Castello del Salto – Pietralunga (PG)

Un castello completamente distrutto posizionato su un territorio di confine tra Bizantini e Longobardi e a sua volta quest’ultimi lo condivisero con i Franchi; la marcatura del territorio attraverso la dedicazione delle chiese ci mostra il fenomeno delle “Chiese contrapposte” (tra Longobardi e Bizantini) e quello delle “Chiese doppie” (Tra Longobardi e Franchi), una storia molto interessante.

 

Cenni storici

Il castello del Salto si trova nel Comune di Pietralunga ma nel Medioevo era sotto Città di Castello; ora il confine fra i due Comuni corre proprio nella vallata del torrente Faena.
Sorge su un’altura a strapiombo sulla valle del suddetto torrente emissario di sinistra del Tevere in cui confluisce nei pressi di Montecastelli.
Prima di parlare delle sue vicende storiche conosciute, è doveroso invece analizzare il territorio circostante e cercare di capire gli avvenimenti che non sono stati scritti se non in parte ma leggibili sul terreno; e mi riferisco alla guerra greco-gotica dove gli storici si sono concentrati sui grossi scontri fra i due eserciti e le alternanze nel controllo dei territori e delle città chiave in particolare quelle che si affacciavano sulla via Amerina e in particolare sulla Flaminia dove si concentravano in assoluto gli scontri per il suo controllo.
Città di Castello non si trova di fatto su quel tratto di terra che da Roma conduceva a Ravenna e meglio conosciuto come il Corridoio Bizantino ma non per questo ne restò fuori.
Ora non si deve pensare che al difuori di questo spazio le cose erano più tranquille, anzi questi territori “marginali” erano centro di scontri e cambi di occupazione.
Tagliato fuori dalle direttrici principali (via Amerina e Flaminia), il territorio facente capo a Tifernum Tiberinum non sembra aver avuto un ruolo di rilievo nelle operazioni belliche, nonostante la presenza di strade che nell’ottica dei contendenti acquisivano una certa importanza.
Sebbene non menzionata nel Bellum Gothicum, la posizione a sbarramento della valle, lungo il Tevere e il diverticolo settentrionale della via Amerina, farebbe ragionevolmente presumere un coinvolgimento del centro tifernate sin dai primi anni di guerra.
Il tifernate, infatti, era una cerniera tra Roma e l’Adriatico e per i numerosi tracciati che dalla valle penetravano sia nella Toscana interna sia nelle Marche; non è del resto casuale la disposizione di torri di avvistamento, castelli e fortificazioni nel complicato quadro di occupazione di una regione militarizzata con insediamenti anche lungo le valli minori che sui valichi appenninici.
Tifernum Tiberinum era interessata da una direttrice che congiungeva la Cassia all’Adriatico attraverso la Valdichiana superando crinali dell’Alta Valtiberina, la cosiddetta “Via del Cerfone” che una volta raggiunta la valle del Tevere attraverso vari tracciati si arrivava all’Adriatico.
Con l’arrivo dei Longobardi la striscia che collegava Roma a Ravenna divenne esile tanto da essere chiamata “Corridoio Bizantino” quindi divenne necessario trovare vie alternative; il confine fortificato del corridoio vedeva fronteggiarsi i due schieramenti all’altezza delle valli dei torrenti Carpina e Niccone.
Città di Castello era posta su un residuo della frontiera del corridoio e cadde con la conseguente distruzione agli inizi del secolo VII ad opera dei Longobardi poco dopo la morte del suo vescovo Florido, distruzione dalla quale si sarebbe salvata solo la chiesa cattedrale dove riposava il santo e il suo compagno Amanzio.
Il dominio Longobardo si insediò nel territorio e cominciò a delimitare e fortificare le zone di interesse con chiese (dedicate ai loro santi) e con castelli e torri.
Allo stesso modo i bizantini provvidero alla fondazione di alcune chiese o la loro intitolazione a culti tipicamente greci.
La valle del Faena è una di queste aree dove si leggono sul terreno le contrapposizioni culturali, infatti, sul suo crinale destro troviamo La Torre di San Zino, la chiesa di San Michele di Candeggio e la chiesa di San Martino; alla sinistra di questa valle invece si trova proprio il castello del Salto con la sua chiesa dedicata a San Silvestro papa di chiara titolazione bizantina, infatti, fu il papa che battezzò Costantino e condizionò il concilio di Nicea in cui si prese la decisione della condanna dell’Arianesimo e la formulazione del Credo.
Si può supporre che a sinistra del torrente stanziavano i bizantini, d’altronde da questa parte passava la Via Umbra, allora più di oggi indiscussa cerniera del transito; durante il periodo delle conquiste di Roma, costituiva un diverticulum, che garantiva il contatto tra l’area umbra e il Piceno; nei momenti di emergenza bellica, come il conflitto gotico-bizantino del IV-V sec. d. C., verrà sfruttata dagli eserciti in alternativa alla Flaminia controllata dai Goti a Petra Pertusa (Passo del Furlo); infatti, nella guerra gotica (535-553), questa strada e i suoi diverticoli di collegamento avevano un ruolo determinante per le alterne fasi degli scontri tra Goti e Bizantini.
Questa contrapposizione di posizione però non implica necessariamente che in questa valle ci sia stata una contrapposizione bellica, perché spesso in queste zone marginali, rispetto al classico Corridoio Bizantino, presentavano una promiscuità di insediamenti che passavano da una parte all’altra a seconda del periodo storico e che spesso si mescolano essendo ai margini delle linee di scontro.
Era una contrapposizione cultuale, significativamente corrispondente a diverse realtà politiche, che, al di là dei possibili e forse inevitabili fenomeni di osmosi, si fronteggiarono per quasi due secoli, sembra in qualche modo evidenziare i limiti di un processo, il quale, pur favorendo la progressiva conversione dei Longobardi al cattolicesimo, non riuscì ad eliminare del tutto quella diversità culturale e religiosa che, forse, doveva costituire un confine più saldo e duraturo di quello delimitato dalle fortificazione e dagli stanziamenti militari.
Le differenti culture in queste aree marginali portarono alla stratificazione dei culti attestati nel territorio ma senza una vera e propria contrapposizione bellica.
Ecco, quindi, che il castello del Salto di origine bizantina dal punto di vista militare si contrappose alla roccaforte di San Martino di Pagino, ma dal punto di vista religioso osteggiò una cultura orientale come per frenare l’avanzata della cultura ariana.
In questo territorio siamo di fronte ad un classico delle zone di contatto dove è più evidente il fenomeno, delle chiese a coppie e chiese contrapposte nei territori di confine tra aree di influenza longobarda e bizantina.
Non solo questo però, infatti, nello specifico in questa area si assiste ad un altro fenomeno ben radicato nell’area dell’Alto Tevere, dove si sono contrapposte e fuse varie influenze culturali, cioè quella longobarda, quella Franca e quella Bizantina, che qui si possono osservare con precisione.
Andando ad analizzare le varie dedicazioni delle chiese che si concentrano in pochi km quadrati osserviamo che ci troviamo di fronte a diverse contrapposizioni; la prima è tra la cultura longobarda e la cultura Franca appoggiata dalla chiesa di Roma che incoronerà Carlo Magno il 25 dicembre dell’anno 800, a Roma, nella Basilica di San Pietro, per mano di Papa Leone III, che gli pose la corona sul capo proclamandolo imperatore dei Romani, dando così vita al Sacro Romano Impero e la seconda fra i Longobardi e Bizantini accomunati da una guerra atavica.
Ecco, quindi, che qui si fa viva questa contrapposizione attraverso la dedicazione delle chiese che vi compaiono a poca distanza l’una dall’altra.
Troviamo quindi la chiesa di San Michele a Candeggio di chiara dedicazione Longobarda, poi a poca distanza, e ciò non dovuto alla densità della popolazione dei fedeli, ma per una contrapposizione culturale, ci si trova di fronte ad una duplicazione che fa edificare la chiesa di San Martino di Pagino di chiara importazione dei Franchi e gradita alla chiesa di Roma, una accoppiata di due chiese con matrici differenti (da notare che anche san Zino o Zenone fu un culto di importazione dei Franchi); mentre dall’altra parte della valle di fronte, si trova la chiesa di San Silvestro di chiara connotazione bizantina che sta a significare una vera e propria opposizione al dilagare dell’arianesimo.
Il Franceschini sostenne che la presenza di due chiese intitolate a santi legati alle tradizioni religiose longobarde e bizantine e assai prossime tra di loro in Alta Valle del Tevere sia spia della compresenza di comunità cattoliche e ariane.
La dedicazione della chiesa opposta a San Martino si può attribuire al fatto che durante il V secolo i capi dell’esercito imperiale erano barbari ariani, ad esempio Ricimero alla metà del V secolo (tra il 456 e il 472) o Odoacre (476-493) e naturalmente Teodorico (488-526).
San Martino, quindi ricordava l’impegno di fedeltà delle chiese latine (e in particolare italiche) al Concilio di Nicea e alla sua fede trinitaria.
Martino ha il suo ruolo di protettore del re franco; il culto di San Martino diventa in Italia, il segno di un influsso esercitato dai Franchi.
Una evidente stratificazione di culture che si radicano in un’area circoscritta; a questa poi allargando l’area di interesse cominciamo a vedere dedicazioni di tipica devozione della chiesa di Occidente con Santo Stefano e Sant’Andrea.
 

La storia conosciuta del castello

La documentazione attestante le vicissitudini storiche del castello sono molto tarde e a partire da un libro catastale del 1257 di Città di Castello, dove si vede che la città e il territorio erano divisi in quattro Porte, dette anche “capitananze“, corrispondenti a ciascuna delle principali porte della città.
Il catasto segnava i fuochi esistenti entro le mura e nel contado, nonché il valore o stima dei beni, che dovevano esser gravati d’imposta.
In quell’anno la “capitananza” della Porta Santa Maria, aveva, in città, un estimo di 29409 libbre, e di 99433 libbre con quello del contado si numeravano 1328 fuochi.
In un catasto successivo del 1271 troviamo descritto oltre all’estimo anche i castelli che avevano “Curia” e fra questi troviamo il castello del Salto, che era quindi dotato di una chiesa che gestiva un ampio territorio.
Nel 1231 il vescovo Matteo visitò le chiese della sua Diocesi e nella Pieve de Saddi incontrò l’Arciprete Berardo e i rettori delle chiese a questa sottoposte e fra questi c’era anche quello del Salto.
La chiesa di San Silvestro del Salto era dipendente dalla Pieve di San Crescenziano dé Saddi che a su volta era unita alla Propositura.
Nel mese di marzo dell’anno 1263, a causa dei ribelli che predavano di giorno e di notte il territorio, il Consiglio speciale dei ventiquattro adunato insieme coi Consoli delle Arti nella casa del podestà, presente Uguccione da Cortona capitano del popolo, decise di provvedere a rafforzare la custodia delle carceri delle porte e dei castelli appartenenti alla Porta di Santa Maria e fra questi spicca Castrum Salti a cui furono concessi due custodi.
Dalle Rationes Decimarum dell’anno 1349 la chiesa di San Silvestro del Salto è tassata per VIII Libre.
 

Aspetto

Poco rimane dell’originale castello che a giudicare dalla vastità dei ruderi sparsi doveva abbracciare un’ampia area della collina; nulla rimane della chiesa di San Silvestro come del resto di tutto l’abitato che lo componeva.
Rimane nella parte alta un frammento di muro coperto dal bosco che doveva far parte di un lato della base della torre maestra.
 

Fonti documentative

G. Magherini Graziani – Storia di Città di Castello – Volume II 1890
AAVV a cura di Enrico Menestò – Il Corridoio Bizantino e la via Amerina in Umbria nell’Alto Medioevo – 1999
La Media e l’Alta Valle del Tevere dall’antichità al Medioevo – Atti della Giornata di Studio
(Umbertide, 26 maggio 2012) a cura di Donatella Scortecci
Antonio Alpini – Pietralunga dalle origini alle soglie del terzo millennio – 2000
Atti del 1° Congresso Internazionale di Studi Longobardi Spoleto 27 -30 Settembre 1951- Gino Franceschini – Chiese a coppie in territori Arimannici dell’Alta Valle del Tevere
Pietro Sella – Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV – 1952
 

Mappa

Link alle coordinate: 43.431805 12.355377