Cenni storici
La situazione storico-politica in Italia alla fine del secolo V era questa: dopo tanti barbari saccheggiatori e distruttori, il re ostrogoto Teodorico costruisce.
Nel 493, con l’appoggio dell’imperatore bizantino, ha tolto l’Italia a Odoacre re degli Eruli.
La governerà per 33 anni, ricordati come una pausa di quiete dopo tante sciagure e prima di altre anche peggiori.
Nel suo tempo inizia l’esperienza monastica di San Benedetto da Norcia (480-541), svolta prima a Subiaco (dall’anno 500 circa) e poi a Montecassino (dal 529).
La principale fonte sulla vita di Benedetto da Norcia è “I Dialoghi“, un’importante opera di carattere agiografico scritta nel 593-594 da papa Gregorio I (Gregorio Magno, 540-604); il secondo dei quattro libri che la compongono è tutto dedicato a Benedetto da Norcia, alla sua vicenda storica e alla sua opera di regolatore del Monachesimo occidentale.
Scrive Dom Mauro Meacci, attuale abate di Subiaco, che verso l’anno 500, dopo tre anni di vita eremitica e di nascondimento nello speco del monte Taleo, Benedetto fu scoperto da alcuni pastori e, pressato anche dalle continue visite di persone (altri religiosi, paesani, contadini della zona) che attirate dalla sua parola e dal suo esempio chiedevano la sua guida spirituale e materiale, impossibilitato dunque a proseguire nella sua vita nascosta, iniziò a raccogliere intorno a sé numerosi discepoli per iniziarne con loro una in comune, una vita cenobitica, sempre nei dintorni di Subiaco.
All’inizio di questo periodo Benedetto fu raggiunto dalla sorella gemella Scolastica, consacrata a Dio fin dall’infanzia e già monaca presso Norcia.
I discepoli, sempre più numerosi, provenivano da tutte le categorie sociali del tempo: rustici, nobili del patriziato romano e perfino “barbari“.
Crescendo il numero dei monaci, Benedetto li distribuì, secondo la simbologia del collegio apostolico, in 12 monasteri, ognuno dei quali abitato da 12 religiosi con a capo un abate; in essi la vita religiosa era un continuo alternarsi di preghiera e lavoro.
Di questi primi monasteri, sorti tutti nella valle dell’Aniene (perciò chiamata anche Valle Santa), conosciamo il nome e di quasi tutti l’esatta ubicazione.
Non possiamo però dire molto sulla loro storia, anche perché ben presto andarono in rovina; infatti furono distrutti dai Longobardi, come la stessa città di Subiaco, nell’anno 601 e i monaci si rifugiarono a Roma, fondando sul Celio l’abbazia di Sant’Erasmo.
D’altronde l’oscurità più fitta avvolge le vicende di tutte fondazioni sublacensi nei secoli VII e VIII.
A Subiaco Benedetto restò per circa 25 anni come abate (= padre), avviando con i tanti discepoli quella vita religiosa comunitaria, fondata sulla preghiera, il lavoro e l’attività pedagogica e formativa dei giovani, che avrebbe sempre più perfezionato e formalizzato nella Regola monastica scritta (o finita di scrivere) a Montecassino verso l’anno 530.
Dei primi 12 monasteri da lui fondati, restano attivi quello di San Silvestro (che diventerà Santa Scolastica); San Biagio al m. Taleo (sopra al Sacro Speco) e S. Maria di Morrabotte (o del b. Lorenzo Loricato, oggi abitato da un eremita).
Il monastero di San Benedetto al Sacro Speco, costruito sulla grotta del suo eremitaggio, sarà aperto molto più tardi, fra l’XI e il XII secolo.
Monastero di Santa Scolastica
Il monastero di San Silvestro era posto appena al di sopra di quello di San Clemente posto sui ruderi della villa di Nerone, in un luogo ricco di acqua ma meno umido e più esposto al sole.
Dopo la partenza di San Benedetto per Cassino (circa 529) la vita monastica sublacense si concentrò sempre di più nel monastero di San Silvestro, il più antico e l’unico che sopravvivrà ai terremoti e alle distruzioni longobarde e saracene, e che anzi fino alla fine del XII secolo resterà il solo monastero presente a Subiaco.
Questo monastero, nel IX secolo detto dei Santi Silvestro Benedetto e Scolastica, ebbe il suo massimo splendore tra X e XI secolo, con la costruzione della nuova chiesa.
Oltre che centro di potere religioso (abate = vescovo), fu a lungo il nucleo politico, culturale e giurisdizionale dell’intera valle Aniene.
Da San Silvestro di Subiaco dipendeva infatti tutto il sistema dei “castra“, in seguito trasformatisi in rocche difensive; per questo molti paesi della zona (Vallepietra, Jenne, Anticoli Corrado, Olevano, Roviano ecc.) in passato hanno avuto vicende storico-politiche comuni.
Solo dalla fine del Trecento si chiamò Monastero di Santa Scolastica, e si sviluppò fino ad assumere l’attuale configurazione.
Santa Scolastica dunque è il più antico monastero benedettino del mondo, l’unico sopravvissuto fra quelli fondati nella Valle Santa da San Benedetto stesso.
Oggi è un grandioso complesso di edifici arroccato a mezza costa del monte Taleo, al di sopra della stretta gola dell’Aniene.
Le sue strutture appaiono poco a poco salendo lungo l’attuale strada dei monasteri, che parte dai ruderi della villa di Nerone, con i resti tuttora evidenti del cenobio di S. Clemente.
Tra quest’ultimo e quello sovrastante di S. Scolastica, in posizione più sicura lungo la ripida costa montuosa, esisteva una forma di continuità perché le strutture più basse di S. Scolastica, edificate su ruderi romani riutilizzati, dovevano costituire le ultime diramazioni della sottostante villa di Nerone, che da questa parte del fiume si estendeva dal ponte marmoreo fino al torrente S. Croce.
Attualmente i resti romani in basso e l’abbazia in alto sono collegati da una via (via dei monasteri) di cui restano notevoli tratti a grosse pietre irregolari, che prosegue fino al monastero di S. Benedetto al Sacro Speco, ma che nel Medioevo era molto più ripida.
L’evoluzione edilizia del monastero ha seguito il profilo del monte Taleo: il primo nucleo era posto nello slargo oggi occupato dal cortile dell’Assunta; nell’VIII-IX secolo l’edificio si sviluppò a sud verso il bordo della valle: è questo il nucleo romanico, che trovò il suo coronamento con la costruzione della torre campanaria eretta dell’abate Umberto nel 1052 e con il chiostro cosmatesco del sec. XII.
In seguito il monastero si ampliò verso occidente con la costruzione del chiostro gotico (sec. XIV-XV) e infine con il chiostro rinascimentale iniziato nel sec. XVI dall’abate Cirillo di Montefiascone (1577-1581).
Qui nel 1464 due tedeschi impiantarono la prima tipografia italiana, cioè il torchio a stampa con cui furono prodotti i primi libri della storia d’Italia, alcuni dei quali ancora oggi custoditi in abbazia.
Gli ambienti antistanti S. Scolastica, ristrutturati, ospitano una grande foresteria.
Aspetto
Questa secolare evoluzione e il compaginarsi in questo edificio dei più svariati modelli architettonici fecero esclamare a papa Paolo VI:
“Questo monastero è un museo di architettura“.
Ha una struttura composita, edificata e ricostruita nel tempo in stili differenti.
La facciata è moderna, ricostruita dopo i danni dell’ultima guerra.
Tutto il vasto complesso del monastero, che nella sua irregolarità e giusta posizione di edifici denuncia i progressivi ampliamenti e le varie modifiche, si presenta accentrato in quattro settori principali: il chiostro cinquecentesco subito dopo l’ingresso; il chiostro gotico; la torre campanaria che precede la chiesa; il chiostro cosmatesco, verso sud, con gli edifici monastici che lo circondano.
Varcato il cancello del recinto esterno, attraverso un giardino si giunge alla facciata del monastero, interamente ricostruita dopo il bombardamento del 23 maggio 1944, e quindi al primo chiostro, anch’esso danneggiato dallo stesso bombardamento e ora restaurato.
Datato 1581, come ricordava un’iscrizione ora perduta, è a pianta quadrata con due lati delimitati da portici e gli altri due (nord e est) chiusi.
Particolarmente importante è il lato est, di fronte all’attuale ingresso, perché costituiva fino al 1580 la facciata del monastero, dietro la quale si trovavano gli ambienti di servizio (portineria, forno, magazzino ecc.): è probabile che proprio in uno di questi locali fosse posta nel 1465 la tipografia che stampò i primi libri in Italia.
Più interessante è il chiostro gotico, cui si accede da quello cinquecentesco.
La pianta irregolare rivela la necessità di adattare la nuova costruzione a edifici preesistenti.
La data 1274, riferita da alcuni documenti a questo chiostro, trova conferma nelle caratteristiche degli archi acuti a doppio sguincio, impostati su solidi e severi pilastri, databili alla metà circa del sec. XIII.
Trasformazioni e successivi ampliamenti attestano un’attività edilizia e ornamentale proseguita almeno fino alla seconda metà del ‘400, epoca a cui risale il grande arco gotico “flamboyant” che si apre sul lato ovest, di fronte alla facciata della chiesa e al campanile.
E’ composto da un doppio archivolto, decorato da un fiorone alla cuspide e da una serie di mensole su cui poggiano rozze statuette in stucco di angeli e santi; in alto, nello spazio di risulta tra i due archivolti, è la statuetta della Madonna in trono.
Lo stile rivela quel gusto tedesco che è una delle testimonianze del prevalere, nella comunità sublacense, di monaci di origine germanica, trasferiti qui a partire dal sesto decennio del XIV secolo.
Di fronte all’arco s’innalza il campanile, unico edificio rimasto del periodo anteriore al 1200: è a pianta quadrata, con quattro pilastri angolari e quattro arconi e s’innalza su cinque ordini di trifore; la copertura, costituita in origine da un alto pinnacolo, tipico dei campanili romanici, attualmente è schiacciata.
La decorazione ad archetti intrecciati degli ultimi due ordini è certamente posteriore e fu eseguita probabilmente in occasione di restauri nel XIII secolo.
Un cenno particolare merita il portale in marmo cipollino che immette nel vestibolo del refettorio, caratterizzato da due pesanti mensole infisse negli angoli in alto e decorate con due figure.
Si tratta di un’opera di gusto tedesco, databile alla seconda metà del ‘400, cioè contemporanea dell’arco “flamboyant” del chiostro gotico.
Di fronte a questo portale una scaletta seicentesca conduce al chiostro cosmatesco: a pianta quasi esattamente rettangolare (metri 11×16 circa) presenta il piano del cortile interno rialzato rispetto a quello dei quattro corridoi, a causa della durezza della roccia sottostante che non permetteva di approfondire la cisterna, tuttora nel centro.
Il deambulatorio, coperto da volte a sesto acuto, ha le pareti decorate di affreschi databili al XIII-XIV secolo, raffiguranti santi, castelli posseduti dall’abbazia o semplici motivi ornamentali.
La luce penetra nell’interno attraverso una serie di archi sostenuti da sottili colonne lisce, tortili o binate, suscitando un effetto di luminosa serenità.
Attraverso un portale gotico, sovrastato da un affresco quattrocentesco rappresentante la Madonna col Bambino tra S. Benedetto e S. Scolastica, si accede alla chiesa abbaziale, dedicata a S. Scolastica.
Essa ha subito nel tempo numerosi rifacimenti e modifiche finché alla metà del ‘700 fu deciso il totale rifacimento, così fu restaurata in stile neoclassico negli anni 1769-1776 dall’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi.
Questi lasciò in piedi quasi interamente le mura perimetrali della chiesa antica (XII-XIII secolo), aprendovi però grandi finestre, e inserì la sua nuova aula in quella gotica, più vasta.
Si tratta di un ambiente chiaro e luminoso, di architettura nitida e precisa, con evidenti richiami neoclassici.
L’abside fu costruita successivamente (1851-52) dall’arch. Giacomo Monaldi.
In una cappella si conserva in un’urna di cristallo il corpo di Santa Chelidonia (Cleridona), vergine eremita nella vicina Morra Forogna.
Il giorno della grande festa del patrono S. Benedetto (un tempo il 21 marzo, oggi l’11 luglio) il sindaco di Subiaco, in abiti d’epoca e seguito da una grande folla, si reca al protomonastero di Santa Scolastica per offrire un dono al Santo e rinnovare l’antico legame tra la sua città e i Benedettini.
Durante la festa si distribuivano dolci speciali, i “subiachini“, si esibivano sbandieratori, gruppi folk, musicisti, si allestiva una mostra dell’artigianato locale.
Fonti documentative
P. Carosi – Il primo monastero benedettino – 1956;
Gabriele Paolo Carosi – I monasteri di Subiaco – terza edizione, Subiaco 2008.
R. Morghen (a cura) – Chronicon Sublacense – Subiaco 1991.
Nota
Il testo è di Stanislao Fioramonti. le foto sono di Francesco Fioramonti e di Patrizia Magistri: l’ultima visita è stata effettuata il 20 luglio 2021.
Mappa
Link alle coordinate: 41.918628 13.110422