Chiesa di Santa Maria Annunziata – Taizzano di Narni (TR)

 

Cenni Storici

La chiesa parrocchiale di Taizzano, dedicata alla vergine Annunziata, sorge sopra uno sperone di roccia, dominante l’abitato: il primo nucleo, corrispondente all’attuale navata sinistra,risale al XV secolo.
Per le dimensioni e per la qualità dell’apparato decorativo, conferma la ricchezza goduta da Taizzano nel corso del XVI secolo.
Al Cinquecento risale, infatti, l’ampliamento del primo impianto con l’aggiunta della navata destra e della nuova facciata.
 

Aspetto esterno

La facciata è anticipata da un pronao con tre arcate e si conclude verticalmente con la vela, ha un doppio ingresso.
Il campanile a vela, situato centralmente nella parte sommitale della facciata, ha un doppio fornice e ospita due campane.
Esternamente presenta una copertura a doppio spiovente con struttura lignea e pianelle.
Il manto di copertura è realizzato in coppi.
È costruita con una struttura continua in muratura realizzata con pietrame a sacco.
 

Interno

L’interno è a due navate,coperte da volte a crociera in muratura internamente intonacate, divise in campate longitudinali e sostenute da pilastri quadrangolari al centro; la navata nord, a sinistra, appartiene al primo nucleo dell’edificio ed è conclusa da una piccola abside semicircolare rivestita di stucchi rinascimentali.
È priva di transetto, a metà lunghezza si apre l’accesso al campanile.
La pavimentazione interna è stata realizzata con piastrelle di cotto.
Dopo la porticina che conduce al campanile è il gioiello della chiesa, una Madonna del Rosario non firmata ma attribuita con certezza a Michelangelo Braidi.
Oltre la composizione centrale presenta una cornice di 15 quadretti rappresentanti i misteri del Rosario.
L’attribuzione è documentata da un contratto, datato 24 gennaio 1598, stipulato tra il parroco della chiesa della Santissima Annunziata, Don Paolo Pacetti di Collescipoli, e il pittore narnese di adozione, contenente al verso della ricevuta di pagamento.
Nel contratto Braidi si impegna a “dipingere un quatro del Rosario che è apresso de lui con li quindici misteri et con la Madonna in mezzo con doiagnoli che la coronano S.to Domenicho con doi altre figure a presso dalaltra parte S.ta Caterina con doi altre figure et altri santi da piede o pop[u]lo
La Madonna è raffigurata con a sinistra San Domenico e altri santi domenicani e a destra Santa Caterina e due monache agostiniane, in basso, tra il “populo” con qualche dubbio, sono raffigurati Angelo Cesi, Romolo Cesi, Papa Clemente VIII, Lucrezia Cesi.
Gli stucchi dell’abside, ove è raffigurata un’Annunciazione, sono del 1700; sulla sinistra è il coro ligneo del XVI secolo, di notevole pregio.
La terminazione rettilinea della navata di destra, ove un tempo era l’altare ora a sinistra dell’ingresso, mostra un affresco nel rincasso centrale della parete Sant’Antonio abate tra i santi Francesco e Bernardino con committente, San Michele arcangelo e angeli in alto e ai lati a sinistra in alto San Pietro, in basso Sant’Andrea, a destra un santo domenicano, con la parte superiore persa, pertanto non riconoscibile e San Giorgio.
Sotto Sant’Antonio Abate è raffigurato il committente, un parroco con il tripezzi in mano, forse lo stesso Don Paolo Pacetti.
Anche quest’opera va ricondotta alla mano del Braidi, sia per la resa delle figure che per la squillante e calda cromia della composizione, del tutto analoghe agli altri lavori dell’artista. Probabilmente è l’ultima opera del pittore narnese, morto nel 1599, all’età di trent’anni, a riprova di ciò va notato che il paesaggio visibile alle spalle di sant’Antonio, l’affresco è stato lasciato a livello del disegno preparatorio con alcune campiture stese come base, sulle quali il pittore doveva evidentemente andare a dipingere a secco.
Probabilmente l’affresco è stato realizzato dopo l’esecuzione della Madonna del Rosario, terminata intorno al luglio 1598, ed è rimasto incompiuto, a causa dell’improvvisa morte del pittore, deceduto il 27 luglio 1599.
Sul fianco della navata di destra, nella seconda campata, si trova l’altare del Santissimo Sacramento, probabilmente opera dei fratelli Lorenzo e Bartolomeo Terresani.
Nella scena centrale campeggia Cristo Risorto, avvolto da una mandorla di luce e circondato da venti cherubini.
A piedi del Cristo San Pietro e San Giovanni Battista.
Nei tondi in alto, l’Annunciazione, mentre nei quadri laterali, tre personaggi dell’antico testamento: a sinistra il Sacerdote Melchisedek con il re David, a destra il profeta Elia,a sinistra un profeta e un re con la chitarra, forse David, a destra un angelo e un profeta.
L’acquasantiera, posta a destra dell’entrata principale risale al secolo XVII, sopra un Sant’Antonio abate su supporto ligneo, il crocifisso di cartapesta al secolo XVIII.
Posta sempre sulla controfacciata è una tela datata MDCL, commissionata dal nipote di don Paolo, Pietro Pacetti, raffigurante San Procolo, “dipinto nel quale il santo martire siriano costituisce l’asse portante della scena; corredato degli attributi vescovili fissa direttamente il fedele con la palma del martirio quale testimonio di fede“.
A sinistra una coppia di Angeli reggono lo scudo con l’iscrizione.
In una sala adiacente alla chiesa è allestita un’interessante mostra, ben allestita e ben mantenuta, dove sono esposti documenti, paramenti e suppellettili che ripercorrono la storia della comunità parrocchiale.
 

Fonti documentative

BOLLI GUERRIERO L’Abbazia di S. Angelo in Massa nel castello narnese di Taizzano Narni 2002
VIGNOLI LUCILLA Taizzano Narni- Chiesa della Santissima Annunziata Madonna del Rosario, tratto da Arte e territorio Interventi di restauro a cura di Anna Ciccarelli – FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI TERNI E NARNI
www.taizzano.it

http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=2905

 

Nota di ringraziamento

Si ringrazia la Diocesi di Terni Narni Amelia per l’autorizzazione a far foto e a pubblicarle, si ringrazia il gentilissimo parroco Don Fabrizio Bagnara per la sua disponibilità e cortesia
 

Nota

La galleria fotografica ed il testo sono stati realizzati da Silvio Sorcini.
 

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