Pieve di San Salvatore – Campi di Norcia

Una delle più belle chiese della Valnerina, una vera e propria galleria d’arte.

 

Cenni Storici

Già Pieve di Santa Maria la Chiesa di San Salvatore sorge sull`area dell`antico centro di Campi, in una zona pianeggiante detta ancora oggi “la città”, su un piazzale ai margine della viabilità antica e moderna, addossata al cimitero del paese.
Documentata già nel 1115 tra le dipendenze della vicina abbazia di Sant’ Eutizio, nelle quali vi compare come “Plebs S. Marie de Campli, o S. Maria in planitie“.
La Pieve originaria doveva essere di stile preromanico o bizantino, simile all’Oratorio di S. Maria di S. Eutizio. Sorgeva forse sopra un antico edificio romano, di cui rimane materiale di spoglio. Nel 1200 la Pieve doveva occupare in parte l’attuale navata sinistra, probabilmente era ad unica navata con volta a botte e un campaniletto a vela, sull’esempio della vicina Pieve delle Cascine di Todiano. Residuo della volta è la sporgenza delle pareti. Della Pieve romanica abbiamo forse dei ricordi in quelle quattro monofore a sguancio che adornavano la parete destra e che demolita questa, furono trasportate nei rifacimenti, nell’attuale parete della seconda navata.
Una di esse è simile a quella romanica di S. Eutizio con lo stesso Agnus Dei crucigero nella piccola lunetta.
Verso la fine del sec. XIV, la Pieve fu allungata, le volte demolite furono sostituite da 4 campate simmetriche dalle ampie vele, poggiate sulla parete sinistra e su piloni della parete destra in vista di una seconda navata.
Nel fondo della navata fu elevato il presbiterio, forse adornato di un baldacchino in pietra, sorretto anteriormente da due snelle colonne che servirono a sostenere l’Iconostasi nel secolo successivo.
La facciata in pietra levigata fu ornata con un nuovo portale, decorato con l’agnello Crucigero dell’ordine di San Benedetto.
Nel sec. XV la Pieve fu ampliata con la navata destra, forse a seguito dell’aumento di popolazione, fu arricchita di un portale, datato 1491decorato con colonnine tortili angolari, che proseguono nell’archivolto ogivale al di sopra delle mensole riccamente scolpite. Anche l’estradosso è adorno di rosette di basi a girali e di acroterio a pigna sbocciata.
Allo stesso periodo si devono far risalire i due ricchi rosoni.
L’asimmetria della facciata testimonia le due diverse epoche di costruzione della chiesa.
Con l’adizione tardo quattrocentesca si realizza un interno a due navate, con un unico prospetto con due porte e due rosoni, reso unitario da un portico e da un unico coronamento a due lunghi spioventi.
Nel 1493 fu concessa, con il titolo di San Salvatore, dai monaci della suddetta abbazia alla Comunità di “Campli”.
Il campanile era stato iniziato da maestri locali sul finire del ‘400 ma furono poi maestri lombardi a portarlo a termine intorno al 1538.
E` interamente in pietra, con tre ordini che si innalzano da un basamento modanato e cinque minuscole finestre a strombo.
 

Aspetto interno

L’interno si presenta oggi a due navate, divise da cinque pilastri sui quali poggiano le vele a crociera. Il pavimento in lastre di pietra è datato 1528.
Le pareti di San Salvatore costituiscono una vera e propria antologia pittorica del territorio e senza alcun dubbio una delle più rappresentative del Quattrocento nursino. In questo edificio è possibile ammirare opere di Nicola da Siena, della famiglia degli Sparapane e di Domenico di Jacopo da Leonessa.
La navata sinistra è caratterizzata da un arco trionfale interamente affrescato che incornicia una monumentale iconostasi trasversale con attico superiore, cui si accede tramite una scala in pietra, furono costruiti per facilitare il culto di un crocifisso ligneo appeso alla parete, la stessa su cui è stato riportato in luce il vasto affresco che fungeva da sfondo: rappresenta la Madonna e S. Giovanni evangelista con una turba di Angeli che raccolgono il sangue del crocifisso nei calici e si squarciano le vesti dal dolore.
La fronte dell`iconostasi (1463) è formata da tre archi impostati su due colonne ottagonali con capitelli a foglia d’acanto. Superiormente corre una galleria di archetti trilobati, scompartiti da colonnine e delimitati da due cornici orizzontali. Sulle superfici più basse Giovanni Sparapane e il figlio Antonio dipinsero l`Annunciazione, la Pietà, le donne al sepolcro e la Resurrezione; negli archetti gli Apostoli e la Madonna con Bambino; sul lato corto invece i SS Gerolamo, Gregorio Papa e Agostino furono dipinti nel 1493 dopo che venne aggiunta la seconda navata.
Le pitture della zona inferiore dell`iconostasi sono tutte databili attorno al 1466, vi lavorarono Nicola da Siena (firma e data sotto un frammento di Madonna in trono, a sinistra), uno Sparapane (S. Bernardino da Siena) e Domenico da Leonessa (cui si devono gli affreschi della volticina di destra con Angeli recanti i simboli della Passione e un Cristo della Messa di S. Gregorio, trafugato qualche decennio fa dopo il distacco).
Lì accanto, su un lembo della parete perimetrale dell`edificio trecentesco, è stata riportata alla luce una colorita Madonna con Bambino dei primi del ‘400 (l’infante porta un corallo e una crocetta al collo).
Tra i tanti affreschi che ornano la navata sinistra si segnalano l’Incoronazione della Vergine di Antonio Sparapane, posta nella parte posteriore dell’iconostasi, e sulla parete di sinistra, posta sopra la scalinata, Ultima Cena, attribuibile allo stesso; sotto affreschi di Nicola da Siena.
Sulla volte della crociera, affreschi di Antonio Sparapane raffiguranti i quattro dottori della Chiesa: Girolamo, Ambrogio, Agostino e Gregorio.
Il presbiterio è separato dal piano del tempio da tre gradini; nella lunetta successiva Maria in Trono tra i Santi Pietro e Paolo, di pittore Umbro del ‘300 ispirato ai maestri della scuola Spoletina.
Nella vela del presbiterio, tondi con Cristo, Luca, Matteo e Giovanni.
A firma Sparapane Antonio, della seconda metà del XV secolo, è anche un polittico dipinto avente a soggetto Madonna con Bambino in trono e angeli, Santa Caterina d’Alessandria, San Giovanni Battista,Sant’Andrea apostolo, Santa Maria Maddalena, Cristo benedicente, Annunciazione, San Luca Evangelista e san Giovanni Evangelista, ora al Museo diocesano di Spoleto.
Si riconosce il tratto di Domenico da Leonessa nel dipinto murale Allegoria del Sacrificio eucaristico (1466).
Va ricordata anche una statua lignea di Santo benedicente attribuita ad anonimo umbro del XV secolo, mentre nella zona presbiteriale, dietro l’altare, nella navata di sinistra, si trova l’affresco più antico: una Crocifissione dipinta alla fine del Trecento (1380), che occupa tutta la parete di fondo della navata di sinistra. Il dipinto trae tutta la sua ricca iconografia dai testi evangelici di San Giovanni e di San Luca.
Al centro in primo piano sono rappresentati i soldati che giocano a sorte la tunica di Gesù perché senza cuciture (simbolo della Chiesa una e indivisibile), San Giovanni Evangelista sulla sinistra insieme alla Madonna svenuta dal dolore e sorretta da Maria di Cléofa e Salòme, la Maddalena che abbraccia la base della croce di Gesù, il centurione (probabilmente San Longino), convertitosi dopo aver visto sgorgare dalla ferita del costato di Gesù sangue e acqua, qui rappresentato con l’aureola ed a cavallo.
Sulla destra invece è rappresentata quell’umanità che ha condannato alla pena di morte Gesù, Càifa il sommo sacerdote ed altri sacerdoti del sinedrio ebraico in primo piano al margine della lunetta, oppure che lo ha schernito, qui interpretata dal gruppo di soldati a cavallo che “fanno torneo” attorno al corpo straziato del Figlio di Dio.
Gesù, morto serenamente, è attorniato da angeli, tre dei quali stanno raccogliendo il sangue che esce dalle sue ferite (simbolo eucaristico) in grandi calici.
La complessa iconografia di questa grande Crocefissione è superiore all’abilità tecnica del pittore che l’ha realizzata. Tuttavia l’artista si dimostra puntuale nella caratterizzazione espressiva dei volti dei personaggi e pienamente a suo agio nella costruzione tridimensionale dello spazio compositivo.
Da notare che sul pavimento della chiesa è inciso il progetto, mai realizzato, della cella campanaria e della cuspide che dovevano completare il campanile della chiesa.
Il progetto è riportato a scala reale come guida per l’opera degli scalpellini, ma, come detto, non fu mai realizzato, ed attualmente sopra il fusto del Campanile si erge una piccola vela.
 

Fonti documentative

Toscano B., Giacchè L., Ragni B., (1977), L’Umbria. Manuali per il territorio. La Valnerina. Il Nursino. Il Casciano, Roma, Edindustria

http://www.lavalnerina.it/dett_luogo.php?id_item=70

http://www.umbria.ws/content/chiesa-di-san-salvatore-di-campi-norcia

Guerrini G. Le Chiese di Santa Maria
Opuscolo illustrativo del servizio turistico associato
 

Nota

La galleria fotografica ed i testi sono stati elaborati da Silvio Sorcini
 

Da vedere nella zona

Abbazia di Sant’Eutizio
Eremo di San Fiorenzo
Torre di Collescille
 
Chiesa della Madonna Bianca – Ancarano
Chiesa di Sant’Andrea – Campi

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