Castello di Gerano, le chiese di S. Anatolia e Madonna del cuore – Gerano (RM)

Un paese conteso tra il Vescovo di Tivoli, l’Abate di Subiaco e il monastero di San Cosimato di Vicovaro.

 

Cenni storici

Adagiato su una collina di arenaria alle pendici meridionali dei Monti Ruffi, su un contrafforte boscoso di fronte al paese di Cerreto Laziale e al monte Serrapopolo, il paese di Gerano (1200 abitanti, 502 metri s.l.m.) costituisce l’ultima propaggine della valle del Giovenzano, un ampio bacino affiancato al corso dell’Aniene, racchiuso da una parte dai monti Ruffi, dall’altra dai Prenestini (monte Guadagnolo).
L’origine storica di Gerano s’intreccia con quella più antica della Valle del Giovenzano, nella quale fin dall’alto Medioevo prese il nome di “Trellanum“, divenendo il centro terriero e boschivo più importante in questa terra di confine, abitata inizialmente dai Latini e confinante con i Sabini e con gli Equi; Roma insedia nei suoi pressi il “castrum di Trebula Suffenas” (Ciciliano), fiorente dal III secolo a.C. al IV d. C.
Con la decadenza dell’impero romano e la scomparsa del municipio di “Trebula“, i cittadini riguadagnano le sorgenti del Giovenzano, stanziandosi presso la “Domusculta” o “Curtis Dominica” di S. Anatolia (VI secolo).
Nel Medioevo ebbe importanza strategica ed economica come capoluogo della Massa Giovenzana (in sostituzione della più antica Trellanum).
La prima attestazione di un castrum a Gerano è datata al 1005 ed è riportata nel privilegio di papa Giovanni XVIII e da papa Leone IX nel 1051.
Per il Castrum Girani mantenere equilibri territoriali e politici non fu facile, essendo conteso tra il Vescovo di Tivoli, l’Abate di Subiaco e il monastero di San Cosimato di Vicovaro.
In effetti nel 1077 Gerano risulta diviso in due castellanie ecclesiastiche, una vescovile e l’altra ecclesiale, e una oligarchia sorta dalla sottrazione di beni dalle precedenti, operata da Lando di Civitella.
La contesa si inasprì quando l’Abate sublacense Giovanni V, appartenente alla famiglia Ottaviani, fortificò il Poggio Manno per stringere d’assedio il paese al cui centro, una volta ripresa la metà occupata, fece edificare un palazzo, una torre e una cappella privata.
Il gesto non fu gradito al Vescovo di Tivoli ma a sanare la situazione dopo lunghe trattative intervenne papa Gregorio VII, il quale nel 1077 conferma Gerano diviso tra la diocesi di Tivoli e l’abbazia di Subiaco (sotto la cui giurisdizione restò prevalentemente).
Dopo un nuovo assedio da parte dell’Abate Giovanni il paese tornò sotto il controllo dell’Abbazia di Subiaco, come conferma una bolla di Papa Pasquale II del 1115.
 

Aspetto

Gerano conserva resti del castello medievale: una cilindrica Torre dell’Abate Giovanni V del sec. XI, tre porte (Amato, Maggiore e Cancello) e resti di mura castellane con feritoie.
 

Musei ed Eventi

Dal 1816 al 1870, all’interno della Comarca di Roma (struttura amministrativa dello Stato Pontificio), appartenne al distretto di Subiaco.
Dal 2001 Gerano è sede dell’Unione dei Comuni Valle del Giovenzano, fa parte della X Comunità montana dell’Aniene e aderisce al GAL Terre di PreGio come uno dei Borghi di PreGio.
Gerano ospita anche due importanti musei.
Nel suo centro storico è il Museo delle Antiche Scatole di latta, primo e unico nel suo genere in Italia, con una mostra di oltre mille scatole di latta prodotte per varie finalità tra il 1890 e il 1950.
Nato dalla collezione privata di Marina Durand de la Penne, è stato inaugurato l’11 novembre 2000 e per la sua peculiarità è meta di visite da ogni parte d’Italia.
Nel Museo dell’Infiorata, inaugurato il 26 aprile 2003, si conserva la cultura, la memoria e l’attualità dell’Infiorata di Gerano, che i geranesi realizzano ogni anno la prima domenica dopo S. Marco (25 aprile).
Testimonianza della fede di un intero popolo verso la Madonna del Cuore, l’infiorata di Gerano, forse la più antica d’Italia, è l’evento in cui si concentra la religiosità, la tradizione e l’entusiasmo di ogni geranese perché, in un modo o nell’altro, tutta la popolazione partecipa all’allestimento del meraviglioso tappeto floreale in onore della Vergine.
Anche la Fiera di S. Anatolia, patrona di Gerano, è una delle più antiche del Lazio e si tiene ogni anno il 9 e 10 luglio nel grande prato sottostante il paese, vicino all’omonima chiesa, dove sono visibili resti di tombe romane del II secolo a. C.
L’Associazione Pro Loco di Gerano organizza poi, nell’ultimo week end di luglio, la Sagra degli Strozzapreti, una pasta tipica condita con la “pistacchia“, salsa a base di pomodoro, aglio, olio, prezzemolo e peperoncino.
 

Chiesa di San Lorenzo

La Chiesa di San Lorenzo (sec. XI, ampliamento nel sec. XVIII su progetto dell’arch. Giulio Camporesi, 1767-1768), è la prima che si incontra salendo da piazza della Repubblica alle porte del centro storico, presso la Porta Amato.
Fu edificata intorno all’anno Mille su un costolone marnoso situato fuori le mura del Castrum; era una chiesa cimiteriale e divenne parrocchiale solo alla fine del sec. XVII.
Ha un organo settecentesco; la sua torre campanaria, alta 21,8 m, ha una sola campana.
Vicina è la chiesa della SS.ma Annunziata (XV secolo), mentre fuori del centro storico, nelle vicinanze di Fontana di Leo, sulla strada per Rocca S. Stefano sorge la chiesa di Sant’Anna (1773), la più piccola del borgo (7×5 m). Il Palazzo Manni de’ Lellis, nel sommo del borgo, è la dimora storica di Chiara Manni e Orazio de’ Lellis; qui amava soggiornare nei mesi estivi il Card. Paolo Orsi Mangelli (1762-1846).
 

Chiesa della Madonna del Cuore

La prima chiesa costruita all’interno del Castrum Girani fu la chiesa (poi arcipretale) di Santa Maria Assunta, eretta nel secolo X (1077) dall’Abate sublacense Giovanni V.
Sorge al centro del borgo, in piazza Sebastiano Conca.
Sul portale è inciso:
B. V. Mariae Assumptae D.ta Prope A. D. Millesimum” (“Dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta intorno all’anno Mille”).
Chiesa parrocchiale di Gerano, fu ricostruita nel 1794, ampliata negli anni 1835-51 su progetto dell’architetto Giuseppe Valadier e completata nel 1873.
La sua torre campanaria è alta 25 metri e ha quattro campane.
All’interno conserva il quadro della Madonna del Cuore, olio su tela del pittore Sebastiano Conca di Gaeta (1680-1764), la tela della Madonna del Rosario e il reliquiario argenteo di S. Anatolia; ad essa è legata la Festa della Madonna del Cuore e l’infiorata.
In onore della Madonna del Cuore, festeggiata dal 1740 l’ultima domenica di aprile (ogni prima domenica dopo San Marco, 25 aprile), i geranesi realizzano l’infiorata (più antica d’Italia?), allestita utilizzando solamente petali di fiori e foglie di vario genere.
La manifestazione è legata al dipinto della Madonna del Cuore, realizzato nel 1729 da Sebastiano Conca, giunto a Gerano in circostanze miracolose e posto sull’altare maggiore, chiuso però da una cortina lignea che viene aperta solo il giorno precedente l’Infiorata.
Già nel 1740 il quadro era portato in processione per le strade del paese e nel 1742 la Sacra Congregazione vaticana dei Riti fissò la solennità della Madonna del Cuore per la domenica successiva alla festa di San Marco.
Ne conseguì l’allestimento della tradizionale infiorata nella notte precedente la festa religiosa.
Il tappeto floreale, realizzato sul selciato della piazza della chiesa (piazza Sebastiano Conca), è composto da un grande rosone circolare e da sette quadri a tema religioso o civile.
Dopo la Messa del mattino della festa, l’immagine mariana è collocata in una macchina lignea dorata e portata in processione per le vie del paese; il suo passaggio sull’Infiorata è accompagnato dalle note dell’Ave Maria di Schubert.
All’imbrunire, dopo la celebrazione dei Vespri, il rientro della Confraternita chiude la Festa religiosa e consente finalmente ai bambini di mettere piede sul tappeto di fiori e dare inizio alla tradizionale “sciarrata“.
I due affreschi ai lati dell’abside e una lapide nella prima cappella della navata destra della chiesa spiegano perché il ritratto della Madonna del Cuore sia ritenuto miracoloso dai geranesi; i due affreschi ricordano due antichi “miracoli” mariani, la lapide fa riferimento all’ultimo di questi in ordine di tempo.
L’11 marzo 2000 alle ore 11,35 il paese è stato colpito da un violento sisma di 4,3 della scala Richter, con epicentro a Rocca Canterano-Canterano.
La lapide dice (traduco dal latino):
A Dio Ottimo Massimo e alla sublime Madre di Dio Madonna del Cuore, memori della materna protezione con la quale sostennero incolumi la recente offesa sismica i Geranesi offrono lieti questa chiesa di nuovo restaurata, in segno di gratitudine, l’11 aprile 2004“.
Alla Madonna del Cuore ha rivolto una preghiera anche Papa Giovanni Paolo II dal Vaticano il 25 aprile 1998:
Vergine Santa, Madonna del Cuore, il popolo di Gerano si affida a Te. Nel Tuo Cuore di Madre poniamo le nostre ansie e le nostre speranze. Conservaci nell’amore del Tuo Figlio Gesù! Amen“.
 

Chiesa di Santa Anatolia (sec. VI)

L’antica chiesa di S. Anatolia (225-250), intitolata alla patrona del paese, è il primo edificio sacro sorto nel territorio di Gerano; sorge in località Collevecchio/Santa Anatolia, lungo l’attuale Via Empolitana, a poca distanza dal bivio per il paese.
E’ stata costruita nel sec. VI da papa Gregorio Magno (v. Regesto Sublacense, doc. 17) sul sito di due tombe monumentali romane, di una vasca e un pozzo (nella sacrestia) e di inumazioni con laterizi romani (nell’atrio), ai margini del diverticolo della via Prenestina verso Carsoli (II sec.).
Nasce infatti come Curtis Dominica in un’area utilizzata per alcune sepolture databili al II-I secolo a. C. Attorno al X secolo la Curtis Dominica diviene una vera chiesa, importante centro religioso e meta di processioni.
L’attuale edificio, restaurato nel 1858, misura m 13,65 di lunghezza, m 7,40 di larghezza e m 6 c. di altezza.
A una sola navata, è frutto di una serie di interventi di consolidamento e ampliamento dell’edificio originario nel sec XVI.
Sulla facciata mostra una porta centrale affiancata da due finestre quadrangolari e una rettangolare sotto il timpano del tetto, sul cui pluvio sinistro poggia un piccolo campanile (campana del 1893).
Sia all’esterno che all’interno dei muri affiorano antichi reperti di età romana, come l’altare e l’acquasantiera, i bassorilievi del lato sinistro, cornice dell’altare, basamenti ecc.; la copertura interna è a capriate e il pavimento in cotto.
Sulla parete centrale, nella nicchia e su un capitello in stucco, presenta la statua di S. Anatolia in stucco policromo romano, del 1566 circa; ai lati due affreschi seicenteschi che riproducono due miracoli storici della Santa: la liberazione dell’ossesso Ariano e la liberazione del carceriere Audace. Nella nicchia della parte sinistra, statua di S. Audace (sempre in stucco policromo); nel riquadro della destra S. Maria del Cammino (olio di G. Censi, 1987).
Nei giorni festivi del 9 e 10 luglio si tiene esposto il reliquiario della Santa, busto argenteo (ambito del Bernini).
Il culto di S. Anatolia, tuttora diffuso soprattutto nel Lazio e in Umbria, è di antichissima origine, iniziato forse dal 250 d. C., subito dopo il martirio della Santa.
Nei secoli la tradizione ha avuto un notevole impulso, diventando un importante momento di aggregazione fra le popolazioni locali, i pellegrini e i turisti provenienti da tutta la Regione Lazio.
Sin dal V secolo la zona dove oggi sorge la chiesa di Santa Anatolia era utilizzata per realizzare delle fiere dedicate alla compravendita del bestiame e dei prodotti agricoli, le cosiddette “nundinae“.
La Festa e Fiera di S. Anatolia risale al 1838 e si tiene ogni anno il 9 e il 10 luglio nel grande prato antistante la chiesetta extraurbana dedicata alla Santa.
Essendo Santa Anatolia anche patrona degli zingari, tale festività richiama anche oggi numerose comunità rom da tutta Italia.
Quanto al prato di Santa Anatolia, alcuni fondi della Valle del Giovenzano, raggruppati nel IV-V secolo d. C. in Colonie, vengono a formare la Massa Giovenzana o Trellana; il prato diviene per alcuni, luogo ideale per le “nundinae“, mercato zonale permesso dal Senato romano.
Nel 468-483 l’opera di papa Simplicio, finalizzata al riordino delle terre tiburtine, si concretizza con la donazione del goto Flavio Valla e la collaborazione del Vescovo Candido.
I terreni della Valle del Giovenzano, anche per accertati rilievi toponomastici, sembrano appartenere alla “gens Anicia” di provenienza prenestina: due esponenti di questa famiglia, il patrizio Tertullo e Gregorio degli Anici (Papa Gregorio Magno) donano alcuni di questi appezzamenti di terreno, parte dei quali, dal 1436, sono utilizzati come sede di fiere zootecniche e artigianali.
 

Fonti documentative

Gerano nel 250° anniversario della Madonna del Cuore – Gedital, Roma 1979.
G. Censi – Le chiese di Gerano – Gerano 2005.
Cartellonistica locale (Borghi di PreGio).
 

Nota

Il testo è di Stanislao Fioramonti, le foto sono di Patrizia Magistri; la visita è stata effettuata il 28 febbraio 2026.
 

Mappa

Link alle coordinate: 41.933412 12.993753

Link alle coordinate chiesa di Sant’Anatolia: 41.9391915 12.9880339