Abbazia ( Complesso ) di San Girolamo – Spello

Il complesso rappresenta uno dei più interessanti documenti del Rinascimento spellano per l’eleganza del chiostro e del loggiato e per le opere pittoriche che conserva.

 

Cenni Storici

Il Complesso sorge all’ingresso del Cimitero Civico di Spello. Sul piazzale antistante vi è la forma stessa del Santo Sepolcro di Gerusalemme fattovi erigere da una donna di casa Mancini fino l’anno 1712. Il complesso di San Girolamo, si distinguono le due parti che lo compongono: la chiesa, a sinistra e l’elegante portico a destra. Dal piazzale si può godere di una delle viste più suggestive del lato orientale della città e della campagna sottostante.
Il Convento fu fondato per volere di Braccio II Baglioni, che invitò ad insediarvisi i Frati Minori dell’Osservanza.
La fabbrica del convento, finanziata dallo stesso Braccio, sorgeva su un terreno di proprietà comunale.
Secondo il Donnola la sua costruzione risalirebbe al 1478 o al 1472, mentre secondo le fonti riportate da Sensi l’edifico venne costruito nel 1474 e sarebbe opera del “popolo di Spello, mosso dalle prediche del beato Cherubino da Spoleto“, che poi fece in modo che si intitolasse a San Girolamo del quale era devotissimo.
Varcato l’ingresso del cimitero, a sinistra si entra nel chiostro, a pianta quadrangolare, “voltato tutto intorno di volte de mattoni nel quale v’è una cisterna non solo per servigio di detti padri, ma anco di questa terra“, alimentata dall’acqua piovana e dalla deviazione dell’acquedotto di Fonte Canale. Per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, il convento poteva contare, non solo sull’acquedotto, che correva a monte della strada attuale per Collepino, ma anche sull’acqua “de la chiona dè molini”, cioè della Chionarella, che in quel tratto correva parallela all’acquedotto, ma ad una quota inferiore, vicino al muro di cinta a monte del complesso.
Della decorazione pittorica si conserva un affresco raffigurante la Madonna in trono con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano, recentemente attribuito a Tommaso di Ser Francesco Conio detto il Corbo e alla sua bottega.
Soppresso una prima volta al tempo della Repubblica romana, nel secolo successivo una serie di avvenimenti segnarono la storia del convento: nuovamente soppresso in età napoleonica (1810-1815), fu acquistato dalla famiglia Riccioni che lo rivendette al Comune nell’aprile del 1826, dopodiché tornò ad ospitare nuovamente gli Osservanti e i religiosi dell’ex convento di Santa Caterina di Rapecchiano.
Nel 1849 i frati, per provvedere ai lavori del monastero, vendettero l’ospizio che avevano dentro Spello, usato come deposito per le questue, e ripararono un’ala del convento, una sala, due stanze ed il tetto.
Dopo la seconda soppressione del 1866, il convento tornò nuovamente di proprietà del Comune di Spello, che nel 1874 provvide al rimborso delle spese sostenute dalla Congregazione di Carità per il restauro del fabbricato.
Nel 1965 il convento è tornato alla sua funzione originaria ospitando la Comunità dei “Piccoli Fratelli” di Charles de Foucault, di cui era guida spirituale Carlo Carretto. Oggi, non appena verranno ultimati i nuovi lavori di restauro e consolidamento, verrà concesso in usufrutto all’Azione Cattolica che “lo utilizzerà come centro di formazione spirituale e laboratorio di studi sociali”.
 

La chiesa

La fabbrica della chiesa, forse risalente al 1472, è di sicuro precedente alla realizzazione del portico che ad essa si appoggia, come dimostrano gli affreschi sulla facciata della chiesa, in parte coperti. Secondo il Donnola, l’anno successivo venne realizzata la piazza, mentre i muri di contenimento per dare maggiore stabilità al piazzale, furono costruiti a spese pubbliche nel 1486.
Alla chiesa si accede da un ingresso principale, sulla parete sinistra del portico da uno secondario, interno al chiostro. L’edificio è costituito da un’unica aula rettangolare con quattro altari laterali e copertura a botte al centro della quale, in un medaglione, è rappresentata, una Gloria Francescana. Dietro al presbiterio si trova l’abside con l’affresco dello Sposalizio della Vergine attribuito al peruginesco Rocco Zoppi.
Dall’abside si accede a due vani successivi comunicanti, il secondo dei quali precedentemente era adibito a sacrestia. Il coro ligneo intarsiato del ‘500 è di pregevole fattura. L’altare maggiore è ornato da sette sculture in stucco dei primi del Settecento, attribuite ad un seguace di Agostino Silva, e da tele del XVII e XVIII sec. sui quattro altari. Pregevole è un Crocefisso in legno intagliato del XV sec., “grande, molto ben fatto, … che rende molta divotione a chi lo rimira“. Particolarmente venerato, veniva portato in processione per implorare l’intercessione divina sia per la guarigione dalle malattie che per propiziare favorevoli condizioni climatiche. L’opera, ritenuta di uno scultore tedesco di nome Giovanni, era applicata su una tavola dipinta attribuita a Nicolò Alunno, non più conservata, ma di cui si possiede la descrizione e la data di esecuzione, il 1498.
 

Il Portico

Scandito da cinque colonne con capitelli ionici, è sormontato da una galleria di archi con volta a crociera. Sicuramente successivo alla costruzione della chiesa, al quale si appoggia, è ornato da alcuni affreschi.
Sulla parete sinistra, ai lati del portale della chiesa si trovano tre affreschi; il primo a sinistra raffigura la Proclamazione del Perdono, con Assisi sullo sfondo; gli altri due, a destra, raffigurano San Giobbe e il Beato Giacomo della Marca, eseguiti rispettivamente nel 1502 e nel 1497, come indicano le iscrizioni sottostanti.
In particolare, l’affresco raffigurante San Giobbe, recentemente attributo a Tommaso il Corbo, reca in basso l’iscrizione col nome del committente: “Questa figura la facta fare de B(..)inus de Reneldo e Sbaralginu Dasisi 1502“.
Sulla parete perpendicolare alla facciata della chiesa, si apre il passaggio che conduce al cimitero, decorato dall’affresco raffigurante San Francesco che riceve le stimmate, opera del Mezzastris. Lungo la parete si aprono due cappelle: quella dell’Annunciazione e quella del Santo Sepolcro.
A destra dell’ingresso è la Cappella dell’Annunciazione, decorata sulla parete di fondo da affreschi del XV sec. ora lacunosi, in cui distinguono le figure dell’Arcangelo Gabriele e della Madonna, firmati dal folignate Valerio de’ Muti.
A destra della cappella si trovano il riquadro con San Francesco che. rinuncia ai suoi beni e, in un tondo, Santa Chiara. Infine, in fondo al portico, si apre la Cappella del Sepolcro o della Pietà, così chiamata per la presenza di una scultura lignea policroma di Cristo morto risalente al XVIII
sec. (oggi asportata) ma indicata anche col nome di Cappella dell’Epifania in quanto nella parete di fondo vi è raffigurata una Natività della fine del XV sec. Attribuita al pittore i peruginesco Rocco Zoppo, recentemente è stata attribuita alla mano dello stessi Pintoricchio, che l’avrebbe eseguita subito dopo averne ricevuto l’incarico da parte di Braccio Baglioni nel dicembre 1479.
 

Storia dei restauri

E’negli ultimi tre secoli di che si inquadrano gli interventi di restauro della decorazione pittorica, risalenti rispettivamente alla fine del XIX sec, e agli inizi del secoli XX e XXI.
Dai documenti d’archivio si apprende che il Ministero dell’Interno nel 1897 si augurava che il Comune volesse provvedere alle spese per il restauro degli affreschi della chiesa di San Girolamo, in quanto “intorno alla rappresentazione dello Sposalizio, sotto l’imbiancamento, si dovrebbero trovare almeno le tracce dell’antica decorazione; e così sotto la calce della parete, ove pende l’intagliato mirabilissimo Crocefisso, sono probabilmente le pitture antiche“.
Il Comune decise il restauro degli affreschi ritenuti della scuola del Pinturicchio e ne affidò l’incarico a Giuseppe Rossetti, il quale nel preventivo da lui redatto stimò necessaria per tale intervento una spesa di lire 240.
In una lettera del marzo 1898, l’ufficio regionale comunicava di non aver “nulla in contrario a che le opere di restauro “già prevedute e periziate” fossero eseguite da Rossetti, purché i restauri fossero eseguiti rispettando “le prescrizione date per il restauro della Cappella del Pinturicchio nella Chiesa di S. Maria Maggiore, e che i lavori in parola siano soggetti alla sorveglianza del Regio Ispettore Prof. Cristofani“.
Nel 1919, “per fronteggiare la minacciosa disoccupazione dei muratori e manovali“, il Comune fece eseguire dei lavori di restauro al pubblico cimitero, durante i quali, nell’imbiancare il portico esterno, gli affreschi vennero seriamente danneggiati. In quella circostanza, infatti, “la persona incaricata invadeva la superficie dove si svolgono gli affreschi e li butterava con schizzi di calce, specie quello pregevolissimo rappresentante il presepio.
L’anno successivo la Regia Soprintendenza Monumenti dell’Umbria sollecitava l’amministrazione “a voler incaricare di urgenza un esperto artista del luogo a rimettere in luce i contorni degli affreschi celati dal bianco e a togliere le macchie che deturpano i pregevoli dipinti” e contemporaneamente a ripulire “la porta in pietra e le colonne e che le pareti fossero tinteggiate anziché di bianco che è stridentissimo, di una tinta chiara ma calda ed intonata“. Il Comune provvide prontamente, incaricando Giovanni Tucci della ripulitura degli affreschi e ottemperando a tutte le altre prescrizioni.
Agli inizi del 2000 altri lavori di restauro e ripulitura hanno interessato nuovamente gli affreschi del portico. Infatti, oltre alla ripulitura degli affreschi della Madonna con Bambino, San Rocco e San Sebastiano e lo Sposalizio della Vergine ubicati rispettivamente nel chiostro e nell’abside della chiesa, è appena terminato il restauro della decorazione pittorica delle cappelle dell’Annunciazione e del Sepolcro. I lavori, sotto la direzione scientifica della competente Soprintendenza, sono stati eseguiti da Giuliano Raponi.
 

La selva

Accanto al convento si collocano gli orti e la selva di pertinenza del complesso, originariamente cinti da un muro che si conserva ancora in parte. La selva viene descritta dal Donnola “con più orti, circondata intorno de muri con pini, cipressi, lauri et altri alberi da frutto e da fare legne per servigio di detti frati con strade ampie e accomodate per passeggi e recreationi non solo de’ frati, ma di tutti li homini di questa terra“.
Dopo la soppressione del convento nel 1866 il Comune individuò nella selva l’area in cui erigere il nuovo cimitero Comunale, per l’insufficienza della piccola area cimiteriale presso la chiesa del Mausoleo.
Fino alla fine degli anni Sessanta in fondo al viale principale sorgeva una Maestà con la figura della Madonna col Bambino tra Giovanni Battista e San Giuseppe, sulla cui facciata nel 1637 Taddeo Donnola, come era consueto fare, aveva fatto apporre un’iscrizione, dalla quale si ricava che l’autore dell’affresco era Dono Doni, cui rispose un minore osservante con un’ altra iscrizione.
Anche tale affresco venne coperto da uno strato di latte di calce, per cui l’Urbini alla fine del XIX sec, non trovò alcuna traccia delle figure.
 

Bibliografia

Guida Turistica di Spello Itinerari tra Arte Storia e Natura Comune di Spello Assessorato al Turismo testi di Sabina Guiducci
Guida di Spello di Venanzo Peppoloni e Corrado Fratini 1978
 

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