Chiesa di Santa Maria in Lapide – Montegallo (AP)

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L`impianto originario della chiesa risale al VIII sec.. Di quel cenobio benedettino rimane soltanto il nucleo centrale a pianta quadrata, le cui pareti si raccordano con pennacchi a un tamburo ottagonale su cui si imposta la cupola, e il campanile a vela che, da un lato del quadrato di base, si innalza a superare la cupola. Secondo Furio Cappelli la pianta originale a croce commissa e la distinzione della coperture del piedicroce e del capocroce della struttura perpetuano schemi e moduli costruttivi facilmente ravvisabili nell’architettura monastica dei secoli XI e XII. “Sancta Maria in Lapide” fu l`antico nome della terra di Montegallo dall’ VIII al XIV sec. quando nel trattato di pace del 1378 con i montelparesi veniva detta ” Terra Sanctae Mariae in Lapide”. Se il toponimo della localita prendeva il suo nome dalla chiesa, non poca doveva essere l’importanza che la stessa rivestiva sul territorio. La cripta viene edificata nel IX sec.. Nel 1125, l`abate di Farfa Adenulfo I emise una “costituzione“ con la quale impegnò una sessantina di monasteri dipendenti, quelli più dotati di rendite patrimoniali, a versare un canone annuo all’amministrazione centrale della Badia di Farfa. Fra questi furono inclusi anche i monasteri montegallesi di S. Maria in Pantano e S. Maria in Lapide che entrarono nella categoria dei monasteri ”manuali”. Nel 1295 , l’amministratore dell’Abbazia di Farfa aggiornò l’elenco delle chiese includendo nuovamente i due monasteri montegallesi. La cupola, con la schema consueto della volta a spicchi su base ottagonale raccordata da alti pennacchi, ha un alto tamburo sormontato da un ballatoio in pietra sorretto da eleganti mensoloni. Il ballatoio praticabile rimanda a quello della chiesa ascolana di S. Francesco costruita da maestranze lombarde a partire dalla metà del XV secolo. Il braccio sud del transetto , che mantiene la conformazione originaria, presenta una pregevole volta a crociera a costoloni sfaccettati in analogia a quelle costruite in Ascoli fino al XV secolo. Questi punti di contatto fanno ipotizzare che lo stesso gruppo di lapicidi, affiancato da maestranze locali, abbia lavorato in S. Maria in Lapide. Il caratteristico portale d`ingresso, che dopo la distruzione della navata principale attende di essere opportunamente ricollocato, fu costruito da maestranze lombarde altamente specializzate che operarono nell’ascolano tra il XV e il XVI secolo. La luce modanata, i giralli dei piè dritti, i mensoloni e i festoni dell’architrave rientrano in un lessico diffuso nella cultura decorativa di matrice rinascimentale urbinate diffusa in quel periodo e presente nella chiesa di S. Maria del Lago e nel palazzo Buonaparete, costruiti in Ascoli Piceno rispettivamente nel 1502 e nel 1507. I benedettini, tra il XV e il XVI sec., trasformarono radicalmente la chiesa aggiungendo, verso monte, un corpo rettangolare a tre navate separate da quattro pilastri quadrati in pietra e coperte a volte e, verso valle, un ambiente voltato a crociera con costoloni in pietra. Le tre navate che sostituirono il braccio di destra furono edificate nel 1650 per volere del reverendissimo preposto Carlo Rubei e dagli amministratori Giacinto e Lucido De Agostinis come riportato nell’epigrafe sulla porta d’ingresso. In tale epoca la navata principale doveva essere già scomparsa, visto che la nuova struttura ne congloba un lacerto del fianco sinistro. La struttura seicentesca reimpiega, nel fianco laterale, tre monconi di epigrafe pertinenti all’assetto originario. Purtroppo l’esposizione alla pioggia ne ha cancellato alcune righe, che secondo la testimonianza del Leporini presentavano la data 1491. In attuazione delle disposizioni, emanate col Concilio di Trento, che miravano alla graduale soppressione dell’ordinamento delle “diocesis nullius”, nel 1571, il papa Pio V, nella bolla istitutiva della diocesi di Ripatransone le assegnò sette paesi appartenenti alla giurisdizione della “diocesis nullius Farfensis” e nel contempo aggregò alla diocesi di Ascoli alcune chiese esistenti in Offida, Capradosso, Acquasanta, Arquata e Montegallo, compresa anche la chiesa di S. Maria in Pantana. Gli affreschi, in pessimo stato di conservazione, rimandano all`apparato decorativo seicentesco di S. Maria in Pantano. Le particolarità del tratto e i caratteri dell’edicola centrale suggeriscono una datazione ai decenni centrali del sec. XVII. Tra il 1955 e il 1958 il parroco, in occasione del centenario dell`apparizione della Madonna di Lourdes, volle l’edificazione di una nuova navata, perpendicolare a quella dell’organismo rinascimentale, nel tentativo di ripristinare un supposto impianto originario. Lo scalpellino Ignazio Mariotti riedificò la scomparsa navata, riutilizzando in facciata il rosone e il portale originari che erano precedentemente murati nella parete di tamponamento dell’arco trionfale. Il perimetro antico era riproponibile grazie alle tracce, rimaste tuttora leggibili, costituiti dai filari basali a buga dell’antico fianco destro. Nel 1959, a seguito di piogge torrenziali, cedette il muro di contenimento su cui sorgeva la nuova costruzione. Le murature furono ulteriormente danneggiate dal crollo del tetto, la chiesa fu dichiarata inagibile e quindi chiusa al pubblico nel 1962. La competente Soprintendenza non esito ad abbattere la navata principale in virtù della sua recentissime costruzione facendo acquisire alla chiesa l’aspetto attuale con l’arco trionfale nuovamente tamponato con una parete piena intonacata in ossequio ai criteri filologici non proprio rispettosi dei caratteri e dei valori dell’insieme. L’edificio non subisce danni particolari a seguito dell’evento sismico del 26/09/1997.

Cenni Storici

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www.diocesiascoli.it
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