Abbazia di S. Gervasio di Bulgaria – Mondolfo (PU)

Cenni Storici

Note sulla storia della chiesa e del monastero
Un legame particolare ha unito la chiesa di S. Gervasio di Bulgaria al contesto territoriale: essa è l’unica chiesa il cui titolo ha un chiaro riferimento alla Bulgaria, denominazione risalente all’alto medioevo e all’insediamento di popolazioni barbariche in questo tratto del basso Cesano caratterizzato dalla presenza di siti umani sin da epoca preistorica. S. Gervasio è un “segno” straordinario nella storia del territorio e delle popolazioni che vi hanno abitato, un segno che si dovrebbe rendere il più possibile leggibile. I lavori edilizi, nonché gli scavi all’interno dell’edificio, da poco conclusi avrebbero dovuto rappresentare un’occasione imperdibile per effettuare una serie di verifiche sulle questioni poste da tempo: la fondazione dell’edificio, le precedenti e le successive fasi costruttive, la natura e la destinazione delle singole strutture. Purtroppo questa possibilità non è stata sfruttata; sono così rimasti irrisolti quei problemi di interpretazione storica, per cui disponiamo solo di indizi per tentare di ricostruire le fasi più antiche della storia del sito. La dedicazione paleocristiana al martire milanese Gervasio, fratello di Protasio, il cui culto era stato diffuso da s. Ambrogio a partire dal 386, farebbe risalire il luogo di culto alle prime fasi della cristianizzazione della valle del Cesano. Anche il sarcofago di stile ravennate degli inizi del VI secolo è un indizio circa l’esistenza di un’area cimiteriale nello stesso sito. Altri indizi farebbero pensare che nel corso del VI secolo sia accaduto qualcosa di importante nella trasformazione o riutilizzo di strutture di età romana nella prospettiva di fondazione di un edificio chiesastico. Altra questione da chiarire riguarda il monastero di S. Gervasio, il periodo di fondazione e la sua natura istituzionale. Nel secolo XII risulta presente nella chiesa una piccola comunità monastica retta da un priore. Il più antico documento risale al 1109, quando ne era priore Atto, che stipula un contratto di rinnovazione enfiteutica insieme con due presbiteri monaci. Dunque la chiesa era un priorato, dipendente nel 1154 dall’abbazia di S. Gaudenzio di Senigallia. Altri contratti del 1161, 1185 e 1194 riportano i nomi di altri tre priori, tre monaci e due conversi. E’ molto probabile che all’inizio di questo secolo il monastero esistesse già da qualche tempo e che la sua unione con S. Gaudenzio sia stata decretata per ovviare a un processo di decadenza dell’istituzione. Sebbene il numero dei monaci e conversi appaia consono con un priorato, le dimensioni raggiunte allora dalla chiesa farebbero supporre l’esistenza di un cenobio in cui dimorava una comunità più numerosa. Non si può escludere, pertanto, che in precedenza il monastero sia stato un’abbazia indipendente, dotata di un proprio patrimonio fondiario, la cui fondazione potrebbe ricollegarsi a una serie di frammenti scultorei rinvenuti nell’edificio e databili fra l’VIII e il IX secolo. Nel 1221 il priore Matteo concluse una permuta di terre con l’eremo di Fonte Avellana, compiuta col consenso dell’abate di S. Gaudenzio. La presenza di un priore è documentata almeno fino al 1264, mentre dagli anni 70 dello stesso secolo S. Gaudenzio prese a gestire direttamente le terre di S. Gervasio. Verso la fine del Duecento questa abbazia si unì con quella di S. Maria di Sitria; quindi anche S. Gervasio entrò a far parte di una più ampia rete monastica. Nel 1345-46 pare esservi stato un solo monaco di Sitria con funzioni di rettore. Un privilegio di papa Onorio III del 1223, volto a definire la giurisdizione del vescovo Benno di Senigallia, complica la questione istituzionale in quanto vi include la “pieve” di S. Gervasio. Un altro documento del 1231 farebbe supporre l’intervento di chierici secolari soggetti all’ordinario diocesano, anche se la funzione plebana a S. Gervasio sembra sia stata piuttosto effimera: la pieve del territorio si trovava già sulla collina di Mondolfo negli anni 1290-92 (ples de Castro Marchi), mentre un titulus di Bonifacio VIII del 1298 accenna ad un beneficio sine cura di cui era titolare Filippo di Baligano di Jesi. Essa potrebbe comunque essere messa in relazione con l’acquasantiera in marmo bianco di S. Gervasio, qualora essa sia da interpretare come fonte battesimale ad aspersione. All’inizio del Quattrocento il vescovo senigalliese, secondo un’antica consuetudine, veniva a governare la chiesa nella seconda domenica di maggio (in tutte le domeniche di maggio si svolgevano a S. Gervasio delle fiere di bestiame). E’ probabile, dunque, che a fronte di una sempre più accentuata decadenza dell’istituzione monastica nel tardo medioevo la chiesa sia stata affidata per l’officiatura al clero secolare. Nel 1395 una controversia, riguardante la gestione delle terre di S. Gervasio, oppose due chierici fanesi, Pandolfo di Simone Beccie (dei Martinozzi) e Andrea di ser Pellegrino Leonardi. Queste vicende non pregiudicarono comunque i diritti dell’abbazia di Sitria su S. Gervasio. Ma dal 1453, con l’avvento degli abati commendatari, la chiesa rimase praticamente abbandonata e priva di custodia, entrando così nella fase più critica della sua esistenza. A tale situazione si cercò di ovviare permettendo a un laico eremita del luogo di dimorarvi nel 1536, mentre alla fine del secolo vi troviamo installati i monaci di S. Paolo Primo Eremita, un ordine nato e diffusosi soprattutto nei paesi dell’Est (ancor oggi presente nel santuario polacco di Czestochowa). Tali esperienze favorirono la formazione della leggenda del santo contadino locale, ma non poterono impedire poi l’abbandono e l’alterazione dell’impianto basilicale di S. Gervasio. Nel 1690 il consiglio comunale di Mondolfo denunciava al cardinal Barberini l’occupazione della chiesa con magazzini, cantine e stalle, mentre nel 1733 il podestà Torri vi trovava ancora un edificio “costrutto alla Gottica”.

 

Mappa

Link coordinate: 43.734311 13.104222

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