Abbazia Celestina – Ponte Pattoli (PG)

L’Abbazia è oggi proprietà privata, ma visitabile su prenotazione. Gli attuali proprietari sono disponibili a far visitare l’abbazia; trattandosi di una residenza privata, è bene chiamare per accordarsi ed organizzare piccoli gruppi. Per contatti: 075 59.41.298 – 340 83.87.295

L’Abbazia è oggi proprietà privata, ma visitabile su prenotazione. Gli attuali proprietari sono disponibili a far visitare l’abbazia; trattandosi di una residenza privata, è bene chiamare per accordarsi ed organizzare piccoli gruppi.

 

Cenni storici

Incamminandosi da Ponte Pattoli per la via provinciale verso Umbertide, appena un chilometro più avanti di Santa Maria e fuori della strada maestra, sorge il gigantesco Monastero di San Paolo in Val di Ponte, detto Abbadia Celestina, a metà del Monte Martello, la cui vetta quasi a punta, è incoronata dal Castello di Civitella dei Benazzoni la cui esistenza è attestata già nel 1068.
La posizione del colle, che dalle mura del sacro recinto cade a picco nella valle della Resina, la costruzione massiccia, l’altissima torre e i baluardi a sproni, che circondano lo spiazzo su cui sorge l’edificio, danno subito l’idea di un vero fortilizio; già molto prima dell’occupazione romana della zona (intorno al 310 a.C.), sul sito sorgeva un insediamento etrusco occupato nel 900 da un certo Bonizo “Vir Magnificus“.
Secondo la tradizione lo stesso San Francesco vi ha fatto visita in almeno due occasioni durante il suo viaggio tra Assisi e Gubbio.
L’abbazia fu fondata alla fine del secolo XI mentre nel 1064 inizia la costruzione della torre; secondo il Liber Contractuum la chiesa monastica sarebbe stata consacrata il 10 maggio 1100.
Nella bolla di conferma di Pasquale II datata 1110, l’abbazia risultava avere almeno 16 dipendenze nelle diocesi di Perugia e di Gubbio, tra le quali Sant’Arcangelo sul lago Trasimeno che, più tardi, passò a San Pietro di Perugia; a quel tempo vi era Guido come “Abbas” con sette o otto monaci dell’ordine dei cistercensi.
Sappiamo che nel 1100 essa ebbe una lite con la vicina abbazia di Santa Maria di Valdiponte a causa della sottrazione di alcuni beni; infatti l’Abbate di Santa Maria in Val di Ponte, Arnaldo II si oppose a Andrea e Guido, rispettivamente priore e praepositus di San Paolo in Val di Ponte in Montemartello, il quale aveva usurpato alcuni beni spettanti al Monastero di Santa Maria, ribellandosi apertamente al suo maggiore, perché il Monastero di San Paolo in Val di Ponte era filiale di quello di Santa Maria. (cfr. Amatori, cap. II Il fascicolo II pag. 14).
Tra il secolo XIII e la prima metà del secolo successivo, l’abbazia visse il periodo di massimo splendore, arrivando ad ospitare fino a dieci monaci.
Nel 1367 l’abbazia viene saccheggiata dal mercenario inglese Sir John Hawkwood (noto come Giovanni Acuto).
Nel 1434, fu data in commenda al cardinale spagnolo Giovanni Cervantes, al quale nel 1450 succedette il cardinale Latino Orsini.
Nel 1468, papa Paolo II unì l’abbazia ai Canonici Regolari di San Giorgio in Alga, che avevano la loro sede nel monastero annesso alla chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, fatto costruire dallo stesso cardinale Latino Orsini.
Nel 1592, dopo essere stati rifiutati cibo e bevande, il fuorilegge Alfani e i suoi seguaci assaltano l’Abbazia, imprigionano i monaci e condussero l’Abate nudo in giro per il villaggio con un cappio intorno alle “parti intime” finché non accetta di lasciare l’Umbria per sempre, dopo aver pagato un lauto riscatto.
A partire dal 1585 il Monastero, dopo la riforma di Celestino V si rese indipendente dalla Matrice e si chiamò “Abbadia Celestina o dei Celestini” a causa del colore degli abiti dei Canonici di San Salvatore in Lauro. (Gli abitanti del circondario, la chiamavano ultimamente la “Badiaccia“, perché abbandonata e mal ridotta).
Nel 1593 un violento terremoto fa crollare la cima della torre e porta alla formazione del contrafforte del muro occidentale, ancora visibile e datato.
Nel 1668, quando la Congregazione dei Canonici Regolari di San Salvatore in Lauro fu soppressa, l’abbazia fu abbandonata e più tardi fu data in commenda ad abati secolari e per quasi cento anni non ospita alcuna comunità religiosa.
Nel 1771, il monastero rinasce sotto l’ordine cistercense e lotta per la sopravvivenza per altri 38 anni, gli stessi avevano l’obbligo di pagare una tassa annuale al commendatario.
Nel 1801, l’abbazia entrò a far parte della Congregazione cistercense di San Bernardo e fu unita alla chiesa di San Giovanni Battista di Perugia, ma solo 7 anni dopo i monaci se ne vanno, lasciando solo la chiesa che rimane attiva per altri 20 anni.
Essendo il monastero abbandonato, nel 1860 lo Stato italiano ne decretò la soppressione, fu incamerata dallo Stato che decise di vendere l’Abbazia e il terreno a un privato tre anni dopo.
I nuovi proprietari, la ridussero ad un cumulo di macerie, infatti nel 1915, costruirono una casa colonica addossata alla torre, utilizzando materiali da costruzione ricavati dalla demolizione delle fabbriche monastiche che, da quel momento, furono quasi interamente distrutte e trasformate in una cava di materiale edile per la realizzazione delle case coloniche dei dintorni.
Per fortuna si salvò la bellissima “Pala” (prezioso dipinto su tavola) dell’altare maggiore del 1200, raffigurante la Madonna in trono con il bambino tra gli angeli e i santi Paolo e Benedetto.
Questo preziosissimo dipinto di Marino di Oderisio, detto Marino di Elemosina priore dell’Arte nel 1318; dal 1863, l’opera è conservata nella Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia.
Intorno al 1970, le rovine abbandonate dell’Abbazia vengono acquistate dal Sig. Guy Norton, che avvia il restauro dell’intera tenuta riportandola agli attuali elevati standard qualitativi; solo nel 2003 la proprietà di Abbadia Celestina passa agli attuali proprietari.
 

Aspetto esterno

Dell’antico complesso abbaziale restano le mura della chiesa monastica, il chiostro e la torre campanaria.
La chiesa è a due navate che terminano con un’abside semicircolare.
La cripta, appartenente ad un edificio romanico più antico, presenta una pianta a sala in cui sono visibili i resti dei basamenti delle colonne che sostenevano la volta; sul lato orientale la cripta terminava con due absidi.
 

Fonti documentative

G. Farnedi N. Togni – Monasteri Benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio Umbro – 2014
F. Guarino A. Melelli – Abbazie Benedettine in Umbria – 2008
https://www.abbadiacelestina.com/en/abbey/
 

Da vedere nella zona

Castello di Morleschio
 

Mappa

Link coordinate: 43.208189 12.444591