Pieve di Santa Maria di Confine – Tuoro sul Trasimeno

La chiesa, di proprietà privata, è pericolante, e tutto il suo spazio perimetrale è chiuso per pericolo di crollo. Di fatto però costituisce il più significativo e più grande esempio di architettura romanica della regione del Trasimeno.

 

Cenni Storici

La Pieve è posta lungo la strada provinciale che da Tuoro porta a Terontola all’interno di un complesso rurale, si tratta di un edificio primo-romanico dell’XI secolo in buona parte ancora integro, ma profondamente rimaneggiato in età moderna.
Era posta ai confini fra il territorio di Cortona e quello di Perugia e Il primo documento menzionante la Pieve di S. Maria risale al 1037 e la nomina “Plebs S. Marie sito Confinio” ubicata “in comitato perusino” e risulta dotata di un proprio Fonte Battesimale.
E documentata per la seconda volta in un diploma di Federico Barbarossa del 13 novembre 1163, dal quale si apprende che la pieve apparteneva all’episcopato perugino e viene chiamata “Plebs ad fines“.
Nelle Rationes Decimarum degli inizi del XIV secolo diverse chiese risultano essere dipendenze della Pieve di Confine, per esempio la chiesa S. Salvatore e S. Angelo dell’Isola Maggiore del Trasimeno e la chiesa parrocchiale, dedicata a S. Agata di Tuoro.
Altre notizie di carattere ecclesiastico risalgono al 1491 e al 1570. Annesso alla chiesa era il convento dei canonici con i relativi servizi.
Dai vari documenti risulta che la pieve era di patronato della famiglia Oddi già nel medioevo.
Grazie alla sua posizione, ha rappresentato quindi per i viaggiatori un punto di riferimento e un sicuro luogo di sosta.
Nel corso dei secoli la chiesa, che in origine presentava tre navate spartite da otto archi a tutto sesto per lato, e concluse da tre absidi semicircolari, fu ridotta ad una sola navata e dimezzata, con la costruzione di una nuova facciata, mentre l’abside nord fu completamente demolita. Contemporaneamente furono costruite sui fianchi delle case coloniche, che hanno snaturato ed avvilito l’eleganza del primitivo nucleo architettonico.
 

Aspetto esterno

La copertura della chiesa era a capanna. La facciata con il portale fu ultimata nel 1165, come inciso nel listello inferiore dell’architrave della porta : ANNO MCLXV.
La chiesa in origine era a tre navate con il presbiterio soprelevato per consentire l’accesso alla cripta. Con successivi interventi è stata ridotta a un’unica navata, e la navata nord fu trasformata in porcile, mentre la navata meridionale fu modificata e vi fu annessa una scuderia. La facciata è in buono stato di conservazione.
Il portale a tre rincassi è in pietra serena corredato da sculture satiriche allusive alla resistenza dei Comuni italiani contro il Barbarossa. La lunetta ospita scarne tracce di un affresco che in passato dovevano rappresentare la Madonna. Motivi vegetali e animali ornano gli stipiti, i capitelli e l’architrave.
Sulle mensole sono scolpite figure simboliche tra cui un grifo a sinistra ed un centauro a destra. Sullo stipite nord si osserva una volpe tra i tralci vegetali.
Il portale somiglia moltissimo a quello della chiesa di S. Salvatore sull’isola Maggiore del Lago Trasimeno, e ciò fa ipotizzare che i due portali siano opera dello stesso maestro.
Al di sopra del portale si apre una finestra moderna. Il tutto è privo del tetto oramai crollato da diversi anni. L’abside meridionale conserva coppie di archetti sostenuti da lesene. Sopra un triplo fregio in mattoni disposti a dente di sega.
 

Interno

L’interno originalmente era diviso in otto campate da pilastri con archi a tutto sesto, era strutturato in due piani per la presenza della cripta, e la navata centrale era di dimensioni leggermente maggiori di quelle laterali.
Nel tardo settecento l’edificio in uso ecclesiastico fu ridotto per la meta della sua lunghezza originale e confinata nello spazio del coro.
La nuova chiesa, costruita con i materiali recuperati dalla demolizione di parte della vecchia, fu ridedicata a Sant’Eurosia e su una lastra di marmo murata sulla controfacciata sotto le insegne degli Oddi Baglioni, ricorda la consacrazione della stessa nel 1801.
L’interno, completamente intonacato, e coperto da una volta a botte. Nella parete sinistra si vede un affresco rappresentante Sant’Antonio abate di stile trecentesco con ritocchi barocchi.
 

Aspetto attuale

Di proprietà privata è in completo stato di abbandono, è difficile avvicinarsi in quanto l’area è a rischio di crollo ed è stata delimitata e protetta per motivi di sicurezza. La chiesa fa parte di un complesso agricolo dove in parte le abitazioni ex coloniche sono state recuperate.
 

Curiosità

Davanti alla chiesa, lungo la vecchia strada che la costeggiava e che portava in Toscana, c’è una edicola votiva a colonna dove nella parte in alto è presente una nicchia che doveva contenere un’immagine sacra, nella parte mediana compare scolpita nella pietra serena una croce templare logorata dal tempo ma ancora ben evidente.
 

Fonti documentative

http://tuskesanna.eu/
Sperandio B. (2001), Chiese romaniche in Umbria, Ponte S. Giovanni (PG), Quattroemme, 2001
 

Da vedere nella zona

Chiesa di San Donato – Passignano sul Trasimeno
Chiesa di san Vito – Passignano sul Trasimeno
Chiesa di san Salvatore – Isola Maggiore del lago Trasimeno
Torre pendente – Vernazzano
 

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