Chiesa della Madonna della Fiamenga – Foligno

Accanto alla chiesa dell Madonna della Fiammenga c’è infissa a terra una croce in memoria del martirio di San Costanzo
(patrono di Perugia) ad opera dei persecutori pagani che provenienti da Spello raggiunsero il Santo e lì lo decapitarono.

 

Cenni Storici

La Madonna della Fiamenga è una di quelle chiese che al pari del Miglio S. Paolo, S. Maria in Campis e S. Magno, sorsero in epoca medievale lungo le più importanti vie di comunicazione della città, ad un miglio dalla tomba di S. Feliciano, quasi a voler formare una Croce.
La piccola chiesa è posta infatti, tra l’attuale Viale Firenze e l’antica Via Flaminia che agli inizi del tredicesimo secolo ( come ora ) era l’incrocio della strada che collega Bevagna a San Giovanni Profiamma e la strada che in direzione nord-ovest sud-est va da Perugia a Foligno.
Di impianto romanico, compare per la prima volta nel privilegio del 1138, ma la sua completa edificazione avvenne soltanto nel 1201 in segno di pacificazione tra le popolazioni confinanti di Foligno e Spello, dopo che per anni le stesse si erano affrontate in più di un’occasione per questioni di confine e non solo, infatti in questo sito sorgeva un borgo popolato per metà da folignati e per metà da spoletini e spellani.
Dipendente dalla parrocchia di San Giacomo, la Chiesa accoglieva viandanti e pellegrini impegnati nel cammino lauretano, ma dall’analisi dei graffiti risulta che il luogo era legato anche alla devozione degli ex carcerati, svolgendo in tal modo una funzione di natura sociale; negli anni svolse anche il ruolo di “ Maestà viaria”, luogo ove la Vergine e i Santi venivano invocati a protezione della città.
Con il passare del tempo, anche i folignati iniziarono a recarvisi in devoto pellegrinaggio soprattutto nelle domeniche di maggio, mese dedicato alla Vergine, così ché, vista la continua e massiccia affluenza di fedeli, venne affidata alla cura di un eremita che prese dimora nei piccoli locali posti alla sua sinistra.
Negli appunti che il visitatore apostolico Mons. Camaiani fece nel 1573, si attesta infatti, che la chiesa di “S. Maria Nova Vallis Flaminiae” era officiata per tutto il mese di maggio ed amministrata da un eremita stabilmente residente, appartenente all’ordine agostiniano.
Nel giugno del 1634, per rogito di Ser Vincenzo Butaroni cancelliere curiale, l’allora vescovo Mons. Feliciani ritenne opportuno unire la chiesa alla parrocchia di Fiamenga.
L’unione venne più volte riconfermata fino a quando nel 1718 intervenne “il veto” da parte dei Padri Serviti del convento di S. Giacomo, che dopo una causa intentata presso i Tribunali Ecclesiastici di Foligno e Roma. il 16 novembre 1720 ne ottennero definitivamente il possesso.
Verso la metà del XIX secolo però, anche questa bellissima chiesina fu abbandonata definitivamente e chiusa al culto.
Nel 1868 durante la caotica indemaniazione divenne proprietà privata e nel 1902, l’allora proprietario Pietro Mancini la ridusse addirittura a magazzino.
 

Aspetto attuale

Costruita con pietra di Assisi e di modeste dimensioni, essa è a pianta rettangolare, aula unica e campanile a vela. La facciata ha un portale con un archivolto a conci di pietra ed è interrotta all’altezza del timpano.
Il suo interno fino ai primi del 1700 era costituito oltre che dall’altare maggiore ad abside semicircolare, anche da altri due altari dedicati rispettivamente a S. Feliciano e a S. Antonio da Padova, ambedue purtroppo andati perduti come del resto i numerosi affreschi che ne adornavano sia le pareti che il sovrapporta, riconducibili al XV secolo.
Nel 1467 Pierantonio Mezzastris (Foligno, notizie dal 1457 al 1506) eseguì il grande prezioso affresco del catino absidale (occupa 430 x 440 cmq e forma una semicirconferenza di 685 cm).
Al centro vi è la Madonna in trono col Bambino fra angeli musicanti e Cristo benedicente. A sinistra i santi Sebastiano nel giorno del martirio e Giovanni Battista con un cartiglio e a destra San Girolamo e San Leonardo con i ceppi del martirio, in alto trovasi un Dio benedicente attorniato da cherubini.
Al di sotto del trono vi è ritratta la città di Foligno circondata dalle sue belle mura, come doveva apparire agli occhi dei visitatori nella seconda metà del ‘400.
Sono ben riconoscibili i campanili e le torri, tra esse spicca la torre comunale all’epoca priva di torrino.
In basso figurano gli stemmi delle città committenti, Foligno e Spello, su sfondi colorati. a significare l’affidamento delle due comunità alla protezione della Vergine.
Chiude la parte superiora da quella inferiore un fregio architettonico di festoni forati contenente quattro tondi con all’interno altrettanti ritratti di Sibille.
A sinistra del trono della Vergine è ancora leggibile la scritta ” PETRUS ANTONIUS DE FULGINEO PINSIT-1467 “.
La funzione di questa rappresentazione pittorica era duplice: riconoscenza della città verso la Madonna per grazia ricevuta e affidamento alla sua protezione. Il 18 dicembre 1628 il Consiglio comunale, riunito in assemblea pubblica, decretò solennemente: “in futuro Foligno si chiami città della Vergine Maria“.
Il dipinto, senza dubbio il più pregevole del pittore folignate dopo quelli eseguiti nell’oratorio dei Pellegrini ad Assisi, è stato più volte sottoposto a lavori di restauro.
Dopo il 1902, anno in cui il restauratore Domenico Brizi indirizzò all’allora Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti un preventivo di spesa di 202 lire che non venne preso in considerazione, un primo intervento si ebbe nel 1955 da parte del maestro Antonio Tulli, al quale ne seguì un altro nel 1990 ad opera del Consorzio T. C. R. di Roma.
Risale invece alla fine del 2004 l’ultimo restauro, eseguito dal maestro Giuliano Raponi su committenza del locale Rotary Club.
Recentemente intorno alla piccola chiesa, allo scopo di snellirne il traffico caotico, vi è stata costruita una rotatoria che contribuisce non poco ad esaltarne la bellezza.
 

Bibliografia

“Qua e là per il Folignate alla riscoperta di bellezze dimenticate o…quasi” di Sandro Capodimonti edizioni Dimensione Grafica
Renazzi G., Lunghi E., Pierantonio Mezzastris, Ed. Orfini-Numeister; Foligno, 2006.
Sensi M., Itinerari giubilari di Foligno, Arti grafiche Antica Porziuncola, Cannara (PG), 1999
 

Mappa

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