Chiesa della Madonna delle Piaggie o della Piaggiola – Migiana di Corciano (PG)

La chiesa è chiusa, viene aperta in rare occasioni.

 

Cenni Storici

La chiesa, chiamata anche la Madonna delle Piagge, si trova in una conca del fiume Caina, lungo la strada che attraverso la vallata e congiunge il Castello di Pieve del Vescovo a Capocavallo; è posta all’incrocio con una antica viabilità ora abbandonata che salendo su per il ripido pendio conduce al castello di Migiana.
In origine doveva trattarsi di un’edicola religiosa dedicata alla Madonna e poco dopo è stata ampliata con un edificio che la contenesse.
Per capire le origini dell’edificio bisogna considerare due aspetti: il primo è l’affresco votivo che presenta una scritta alla base che lo attesta al XVI secolo: FECE. FERE. ANDREA. DE. BINO. ESOTE. SUl. PER. BOTO. ADINE. SETEN. NOVEMBRIS. A.D. MCCCC… .
La dedica spiega che il dipinto fu commissionato da un certo Andrea de Bino e sua sorella per voto nel mese di novembre dell’anno MCCCCC…… e la parte finale della data è andata persa, l’altro indizio è un mattone datato murato nella facciata.
La chiesa nacque in origine come edicola religiosa nel 1525, anno della realizzazione dell’affresco, poi fu convertita in edificio religioso, come ricorda la Visita pastorale del 1564 quando la confraternita che l’amministra s’impegna a rimuovere entro otto giorni dalla visita una porzione
del corpo !igneo della chiesa, questa risulta “a comunitate condita munerantur tempore pestilentìae“.
La situazione dell’affresco, oggetto ancora oggi di grande devozione, non doveva esser buona se nel 1769 si decide di restaurarlo.
Queste date sono ben esplicitate in un mattone molto antico murato nella chiave di volta dell’arco dove si legge in tre righe la seguente frase: nella prima riga una data “X de magio“, nella seconda la data 1525 e nell’ultima riga una “R” e un’altra data 1773 (?).
Si può quindi dedurre che l’edicola sia stata inglobata in un edificio religioso e che sia stata “Restaurata” nel 1773.
Ciò è confermato e ribadito dalla Visita del 1773 quando al ripristino della pittura devozionale si aggiunge anche un intervento strutturale alle mura e al pavimento, i cui pagamenti sono attestati a partire dal 1796 e fino a tutto il 1818.
E’ in quest’occasione avvenne anche una ridipintura dell’affresco molto rovinato, realizzata
laddove erano pesanti cadute, su un nuovo strato di intonaco, vennero aggiunti, nello spazio di risulta tra la lunetta e la nuova forma rettangolare, quattro cherubini tra le nubi.
Questo intervento mutò, oltre le dimensioni, anche i colori e le forme e tuttora la pittura si mostra
in questa doppia veste.
Nella spalla destra dello stesso arco compare un altro mattone datato che ricorda un restauro del 1964.
 

Aspetto

L’edificio ha un tetto a capanna con un modesto campanile a vela sul colmo in asse con la porta; la stessa è inserita in una ampia arcatura in mattoni che doveva essere in origine aperta, tamponata successivamente, e sovrastata da un’apertura a forma di croce che illumina l’interno.
 

Interno

L’interno è a navata unica e nella parete d’altare decorata da una cornice di gesso campeggia l’affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino affiancata da San Pietro a destra e San Bartolomeo a sinistra.
Ben evidenziate le immagini iconografiche dei due santi, San Pietro con le chiavi e San Bartolomeo con un coltello in mano simbolo del suo martirio; i committenti hanno voluto rappresentare San Bartolomeo in riferimento al patrono della chiesa castellare di Migiana a lui dedicata.
Il dipinto è stato restaurato nel 1993 dalla famiglia Pula.
Nella parete destra compare una nicchia vuota.
La navata è divisa in due da un’arcone centrale e in controfacciata sopra la porta compare uno stemma.
 

L’affresco

L’affresco, ampiamente rimaneggiato e restaurato da Dino Rosei letti nel 1993, mostra la Madonna
in trono con il Bambino stante e i due apostoli in Sacra Conversazione a sinistra, Pietro con la chiave
e a destra Bartolomeo, titolare della parrocchiale alla quale la chiesetta era affiliata, con il coltello strumento del martirio.
Nel restauro effettuato nel 1773 all’antico spazio pittorico dell’edicola vennero aggiunti quattro cherubini tra le nubi nello spazio di risulta tra la lunetta e la nuova forma rettangolare; questo intervento mutò, oltre le dimensioni, anche i colori e le forme e tuttora la pittura si mostra in questa doppia veste.
Un altro intervento significativo che fu operato sull’affresco è quello del 1993 dove il manto della
Vergine venne ridipinto d’azzurro, colore, forse, ritenuto più consono per la Madre di Dio; questo in precedenza si presentava, con una vivace decorazione vegetale e floreale, estremamente elegante.
Essendo mancante, nella parte inferiore del dipinto le ultime cifre della data, Quattrocento, si può comunque inquadrare non oltre il primo decennio del Cinquecento, di cui però resta ignoto l’autore.
 

Fonti documentative

Perugino pittore devozionale; modelli e riflessi nel territorio di Corciano – a cura di Francesco Abbozzo e Alessandra Tiroli 2004
 

Mappa

Link coordinate: 43.146961 12.291823

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