Eremo dell’Acquarella – Cerreto d’Esi (AN)

E’ uno dei paesaggi più belli che mi è capitato di vedere nel mio girovagare, e i colori e le vedute dell’autunno in quel posto sono davvero meravigliosi

 

Cenni Storici

Noto anche con il nome di “Romitella“, il piccolo complesso si trova nei pressi di Albacina, alle pendici del massiccio del San Vicino (Monte Maltempo).
Secondo la tradizione il primo insediamento risale all’XI secolo, voluto da San Romualdo il quale aveva ricevuto in donazione il luogo, unitamente a Valdicastro, dal conte Farolfo.
Sembra comunque che fin dal XIII secolo vi fosse un insediamento eremitico.
Nel 1349, infatti, era abitato da Eremiti ed il Sassi lo conferma asserendo che nel secolo XIV fu romitaggio Benedettino; più tardi, nel XV secolo, vi risiedettero forse anche delle suore, in tal periodo è ricordato col nome di Santa Maria delle Vergini.
La Chiesa fu costruita nell’anno 1441 per interessamento e dietro richiesta di fra’ Frandeno eremita, essendo stati stipulati gli atti notarili dal notaio Paolino di Bartolomeo.
Dipendeva da San Giovanni in Laterano, si può affermare con esattezza la data della sua costruzione perché riportata dal libro detto “Della Catena” nel quale sono elencate le Chiese fondate nel suolo Lateranense.
Esiste tuttora, sopra la porta d’ingresso, lo stemma indicante, appunto, l’appartenenza del tempio alla basilica lateranense; forse le due stanze vicine, di cui una adibita a cucina, furono costruite in altra epoca, dato lo stile diverso.
Pertanto l’Eremo che si vede attualmente è dell’anno 1441.
La torre, data la sua posizione strategica con ampia visuale sulla valle del Giano, potrebbe appartenere ad epoca precedente, cioè al periodo feudale, quando baluardi di difesa erano su quasi tutte le alture circostanti ad Albacina; infatti da una xilografia, riproducente “Albacina Tuficana” e che reca la dicitura “Giusep. Triccoli disegnò ed incise“, si rileva che la torre suddetta aveva tutte le caratteristiche di torre di guardia.
Gli altri baluardi, riportati dalla stessa stampa, si trovavano: a Monte Rotondo, presso la “Bocchetta“, a Valle Cupa, ad Almatano, a Monte Rustico in cima al Borgo, col nome di Carcere e presso la fontana a tre cannelle, di quest’ultimo si vede la base sulla quale è stata costruita un’abitazione.
L’eremo va ricordato come luogo di primaria importanza per la riforma cappuccina, infatti, dopo che padre Ludovico Tenaglia da Fossombrone con il fratello fra Raffaele, grazie alla potente mediazione di Caterina Cibo, duchessa di Camerino, ottenne il 3 luglio 1528 da Clemente VII la bolla “Religionis zelus“, che la approvava, fu proprio nell’eremo dell’Acquarella che nel 1529 ebbe luogo il primo capitolo generale dell’Ordine, nel quale fu eletto ministro padre Matteo da Bascio, tra i promotori della stessa riforma, cui subentrò, a seguito della sua rinuncia, Ludovico da Fossombrone.
E fu in quell’eremo che i primissimi cappuccini compilarono nello stesso anno le loro prime Costituzioni, le quali diedero alla riforma una forte accentuazione dell’austerità di vita francescana.
Nel 1579 si occupa del beneficio di Santa Maria dell’Acquarella il canonico lateranense don Giovanni Francesco Rutiloni da Tolentino, molto probabilmente, in veste di visitatore apostolico.
Dopo l’abbandono dell’eremo da parte dei monaci “per la scabrosita’ del luogo e l’angustia del convento“, i religiosi si spostarono in Fabriano (Santa Maria Del Popolo) continuando a frequentare l’eremo cosiddetto dell’Acquarella non più come casa religiosa ma come romitorio; esso fu definitivamente abbandonato nel 1585.
Un eremita pare si sia stanziato verso la metà del secolo XVIII, a quanto dice il Turchi nel suo “Camerinum Sacrum“, un altro, Fra’ Benedetto Fratebianchi, vi morì nel novembre del 1831 e il suo corpo fu sepolto a Valdicastro.
L’eremo fu restaurato nel 1845 per incarico di Mons. Giuseppe Arpi.
Le stazioni della Via Crucis, furono collocate nella Chiesa il 3 Maggio dell’anno 1850.
Nel 1854 l’Acquarella fu assediata, con esito negativo, dai gendarmi che ricercavano certo Carletti Girolamo imputato nell’incendio scoppiato il 26 Febbraio 1854, domenica di Carnevale, nelle stalle di Via Fiorenzuola dove era custodito il gregge dei pastori di Porcarella, i quali, nella stagione invernale, erano costretti a scendere in Albacina a causa dell’abbondante neve che ricopriva i pascoli e del freddo che arrecava danni al bestiame.
Nella notte fra il 19 ed il 20 Luglio dell’anno 1856 vi fu rubato il quadro.
 

La Chiesa

L’Eremo dell’Acquarella “S. Maria de aqua de arellis” è costituito da una Chiesetta, due locali attigui e una torre a due piani.
La chiesetta è lunga sette metri e larga appena quattro, quasi del tutto spoglia; l’unico altare ospita un quadro con dipinta la Deposizione della Croce con ai lati San Francesco e San Pietro apostolo e, più in basso, San Giovannino, probabilmente al tempo della presenza dei Cappuccini l’oratorio ospitava un venerato crocifisso oggi custodito presso la chiesa parrocchiale della Frazione di Rastia in comune di Cerreto d’Esi.
 

Miracolo del’Acquerella

Nel 1840 avvenne nella Chiesa dell’Acquarella un fatto prodigioso e poiché Don Raffaele Ambrosini poté raccogliere testimonianze, essendo vissuto in quel tempo, riportiamo per intero una nota trovata a pag. 15 del suo Romitaggio: “Nel 1840 per la Messa furono prese a consumo 4 falcole da una libra ognuna: per dimenticanza non furono spente alla fine della Messa e restarono accese per più di due ore; ripesate dappoi non erano calate nemmeno di un’oncia, fu gridato al miracolo“.
 

Leggenda della sosta della Madonna

Una leggenda narra che qui si sarebbe fermata la Santa Casa nel suo tragitto aereo verso Loreto, una sosta durante la quale la Madonna volle dissetarsi proprio alla sorgente dell’Acquarella e che la conca presente sul fondo della piccola valle, tra una cortina di pioppi, sia stata impressa dal mantello della Madonna.
La leggenda è un modo popolare per ricordare che l’eremo si trovava su una delle numerose direttrici dei pellegrinaggi medioevali verso Loreto.
Qui i pellegrini seguendo l’antica via romana scavalcavano la dorsale del San Vicino e per la valle del Musone raggiungevano la costa Adriatica e il santuario lauretano.
 

Festa dell’Eremo

La festività riconosciuta è il 3 maggio, festa della Santa Croce, ed ancora oggi gli albacinesi vi si recano all’eremo in pellegrinaggio unitamente ad una rappresentanza di frati Cappuccini festeggiando poi con buon vino e giochi popolari.
 

Fonti documentative

A. Sancricca -La genesi dell’istituto dei “Frati Minori di vita eremitica”: un tentativo mancato mirante alla restaurazione della Societas di Angelo Clareno (1525-1528)

https://www.culturacattolica.it/attualit%C3%A0/mostre-e-luoghi/luoghi/il-romitorio-ritrovato

www.avventuramarche.it
www.greencoop.ch
www.fabrianostorica.it
 

Mappa

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