Abbazia di San Giustino d’Arna – Piccione

La struttura e i relativi terreni appartengono al Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri di Malta con sede a Magione e ne hanno fatto una grande Azienda agricola. La chiesa è chiusa e non è officiata se non raramente

 

Posizionamento

A circa 16 chilometri da Perugia, vicino alla provinciale che sale verso Gubbio, nelle vicinanze di Piccione, ai piedi delle colline boscose, davanti al Convento di Farneto si trova l’Abbazia di San Giustino d’Arna.
L’Abbazia di San Giustino è detto d’Arna, perchè vi scorre il torrente omonimo, che domina tutti i luoghi della sua valle.
 

Cenni Storici

La notizia più antica della chiesa risale al 1156. Insediamento benedettino quantomeno nel XII secolo, come attestato da un documento del 1195 in cui un Donnus Orlandus camerarium Sancti Iustini di Arno denuncia al podestà di Perugia la detenzione abusiva di terreni appartenenti al cenobio.
San Giustino d’Arnia probabilmente dipendeva in origine dall’abbazia di santa Maria di Valdiponte con la quale fu in lite per il possesso del colle di Ferneto.
A causa del suo decadimento materiale e spirituale, fu concessa, attorno al 1237, da papa Gregorio IX ai Templari con l’interferenza dei buoni uffici di fra Bonvicino di Assisi suo cubiculario.
Inserito originariamente nella Massa Arni, un esteso dominio della santa Sede già delineato nel 955, il complesso monastico dovette seguire le vicende del territorio a cui apparteneva sino alla sua dissoluzione voluta da Federico Barbarossa che, nel 1186, incamerò forzosamente buona parte dei beni dell’Italia centrale; tra questi era appunto la Massa de Arne cum castellis villis silvis, inclusi probabilmente i beni dell’abbazia (era esclusa tuttavia la chiesa che, nel 1192, figura dipendente dal vescovo di Perugia).
Divenuta precettoria dell’Ordine dei Templari e affiancata dalla giurisdizione epistolare, l’abbazia versava alla chiesa di Roma, in virtù di obblighi feudali, un bisante annuo a titolo di censo ( il census servitutis). La gestione amministrativa dell’Ordine Militare del Tempio risultò essere delle migliori e l’insediamento ebbe un periodo di grande prosperità sino al 1283 allorchè questo, per l’insorgere di varie forze locali civili ed ecclesiastiche (tra cui anche i benedettini, antichi beneficiari miranti alla riconquista dei loro possedimenti) venne ripreso con la violenza
Reinsediatisi nel sito, i monaci vi restarono quantomeno sino al 1314-16, allorchè, a seguito della soppressione dei cavalieri avvenuta nel 1312, i beni dell’abbazia passarono agli ospitalieri di San Giovanni Gerosolimitano e da questi al Sovrano Militare Ordine di Malta, che tuttora li detiene.
 

Architettura

Del complesso antico monastero, oggi resta soltanto la suggestiva chiesa romanica, di pietra squadrata, ristrutturata nel 1933. Si presenta come era all’origine, con un portale ad arco acuto, oculo rotondo, unica nave nella parte anteriore, con tetto a capriate e presbiterio rialzato a cui si accede per due rampe di scale parallele, terminante in un abside su cui si apre una finestrella; è a due navate e doppia abside separate da quella maggiore, da due archi sorretti da una colonna isolata e terminanti, l’uno all’intersezione delle absidi su una colonna addossata alla parete, l’altro poggia direttamente alla parete meridionale della chiesa, lungo quest’ultimo proseguono due archi ciechi.
Sull’altare di pietra serena sagomato ad anse rientranti, dentro un’urna è conservata una reliquia del santo, raffigurato nel muro accanto in un bellissimo affresco di scuola umbra, in bianca veste, come i camaldolesi e con la macina al collo con cui fu affogato nel Tevere.
Controversa, tuttavia, rimane ancora l’identità del santo: c’è chi lo crede un presbitero martirizzato sotto l’imperatore Decio, a.249-250, quando i Cristiani rimasero fedeli a Cristo, quantunque minacciati di morte e della confisca dei beni, c’è chi lo pensa un monaco benedettino, e nemmeno è da confondersi con San Giustino martire venerato nel paese omonimo, presso Città di Castello,che abbandonò gli studi filosofici e si convertì al Cristianesimo all’epoca degli imperatori Antonino Pio e Marco Aurelio (138-180), ad essi al Senato ed al popolo romano scrisse apologie per dimostrare la bellezza della dottrina cristiana e la lealtà stessa dei cristiani.
La cripta è costituita da un vasto e basso ambiente illuminato ad est da una finestrella, dove due tozze colonne con capitelli finemente scolpiti con fogliami e simboli, croci ed altri reggono i larghi archi delimitanti sei campatelle coperte a crociera,tre absidi di poco profonde concludono l’ambiente. Particolarmente interessante è l’esterno dell’abside della chiesa: è infatti a due ordini di archetti, motivo che è frequente nel romanico, con esili colonnine scanalate e in cima il bizzarro campaniletto a ventaglia.
L’insieme conferisce una spiccata grazia a questo bellissimo monumento: è una perla poco conosciuta.
 

Curiosità

L’abbazia di San Giustino, contemporanea a quella di Montelabate, toccò il suo splendore nel XII secolo.
Con quella di Montelabate era in lite per il possesso del colle di Farneto. Un giorno del 1218, l’Abate di San Giustino si recava a Montelabate per cercare di derimere la lite, quando incontrò San Francesco: si raccomandò alle sue preghiere; il santo si pose in ginocchio e pregò per lui, l’abate, che era partito provò tanta dolcezza in cuore, tornò indietro e regalò al santo il colle del Farneto.
La cosa venne accettata anche dall’Abate di Montelabate e quindi tornò la pace.
Quando il monastero andò in rovina sec. XV e la chiesa restò senza culto, le reliquie del santo titolare furono portate a Farneto.
 

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