Attorno all’eremo è stato allestita un’area picnic che soprattutto nei fine settimana estivi è affollata di folignati che cercano frescura nella meravigliosa lecceta Attorno all’eremo è stato allestita un’area picnic che soprattutto nei fine settimana estivi è affollata di folignati che cercano frescura nella meravigliosa lecceta
Cripta dopo il restauro del 2026
Cenni Storici
Solo poche centinaia di metri più a monte dell’Abbazia dl Sassovivo, tra un’area verde attrezzata e il punto dl avvio dl diversi sentieri che si snodano nella storica lecceta, si trovano un antico fontanile ed un piccolo edificio aperto a sud da due arcate asimmetriche.
L’edificio è conosciuto semplicemente come “Cripta del Beato Alano“, ma molti ignorano che questo anonimo edificio è in realtà ciò che resta di un complesso molto più ampio ed articolato che nella storia del monachesimo benedettino nell’Italia centrale ha avuto un ruolo di primaria importanza.
La storia di questo sito inizia intorno al 1070 quando il monaco (tedesco dal nome) Mainardo, proveniente da Sitria sul Monte Catria (monastero del XI secolo), venne a S. Maria in Valle, poi detta cappella del B. Alano, per farvi vita eremitica.
Ugolino dei Conti di Uppello, cedette a Mainardo e ai suoi seguaci l’uso di una struttura preesistente, un eremo o una cappella, intitolata a Santa Maria, a questo facevano capo altri due eremi di famiglia, cioè gli eremi di Salvino, nei pressi di Capodacqua e di Veccli nei pressi di Casale, posti tutti a breve distanza dalle residenze dei rispettivi patroni.
Dalla federazione di questi tre eremi di famiglia ebbe origine la Congregazione benedettina di Sassovivo con costituzioni simili alle fondazioni romualdine: un unico superiore cui faceva capo sia la comunità monastica, come quella eremitica.
Alla fortuna dell’Istituto monastico contribuirono, come detto, i Conti di Uppello, o di Foligno che donarono case, terreni, pascoli vigne boschi distribuiti in più parti della zona per il sostentamento della comunità religiosa e loro stessi vi esercitarono il diritto di patronato.
Arricchita da queste e altre successive donazioni, l’Abbazia di Sassovivo arrivò a possedere 92 monasteri, 41 chiese e 7 ospitali, un vasto patrimonio sparso per l’Italia centrale.
Il semplice eremo originale viene ben presto sostituito da una struttura più ampia: un piccolo monastero e, forse successivamente, un nuovo edificio di culto.
E’ possibile che la Chiesa di Santa Maria in Valle avesse qualche affinità con quest’ultimo: un edificio per l’alloggio de monaci con spazi comuni al primo livello, dormitorio al livello superiore e una chiesa a navata unica con cripta e presbiterio sopraelevate.
L’ipotesi è resa plausibile dal fatto che l’abside dell’attuale cripta appare ingiustificabile in relazione alle proporzioni dell’attuale edificio, se non come struttura portante per l’abside terminale di un presbiterio appartenente ad una grande chiesa e con uno sviluppo longitudinale maggiore.
Le tracce sulle murature della loggia, ove è perfettamente leggibile un impalcato perduto, evidenziano chiaramente che ciò che vediamo è solo la parte superiore di un edificio a più livelli parzialmente interrato.
Considerando l’entità dell’accumulo dei detriti trasportato dal fosso del Monte Vecchio, è del tutto plausibile che l’eremo originario concesso a Mainardo si collocasse molto più in basso dell’attuale quota del terreno, forse ad una quota simile a quella della cripta.
La struttura di Santa Maria della Valle diventa però ben presto troppo “angusta” per la crescente comunità monastica, pertanto i conti di Uppello cedono a Mainardo la Rocca di Sassovivo che verrà trasformata in Abbazia, nella quale l’intera comunità si trasferisce entro il 1080.
La fondazione dell’Abbazia di Santa Croce non implica affatto il declino del cenobio Santa Maria in Valle, che verrà utilizzato come struttura sussidiaria e dipendenza da parte dei monaci di Sassovivo.
Tra i monaci che decisero di risiedere stabilmente nel monastero di Santa Maria in Valle, c’è un religioso di origine tedesca in cui nome era Alano che vi soggiornò all’inizio del XIV secolo; costui vi avrebbe trascorso alcuni anni da eremita, vi morì e vi fu sepolto nel 1313.
Membro della delegazione di Sassovivo, partecipò al concilio di Vienne in Borgogna del 1311 indetto per valutare l’eresia del Bigardi e, distintosi nel corso delle dispute, si guadagnò il favore di Papa Clemente V, che lo ricompensò offrendogli la nomina ad abate.
Con la nomina viene fornita una descrizione degli spazi della struttura perduta: si parla di due chiese (inferiore e superiore) collegate tra loro da una scalinata di 15 gradini utilizzata per un percorso devozionale.
Ciò fa supporre che esistesse un collegamento diretto tra la cripta (o chiesa inferiore) e la chiesa superiore: se così fosse, si potrebbe dedurre che l’attuale accesso sia stato realizzato in un secondo momento, presumibilmente utilizzando le strutture residue del vecchio monastero una abbandonata la chiesa superiore, e che il dislivello tra la cripta e la navata della chiesa fosse di circa 2,7 m.
Il Beato Alano mori nel 1313 e venne sepolto in Santa Maria in Valle.
Le reliquie del Beato Alano richiamarono da allora un gran numero di fedeli, tanto che il suo nome fini per sostituirsi all’originaria denominazione dell’edificio; si trattava dunque di un edificio di notevole dimensione, tanto da poter ospitare messe con consistente afflusso di fedeli.
Ciò è confermato dal fatto che alla fine del XIV secolo l’altare della chiesa viene rinnovato per ospitare le reliquie di diversi martiri.
L’ultimo Intervento riportato dallo Jacobilli è quello che fece realizzare alla metà del secolo XVII l’abate Lorenzo Podiani, a cui è dedicata la stessa Cronica del Monastero di Sassovivo, il testo fornisce interessanti informazioni: innanzitutto viene segnalato come strutturale e fisiologico il problema del progressivo seppellimento dell’edificio.
Viene inoltre fornito un dato utile alla definizione della configurazione dell’edificio scomparso: si parla di un “pilastro” della Chiesa di sopra.
Tendendo a scartare l’ipotesi di una chiesa a più navate, tale “pilastro” potrebbe essere un elemento addossato alle murature perimetrali o emergente da esse, ragionevole per un edificio con copertura a falde scandito da archi trasversali, una configurazione simile a quella che assunse per un periodo la stessa Chiesa dell’Abbazia di Santa Croce.
Si tratta ovviamente di semplici ipotesi ricostruttive, che non trovano al momento conferma nello studio delle strutture rinvenute al di sotto dell’attuale strato dl detriti in quanto lo scavo dovrebbe essere ampliato alle aree circostanti l’attuale edificio.
Oggi resta solo la cripta, ma una descrizione della chiesa è riportata da un scritto del Bragazzi redatto nel 1864, pp. 68s, il quale la ricordava in questi termini:
” … A sinistra appié del monte che ti sta di rimpetto trovi ancora la umile chiesuola di Santa Maria del Vecchio, detta poi della Valle .. .
Vedi ancora in essa le basse colonne e le arcate gotiche, e l’antico altare … Ivi trovi le vestigie dei quindici gradini che ti rammentano la concessione della plenaria indulgenza fatta da papa Clemente IV, ad istanza del beato monaco Alano … Si conservano pure le impronte di una cappella al di sopra, di cui si parla nel breve di papa Martino, sebbene essa sembri assai più recente di quella del 1302 e posta forse in luogo alquanto più elevato che non era l’altro, ed al cui lato si vedono alcuni vani come cellette per abitazione de’ monaci. Sopra detto piccolo fabbricato ti addita il pastore altro luogo non da molti anni scomparso, e che si chiamava le Casacce, avanzo sicuramente degli antichi romitori che dicono gli annali essere presso quella cappella“.
II crollo della chiesa superiore, poi adibita a locale di ricovero per persone ed animali, potrebbe essere quindi avvenuto in tempi relativamente recenti, e forse solo a partire da allora la loggia a sud ha assunto la funzione di vestibolo di accesso per l’unica porzione superstite del complesso.
L’attuale sistemazione, con le due arcate asimmetriche, con copertura o falda molto inclinata ed una quota interna ben diversa dall’originale, potrebbe essere della fine del XVII secolo o successiva.
Nella loggia le porzioni di muratura originarie sono ancora identificabili per materiale, apparecchiatura muraria e per alcuni elementi architettonici.
Si tratta della parte inferiore della muratura occidentale e della muratura a nord dove si trova una porta, anch’essa parzialmente interrata e murata, e di una monofora murata che non sembra avere alcuna attinenza con la struttura della chiesa.
Alle spalle della loggia, non tutte le strutture murarie della chiesa sono andate perdute: dai detriti accumulati sulla cripta sono affiorate porzioni di muratura che lo scavo ha riportato alla luce, ma che non consentono di chiarire la configurazione della struttura dell’antico edificio.
Dopo il crollo della chiesa superiore, altri interventi sono stati portati avanti a più riprese nei decenni successivi con l’unico scopo di controllare e limitare l’apporto di detriti.
Le arcate del portico e le aperture sul fronte nord sono state in parte occluse da muri in laterizio, e in tempi ancora più recenti un muretto in conglomerato cementizio è stato realizzato sul lato est, secondo un tracciato del tutto incoerente con la geometria delle strutture absidali.
Il Restauro
LA SITUAZIONE PRIMA DELL’INTERVENTO
La Cripta del Beato Mano, unitamente a parte dell’Abbazia di Sassovivo e ai terreni circostanti, fu acquistata dalla Famiglia Clarici alla fine dell’Ottocento a seguito della vendita dei beni ecclesiastici requisiti dal Decreto Pepoli dopo l’Unita d’Italia.
Le strutture murarle della cripta, seppur danneggiate da vegetazione infestante e spesso coperte da croste saline e concrezioni calcaree, erano in discrete condizioni.
Le strutture della loggia presentavano alcune lesioni sugli archi in laterizio del fronte sud e danneggiamenti della copertura a falda in legno.
L’antico presbiterio era seppellito da oltre un metro e mezzo di detriti.
All’interno della cripta, anch’essa parzialmente invasa dai detriti, si trovavano elementi architettonici (due fusti di colonna e parte di una mensa) di difficile contestualizzazione, forse provenienti dalla chiesa superiore.
L’INTERVENTO DI RESTAURO
Il proprietario Dott. Pier Domenico Clarici ha presentato istanza alla Regione Umbria per l’ottenimento dei finanziamenti a valere sui fondi del PNRR, Misura 1C3, investimento 2.2 – per il restauro e la valorizzazione del patrimonio architettonico e paesaggistico rurale.
Dopo aver sottoscritto il contratto professionale con i tecnici incaricati si è provveduto alla redazione del progetto esecutivo e all’acquisizione di tutti i pareri, nulla osta, ed autorizzazioni presso gli Enti competenti.
L’Impresa esecutrice del restauro è stata la COOBEC dl Spoleto.
I lavori sono Iniziati nel Giugno 2023 e sono stati conclusi nel Marzo 2026.
I principali interventi eseguiti hanno riguardato:
LA LOGGIA
Tutte le murature fuori terra sono state restaurate con interventi di risarcitura delle lesioni, rinzaffo e stuccatura con malta dl calce.
Nel portico meridionale sono stati necessari interventi localizzati di scuci-cuci o cuciture armate per le lesioni dello spigolo est del prospetto meridionale dove appariva innescato un meccanismo di slittamento/ribaltamento del piedritto d’angolo.
La copertura della loggia, con profili in legno ampiamente sottodimensionati, è stata sostituita con analoga struttura in doppia orditura in legno, impalcato in morali e pianelle e caldana collaborante in CLS alleggerito con la realizzazione di un nuovo sporto di gronda e con l’inserimento di un cordolo metallico sulla sommità delle murature.
Per rendere visitabile la cripta sono stati integrati e regolarizzati i gradini e pavimentato il portico con l’inserimento di un parapetto in ferro.
LA CRIPTA
La cripta rappresenta uno degli esemplari umbri più antichi di cripte romaniche.
Si è provveduto all’asportazione del materiale di risulta in base alle indicazioni dei funzionari della Soprintendenza dell’Umbria, a seguito della quale sono emerse alcune pavimentazioni in mattoni.
Per le parti non interessate da pavimentazioni è stato deciso di rimuovere ulteriori 20 cm di terreno, ma dall’ulteriore scavo effettuato non sono emersi resti di pavimentazioni; pertanto, la parte mancante è stata reintegrata con materiale “neutro” in cocciopesto.
A seguito dello scavo è stato rinvenuto il luogo in cui era infisso un rocco di colonna che è stato ricollocato, e si è provveduto a rimontare un altare con la base costituita dal rocco della colonna presente nella cripta e dalla porzione della lastra di marmo rinvenuta nella cripta.
IL LOCALE SUL RETRO DEL PORTICO
Dalla rimozione del materiale detritico presente nel locale posto sul retro del portico non sono emerse, come auspicato, presenze delle murature della sottostante cripta.
La rimozione di tali detriti è stata interrotta in corrispondenza della quota della soglia dell’apertura presente, seppur in parte tamponata, che si affaccia sul locale porticato per il rinvenimento delle tracce di una presunta pavimentazione.
Siamo in presenza di un locale probabilmente utilizzato dopo l’abbandono della chiesa per il ricovero di persone ed animali, che presenta anche tracce di intonaco alle pareti.
Le principali lavorazioni eseguite hanno riguardato la rimozione dei detriti e la profilatura del terreno a ridosso delle murature storiche, la demolizione della superfetazione, il trattamento protettivo della sommità delle murature con bauletto di malta, la riproposizione dl nuova pavimentazione alle quote emerse durante lo scavo con la creazione di sottofondo sul terreno sovrastante le volte, l’impermeabilizzazione in pendenza e pavimentazione in pianelle, la creazione a monte di un fosso di guardia e di una rete di drenaggio per lo smaltimento delle acque superficiali, la profilatura del terreno e creazione di una rete di drenaggio e smaltimento per la regimentazione delle acque provenienti dal terreno soprastante e dal locale pavimentato, la demolizione delle porzioni di muratura inserite in tempi recenti nel vano della porta che si affaccia sul portico, l’inserimento di una inferriata di protezione realizzata con piatto in acciaio e tondo liscio.
Le limitate risorse finanziarie e la proprietà demaniale non hanno consentito in questa fase l’esecuzione delle opere di sistemazione del terreno nell’area adiacente alla Cappella del Beato Alano, finalizzate ad evitare nuovi depositi di terreno alluvionale ad opera delle abbondanti acque piovane che trascinano detriti a valle.
Tali opere sono state rinviate ad una fase successiva con il coinvolgimento dei soggetti istituzionali competenti nella regimazione idraulica del fosso pubblico.
L’esiguità del finanziamento non ha consentito di eseguire il restauro delle strutture verticali e delle volte della cripta con l’eliminazione di elementi infestanti; infine, in assenza di un riscontro positivo alla realizzazione dell’estensione della rete elettrica dall’Abbazia di Sassovivo e non potendo procedere alla installazione di un impianto fotovoltaico sull’immobile, non è stato al momento realizzato un impianto elettrico.
PROGETTISTI
Arch. Mero Moretti – Progettazione e direzione lavori architettonica, In collaborazione con Estestudio
Ing. Guido Taticchi – Progettazione strutturale
Ing. Marco De Simone (Estestudio) – Coordinamento sicurezza In fase dl progettazione e realizzazione Dott.ssa Matelda Albanesi – Supervisione archeologico
Fonti documentative
Ludovico Jacobilli – Cronica della chiesa e monastero di Santa Croce di Sassovivo nel territorio di Foligno – 1653
Ludovico Jacobilli – Vite dei Santi e Beati dell’Umbria II – 1656, pp. 44s.
Don Mario Sensi – Una contrastata impresa di Giacomo Trinci Abate di Sassovivo (1412-1440) – Nota 1 – In Bolletino storico della Città di Foligno XXXV-XXXVI (2012-2013) 2014
Diocesi di Foligno – Abbazia di S. Croce di Sassovivo – 2001 a cura di Don Mario Sensi
Silvestro Nessi – Sassovivo Opus Egregium, Origine e sviluppo della Congregazione Benedettina di Sassovivo – Piccoli Fratelli di Jesus Caritas A.D. 2000
Cartellonistica in loco con testo di Marco de Simone e Alfiero Moretti
Nota
Nelle immediate vicinanze, c’è una vecchia fontana con uno stemma araldico e da li si snoda il famoso percorso chiamato
” La Passeggita dell’Abate”