Monastero di San Pietro in vigneto – Gubbio (PG)

Abbazia benedettina in disuso diventata un eremo dei nostri giorni.

 

Cenni Storici

Il monastero sorge in prossimità di Petroia e di Biscina, lungo un diverticolo della strada municipale che da Gubbio conduce a Perugia.
Il complesso è situato all’estremità di un costone roccioso, ultima propaggine di un crinale anticamente eroso dal fiume Chiascio, in posizione eminente e in collegamento visivo con gli altri insediamenti fortificati della valle.
Fin dall’origine infatti, il monastero assunse l’aspetto di un complesso fortificato, perfettamente inserito nel sistema di torri, roccaforti e castelli costruiti lungo i confini del territorio eugubino, in posizione dominante sulle valle del Chiascio.
Una prima attestazione storica data al 1206, ma secondo la tradizione, l’origine dell’insediamento è antecedente e da ricondurre ai monaci di Santa Maria di Valdiponte di Montelabate che, dapprima avrebbero costruito una cisterna per la raccolta dell’acqua potabile prima del secolo XII, e successivamente avrebbero eretto un monastero nei pressi dell’area dove sorgeva un tempio pagano, probabilmente dedicalo a Marte Ciprio.
L’ipotesi sarebbe confermata dal ritrovamento, nel 1781 dl antichi resti di lapidi appartenuti ed un antico tempio romano, che sarebbe stato demolito per costruire il monastero.
La denominazione “In Vigneto” deriva dal trovarsi, a seguito della bonifica apportata dai monaci ai territori circostanti, in meno alle vigne.
San Pietro in Vigneto è nominato per la prima volte in un documento datato 1131 relativo alla transazione con la vicina abbazia di San Verecondo di Vallingegno per la vendita di una vigna, un analogo documento di vendita fu sottoscritto nel 1154.
Accanto al primitivo cenobio, nel 1336 i monaci dl Santa Maria di Valdiponte costruirono una torre ed un palazzo fortificato che conferirono alla costruzione l’aspetto di una vera e propria fortezza.
Nello stesso periodo furono aggiunte le strutture dell’ospedale destinato al ricovero dei pellegrini di passaggio.
Ciò si spiega con l’ubicazione del monastero su un’arteria viaria molto frequentata, infatti doveva trattarsi di una deviazione della via Flaminia, un percorso che partiva da Pontericcioli, al confine tra Umbria e Marche, attraversava Gubbio (forse lungo il percorso dell’attuale statale della Contessa) e conduceva, proseguendo verso Assisi, a Foligno, dove si ricongiungeva con la Flaminia.
Proprio il grande transito fu motivo della costruzione del ricovero per pellegrini, per lungo tempo funzione principale del cenobio.
In questi hospitia, sorti numerosi nell’Occidente cristiano, trovavano rifugio i viandanti e i mendicanti che in cambio, prestavano lavoro presso i monaci.
La descrizione che ne fa S. Ranghiasci è la seguente: “Nel tempo stesso, che la pietà di quei Monaci si mosse ad erigere in si opportuno luogo questo Spedale, dovette farsi a distruggere quel tempietto di Marte, situato li appresso, giacché non potendosi per la sua piccolezza ridurre ad una comoda Chiesa, come avea fatto il loro Patriarca Benedetto del Tempio di Apollo in Monte Casino, non sembrava convenevole, ch’esso rimanesse tuttavia oggetto da mantenere in alcuno idiota Villano la pagana superstizione.
Ch’eglino veramente facesser poi uso dei suoi materiali migliori per la nuova lor Fabbrica, chiaro apparisce dall’Arco dell’Antica Porta dell’esistente Chiesa di San Pietro, in cui al di fuori vi sono parec-chie pietre di travertino con simili a quella del piedistallo della dissotterrata Statua di Marte
”.
Con il passare dei secoli la strada divenne sempre meno frequentata e l’ospizio perse la sua ragione d’essere e con esso il monastero, tanto più che a partire dal 1226 risultava abitato da un unico monaco.
Nel 1452, l’abate di Santa Maria di Valdiponte nominò un procuratore per prendere possesso del complesso monastico di San Pietro in Vigneto che comprendeva la chiesa, il priorato e l’ospedale; nel 1454, lo stesso procuratore divenne commendatario dell’ospizio e pochi anni più tardi, nel 1457, assunse la carica di priore.
Nel 1463, la chiesa di San Pietro in Vigneto fu annessa alla cattedrale di Gubbio e l’8 agosto dello stesso anno papa Pio II con bolla pontificia datata 8 agosto 1463 decretò la chiusura del monastero e il passaggio di tutte le proprietà al Capitolo della cattedrale ed ai canonici veniva assegnata insieme ai terreni posseduti ed ancora oggi ne detengono la proprietà.
Con il passaggio dai benedettini ai canonici della cattedrale i locali del monastero vennero assegnati ai lavoranti, che curavano le terre circostanti, e ai loro nuclei familiari; in tal modo tutto il complesso subì alcune modifiche e adattamenti: la chiesa venne adibita a stalla, deposito di foraggi e abitazione, gli altri locali a uso abitativo, a cantine e a stalle; all’esterno della struttura vennero addossati locali ad uso agricolo e animale.
L’abbazia di San Pietro in Vigneto è segnalata nelle carta del territorio della diocesi di Gubbio, realizzata nel 1574 da Ubaldo Giorgi su disposizione del vescovo Mariano Savelli.
La situazione rimase invariata fino al terremoto del 1979: i danni riportati dalla struttura costrinsero qualche anno più tardi anche l’ultima famiglia di contadini ad abbandonare l’eremo.
Il terremoto del 1984 accrebbe i problemi strutturali rendendo instabile la torre e richiamando l’attenzione della Soprintendenza, che curò il restauro della struttura eliminando ciò che nel corso degli anni era stato aggiunto in modo arbitrario e correggendo quanto era stato manomesso.
Dal 1994 la struttura è diventato Romitorio ed è abitata da padre Basilio Martin, sacerdote della diocesi di Torino, che qui ha scelto di condurre una vita eremitica e di accogliere nello spirito del luogo gli eventuali pellegrini.
Tutto il complesso è stato restaurato negli anni Novanta del secolo XX.
Vicino al complesso passa il Sentiero Francescano della pace che unisce Assisi a Gubbio.
 

Aspetto esterno

Il convento con la sua torre e la sua stretta compattezza sembra piuttosto una roccaforte che un insediamento religioso, tipico delle strutture benedettine fortificate costruite lungo le grandi vie di comunicazione.
Anche la chiesa, in pietra calcarea e a navata unica si presenta una architettura molto sobria e si confonde completamente con il resto della struttura.
Risulta difficile, sia per la continuità costruttiva sia per il reimpiego dei vari spazi nel corso dei secoli, distinguere e identificare i singoli edifici.
Soltanto il campanile a vela e una minuscola monofora a sesto ribassato fanno intuire la presenza della cappella nell’angolo nord-est del complesso.
 

Interno

All’interno è decorata da affreschi del secolo XIV.
Sulla corte interna selciata si affacciano un fortilizio con monofore a sesto acuto ed una torre di guardia nonché una grande e bella cisterna.
Tutto il complesso è stato restaurato negli anni Novanta del secolo XX.
La chiesa al suo interno conserva un affresco di scuola eugubina del secolo XV raffigurante una dolcissima Madonna col Bambino con ai lati san Sebastiano, sant’Antonio, san Pietro e san Rocco.
 

Curisità

La chiesa è arredata con icone in stile bizantino realizzate dall’attuale eremita che ha dipinto anche i muri esterni della cancellata d’ingresso all’eremo.

Il castello del Peglio, che sorgeva nei pressi del cenobio, è stato insensatamente distrutto anni fa per costruire la diga sul Chiascio: sono scomparse le belle pietre conciate che avevano sfidato i secoli, spazzate via dalle ruspe nel 1978.
Prima di allora rimanevano resti imponenti: sulla facciata si potevano osservare le feritole che servivano per fare scorrere il ponte levatoio e lungo le mura si ergevano i bellissimi archi a
sesto ribassato.
Le acque della diga hanno sommerso anche un olmo centenario, “tanto bello e tanto grande che per abbracciarlo erano necessari tre uomini”, (P. Pizzichelli).

Nel 1780 per le piogge abbondanti franò il terreno, e così tornarono alla luce nei pressi dell’eremo i resti di un tempio pagano: lucerne di creta, frammenti di iscrizioni, monete e in dodici pezzi l’intera statua marmorea del nume tutelare del tempio, Marte Cyprio, oggi conservata nel Museo archeologico di Firenze.
Un’iscrizione testimoniava il restauro del tempietto per opera di un certo Lucio Avoleno, avvenuta nel II secolo d.C., mentre le monete del V secolo attestavano che fino a quel periodo gli abitanti della zona avevano tributato offerte al dio pagano.
 

Fonti documentative

Supplemento al Corriere dell’Umbria -Eremi in Umbria , Viaggio tra storia architettura e paesaggio -2012. Estratto dal volume : In Ascolto dell’Assoluto; viaggio fra gli eremi in Umbria – testi di Laura Zazzerini 2007
(1) tratti da: ANNA RITA VAGNARELLI, Il sentiero francescano da Valfabbrica a Gubbio, in: M. Sensi (a cura di), Itinerari del sacro in Umbria, Firenze 1998, pp. 235-248.
P. Bottacioli, L Marioli, A.R. Vagnarelli – Pellegrini sulle strade di Romualdo e di Francesco – Gubbio 1990 pp. 112-114
F. Guarino A. Melelli – Abbazie Benedettine in Umbria – Quattroemme 2008
 

Nota

La galleria fotografica è stata realizzata da Alberto Monti
 

Mappa

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