Chiesa dell’Annunziata -Tomba del “Perugino” – Fontignano (PG)

Amici di Spello ora vi faccio vedere come ” Il Perugino” ha riutilizzato lo stesso bozzetto che ha usato a Santa Maria Maggiore per dipingere la Madonna con Bambino.

 

Cenni storici

Si pensa che nei primi anni del 1400 inizialmente esistesse forse soltanto una edicola posizionata lungo la strada, sulla quale Benedetto Bonfigli raffigurò l’Annunciazione (da cui ne prese il nome).
Alla fine del ‘400 ed i primi del ‘500 è stato realizzato il resto della chiesa a solo una navata che all’inizio fungeva da oratorio.
Nei primi anni del ‘900, a seguito del progetto dell’allargamento della strada viaria, la navata è stata accorciata con il successivo arretramento dell’ingresso.
Dall’esterno è possibile notare il caratteristico campanile a vela che spicca nella parte sinistra della chiesa.
Accedendo dal portone si osserva l’altare centrale rialzato e una nicchia sulla parete di sinistra che ospita un’antica statua lignea di San Sebastiano, sulla parete destra è invece posizionata l’urna in marmo con i resti del Perugino, sormontata da una lapide.
La chiesa dell’Annunziata era quasi certamente completamente affrescata ma fu interamente ricoperta da uno strato di calce in tempi remoti, recentemente sono stati fatti dei saggi per cercare di riscoprire eventuali affreschi rimasti fino ad ora nascosti ma il cattivo stato di conservazione delle parti riemerse e l’assenza di documentazione che indichi la presenza di altre opere del Perugino o di altri artisti illustri ha impedito il completamento dei lavori.
 

Tomba di Pietro Vannucci detto “Il Perugino – il Divin Pittore”

E’ un fatto abbastanza insolito trovare la tomba di un pittore di grande fama come il Perugino in un paesino così piccolo come Fontignano ma il pittore scelse proprio Fontignano nel 1511 come luogo in cui vivere e impiantare la sua bottega, da qui si spostava nei dintorni per far fronte alle varie commissioni che gli venivano affidate.
I motivi di questa scelta non sono noti ma è possibile che siccome la peste era ampiamente diffusa al tempo fosse preferibile rifugiarsi in un centro abbastanza piccolo piuttosto che vivere in una tipica città medievale come Perugia in cui le strade erano strette e malsane e la maggior parte delle abitazioni era caratterizzata da cortili molto stretti (se presenti) e alte mura che impedivano la ventilazione; le condizioni igieniche precarie che caratterizzavano città di questo tipo permettevano alla peste di diffondersi rapidamente.
Nonostante l’allontanamento dalla città nel Febbraio 1523 il Perugino venne colto dalla peste proprio mentre stava affrescando l’Adorazione dei pastori nella chiesa dell’Annunziata e morì a Fontignano.
Inizialmente a causa del pericolo del contagio fu sepolto fuori dal paese sotto una grande quercia e circa 50 anni dopo la morte i frati minori della chiesa di Santo Spirito di Perugia (o i confratelli dell’Annunziata) lo riesumarono e ne seppellirono i resti all’esterno di questa chiesa senza croce né lapide; il motivo di questa scelta probabilmente va ricercato in quel che dice il Vasari quando afferma che il Perugino era ateo.
La mancanza di lapide e croce fecero sì che nel corso degli anni, nonostante il racconto fosse stato tramandato di generazione in generazione, il luogo preciso della sepoltura andò dimenticato e addirittura non si sapeva più quanto ci fosse di vero e quanto di inventato in quello che si raccontava.
Sulla base di questa leggenda nei primi anni del ‘900 furono fatte delle ricerche che portarono alla scoperta delle ossa del pittore su cui furono fatti alcuni esami per dimostrarne l’autenticità: esame al carbonio 14 per stabilire in quali anni la persona rinvenuta era vissuta, esame istologico per stabilirne l’età biologica (forse l’esame più importante in quanto il pittore visse probabilmente 78 anni, età molto avanzata per l’epoca) e controlli sulle dimensioni del corpo.
Gli esami dettero importanti conferme e, anche se la certezza matematica che le ossa ritrovate siano effettivamente del pittore non c’è, i risultati degli esami uniti alla singolarità del luogo del ritrovamento di queste ossa (c’erano solo queste, non era un cimitero) e la coincidenza del luogo del ritrovamento con la tradizione sembrano lasciare un margine di errore ridotto.
L’urna in cui si trova attualmente il “Divin pittore” fu allestita nel 1929.
Nella chiesa Pietro Vannucci affrescò 5 opere: la Madonna col Bambino (unico affresco rimasto) sulla parete destra, l’Adorazione dei Pastori sul timpano della chiesa (staccato e venduto a un certo signor Spencer nel 1848 e attualmente conservato al Victoria and Albert Museum di Londra), un S. Rocco e un S. Sebastiano (furono affrescati probabilmente ai lati dell’arco sotto l’adorazione dei pastori, staccati e venduti al Conte della Porta di Gubbio intorno alla metà dell’800 e attualmente dispersi) e un’altra Madonna col Bambino sulla parete destra (venduto ad Angelo Morettini di Perugia nel 1862 e attualmente disperso).
Sulla lapide esposta sopra la tomba del Perugino compare la presente scritta:
PIETRO VANNUCCI DI CITTÀ DELLA PIEVE, CITTADINO PERUGINO. IN QUESTA PICCOLA CHIESA DI UN UMILE VILLAGGIO, MENTRE ATTENDEVA ALL’ULTIMA OPERA, FU RAPITO DALLA MORTE. LE AUTORITÀ PUBBLICHE E I CITTADINI, ONORANDO DOVEROSAMENTE LA SUA ILLUSTRE MEMORIA, NELLA BELLEZZA DI QUESTI LUOGHI, DA LUI AMATI, CHE HA RAPPRESENTATO IN MODO MIRABILE CON LA SUA PITTURA, NON VOLLERO CHE IL SUO CORPO FOSSE PORTATO VIA E CURARONO CHE FOSSE CUSTODITO CON UNA TOMBA PIÙ ONOREVOLE QUI, DOVE LUI MANIFESTÒ, RINNOVANDOLE, LA FIORENTE VECCHIAIA E LA FAMA ETERNA DELLA GLORIA CON L’ULTIMA TESTIMONIANZA DELLA SUA ARTE.
 

Madonna con Bambino (1522)

La Madonna col Bambino è l’unica opera del Perugino che resta in questa chiesa probabilmente realizzata con lo stesso cartone di quella della chiesa di Santa Maria Maggiore di Spello.
Sotto, sul basamento su cui poggiano i piedi è indicato l’anno in cui è stata dipinta (1522, un anno prima della morte del pittore) e il nome del committente (Angniolus Toni Angeli), probabilmente un ricco signore del posto che gli aveva commissionato l’opera come da tradizione in segno di ringraziamento verso la Madonna in occasione della nascita di un erede maschio; proprio per questo motivo la Madonna col Bambino era uno dei temi più richiesti da parte dei privati e il Perugino stesso ne realizzò moltissime nel corso della vita.
Esternamente alla parete il livello del terreno era più alto di quanto lo è attualmente e ciò comportava infiltrazioni di umidità che hanno degradato sensibilmente l’affresco in tempi remoti, tanto che quando ancora non c’era la mentalità della conservazione delle opere nel loro stato originale la si ritoccò per evitare di lasciarla in cattivo stato e si cancellarono irrimediabilmente alcuni dei tratti originali.
Così la parte inferiore è probabilmente totalmente rifatta a cominciare dai piedi della Madonna (in posizione abbastanza innaturale) e dal movimento della veste (molto rigido) e, dato il valore del pittore e l’esperienza accumulata, (realizzò circa 80 Madonne di questo tipo, caratterizzate da importanti somiglianze a cominciare dalla posizione del corpo) è difficile credere che tali elementi possano venire dalla mano del Perugino; probabilmente solo i volti sono rimasti pressoché intatti e infatti conservano ancora la dolcezza e la delicatezza di cui il “Divin Pittore” era capace oltre a quello sguardo perso nel vuoto che benché sia stato spesso criticato era una delle caratteristiche della maggior parte delle sue opere.
All’orizzonte purtroppo non è rimasto quasi niente ma è plausibile pensare che ci fossero quelle colline molto basse e dolci tipiche dell’Umbria che all’artista piaceva tanto rappresentare.
In tempi remoti l’affresco fu coperto con uno strato di calce, non si sa bene se a causa della peste (la calce disinfettava) o a causa delle sue cattive condizioni di conservazione.
 

Adorazione dei pastori 1523

L’Adorazione dei Pastori è l’ultima opera documentata del Perugino, il pittore non riuscì neanche a terminarla e dovettero farlo per lui alcuni dei suoi allievi.
Nella chiesa dell’Annunziata rimangono soltanto due riproduzioni a scala ridotta; l’affresco originale fu fatto staccare intorno alla metà dell’800 da Padre Nazareno Bonomi vicario generale dei Paolotti di S. Spirito di Perugia e poco dopo fu acquistato da un ricco signore inglese che viveva a Firenze, un certo Spencer per la sua collezione privata.
Alla morte di Spencer l’affresco fu acquistato dal museo di South Kensington, e da qui passò prima alla National Gallery di Londra e poi al Victoria and Albert Museum dove è attualmente conservato.
L’affresco originale è più grande delle riproduzioni presenti nella chiesa dell’Annunziata, ricopriva tutta la parte superiore della parete da spigolo a spigolo (7 metri circa) e al momento del distacco date le sue imponenti dimensioni fu necessario dividerlo in 3 parti per evitarne la rottura (sulle riproduzioni sono ben visibili i segni delle divisioni verticali che furono operate lungo le colonne della capanna).
Purtroppo il Perugino negli ultimi anni era stato emarginato dagli ambienti più prestigiosi a causa della scarsa evoluzione che aveva subito nel corso degli anni, se la sua arte era stata addirittura innovativa nel periodo della giovinezza, negli ultimi anni c’erano artisti (Raffaello che era stato allievo del Perugino, Tiziano, ecc…) che lo avevano superato dal punto di vista tecnico e stilistico e nonostante il pittore avesse avuto senz’altro modo di vedere opere di tali artisti non aveva cercato di apprenderne le innovazioni e rimase fedele al suo stile ormai obsoleto.
Così non riceveva più incarichi importanti come quelli amanti dell’arte ma continuava lo stesso a ricevere numerose commissioni dalle uniche persone che ancora lo apprezzavano, gli abitanti delle sue terre, tutti molto orgogliosi che un artista di tale fama fosse uno di loro.
Naturalmente la paga era ridotta e il Perugino, che all’aspetto economico era sempre molto attento, cercava di far quadrare i conti lavorando il più in fretta possibile in modo tale da avere la possibilità di realizzare il maggior numero di opere, spesso a scapito della qualità (lo stile era grande ma l’esecuzione era spesso trascurata).
In particolare era solito (come tanti artisti dell’epoca e contemporanei) utilizzare dei cartoni preparatori (tecnica di spolvero – si trattava di grandi cartoni rettangolari su cui disegnava le figure da inserire nell’affresco, faceva tanti piccoli buchi intorno alle sagome e ai tratti principali e appoggiando il cartone al muro, ci batteva sopra un sacchettino pieno di polvere di carbone molto fine e riusciva a realizzare le tracce da cui partire) e siccome nel corso degli anni aveva accumulato moltissimi di questi cartoni, spesso proprio per riuscire a lavorare più in fretta, li riutilizzava sia all’interno dello stesso affresco sia in opere diverse (con grande sdegno dei committenti più preparati).
Anche nell’Adorazione dei Pastori il Perugino fa un abbondante uso di questo artificio: la capanna sullo sfondo è identica a quella presente in moltissime natività, gli angeli ai lati della capanna sono stati realizzati semplicemente girando il cartone precedentemente utilizzato in modo da ottenere due figure esattamente speculari, il terzo pastore di sinistra e identico al terzo pastore di destra e la parte inferiore del primo pastore di sinistra e identica a quella del primo pastore di destra.
Variando i colori, differenziando le figure in qualche piccolo particolare e invertendo l’ordine dei personaggi rispetto ad una disposizione simmetrica il Perugino riusciva a rendere meno evidente la specularità delle figure ingannando l’occhio ad un primo sguardo ma sicuramente non ad una attenta osservazione.
Alcune osservazioni si possono fare sulla struttura presente sullo sfondo che non è certo la classica capanna del presepe, probabilmente il “Divin Pittore” ha scelto di realizzarla così per non coprire eccessivamente il paesaggio che per lui aveva una notevole importanza e probabilmente è per lo stesso motivo che in praticamente tutte le sue opere, questa compresa, realizzava degli alberi sempre molto essenziali e stilizzati.
 

Annunciazione ( Benedetto Bonfigli – metà 1400)

Dietro l’altare si trova un’Annunciazione di Benedetto Bonfigli (a detta di molti il maggiore artista umbro dopo il Perugino) della metà del 400, purtroppo lo stato di conservazione non è affatto buono e la causa è da ricercarsi probabilmente nel fatto che lo strato di intonaco su cui è realizzato l’affresco è praticamente a contatto con un muro di pietra che un tempo era molto al di sotto del livello del terreno e quindi subiva notevoli attacchi da parte dell’umidità.
Osservando l’affresco si possono ancora vedere parte della figura dell’Arcangelo Gabriele e della Madonna e da ciò che rimane si può tranquillamente affermare che si trattava di un opera di ottima qualità.
 

Opere minori

I due affreschi che rimangono sulla parete sinistra, appartengono a periodi diversi e sono da attribuire entrambi ad artisti sconosciuti.
La Madonna col Bambino (la terza presente in questa chiesa) è stata affrescata nel 1526 (3 anni dopo la morte del divin pittore) come conferma l’iscrizione difficilmente leggibile realizzata sul basamento e presenta numerose analogie con quella presente sulla parete destra, sicuramente chi l’ha fatta si è ispirato molto a quella del più famoso Pietro Vannucci.
E’probabile che siccome la bottega del Perugino si trovava qui a Fontignano, abbia continuato a funzionare per qualche anno anche dopo la morte del pittore e che quindi l’opera sia frutto della mano di uno dei tanti allievi del “Divin pittore“.
L’affresco a sinistra invece è probabilmente barocco (1600), come testimoniano la maggior ricchezza di dettagli decorativi e la cornice, sicuramente meno solenne rispetto a quella di stampo neoclassico della Madonna col Bambino.
La statua di S.Sebastiano al centro è invece probabilmente risalente al 1200, è un interessante esempio di arte povera in quanto realizzata con ogni probabilità da un semplice artigiano e non da un artista di professione ed è rappresentativa di uno stile molto fiorente in Umbria nel periodo storico citato.
L’opera è realizzata in legno e rappresenta il più famoso santo antipeste, che per questo motivo è presentissimo in raffigurazioni di vario tipo comprese nel periodo che va dal 1200 al 1500 (la peste era una malattia endemica e quindi, nonostante raggiungesse picchi di maggior violenza periodicamente una volta ogni 25 anni, era costantemente presente).
Il Perugino stesso ha rappresentato moltissimi S. Sebastiano ma contrariamente alla tradizione li ha realizzati nella maggior parte dei casi in maniera poco violenta (National Museum di Stoccolma, Panicale,…), con poco spargimento di sangue e senza frecce.
Quest’opera invece è certamente più cruenta e ciò è da ricercarsi probabilmente nelle sue origini popolari: la chiesa sapeva che se la gente restava impressionata, riemergeva quel bisogno di credere nel divino e quindi di aggrapparsi alla religione che è insito nel profondo dell’animo di qualunque individuo e che trova maggior sfogo proprio nei momenti di massima difficoltà.
Il santo è realizzato in legno e come da tradizione è trafitto da sette frecce, simbolo dei sette vizi capitali.
 

Informazioni utili

La chiesa, tuttora consacrata, è “gestita” dalla Pro Loco di Fontignano; infatti tutte le manifestazioni culturali (compresa la valorizzazione) sono effettuate dai volontari della Pro Loco, compresi i referenti per eventuali visite alla Chiesa i cui numeri di telefono sono esposti fuori dalla porta della stessa.
 

Fonti documentative

Per approfondimenti sul territorio si consiglia di visitare il sito www.fontignano.it da cui è tratto l’articolo per cortese concessione.
 

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