone.
Zeno, o Zenone (Mauretania, 300 – Verona, 12 aprile 371), è stato l’ottavo vescovo di Verona ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa; è patrono di Verona dove fu costruita una cattedrale a suo nome e la consacrazione avvenne l’8 dicembre 806 alla presenza di Pipino figlio di Carlo Magno (profondamente devoto a questo Santo) mentre il 21 maggio dell’anno successivo il corpo di San Zeno fu traslato nella cripta.
Siccome Zeno è patrono della città di Verona e le chiese a lui dedicate sono distribuite in gran parte nell’Italia settentrionale, dobbiamo capire perché proprio nel territorio di Città di Castello ne compaiono addirittura due, una nella zona di Petrelle Marchesato dei Bourbon e una qui.
Occorre precisare però che, a differenza della chiesa di Petrelle ancora attiva, qui non si trova traccia dell’edificio religioso, scomparso orami da secoli e rimasto solo come toponimo.
Questa piccola premessa ci permette di fare un’analisi più dettagliata di queste titolazioni, infatti entrambe derivano dalla dominazione dei Franchi in Italia che successe ai Longobardi dopo la battaglia di Pavia del 774 d.C.
Con la discesa di Carlo Magno in Italia, al suo seguito arrivarono nella zona di Città di Castello i Marchesi Bourbon, una stirpe di origine franca che contribuì alla nuova organizzazione politico-militare data da quell’imperatore al regno italico; furono proprio loro che, in onore dell’imperatore, edificarono la chiesa di Petrelle e la titolarono al Santo a cui Carlo Magno era devoto cioè San Zeno.
Stessa cosa non successe di certo con questa, ma l’affinità resta, perché da un’attenta analisi si scopre che questo territorio di confine era dapprima dominio Longobardo (popolo di stirpe germanica come i Franchi) e dopo la caduta del loro dominio arrivarono i Franchi che titolarono le chiese secondo le loro preferenze spirituali e San Zeno ne rappresenta una.
Ma per capire meglio come affermare che questo territorio sia stato di dominio dei Franchi, basta guardare da questa torre verso Nord e nel deserto abitativo che la circonda si scopre un altro indizio che conferma la tesi, cioè la presenza di un altro avamposto più in basso verso il fiume Faena dedicato a San Martino, altro Santo specifico francese (San Martino di Tours).
Come se non bastasse nelle vicinanze, nella frazione di Candeggio dove ora è presente un caseificio, si trova l’antica chiesa di San Michele, Santo indiscutibilmente di pura devozione Longobarda.
Ecco quindi tre elementi che ci fanno ben capire la distribuzione del potere politico in questa area, per di più al di là del fiume, che in quei secoli doveva marcare un confine ben definito, troviamo un avamposto fortificato, ora quasi del tutto scomparso chiamato “Il Salto“, che aveva una chiesa dedicata a San Silvestro, che è quasi una dichiarazione di un possedimento Bizantino; infatti questo fu il Santo che battezzò Costantino.
Quindi non solo le dedicazioni delle chiese erano una specie di “Marcatura” del territorio, ma ci rendono edotti sulla spartizione politica e amministrativa del territorio a seconda di chi c’era dall’una o dall’altra parte.
La funzione di questa torre era fondamentale in questo punto di contatto per la trasmissione delle comunicazioni alla base operativa che era nella Valle del Tevere nei centri di maggiore rilievo, infatti San Martino di Pagino che si trovava in una posizione più bassa, ma a diretto contatto con la fascia di dominazione Bizantina, non era in grado di comunicare con la città in quanto la sua posizione di quasi fondovalle era coperta da montagne e non lo permetteva; ecco quindi che entra in gioco della Torre di San Zino che posizionata sul crinale a diretto contatto visivo con San Martino, poteva tranquillamente comunicare con la città che era sul versante opposto e che da qui si vede bene.
E’ tutta una questione di triangolazioni ottiche che permettevano la trasmissione delle informazioni in tempo reale e la città veniva a conoscenza di quello che accadeva lontano dalla propria vista dalla parte opposta delle montagne; anche senza l’uso del telefono, avevano organizzato una strategia ben studiata e molto efficiente.
 

Aspetto

La torre anche se di remota origine, con il tempo, venendo meno l’uso a scopo militare, è stata adattata per le esigenze agricole della zona, per cui vi è stata addossata una casa o forse più di una; della chiesa o piccolo oratorio che sia stato non rimane traccia alcuna e tutto è in uno stato fatiscente e sommerso da sterpi e rovi.
Anche una parte della torre è crollata, ma per fortuna la porzione rimasta è ancora in piedi.
Nella parete est si nota un bellissimo arco in arenaria di una porta tamponata, mentre un altro arco, stavolta aperto compare tra le spine alla base della torre e doveva essere l’ingresso al manufatto.
Tutti gli edifici addossati sono semi crollati ed è difficile stabilirne il loro uso a parte quello abitativo.
Quel che è certo è che da qui si gode di una panoramica unica, su un paesaggio selvaggio dove non si intravede alcuna forma di insediamento umano, tranne qualche sporadico antico casolare abbandonato tra i boschi che con l’autunno assumono colori straordinari e di una bellezza unica.
 

Mappa

Link alle coordinate: 43.426253 12.321606