Castello di Beldiletto – Pievebovigliana (MC)

Cenni Storici

Nel 1420 il castello venne occupato da Braccio da Montone. Dalla famiglia Canni (o Cianni) di Serravalle il castello passò alla famiglia Paparelli di Muccia che l’ha tenuto almeno fino al 1993, epoca dell’ultima schedatura. In questo periodo il castello fu utilizzato come casa colonica, fienile e magazzino dell’azienda agricola. Nel 1475 (o nel 1464) Giulio Cesare Da Varano trasformò il castello in sede di villeggiatura riservata allo svago degli uomini, arricchendolo di decorazioni e dipinti come le contemporanee ville medicee. Tale intervento faceva parte di un processo generale di ammodernamento in senso umanistico della corte dei Da Varano che in quegli anni intrattenevano stretti rapporti culturali con la Toscana e con i Medici. Sono infatti documentati numerosi contratti e quietanze di operatori toscani che vennero a prestare la loro opera a Camerino. Anche altre fortificazioni del ducato furono trasformate in abitazioni signorili e luoghi di delizie perdendo il loro carattere prettamente difensivo. Difficile è invece stabilire se il porticato appartiene alla costruzione originaria o se fu fatto costruire da Giulio Cesare Da Varano. I caratteri gotici delle arcate potrebbero far pensare alla prima ipotesi ma non è escluso che possa trattarsi di uno stile tardo-gotico a quel tempo presente nella zona. Nell`inventario fatto redigere da papa Alessandro VI nel 1502, dopo la conquista di Camerino da parte delle truppe del figlio Cesare Borgia (21 luglio), viene nominata anche la Rocca de Beldelecto. Il 5 settembre 1510 fu ricevuto, con grandi onori, nel castello di Beldiletto il pontefice Giulio II che, dopo la parentesi dei Borgia, aveva riconfermato i da Varano nel possesso della Signoria di Camerino. Intorno al 1520 il castello passò a Sigismondo Da Varano e, dopo la sua morte avvenuta nel 1522, passò al figlio Egidio che sposò Ippolita Ranieri di Perugia. In epoca non precisata dalle fonti storiche consultate, il castello passò dai Ranieri alla famiglia Strada di Camerino, estintasi nel secolo scorso. Dalla planimetria del Catasto Gregoriano, pubblicata da Bonifazi-Cascini (B 03000217), si nota che all’inizio del XIX secolo il castello era ancora circondato sui lati sud ed est da un fossato che, staccandosi dal fiume Chienti più a ovest, si ricongiungeva allo stesso qualche centinaio di metri più a valle. Dalla stessa planimetria risulta l’esistenza dei lati nord ed est del quadriportico, non più esistenti forse perché demoliti o crollati nel secolo precedente. Dalla famiglia Strada di Camerino il castello passò alla famiglia Canni (o Cianni) di Serravalle che agli inizi del XIX secolo fecero redigere un rilievo del fabbricato in occasione di una divisione dei beni. Il rilievo è pubblicato da Bonifazi- Cascini (B 03000217). Il Cruciani Fabozzi (B 03000178) non rileva questo passaggio di proprietà. Nel 1371 il gastaldo di Beldiletto acquistò per conto dei Da Varano un mulino a Pievebovigliana. Ciò fa supporre che a tale data l’edificio dovesse già essere stato costruito. Infatti, secondo lo storico seicentesco C. Lili (Historia di Camerino, Macerata 1648-1652) il castello fu fatto costruire da Giovanni Da Varano, detto Spaccalferro che tra il 1350 e il 1384 si dedicò quasi esclusivamente alle opere di difesa dei suoi possedimenti. Tuttavia nessun documento conferma tale notizia. Tutta la bibliografia consultata in tal senso lo fa risalire agli anni tra il 1371 e il 1381. Nel 1436 il castello venne occupato da Francesco Sforza. Intorno al 1990 sono stati eseguiti lavori di restauro delle murature e delle coperture dei lati nord ed est. Il 12 maggio 1468 papa Paolo II, con bolla emanata da Urbino, confermava alla persona di Giulio Cesare Da Varano la Signoria ereditaria sul territorio di Camerino. In tale atto, accanto alle terre e ai castra che facevano parte dell’antico Stato di Camerino, vengono annoverati tredici luoghi fortificati, tra i quali quello di `Beldelecti`. Risale probabilmente agli anni intorno al 1475 la decorazione del salone principale del piano primo con 60 personaggi a cavallo a grandezza quasi naturale, con sotto delle iscrizioni. Soffitti e pareti furono altresì decorati con pitture e intagli rappresentanti pere e/o alberi di tale frutto. Secondo il Lili tale iconografia farebbe riferimento ad una passione amorosa di Giulio Cesare Da Varano per una gentildonna di nome dé Perozzi. Nel 1382 fecero sosta nel castello di Beldiletto Luigi d`Angiò e Amedeo VI di Savoia. Nel mese di marzo del 2000 il Tribunale di Camerino, a seguito di un`azione giudiziaria, dispose la vendita dell’edificio. Il 9 febbraio del 2001 la società romana ‘Beni culturali’, un’immobiliare dell’imprenditore Franco Sensi, si aggiudicò per un miliardo e 10 milioni la gara di acquisto. La stessa società ha acquisito per 900 milioni anche 25 ettari di terreno attorno al castello.

 

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