Rocca Malatestiana di Montelabbate (PU)

Cenni Storici

Percorro spesso la strada che prima di Montelabbate si biforca per salire al castello. Per giungere c’è una di quelle stradine di campagna adorabili che sale ripida per due o trecento metri ed ecco un cipresso, fra alberi e siepi, una specie di fortino di laterizio incombente sulla strada che lambisce ed incide alla base sgretolandola. Saliamo in mezzo ad un oliveto rigoglioso. Ci volgiamo e fra i bruni tronchi antichi e contorti si rileva un piccolo e leggiadro torrione quattrocentesco, sul quale si incardinano, quasi ad angolo retto, due cortine leggermente scarpate. Questo è ciò che resta del castello un tempo famoso. Le mura che emergono da una vegetazione di arbusti e di rovi sono in progressiva e rapida rovina.

Il castello di Montelabbate deve il proprio nome agli abati del vicino cenobio benedettino di San Tommaso in Foglia che lo eressero attorno all’XI secolo per difendersi dalle scorrerie degli urbinati e dei pesaresi in lotta tra loro. Il monastero, infatti, in seguito al rafforzamento territoriale dei due secoli precedenti, era divenuto centro di notevole riguardo dal punto di vista politico e oggetto di numerosi tentativi di occupazione da parte delle signorie confinanti. La residenza dell’abate presso questo fortilizio è attestata fino alla soppressione del cenobio (XV secolo), quando il castello e il territorio di Montelabbate passarono in mano alla signoria pesarese dei Malatesta che munirono la residenza abbaziale di una rocca e restaurarono le mura, mentre in basso il Borgo si estendeva e i suoi mercati diventavano sempre più fiorenti e rinomati. Fu certamente anche a causa di questi traffici commerciali che, all’inizio del Quattrocento, si decise di edificare un ponte nel tratto di fiume sottostante. Il castello di Montelabbate fu strategicamente importante nel mese di novembre del 1443 quando ebbero ad accamparvisi, nel corso della sanguinosa battaglia di Monteluro, prima le truppe di Francesco Sforza, poi quelle di Niccolò Piccinino e infine quelle di Sigismondo Malatesta. Per l’amenità del luogo, il castello fu uno dei soggiorno preferiti di Costanzo I Sforza. Secondo la tradizione a Costanzo si deve probabilmente la costruzione del torrione di levante (ciò che di più rilevante resta dell’antico fortilizio) che ricorda in alcuni particolari stilistici le architetture militari di Francesco di Giorgio Martini. Lo stesso principe restaurò anche, unendoli in una sola costruzione, la residenza degli abati e la rocca malatestiana. Nel 1540 il duca Guidubaldo II Della Rovere concesse il castello in feudo al pesarese Giangiacomo Leonardi i cui eredi tennero in possesso il castello fino al 1804.

Un acquerello del Minguzzi, presso la Biblioteca Vaticana ci mostra il Castello di Montelabbate all’inizio del secolo XVII visto da settentrione col magnifico palazzo turrito che era stato degli Abbati di San Tommaso in Foglia, dei Malatesta, degli Sforza, dei Della Rovere, infine dei Leonardi Della Rovere. Ora è quasi tutto scomparso, se si eccettua l’angolo verso nord-est delle mura del piccolo torrione. Il trasecolare del grano, l’accendersi dei fiori fra le erbe da foraggio sono l’allegria della valle e là, dietro la linea dell’ultimo colle, tra il verde e l’azzurro, è il mare.

Maria Rocchi Gaio
 

Mappa

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Per approfondimenti maggiori:
it.wikipedia.org
www.lospecchiodellacitta.it

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