Cenni storici
I resti della chiesa si trovano lungo quello che era un importante asse viario Nord-Sud, una strada che consentiva il collegamento del territorio interno del castrense con il mare.
Non si hanno notizie circa il periodo di fondazione della chiesa, l’analisi delle murature, composte da grossi blocchi di tufo ben riquadrati e ben connessi tra di loro, fa ipotizzare che la costruzione risalga a un periodo compreso tra il XII e il XIII secolo.
La prima citazione della chiesa è però del 1630: Benedetto Zucchi nella sua “Informazione e cronica della città di Castro e di tutto lo Stato suo …” parla di una chiesa detta Santa Maria Maddalena tenuta in grandissima devozione.
È poi nominata come “saccello di S. Maria Maddalena” nella visita del vescovo di Acquapendente Pompeo Mignucci del 1650.
Il Vescovo di Acquapendente Nicola Leti nella sua visita pastorale del 15 maggio 1656, così la descrive:
“Illustrissimo et Reverendissimo… successive accessit ad ecclesiam S.Maria Magdalena que est intra terra Canini, inter Viam Montis Alti, et Corneti, et est ecclesia non valde magna sed fornicata, et bene, ac decenter structa, in quaunicum est altare cum icone in pariete depicta, scilicet Gloriosa Virgo cum Puero Jesu et S.Maria Magdalena. Est ornata Columnis, Cornicibus, aliqua structuris deauratis bene disposto. In altare est lapis sacratis bene in sertus, et est omnibus necessari munitum“.
La chiesa, in tale data, era quindi in buone condizioni, non molto grande ma provvista di un arco, ornata di colonne e cornici dorate.
Dietro l’unico altare si trovava una parete dipinta, sulla quale si potevano ammirare le immagini della Vergine con Gesù Bambino e Santa Maria Maddalena.
La chiesa, nel corso del tempo, sembra diminuire di interesse tanto che, durante la Visita del Vescovo Alessandro Fedeli l’8 di aprile 1693, è emanato un editto per l’erezione della nuova parrocchia di Santa Croce a cui veniva unita la chiesa di Santa Maria Maddalena.
La progressiva perdita di importanza e il terreno franoso sul quale sorgeva la rendono sempre meno utilizzata.
Documentata fino alla metà del XVIII secolo, da quella data scompare dalle visite pastorali.
È probabile che sia stata per un periodo di tempo utilizzata come ricovero per animali, come testimoniato dalla presenza di un gancio per la chiusura di un cancello ancora infisso sul pilastro destro dell’abside, poi è stata ricoperta da terriccio e vegetazione ed è caduta nell’oblio.
Solo nel 2012 è stata riscoperta da Alfio Risi, oggi è di proprietà del comune di Canino, se ne auspica la conservazione, la pulitura della residua vegetazione e un’adeguata valorizzazione.
Aspetto
La facciata della chiesa è completamente persa, così come la copertura, crollata in epoca imprecisata.
È a navata unica, internamente larga poco più di 7 metri e lunga circa 12.
Un grande arco a tutto sesto, sorretto da due pilastri, introduce all’area absidale, avente forma approssimativamente quadrangolare.
Quattro colonne con capitelli ben ornati e di foggia diversa l’uno dall’altro sorreggono una volta a crociera con costoloni e chiave centrale, ancora in perfetto stato di conservazione.
È Sul muro destro, in alto, una piccola finestra da luce all’ambiente.
Nota di ringraziamento
Si ringraziano gli amico Giacomo Mazzuoli e Giuseppe Moscatelli che ci hanno accompagnato nella visita.
Nota
Testi e foto di Pierluigi Capotondi e Silvio Sorcini.
Fonti documentative
G. Mazzuoli A. Risi Canino – Guida per il visitatore – Canino 2025
https://www.ducinlatium.it/luoghi/luoghi-277-1/Chiesa%20di%20Santa%20Maria%20Maddalena
https://www.canino.info/comunita/s_maria_maddalena/index.htm
Mappa
Link alle coordinate: 42.46580787449562, 11.74783809773134