Acquedotto Romano di Spello

Il percorso presenta una vista mozzafiato della valle del Chiona in una delle zone del territorio rimaste ancora integre dal punto di vista naturalistico e della città di Spello nella sua parte più nascosta e sconosciuta. Il percorso è molto bello e piacevole adatto ad ogni età non presentando punti di difficoltà apprezzabili, sviluppandosi pressoché in piano. Una bella e piacevole passeggiata.

 

Cenni Storici

L’Acquedotto di Spello, il cui percorso complessivo misura Km 5.612, trae origine dalla sorgente di Fonte Canale, a circa 4 Km ad est del centro urbano, sotto il Castello di Collepino, alle falde del Monte Subasio, a quota 456 s. l. m..
L’ opera idrica ancora ben riconoscibile sul terreno ed individuabile con precisione sia dalla cartografia antica e moderna, che dalle foto aeree, è nel tratto iniziale interrata per poi proseguire con tratti edificati con pietra calcarea locale, bianca e rosata, di cui rimangono ancora visibili il lato a valle e, in alcuni punti, la copertura.
Sulla parete a valle del condotto si conservano numerose aperture rettangolari realizzate per permettere l’ispezione del cunicolo e sfiatatoi per la circolazione dell’aria.
La copertura affiorante qua e là era costituita da lastre disposte alla “cappuccina” o a schiena d’asino.
In un tratto il condotto funge da sostruzione per la strada che conduce a Collepino.
Una volta giunto in prossimità del centro urbano, il ramo principale lo percorreva da Nord a Sud, lungo l’asse viario principale, sino a Porta Consolare.
Un ramo secondario giungeva a Porta Venere, mentre un altro necessariamente doveva servire il versante orientale del colle.
La realizzazione del monumento risale senza dubbio ad età romana, inserendosi in particolare nella serie di interventi d’età augustea coincidenti con la deduzione della Colonia Julia quando la città fu dotata di un proprio circuito murario, in cui vennero organizzati e monumentalizzati gli spazi interni, e allo stesso tempo fu monumentalizzata anche l’area suburbana a Nord-Ovest, ed il territorio fu diviso in lotti per lo sfruttamento agricolo (centuriatio).
Dopo l’età costantiniana, che senza dubbio rappresentò per la città uno straordinario periodo di prosperità come testimoniano le fonti storiche ed epigrafiche, nonché le ultime scoperte archeologiche, l’acquedotto subì la sorte comune a tutte le città dell’impero romano; senza dubbio in età altomedioevale non ricevette la manutenzione ordinaria cui precedentemente era sottoposto, conoscendo invece un lungo periodo di abbandono.
In età comunale, con la rinascita della città, in conseguenza dell’incremento demografico e della rinnovata stabilità politica, si rese necessario l’ampliamento del circuito murario romano e la riorganizzazione degli spazi, sia interni che esterni; anche l’acquedotto fu oggetto di interventi strutturali per garantire nuovamente alla città l’approvvigionamento idrico, assicurando la fornitura regolare del prezioso e primario elemento.
Nei primi anni del Seicento, l’erudito e uomo politico ispellate, Fausto Gentile Donnola descrive nella sua interezza il percorso dell’acquedotto che, superati fossi e torrenti, grazie ai Ponti “…de la corbara, de le moie, di Passasacco, di Vallegloria”, attraverso il Ponte detto “l’arco detto di San Gironimo …contiguo al cassaro del Pianello”, entrava in città.
Dall’arteria principale si diramava una rete di oltre 50 cisterne e fonti, sia d’uso pubblico che privato.
L’opera di proprietà comunale, come attestato dagli Statuti Comunali del 1360, alla cui manutenzione si provvide con denaro pubblico, fu continuamente oggetto di interventi di restauro, riattamento, ricostruzione, sia di natura ordinaria che straordinaria, e di tutta una serie di norme per la preservazione e la cura dell’acquedotto, anche dal punto di vista igienico e sanitario, alcune delle quali ribadite anche in vari Editti.
Dagli atti dei Consigli Comunali si hanno numerose notizie delle spese sostenute per riattare ponti, muri, rifare e ricollocare copponi, sportelli, serrature, in particolare nel corso del XVIII secolo.
Lungo il suo percorso, in alcuni punti, rimane incisa su mattoni la data di uno dei più significativi interventi di restauro: R A. D. 1787.
Nel secolo successivo l’acquedotto non era più in grado di assolvere alla sua funzione, sia per la portata, che ormai nonostante le numerose riparazioni risultava insufficiente in quanto una buona quantità si disperdeva nel terreno, sia per le carenze igienico sanitarie dovute ad infiltrazioni ed inquinamento.
Pertanto, alla fine del 1800, si decise la realizzazione di un nuovo acquedotto con tubazioni in ghisa, inaugurato nel 1902; il vecchio acquedotto, invece, venne utilizzato all’interno del centro storico come conduttura fognaria tuttora perfettamente funzionante.
 

TRATTI DI MURATURA DI EPOCA ROMANA

Purtroppo solo in un tratto è presente la muratura di epoca romana in quanto l’acquedotto ha subito nel corso dei secoli ampi rimaneggiamenti, tale tratto si trova in località Segarelle ed costituito da un piccolo tratto di pochi metri ed in prossimità di un crollo della parte sommitale dell’acquedotto.
 

INQUADRAMENTO TERRITORIALE

Il manufatto si snoda lungo le pendici del Monte Subasio, lungo il versante del torrente Chiona, l’acquedotto parte al disotto del castello di Collepino ad una quota di circa m. 456 fino ad arrivare a Spello alla Fonte della Bulgarella per un complessivo sviluppo di circa 4.500 m.
 

PERCORSO PEDONALE

Tutto il tratto di acquedotto è stato recuperato, grazie ad un progetto curato dall’architetto Stefano Antinucci nell’anno 2009 per essere utilizzato come tracciato per trekking e mountain bike, sottraendolo in questo modo ad una condizione di assoluto abbandono e da una sopraffazione della vegetazione.
Il percorso si snoda lungo le pendici del Monte Subasio, per un complessivo sviluppo di circa 4900 m.
L’acquedotto attraversa un contesto paesaggistico di grande fascino costituito da fondi coltivati ad uliveti, fitta macchia mediterranea e attraversamenti di forre.
Lungo tutto il suo sviluppo si godono incantevoli scorci della valle e delle colline appenniniche, con una incantevole vista di Spello.
Lungo il percorso sono state collocate panche in punti panoramici e bacheche che contengono informazioni storiche e turistiche del tracciato pedonale e dell’acquedotto romano.
L’ingresso del percorso è ubicato presso la Fonte della Bulgarella ed è indicato da una cartellonistica CAI sentiero 52
 

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Partenza: Spello
Arrivo: Spello
Tempo di percorrenza: 2 ore 20 minuti
Difficoltà: Passeggiata Semplice
Dislivello: 148 metri
Adatto anche ad Anziani e Bambini
 

Bibliografia

P. Bonacci, S. Guiducci, Hispellum. La città e il territorio, pp. 198-207, Spello, 2009.
 

Mappa

Indicazione del punto di imbocco
Link coordinate: 42.998615, 12.672911

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