Chiesa della Madonna del Carmine – Montefranco (TR)


 

Cenni Storici

La Chiesa della Madonna del Carmine si trova al di fuori della cinta muraria di Montefranco, nei pressi del cimitero.
Non si hanno notizie certe e documentate circa la costruzione della chiesa, dall’aspetto cinquecentesco, una memoria scritta nel 1728 afferma che una immagine della Madonna, sita entro una cappellina in località Cima del Colle, nel maggio del 1592, prese a far miracoli.
A seguito di ciò si raccolsero fondi per edificare la chiesa, che fu completata nel 1615.
Era gestita dall’omonima confraternita, che grazie a numerosi redditi e lasciti, manteneva quattro cappellani, ospitava nei locali annessi un eremita e un ospizio.
Uno degli abitanti del Romitorio, Fra’ Saverio Leonardi, nel 1826 fu sorpreso a rubare fichi e ucciso a pallettoni.
L’ultimo eremita, Fra’ Luigi Simoncelli vi abitò fino al 1896.
Alla fine dell’ottocento fu costruito sul retro della chiesa il cimitero e l’interno fu ristrutturato con inserimento di colonne bianche e spicchi di vela.
 

Aspetto esterno

È stata costruita in pietra calcarea di provenienza locale.
È caratterizzata da un elegante campanile del XVIII secolo, disposto in posizione arretrata sulla destra, ornato da un grande orologio settecentesco.
La chiesa ha una semplice struttura a capanna; sulla facciata sono poste tre lunette, la più grande finestrata da luce all’interno, quella sopra il portale conserva un affresco cinquecentesco, molto frammentario, raffigurante la Sacra Famiglia.
La Madonna col capo coperto da un velo azzurro è affiancata da San Giuseppe in abito lilla che, in atteggiamento pensieroso, si appoggia ad una balaustra, la figura del Bambino è completamente persa.
Il portale in pietra calcarea bianca con montanti e trabeazione la porta in legno di quercia, sono coevi alla costruzione della chiesa.
Il gradino sottostante è in pietra rosa.
A fianco del portale è posta una caratteristica buca per elemosine.
 

Interno

L’interno è a navata unica con sei altari laterali.
Nel primo altare di sinistra Cristo accoglie la Madonna Assunta in cielo,in gloria fra una moltitudine di cherubini e lo Spirito Santo al centro, affresco seicentesco.
Ai piedi sono Sant’Antonio, con veste bianca, San Girolamo inginocchiato con ai piedi leone e cappello cardinalizio, San Bernardino e Santa Barbara, inginocchiata con in mano la torre.
Fra di loro sono le anime purganti, una delle quali viene liberata e innalzata al cielo da un angelo.
Nell’intradosso dell’arco e nella fronte sono specchiature con motivi decorativi geometrici e due figure di Santi; in alto resti di figure con cartigli.
Il dipinto è opera di un ignoto pittore locale di formazione tardomanieristica, dei primi anni del secolo XVII, caratterizzato da un disegno incisivo e spigoloso e un acceso cromatismo.
Nel secondo altare di sinistra Natività con il Bambino tra San Giuseppe e la Madonna, sotto un angelo è in adorazione.
In basso un cartiglio reca la scritta:
HOC HOPUS CLERIA TAZZA SUA DEVOTIONE UT FIERET CURAVIT 1612.
Sullo sfondo è la capanna in mattoni con capriate lignee coperte di paglia, dentro cui sono l’asino e il bue.
Davanti all’ingresso frammenti di pilastri e colonna, a terra alcuni oggetti: una stella, borraccia, cesta, bastone e sacco.
Nell’intradosso e nella fronte dei pilastri finte specchiature marmoree e decorazioni vegetali a festoni.
Sulla fronte dell’arco due figure sorreggono un cartiglio contenente la figura di un Profeta tra due Unicorni, delimitate in alto da una finta trabeazione; al di sotto i re David e Salomone.
Nel terzo altare di sinistra Cristo risorto ascende al cielo fra due angeli, adorato dagli apostoli e dalle pie donne inginocchiati a terra.
In primo piano si scorgono la Vergine, con capo velato di bianco, la Maddalena con la pisside, San Pietro con le chiavi.
È opera di un pittore locale operante nel tardo secolo XVI, privo di originalità che utilizza con mezzi modesti un linguaggio pittorico ancora pienamente cinquecentesco.
Dietro l’altare principale si trova un organo.
Sulla parete di fondo, in un tondo è effigiata la Vergine incoronata che sostiene il Bimbo benedicente; nella mano sinistra tiene un libro.
Il dipinto è inserito entro una cornice modanata e raggiata di stucco dorato e argentato; intorno si collocano figure di cherubini fra nubi e due angeli che sostengono la corona.
L’opera, tratta da modelli cinquecenteschiè stata eseguita durante i radicali lavori di restauro che hanno interessato l’intero edificio nel XIX secolo.
Nel terzo altare di destra Vergine assunta in gloria fra angeli, ai piedi della Madonna sono gli apostoli in atteggiamento orante, ai lati del sepolcro aperto, si riconoscono a sinistra Giacomo in veste da pellegrino e Pietro.
Sulla fronte, nei finti pilastri, specchiature, di cui le centrali con figurine di Santi, alla sommità dell’arco ghirlande.
Sulla sinistra figura di Santa con libro, veste gialla e manto rosso, in alto era raffigurata Maria di Cleofe, interamente persa a seguito dei lavori ottocenteschi.
Nella lunetta Madonna incoronata dalla Santissima Trinità.
Gli affreschi tardo cinquecenteschi, di buona mano, sono probabilmente opera dello stesso artista della lunetta esterna.
Nel secondo altare di destra in alto Madonna col Bambino su una nube attorniata da due angeli oranti e da cherubini.
In basso sono San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio Abate col fuoco in mano, il bastone e libro; alle loro spalle è un paesaggio montano con paese e possente cinta muraria.
I finti pilastri sono decorati con grottesche, l’intradosso dell’arco a motivi vegetali.
Nella lunetta la Colomba dello Spirito Santo e nel cartiglio in basso si legge la data 1610.
Nel primo altare di destra è affrescata una Crocifissione, due angeli raccolgono il sangue dalle ferite di Cristo crocifisso; ai piedi della croce la Madonna e San Giovanni, inginocchiati San Francesco e Santa Chiara su uno sfondo di paesaggio con città e montagne.
Nella lunetta Dio Padre benedicente.
L’intradosso dell’arco è decorato a girali; nella fronte entro specchiature sono quattro angeli le cui aureole sono in lamina dorata.
Nel cartiglio in basso si legge:
HOC HOPUS FECIT FIERI D.LUCIA DE NUNTIANGELO ANNO DOMINI 1610.
 

Nota

La galleria fotografica ed il testo sono stati realizzati da Silvio Sorcini.
 

Fonti documentative

A. Fabbi – Guida della Valnerina: storia e arte – Abeto (PG), presso l’autore, 1977
F. Filipponi – La percezione del Sacro – Terni 2016
L. Gentili – L. Giacchè – B. Ragni – B. Toscano – L’Umbria – Manuali per il territorio – La Valnerina, Il Nursino, Il Casciano – Roma, 1977
G. Guerrini – Le Chiese di Santa Maria – Spoleto 2007
E. Sinibaldi – Montefranco, le sue vicende storiche e umane – Terni 2009

http://culturaweb.inroma.roma.it/opencms/opencms/system/modules/com.culturaitalia_stage.liberologico/templates/ricerca.jsp?submitButton=&searchType=&q=Montefranco&facetUnlimited=categoria_3_facet&facetUnlimited=categoria_2_facet&language=&searchMode=on&cat=indice

 

Mappa

Link coordinate: 42.598897 12.762531

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