Abbazia di San Faustino – Massa Martana

L’Abbazia Sorge a circa 600 metri dal vecchio tracciato della via Consolare Flaminia alla quale è collegata attraverso un diverticolo.

 

Cenni Storici

L’abbazia di San Faustino venne edificata nell’XI XII sec sui ruderi di una villa romana,di epoca imperiale della quale recenti scavi hanno rivelato le fondazioni ed ambienti destinati alla lavorazione dei prodotti agricoli ad essa connessi.
La villa era residenza estiva dell’amministratore della colonia romana di Todi, Giulio Marciano e di sua moglie Onesta.
La coppia era così stimata che gli hanno concesso una lapide ora murata accanto alla trifora della facciata.
Poco lontano, nel 1864 venne ritrovata una statua di Venere anadiomene in bronzo.
La chiesa è dedicata a San Faustino che la leggenda indica come discepolo e confessore del vescovo della Civitas Martana San Felice.
La villa andò poi in rovina e intorno all’VIII secolo i monaci benedettini edificarono sulla la chiesa e l’attiguo monastero.
Agli stessi benedettini si deve la bonifica della zona e la costruzione dell’Abbazia utilizzando gran parte del materiale recuperato.
La ritroviamo appartenenere all’Abbazia Farfense per donazione del Conte Albertino di Gualtiero avvenuta nel 1104 e a questa confermate da Enrico V nel 1118.
Dopo i benedettini fu ridotta a Pieve retta da un capitolo di regolari, come si evince dai registri delle decime degli anni 1275 – 1280 ( Sella ).
L’Abbazia fu patronato dei Conti di Montecastro nei secoli XIV – XVI insieme alla famiglia Pontano ( sembra che costoro, nel 1319, avessero il diritto di nomina degli Abati).
 

La Facciata

La facciata, di stile lombardo, deturpato da un porticato moderno (1950), presenta, in alto, una elegante trifora con colonnine marmoree affiancata, a destra dall’epigrafe con l’iscrizione di Lucius Julius Marcianus e di sua moglie Publicia ( C.I.I. , XI, 4659-4660) e, a sinistra da un frammento di fregio dorico con metope a rosette e bucrani; un altro frammento dello stesso fregio che si trovava murato sotto una finestra del cortile è stato, recentemente, portato all’interno della chiesa.
Lungo la parete esterna di destra sono visibili i mutamenti subiti dalla struttura nel corso dei secoli ( ne offre un esempio la presenza di pilastri semicircolari, da riferirsi all’esistenza di un chiostro).
La parte meglio conservata è l’abside ; in basso, una finestra rettangolare doveva illuminare la cripta.
 

L’interno

L’interno, ad unica navata, è molto rimaneggiato nel corso dei secoli.
In origine aveva il presbiterio sopraelevato con sottostante cripta che è stata demolita per riportare tutto allo stesso piano oppure si pensa possa essere crollata nel 1700.
Le reliquie del santo dedicatario, morto nel 315, secondo lo Iacobilli, furono ritrovate nei restauri operati negli anni ’50 del secolo scorso e riposte in sei scatole di piombo collocate sotto l’altare, altri rozzi sarcofagi sono stati scoperti interrati presso il sagrato.
Lungo la parete della navata si nota il profilo in intonaco di quelle che erano le scale che davano accesso al presbiterio e dove c’era la porta che, passando per il coro, portava al convento adiacente alla chiesa.
All’interno sono pure conservati alcuni frammenti scultorei di varie epoche ed alcune iscrizioni tra le quali, interessante, quella che ricorda il passaggio del pontefice Pio II nel dicembre del 1462.
All’interno è conservato un affresco del pittore aretino Sebastiano Florii raffigurante la Madonna del Rosario (1580) su cui appare la scritta, per altro non convincente a causa forse di un disattento restauro: OPUS /SEBASTIANI/FLORII/ARETINI/M.DL.XXX. RESTAURABIT ANNO MDLII.
 

L’esterno

La chiesa ha subito numerosi restauri soprattutto dal 1948 in poi, il tetto a capriate fu rifatto dopo la Seconda Guerra Mondiale, poi di nuovo dalla Soprintendenzanegli anni 70.
Il portico è stato rifatto nel 1956 senza tener conto della struttura preesistente, deturpa la bella facciata che poggia su grossi blocchi di travertino.
L’abside risale al 1200, presenta all’esterno sulla destra, una lapide con iscrizione risalente all’età romana, purtroppo non completamente decifrabile.
Di particolare interesse la semplice e rustica struttura dei locali dell’ex monastero benedettino ed un architrave altomedioevale con rozze incisioni di incerto significato.
L’elegante campanile è di recente costruzione (1925) ma si armonizza felicemente con lo stile romanico della chiesa.
 

Fonti documentative

www.comune.massamartana.pg.it
“Abbazie Benedettine in Umbria” di Francesco Guarino e Alberto Melelli edizione Quattroemme
“Nel silenzio delle Abbazie” Provincia di Perugia – Assessorato al Turismo 2004
 

Nota di ringraziamento

Si ringrazia la Diocesi di Orvieto – Todi per la disponibilità e per aver concesso le autorizzazioni alla pubblicazione.
 

Mappa

Link coordinate: 42.732103 12.529016

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